
"Ciao stellina, sono la Nenè! Ti ricordi vero, di venire domenica? Sai che ci tengo che tu venga, sei la mia giornalista!"
"Certo Nenè, lo so...devo mettermi in alta uniforme?" scherzavo io, ben conoscendo la risposta.
"Assolutamente sì! Mantello dorato e chiave. Le voglio tutte bellissime, le mie castellane".
Ogni anno era così.
Arrivava maggio, e io mi aspettavo da un giorno all'altro la telefonata della mia Imperial Castellana Nenè Lovat, che mi richiamava all'ordine.
Non si poteva mancare alla tradizionale Festa medievale del vino bianco Soave e dell'Imperial Castellania di Suavia
Quest'anno quella telefonata non arriverà, perchè Nenè se n'è andata, strappata anzitempo da una malattia che negli ultimi mesi le aveva un po' fiaccato le forze fisiche, non certo il temperamento.
Quello, ne ha sempre avuto da vendere.
Anche per questo non dimostrava i suoi 81 anni, lei che fino a qualche anno fa (così mi disse) macinava una cinquantina di vasche al giorno, per tenersi in forma. E percorreva migliaia di chilometri all'anno, in Italia e all'estero, come ambasciatrice europea delle Confraternite enogastronomiche.
Nenè Ardoino in Lovat era di origine nobile: donna molto colta, in Italia e fuori si era costruita una fama come pittrice, ceramista e decoratrice.
Figlia di un generale del Regno, del padre aveva l'attitudine al comando e le doti organizzative.
Nenè era una persona sportiva, vulcanica: incontenibile, energica e al tempo stesso dolce, buona, accogliente, con un alto senso civico e della solidarietà, impegnata in prima persona in un'infinità di attività benefiche o culturali.
E quelle che già non esistevano se le inventava lei (come fece con le Donne della Valpolicella).
Adorava la famiglia, per i nipoti stravedeva: per gli amici era pronta a fare qualsiasi cosa.
E, all'occorrenza, aveva anche una lingua che taglia-e-cuce (come dicono a Roma).
Nenè, intellettualmente onesta, sapeva essere sincera in modo imbarazzante.
Diceva sempre quello che pensava. In Italia e all'estero conosceva un'infinità di persone e non aveva paura di nessuno.
Presidenti, generali, sindaci, onorevoli, scienziati, attori e attrici, principesse, stelle dello sport: per lei erano tutti "creature", e così li chiamava.
Pronta a coprirli di lodi in pubblico, ma anche a mandarli al diavolo senza tanti complimenti.
Così fece, per esempio, una volta, con l'allora ministro dell'Agricoltura Gianni Alemanno, reo di aver annullato all'ultimo momento un impegno (pubblico) preso con lei: avrebbe dovuto intronizzarlo spadarino di Suavia, un onore riservato a pochissimi eletti, ma all'ultimo momento lui rientrò a Roma (doveva preparare la sua campagna elettorale a sindaco).
Nenè gli mandò a dire di non farsi più vedere.
Si sfiorò l'incidente diplomatico, ma l'Imperial Castellana rimase ferma nel suo proposito.
Il ministro Alemanno non ricevette più l'investitura a spadarino (alla quale teneva molto).
E quella volta perse anche le elezioni.
Cariche politiche, raccomandazioni? Pfui. Nenè faceva spallucce.
"Sai quanti mi pagherebbero perchè io nomini castellane di Suavia le loro mogli?" mi diceva " E che me ne faccio io, di queste signore ricche e viziate? cos'hanno fatto, loro, per meritarsi questo onore?. Una castellana di Suavia dev'essere una donna importante, che si è fatta onore nella vita, nella società, nella professione".
Dell'Imperial Castellania di Suavia - che presiedeva da 35 anni - del bianco Soave, ma anche dei rossi della Valpolicella (era anche commendatore dello SNODAR) , così come della fatica dei produttori, Nenè Lovat, moglie di uno stimato enologo, aveva un concetto molto alto.
Per questo si arrabbiava quando non trovava riscontro ai suoi sforzi presso amministrazioni o istituzioni pubbliche: "Oggi le confraternite enogastronomiche svolgono un compito tanto importante quanto sottovalutato - mi dichiarò un giorno nel corso di una intervista - Divulgano la cultura dei prodotti della loro terra, come il vino, senza chiedere niente in cambio, anzi autofinanziandosi. Sono un esempio per tutti, al punto che all’estero sono quasi più conosciute che in Italia".
Nenè ci mancherà.
Il mondo delle confraternite enogastronomiche non sarà più lo stesso, senza di lei.
Ma guai a venir meno all'impegno - che lei non si stancava mai di chiedere ai produttori - di fare il vino buono, e di promuoverlo ai quattro angoli della terra.
E guai a lasciarsi sfiorare dal pensiero che l'Imperial Castellania di Suavia è arrivata a fine corsa: il lavoro comincia adesso.
Dove Nenè l'ha lasciato.