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29.06.08

Diritto di replica: Casa Vinicola Poletti

Dalla Casa Vinicola Poletti, finita nell'elenco delle ditte esaminate nell'ambito dell'indagine "Vendemmia Sicura", riceviamo la seguente mail:

"A seguito uscita su alcune testate giornalistiche nazionali dell'inchiesta "Velenitaly", la nostra azienda ha rischiato una gravissima perdita di credibilità e di immagine.

Nonostante ci sapessimo completamente estranei alla vicenda e totalmente consapevoli dell'infondatezza delle allusioni che ci indicavano come parte attiva nella possibile frode, non abbiamo mai voluto pubblicare niente in smentita fino a quando non fossimo stati certi della definitiva chiusura degli atti che ci riguardavano".

La chiusura a buon fine della vicenda è arrivata il giorno 26 Giugno, quando i funzionari del ministero sono venuti a ufficializzare il provvedimento del giudice che ci libera da qualsiasi coinvolgimento nella vicenda, essendo il nostro prodotto totalmente e completamente regolare, conforme, genuino e idoneo al consumo".

Quello che segue è pertanto il comunicato stampa dell'azienda:

"La s.r.l. CASA VINICOLA POLETTI s.r.l. di Imola (BO), a seguito della pubblicazione di
notizie infondate e lesive apparse nelle scorse settimane su alcuni organi di stampa, è
particolarmente lieta di poter ufficialmente e definitivamente smentire qualsiasi proprio
coinvolgimento in attività in qualsiasi modo riconducibili alla produzione o alla
commercializzazione di vino adulterato e/o sofisticato.

A conferma di ciò depone ora in modo definitivo ed incontestabile il provvedimento
adottato dal Giudice competente lo scorso 20 giugno 2008, con il quale si dà atto, «lette e valutate le risultanze inerenti i campioni provenienti da s.r.l. Vinicola Poletti in Imola (Bo)», che tali risultanze «non denunciano sofisticazioni».

Particolarmente soddisfatti dall'aver potuto dare piena prova della qualità dei nostri
prodotti, torniamo a dedicarci a tempo pieno al nostro lavoro con lo scrupolo e la serietà che hanno sempre caratterizzato l'attività della CASA VINICOLA POLETTI".


Casa Vinicola Poletti srl
l'Amministratore unico
Sig. Carlo Poletti




27.06.08

Dal M. Thurgau ai Rosati d'Italia

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Nei giorni scorsi si è svolto a Cembra il 5° Concorso Internazionale del Müller Thurgau, nell'ambito della XXI Rassegna dei Müller Thurgau dell'Arco Alpino.

La mostra è in programma dal 2 al 6 luglio prossimi ma, come detto, le degustazioni degli oltre 90 campioni presentati si sono già tenute.

Quest'anno l'organizzazione del concorso - ospitato presso il Palacurling di Cembra - era a cura dello stesso comitato che già mette in pista la competizione di Aldeno, dedicata ai Merlot d'Italia.

Divisi in 5 commissioni, i giudici (enologi e/assaggiatori esperti, qualche giornalista) hanno assaggiato ciascuno una trentina di vini, chi più, chi meno.
Solo al termine delle operazioni ciascuna commissione ha conosciuto la provenienza dei campioni: nella mia, per esempio, c'erano solo Müller Thurgau del Trentino, della Val di Cembra e dell'Alto Adige (annata 2007).

Le prime impressioni? erano tutti vini tecnicamente ineccepibili. Raramente nelle valutazioni sono scesa sotto i 78/100 (la scheda utilizzata era quella solita, dell'Union Internationale des Oenologues. Non mi stancherò mai di ripetere che, per valutare la qualità percepita del vino, questo tipo di scheda è del tutto inutile. Amici enologi, che aspettate a cambiarla??).

I vini, dicevo, erano fatti bene, alcuni anche molto buoni.

Non molto profumati (il 2007 è stato caldo, per il Müller Thurgau), e un po' esilini nella struttura, ma con una bella acidità e discretamente persistenti.

Vini, insomma, che pur non concedendo particolari emozioni, si bevono bene. E in tavola non deludono.

In attesa di conoscere i risultati della degustazione di quella che, a detta dei soddisfatti organizzatori, si è rivelata una platea di degustatori particolarmente affidabile e "sintonizzata" sulla stessa lunghezza d'onda, malgrado la disparità di provenienze dei vini (che venivano anche dall'estero), ci spostiamo su un altro fronte di degustazioni.

