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28.09.08

Zaia: uniti contro le frodi alimentari

Zaia fra Muggeo (sn) e Alonzi (dx)-1.jpg

Insieme nella lotta a frodi e sofisticazioni nel comparto agroalimentare.

E' l'impegno che il ministro Luca Zaia ha deciso di portare avanti (tra i suoi mille altri) e che ha annunciato pubblicamente qualche giorno fa.

E il caro vecchio, Ispettorato Centrale Repressione Frodi, che dal 1 gennaio 2007 si chiama come un servizio di messaggistica istantanea, tornerà al nome di un tempo: Ispettorato Centrale Repressione Frodi.

Di seguito il testo del comunicato sstampa rilasciato dal Mipaf:

"Stiamo lavorando alla costituzione di una task force che riunisca Carabinieri politiche agricole, Corpo Forestale dello Stato e Ispettorato Centrale per il Controllo della Qualità; l'obiettivo è intensificare le attività di controllo già in corso.

Sono felice che uno dei principali risultati di queste attività riguardi proprio un sequestro, avvenuto l'altra notte, di 30 mila bottiglie di vino, illegittimamente etichettato come Amarone e imbottigliato nella mia Regione.

Nessuno sarà 'più uguale' di altri davanti alla legge.

E a questo proposito annuncio che sarà presentato nei prossimi mesi un disegno di legge per l'inasprimento delle pene nei confronti dei criminali dell'agroalimentare. La sicurezza viene prima di tutto ".

Sono queste le due principali novità annunciate oggi dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia a margine della cerimonia di avvicendamento al vertice del Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari fra il Generale di Brigata Pasquale Muggeo e il Colonnello Vincenzo Alonzi.

"Le frodi nell'agroalimentare - ha spiegato Zaia - deprimono il mercato agricolo e le oltre mille aziende sul territorio nazionale, mettendo in difficoltà molte famiglie.
Ecco perché è importante una sempre più stretta collaborazione fra le Forze dell'ordine, come Carabinieri, Corpo Forestale e ICQ, che voglio torni a chiamarsi Ispettorato Centrale Repressione Frodi.

Dobbiamo garantire la salute dei consumatori e il lavoro dei produttori onesti, trattando questi delinquenti alla stregua degli spacciatori".

Essenziale, a questo scopo, l'attività del Reparto speciale dell'Arma dei Carabinieri, da oggi sotto la guida del Colonnello Vincenzo Alonzi, cui il Ministro ha fatto "i migliori auguri per un buon lavoro", salutando e ringraziando al contempo "il lavoro svolto dal Generale di Brigata Muggeo, che ha consentito di assicurare alla giustizia tanti truffatori e difeso la salute degli italiani".




26.09.08

Dell'Amarone (autentico) e altre storie valpolicellesi

cassette di uva in appassimento.jpg

Il destino dei famosi è quello di venire spesso (più o meno malamente) copiati; capita alle griffe della moda, e il mondo dell'agroalimentare non fa eccezione.

Perciò, al pari dello Champagne, del Barolo e, per restare in Veneto, del Pinot Grigio e del Prosecco, anche l'Amarone della Valpolicella vanta una discreta storia di falsi (d'autori scadentissimi). L'ultimo caso, com'è noto, risale a qualche giorno fa.

Annata strana, questo 2008: bizzarra, difficile.
In Valpolicella, la vendemmia delle uve rosse è ufficialmente iniziata il 22: ma di carri e trattori in giro se ne vedono pochi. Nelle vigne, cassette e bins giacciono vuoti e abbandonati, come in attesa di un segnale.

Un segnale che dall'uva ancora non arriva, perchè la gradazione zuccherina minima fissata dal disciplinare in molti casi non è ancora stata raggiunta.