Da oggi Moniga è la capitale dei rosati d'Italia. Una tipologia di vino che mai come questa estate è di moda, ma che non ha mai ammesso mezze misure: c'è chi la detesta, e chi la adora.

Appuntamento dunque, a Moniga del Garda, fino a domenica 29 giugno, per alzare i bicchieri rosa più buoni d'Italia.




26.06.08

Il Perfetto Sommelier

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In tempi di crisi ci si arrangia come si può.

Ma alle buone abitudini non si rinuncia.

In questo caso, non potendo permettersi un buon rosso adeguatamente invecchiato, si prende un vino rosso qualsiasi - anche un Two Buck Chuck, per esempio - e si ricorre al Perfetto Sommelier.

Ovvero, un aggeggio a base di campi magnetici capace di accelerare quei processi che si verificano nel tempo, e i cui risultati organolettici contraddistinguono i vini invecchiati.

Il risultato, assicura chi lo vende, è uguale a quello che si ottiene con un bel Bordeaux che ha sostato in cantina un numero imprecisato di anni.

Beh, forse non proprio uguale, ma sicuramente godibile (dicono): non un vino più evoluto quindi, ma semplicemente meno aggressivo, più fruttato, morbido (vien da chiedersi che esperienza hanno i consumatori americani dei vini giovani...e anche di quelli invecchiati). Riesce a migliorare perfino i vini (?) non-alcolici, dicono.

L'importante è crederci. Meglio ancora: accontentarsi.




24.06.08

Sulla difesa dei marchi veronesi

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"I vini veronesi non sono solo un semplice prodotto, chi in giro per il mondo copia in maniera fraudolenta i nostri vini ruba anche le nostre radici".

Verona, Gran Guardia, domenica mattina, ore 10 e qualcosa, cerimonia di premiazione del concorso Verona Wine Top.
Fabio Bortolazzi, presidente della Camera di Commercio, inaugura la giornata con un intervento a braccio, e con parole di fuoco.

"C'è stato il congresso OIV, nei giorni scorsi, a Verona. Al di la' di qualche complimento di circostanza, non ho sentito nessuno di questi operatori del vino esteri far commenti a proposito della presenza sugli scaffali dei loro supermercati di vini che portano i nomi dei nostri".
E che, ovviamente, non escono da cantine veronesi.

Ma s'inganna chi pensasse ai soliti casi di Valpolicella, Soave o Amarone della Valpolicella contraffatti; la faccenda è più complessa, sottile, diabolica.

Perchè più che i vini, si contraffanno - o meglio, si imitano, si rieccheggiano alla meno peggio - i nomi.

Basta infatti mettere un -passo da qualche parte in etichetta, ed ecco che il consumatore lo scambia per un Ri-passo (Valpolicella).

Oppure basta terminare il nome del vino in - one, ed ecco il richiamo al più noto, costoso e celebre Amarone (della Valpolicella, anche questo).

Contro questo autentico furto - Bortolazzi ha ragione - non c'è che da procedere per vie legali. Dalla fine della causa per il Ripasso la Camera di Commercio veronese ha perciò iniziato a registrare i marchi più importanti (Ripasso, Amarone, Recioto...) sui principali mercati esteri.

A volte con successo, altre no. Il Cile, per esempio, ha rifiutato di riconoscerli, in Australia si è dovuto assumere un ufficio legale perchè vigili sull'intraprendenza dei produttori.

"Nessuno si sogna di copiare la Mercedes, perchè allora dovrebbero copiare i nostri vini? Ci sono regole che non sono mediabili - si è sfogato il presidente della CCAA scaligera - Il furto è furto e basta, e chi ruba è un ladro".

E via così, per un quarto d'ora buono.

Bortolazzi ovviamente non ha fatto nomi o esempi: soprattutto, non ha detto un particolare a nostro avviso importante.

E cioè che la guerra per la difesa dei nomi dei vini veronesi più famosi ha due fronti: uno esterno e uno interno.

Quest'ultimo è quello che alcuni, tra gli stessi produttori veronesi, hanno inconsapevolmente aperto whistling.gif, realizzando e nominando vini che richiamano in maniera un po' troppo evidente quelli dei loro più famosi (e autentici) fratelli.

Naturalmente, in genere questi vini sono destinati ai mercati esteri (specialmente a quelli del Nord); e, altrettanto naturalmente, sono venduti a prezzi molto inferiori a quelli dei loro più nobili equivalenti.
Morale: di questi vini ne vendono a fiumi, e tutti sono contenti. Chi li vende e chi li compra.

La Valpolicella molto meno, e noi con essa.
Però siamo anche un filo divertiti.

Perchè questo comportamento ricorda molto quello del boscaiolo che, a cavalcioni su un ramo, si mette a segarlo di buona lena...




20.06.08

Il Vin Santo Corte Durlo

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C'è il Vin Santo toscano, quello trentino, il Vin Santo di Gambellara.
E c'è quello di Brognoligo.
"Brognolicchio che??"

Brognoligo. Frazione di Monteforte d'Alpone.

Sì, d'accordo.
Chi non conosce questo paesetto - una lingua di case che si stende su colline coperte di vigneti - probabilmente non riesce nemmeno a pronunciarne il nome. Del resto, nella sua storia Brognoligo se ne è visto attribuire più di duecento, e ancora oggi non si è riusciti a capire quale sia l'originale.

Poco importa: qui conta il vino. Non solo il Soave o il Recioto di Soave - siamo nella sua terra d'elezione e produzione migliori - ma anche il Vin Santo, "il passito dei passiti", la cui produzione oggi è limitata alle poche bottiglie di anziani contadini che ancora lo sanno fare.

O di giovani produttori che lo vogliono riscoprire e riproporre, non per business, ma per amore. Della propria terra, della tradizione, delle cose buone e vere.

Ca'Rugate, l'azienda della famiglia di Michele Tessari, è ormai un brand dinamico e affermato.
E Michele stesso avrebbe potuto accontentarsi dei successi che già gli regalano vini come il Soave Classico "Monte Fiorentine", o l'Amarone della Valpolicella.

Invece s'è lanciato a testa bassa nell'avventura del Vin Santo, seguito da tutto il suo staff, che l'ha supportato con pari entusiasmo.
Sette anni di lavoro ed ecco il "Vin Santo Corte Durlo 2001", realizzato secondo la tecnica antica del luogo che considera questo un "vino da granaio" e non da cantina.

Tratto da uve selezionatissime, mature al punto giusto, vendemmiate solo da piante vecchie, dopo l'appassimento controllato (unica concessione ai tempi moderni) e la pigiatura, il mosto è stato fermentato in tini di legno scolmi, per favorire la comparsa di quella che gli spagnoli di Jerez definirebbero flor e i veronesi chiamano invece telarina: lo strato di lieviti che protegge dal contatto con l'aria. Dopodichè, nel 2002 il tutto è stato messo in botte e dimenticato.

No travasi, no solforosa.

Quattro quintali d'uva hanno così dato luogo a 80 litri di prodotto da centellinare come un elisir, dalle potenti virtù medicamentose.
E' un antidepressivo naturale così potente, che basta mezzo bicchiere per trarre beneficio...

In occasione della presentazione ufficiale del "Corte Durlo", Michele ha stappato anche i suoi "fratelli dolci": il Recioto di Soave e quello della Valpolicella. Ecco qualche impressione.

Recioto di Soave "La Perlara" 2006: colore oro brillante e intenso, sprigiona profumi di frutta molto matura (banana), bianca e gialla (pesac, ananas), pasticceria da forno e pasta di mandorle. In bocca è pieno, caldo, equilibrato, elegante e lungo. Un Recioto da bere, più che meditare. @@@@

Recioto della Valpolicella "L'Eremita" 2006
: Chi conosce Brognoligo sa che sulle sue colline prosperano anche 18 diverse varietà di ciliegie.
Che per qualche misterioso meccanismo sono finite tutte in questo vino.
Il Recioto rosso di Ca' Rugate è infatti un tripudio di ciliegie, nel colore, nei profumi, nel gusto. Ciliegie appassite, in confettura, succo di ciliegie, croccanti e succose, ma anche more di rovo e uva passa rendono questo vino un prodotto inconfondibile e...evanescente. Com'è, come non è, il bicchiere è subito vuoto. @@@@