"Questo non è un anno da uve da riposo. Le previsioni davano un 20% di uve da riposo in più rispetto lo scorso anno. Non sarà così: grazie ai controlli, che quest'anno abbiamo voluto ancora più rigorosi e capillari, si stanno verificando molti declassamenti. E quindi l'uva che verrà messa ad appassire sarà meno di quella del 2007".

Luca Sartori, presidente del Consorzio Tutela Valpolicella, traccia un quadro della situazione attuale della Doc: luci e ombre sulla vendemmia, ma anche sull'andamento dei mercati.

Cominciamo dalla cronaca...
"L'Amarone sequestrato a Livorno non ha niente a che vedere con l'Amarone della Valpolicella. E' solo un vino qualsiasi etichettato come tale. Senza contare che dal 1 luglio di quest'anno tutte le bottiglie di Amarone devono avere la fascetta. E quelle non l'avevano".

Falsari e furbetti a parte, qual'è al momento il problema principale della Valpolicella?
"Il fatto che non riusciamo a gestirla. Non si riesce a stabilire una strategia comune, condivisa... Navighiamo a vista. E io sono un po' preoccupato per quello che ci aspetta già nel 2009".

Perchè?
"Perchè le scorte stanno salendo. Ad agosto avevamo un potenziale di Amarone certificato (quindi escludendo quello "atto a..." diventarlo) - di una ventina di milioni di bottiglie. Ovviamente parliamo delle ultime tre annate. Ma negli ultimi 4-5 anni i consumi di questo vino appaiono stabili: 8 milioni, 8 milioni e 200 mila bottiglie. Non di più. Quando saranno pronte per il commercio le annate 2006 e 2007 però di milioni ne avremo 12...ipotizziamo pure che la richiesta non cali, ma si stabilizzi sugli 8 milioni e mezzo anche nei prossimi anni: i 3 milioni di bottiglie in più rischiano davvero di essere di troppo. Nervi saldi, dunque. Se vogliamo mantenere gli attuali prezzi di mercato, dovremo mantenere il sangue freddo. E non sarà facile".

Qual'è il timore?
"Che qualcuno dei produttori, magari chi in questi ultimi anni si è lanciato in investimenti in cantina e si è indebitato con le banche, ad un certo punto venga preso dal panico, e pur di vendere in fretta riveda i listini. Rischia di farsi molto più male del previsto".

Questa situazione mi ricorda molto da vicino quella verificatasi nel 2002-2003, quando ci fu un calo drammatico dei prezzi delle uve e delle bottiglie...
"C'è una differenza: allora riuscimmo a recuperare e a risalire la china velocemente. Oggi i tempi sono cambiati, non sarà così facile".

Sembra proprio che la Valpolicella non riesca ad imparare dai propri errori...dobbiamo forse aspettarci una stagione di saldi dell'Amarone?
"Io spero di no. Sarebbe un dramma per tutti".

E sul fronte del Ripasso, come vanno le cose? Il fatto che sia sempre più simile ad un Amarone giovane, invece che ad un Valpolicella Superiore più importante, non rischia di cannibalizzare il primo?
"In teoria abbiamo tre vini molto diversi: Amarone, Ripasso, Valpolicella fresco. In realtà, i primi due sono sempre più indistinguibili, se non per un fatto di prezzo, e all'ultimo non pensa più nessuno. Bisognava valorizzare di più il vino base e centellinare gli altri due".

Soluzioni?
"In questo momento non ne vedo. Tutti i tentativi fatti per gestire la situazione sono falliti. L'anno scorso avevamo chiesto per le uve da appassimento una riduzione del 10% : è successo il finimondo. Quest'anno non era neanche da provarci.
Come Consorzio non abbiamo altre armi... Certo: restano i controlli, i declassamenti...Esaurite le buone maniere, passiamo alle cattive. Ma così non va bene"
.