Vin Santo "Corte Durlo" 2001 Veneto Bianco Passito Igt: nel bicchiere si presenta di un oro antico lucido e brillante, al naso è inizialmente timido, finchè non si affacciano profumi di mandorla e pasta di mandorla , accompagnati da fresche note balsamiche con qualche accenno di fiori bianchi.
Opulento, ricco, sontuoso, in bocca è quanto mai goloso, lungo e persistente, sa di biscotti appena sfornati, albicocca disidratata e miele. Dolce e nostalgico come i migliori ricordi d'infanzia. @@@@@




17.06.08

Premio Veronelli 2008: nomination per il Long Lever

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Premio Veronelli terza edizione: mercoledì 18 giugno al Teatro Angelicum di Milano alle 16.30 verranno svelati i nomi dei vincitori di quest'anno delle ben 16 categorie.

I riconoscimenti sono destinati ai migliori Operatori internazionali - Comunicatori e Tecnici - dell'enogastronomia: ma più dei premi conta l'intenzione, quella di onorare la memoria di Luigi Veronelli, scrittore/giornalista e critico, grande uomo di "cultura materiale", ma non solo: io l'ho conosciuto e ho lavorato con lui, e so che era capace di grandi slanci verso le persone come verso le cose, i prodotti, i paesaggi, le opere d'ingegno.

Particolarmente blindate quest'anno le diverse candidature: ma qualcosa alla fine è trapelato.

Per esempio, si è saputo che il cavatappi Long Lever dei geniali Claudio Burato e Maurizio Castellani ha ottenuto la nomination nella categoria "Oggetto da tavola più innovativo".

Oltre che un eclettico inventore, Claudio è anche - secondo il mio modesto parere di non-addetta ai lavori - un eccellente chef, titolare di un ristorante che fa pesce pur immerso in un mare di...vigneti: quelli della Valdalpone.

Una persona, insomma, che sa far bene il suo lavoro: con passione, professionalità e non poca creatività.
Una candidatura più che meritata dunque, questa del cavatappi Long Lever; per questo domani al Teatro Angelicum ci sarà anche VinoPigro.

Per fare il tifo per Claudio.




16.06.08

Cronache dal 31° Congresso OIV: l'affaire Brunello

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A volte ai congressi internazionali capita.

Capita di ritrovarsi a mangiare allo stesso tavolo con dei perfetti sconosciuti, e dando un'occhiata in giro scoprire che - oh-oh! che combinazione - i tuoi compagni di pausa-pranzo non sono dei congressisti qualsiasi.

Perché il tavolo è riservato, e i signori sono i vertici dell'OIV: presidente, vicepresidente, direttore generale.

Poco male: è tutta gente cordialissima. Capita perciò di vincere il primo attimo d'imbarazzo e di presentarsi... e subito dopo ritrovarsi coinvolti in una discussione quanto meno spinosa.

L'affaire Brunello di Montalcino aleggia in giro come il fantasma di Banco al banchetto di Macbeth; del resto, il primo a evocarlo era stato lo stesso ministro Zaia, intervenuto in apertura di congresso.

"I controlli non sono un problema solo dell'Italia, lo sono della Spagna, della Germania... di tutto il mondo" mi dice Reiner Wittkowski, vicepresidente OIV e mio vicino di pranzo, un esperto in materia di frodi alimentari.

"I controlli per legge, imposti dall'alto, si sono dimostrati inefficaci. Solo un controllo dal basso, un autocontrollo dei produttori può funzionare".
D'accordo. Messaggio forte e chiaro. Chissà che dopo questa lezione non si riesca a concretizzare la cosa...
ma intanto le vendite di Brunello di Montalcino negli USA sono ferme, le importazioni rischiano il blocco sine die e soprattutto la pazienza degli americani nei confronti delle lungaggini italiane si va rapidamente esaurendo.

Chiedo lumi a Wittkowski: come uscire da questo pasticcio?

Mi guarda severo.
"Ritirando tutte le bottiglie di Brunello di Montalcino in commercio in giro per il mondo".

Cosa? "Ma il vino è buono!" protesto.

"Questi produttori hanno violato le regole. Chi viola le regole sbaglia, e chi sbaglia deve pagare".

Sic. Non faccio in tempo a formulare (in inglese, of course) una veloce difesa d'ufficio che ci si alza: un caffè e via, i lavori riprendono.

Tema chiave delle relazioni del pomeriggio è "la comunicazione del vino: ruolo, opportunità, responsabilità".

Speriamo che anche qui non parlino di Montalcino.




31° Congresso OIV, Zaia: "La produzione agricola al centro del ragionamento"

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"Il Brunello di Montalcino è una grande partita che ci stiamo giocando. Ringrazio "i tre saggi" (Ricci Curbastro, Boato, Mattivi, ndr.) del comitato di garanzia che ho dovuto istituire, sollevando il Consorzio dai controlli".
Così il ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia, all'inaugurazione del 31° Congresso mondiale OIV, oggi a Verona.

Parlando a ruota libera, il ministro ha poi ricordato il suo prossimo incontro con l'ambasciatore degli Stati Uniti in Italia Ronald Spogli, previsto mercoledì 18 giugno, per scongiurare il blocco delle importazioni di Brunello di Montalcino negli USA, che per il vino italiano rappresentano il primo mercato anche da un punto di vista dell'immagine.

Ma quello del Brunello di Montalcino è solo una delle grane che il mondo del vino italiano si trova a dover affrontare: "I consumi interni calano ogni anno, pur a fronte di un leggero incremento nei paesi tradizionalmente consumatori come la Germania - ha proseguito Zaia - L'Italia insomma ha la necessità di un confronto serio con l'Europa, che a nostro avviso ha sostanzialmente fallito la sua politica agricola, almeno per quanto riguarda l'Italia".

"Entro fine anno dovremo chiudere l'health check riguardante l'Italia; cercheremo di portare a casa quanto più possibile dall'Europa, ma forse saremo costretti a fare, come si dice, un intervento a gamba tesa".

"La cosa più importante comunque è che dobbiamo riportare la produzione agricola al centro del ragionamento politico"




13.06.08

UIV: a Verona prima assemblea pubblica

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Il pianeta vino italiano e i suoi problemi: internazionalizzazione dei mercati, nuovi consumatori, OCM vino...
questi e altri gli argomenti in discussione a Verona il prossimo giovedì 19 giugno presso l'Hotel Leon d'Oro - Sala Mascagni, viale Piave 5, Verona, alle ore 18.30.

Organizzatrice di questo incontro aperto a tutti, la Confederazione Italiana della Vite e del Vino - Unione Italiana Vini, che sceglie Verona per la sua prima assemblea pubblica.

All'iniziativa prenderanno parte importanti rappresentanti del mondo istituzionale e della filiera, come il presidente dell'Oiv, Peter Hayes, e il direttore generale, Federico Castellucci.

Insieme a loro José Ramon Fernandez, segretario generale del Ceev, ed Elio Mosele, presidente della Provincia di Verona e ovviamente Andrea Sartori, presidente UIV.

In primo piano dunque l'internazionalizzazione dei mercati e le sfide che dovranno affrontare gli attori del settore, anche alla luce dell'approvazione della nuova Organizzazione comune di mercato che ha riscritto in maniera significativa le regole del comparto.
Proprio di questo nuovo scenario e delle opportunità che ne possono scaturire parlerà il danese Lars Hoelgaard, direttore generale aggiunto della Direzione Generale Agricoltura Ue.

A seguire un focus sulle differenze fra i consumatori del Regno Unito e degli Usa, attraverso una ricerca di Wine Intelligence, società di consulenza e ricerche di mercato londinese specializzata nel comparto vino, presentata da Richard Halstead, cui farà seguito un intervento dedicato ai vini italiani in Gran Bretagna di Natalia Posadas-Dickson, responsabile qualità del distributore WaverleyTbs.

Più specificamente orientati alla promozione dei vini italiani nel mondo gli interventi di Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, e Stefano Raimondi, responsabile Linea Vini, bevande e alcolici dell'Ice.

In chiusura, uno sguardo all'impresa del futuro nella nuova economia globale, a cura di Claudio Sottoriva, professore di Economia aziendale dell'Università Cattolica di Milano.

E' la prima volta che l'Unione Italiana Vini, da più di un secolo al fianco delle aziende vitivinicole italiane e attiva protagonista della crescita economica e qualitativa del comparto vitivinicolo, sceglie in occasione della riunione annuale dei suoi associati di aprire le porte a tutto il mondo vitivinicolo per confrontarsi sulle tematiche più attuali che interessano il comparto.

Segno di un impegno sempre più forte di questa storica associazione di categoria a svolgere un ruolo di orientamento nel tracciare le linee guida per il successo di tutto il comparto.

(Info: Raffaella Leoni, tel. 02/72 22 28 55)




11.06.08

White Wine & Health

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Un argomento di sempre grande interesse e attualità: vino e salute.

Dopo il french paradox, il white benefit: bere il (vino) bianco fa bene.

A cosa, come, e perchè ce lo spiegheranno i luminari della medicina di tutto il mondo, che sabato 14 giugno a Soave, presso Borgo Rocca Sveva si ritroveranno per discutere degli ultimi esiti delle loro ricerche.

Il congresso, che precede di un giorno l'inaugurazione della grande assise dell'OIV, sotto il patrocinio del quale si svolge, presenterà i primi risultati di uno studio internazionale congiunto, commissionato dal Consorzio Tutela Vini di Soave all'Università degli Studi di Pisa, e coordinato da Alberto Bertelli, medico e farmacologo dell'Università degli Studio di Milano, vicepresidente della commissione "Vino e salute" all'interno dello stesso OIV.

Scopo di questa ricerca è dimostrare scientificamente che anche un consumo moderato di vino bianco, durante i pasti ed in soggetti sani, può avere effetti benefici e preventivi per la salute dell'uomo.

Nel corso del congresso interverranno anche ricercatori e medici provenienti da Stati Uniti, Portogallo, Spagna, Francia, Germania e Austria, con relativi contributi sul tema "vino bianco e salute": alcuni dei dati che verranno esposti risalgono ad appena qualche settimana fa. Questa di Soave insomma si presenta come un'anteprima mondiale di altissimo livello (e interesse) scientifico.

Ovviamente la partecipazione è aperta a tutti, non solo agli addetti ai lavori.

E il programma lo trovate qui.




10.06.08

Quale bicchiere?

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Il bicchiere da degustazione è un po' come il tappo per la bottiglia di vino o il cavatappi per il sommelier.
Sei sempre alla ricerca di quello ideale, l'oggetto perfetto: funzionale e funzionante, leggero, facile, piacevole da maneggiare/vedere.

E magari (anche) economico.

Ho conosciuto Donato Lanati in un'occasione ufficiale, quale anno fa, e da allora ne ho sempre seguito (a distanza) il lavoro.

Perciò, quando ho visto che aveva creato "il" calice perfetto per la degustazione di tutti i vini, dagli spumanti in poi (esclusi i passiti, per i quali sta lavorando ad un altro modello di bicchiere), mi sono messa in caccia.

L'ho trovato dopo qualche anno.

E, gente, è vero: funziona.

Soprattutto da un punto di vista olfattivo: i profumi del vino risultano davvero esaltati, degustare diventa, se non più facile (quello dipende sempre dal vino), sicuramente più gratificante.

Unico problema, le dimensioni (e il costo, non proprio da "offerta speciale"): trattandosi di un BEL bicchiere, è piuttosto ingombrante.

Ma da quando ce l'ho, uso solo questo per le mie degustazioni a casa, e se fosse più trasportabile (e soprattutto ammesso dal regolamento) lo userei anche per gli assaggi ai vari concorsi/degustazioni in giro.

Ciò premesso, veniamo alla questione "bicchiere ideale per la valutazione di un vino".

Sappiamo tutti che il bicchiere ha la sua importanza nell'assaggio di un vino: può favorirla o ostacolarla.

Normalmente perciò, nelle degustazioni tecniche e/o ufficiali viene utilizzato il cosiddetto calice ISO , la cui forma e composizione sono state codificate negli anni '70.

Sarà anche comodo, ma a mio avviso ha un difetto: sembra fatto apposta per far risaltare i difetti dei vini anzichè i pregi.

Un po' come le schede di valutazione dei vini stessi, dei quali siamo ormai tutti ampiamente insoddisfatti, pur continuando ad usarle.

Se mai un giorno (che mi auguro vicino) riusciremo a risolvere questo problema, chissà che subito dopo non si prenda in considerazione anche la questione-bicchiere...




07.06.08

Impressioni ungheresi

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"Il guaio dell'Italia è che cambia spesso ministro dell'agricoltura" ridacchia Joseph Graf.

Camicia a righe, cordiale e rilassato - ma soprattutto solo, senza l'ombra di un segretario, di un sottoegretario, di un viceministro o portaborse di sorta - anche il ministro dell'agricoltura ungherese ci riserva l'accoglienza già sperimentata nelle aziende vinicole visitate: calorosa, semplice, informale.

Vylyan, Oremus, Wunderlich, Dizsnòkò, Dereszla, Patricius, Boch, Grof Degenfeld e la tonnellerie Trust: questi gli obiettivi centrati di un viaggio-studio che la sezione Veneto Occidentale di Assoenologi ha organizzato con la collaborazione di Enologica Vason.

Un viaggio cui hanno preso parte anche due noti wine blogger, che hanno condiviso con gli amici enologi le emozioni, le fatiche, gli assaggi di vini bianchi, rossi e dolci e soprattutto le centinaia di chilometri percorsi su e giù per l'Ungheria, da Budapest a Pécs da Tarcal a Tokaj - e ritorno.

Com'è l'Ungheria del post comunismo? Un paese stordito.

Con grandi potenzialità - e la coscienza di possederle - ma pochi mezzi per esprimerle, se si escludono i finanziamenti europei e gli investimenti di gruppi stranieri.

Attualmente infatti gli ungheresi non se la passano molto bene, da un punto di vista economico; lo stipendio medio si aggira sui 400 euro al mese, e in tempo di vendemmia un contadino viene pagato la folle cifra di 2 euro l'ora.

Del resto, persino il terreno vitato più pregiato - quello delle regioni più settentrionali, zona Tokaj, per intenderci - costa si e no l'equivalente di 6 mila euro l'ettaro.

Forse (anche) per questo assicurazioni come l'Axa, o cantine come la spagnola Vega Sicilia hanno investito in aziende e vigneti: e sia le une che gli altri si presentano bellissimi, funzionali,moderni, decisamente orientati ai mercati esteri e all'enoturismo.

Ma veniamo ai vini.

A parte il Tokaj - complicatissimo da produrre ma sempre emozionante da bere -, una bella sorpresa si sono rivelati i vini secchi, bianchi e rossi.

Più i secondi dei primi, a dire il vero: i vini bianchi infatti (primo tra tutti quello tratto da furmint in purezza, il vitigno-base anche del Tokaj) vengono spesso fermentati e affinati in barrique con tostatura medio-forte, e acquistano così dei sentori fumé cui non siamo più abituati - e che stancano subito.

Decisamente migliori perciò i rossi, tra cui il difficile pinot nero: quello dell'azienda Vylyan e della Wunderlich, per esempio, erano davvero buoni. Anzi, tipici.

Ancora più entusiasmante ci è apparso però il Tokaj Szamorodni, ovvero "così com'è".
Naturale.
E quindi semi-dolce o secco: in quest'ultimo caso, è un eccellente aperitivo.

Vini e visite a parte, è stato un viaggio tanto intenso quanto faticoso.

Che ancora una volta però ci ha dimostrato una cosa: quando sono bene investiti, i soldi portano soldi.
L'enoturismo non è un optional, ma una fonte di reddito sicura, e fare "squadra" sul territorio, dandosi un'identità precisa è una strategia sempre vincente, come dimostra il gruppo di produttori di Tokaj Renaissance.

Di seguito, alcune immagini di questo viaggio:

az. Oremus, jpg gli enologi a Wunderlich.jpg

Tostatura barrique Trust.jpg galleria di barrique.jpg

veduta su Budapest .jpg


Ricordi ufficiosi:

- le canzoni di Toto Cutugno e dei Ricchi e Poveri in lingua magiara ascoltate in pullman.
- la velocità di crociera del nostro pullman: dove c'era il limite dei 40 km orari faceva i 38. Perfino le biciclette ci superavano.
- la pazienza, la simpatia e l'ottimo italiano della sommelier Helga Gal, nostra interprete, nonché sorella del grande e indimenticato Tibor Gal.
- le cicogne sui pali della luce.
- la visita in cantina alle 4 del pomeriggio in abito da sera perché il nostro autista non poteva/voleva riportarci in albergo a cambiarci prima della cena con il ministro ungherese.
- la gastronomia ungherese: cetrioli, pomodori, crauti e insalata. Freschi e ottimi. Da colazione a cena.