Come sarà l'Amarone della Valpolicella 2008?
"Al momento è difficile dirlo, perchè i dati sono molto discordi. La situazione è molto variegata, perchè la siccità ha colpito in modo diverso nei diversi vigneti, la peronospora anche... Sembra che nella zona Est avranno un ottimo raccolto, nella Classica ci sono luci e ombre. La classificherei a 2 stelle...e mezzo. Meglio del 2002, comunque.

Ma le sorprese sono sempre dietro l'angolo: anche il 2007 non prometteva meraviglie, e alla fine è riuscito meglio del previsto".




23.09.08

Fake Amarone (?) della Valpolicella

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Tempo di vendemmie.
Anche per gli amici dell'ICQ e del Corpo Forestale dello Stato.

Il guaio è che i "raccolti" che fanno non ci piacciono (e non piacciono nemmeno a loro).

"Non tollereremo più chi prende in giro i consumatori e irresponsabilmente tenta di vanificare il lavoro fatto dalle imprese e dalle istituzioni per creare reddito, solide fondamenta per lo sviluppo e l'export dell'agroalimentare italiano".

Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia commenta con queste parole il sequestro, effettuato questa notte nel porto di Livorno dagli ispettori di Conegliano e Firenze dell'Ispettorato Centrale per il Controllo della Qualità dei Prodotti Agroalimentari e dal Corpo Forestale dello Stato, di 30 mila bottiglie di vino rosso, di cui 15 mila già sotto sigillo, illegittimamente etichettato come "Amarone" e pronto per l'esportazione negli Stati Uniti, e di un'altra partita di vino rosso costituita da vini piemontesi.

Il sequestro è stato deciso nel corso delle indagini disposte dalla Procura della Repubblica di Treviso sulla contraffazione di prodotti vitivinicoli.

L'attenzione degli inquirenti è rivolta ora sia ai distributori/trasportatori del prodotto che alla ditta che ha proceduto all'imbottigliamento e che si trova in provincia di Treviso.

"Ancora una volta dobbiamo ringraziare l'ICQ e il Corpo Forestale dello Stato - ha detto ancora Zaia - per il loro lavoro, svolto con serietà e attenzione, a salvaguardia della qualità dei prodotti agroalimentari italiani e a tutela dei cittadini.

Continueremo nelle operazioni di contrasto alle frodi e alle contraffazioni, a difesa dei tanti operatori onesti, che rispettano le regole e che sono la stragrande maggioranza nel nostro Paese".

(fonte: Ufficio del Portavoce).




22.09.08

Un sommelier di ...Charme

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"Charme Sommelier" è un prestigioso appuntamento AIS dedicato agli aspetti più glamour del mondo del vino e giunto quest'anno alla sua seconda edizione.

I sommelier più fascinosi dell'anno sono Elisa Dilavanzo e Jgor Marini, appartenenti rispettivamente alla delegazione di Rovigo e di Verona.
Sono stati scelti fra i 20 Sommelier finalisti - selezionati alle serate di Roma, Milano e Palermo - che ieri sera si sono sfidati al Relais Duca di Dolle di Bisol, nel cuore delle colline del Prosecco.

"Una cena evento, durante la quale i venti finalisti, sfilando su una coreografica passerella in cristallo collocata sulla piscina del Duca di Dolle, si sono occupati del servizio vini, rispondendo alle domande dei giurati e dei commensali.

Una giuria di esperti, presieduta da Gianluca Bisol - direttore generale di Bisol e ideatore del concorso - e da Terenzio Medri, Presidente di AIS nazionale, ha, così, attentamente osservato e studiato il comportamento dei candidati e il loro talento a ribattere alle provocazioni della platea.
I commensali hanno valutato poi il servizio durante la cena, secondo i criteri del concorso. L'eleganza, la competenza, il carisma e lo stile dei due giovani Sommelier veneti ha colpito la giuria della serata, composta da rappresentanti dell'AIS e delle otto famiglie del vino di Grandi Vini Group - Bisol, Carpineto, Umberto Cesari, Chiarlo, Garofoli, Mantellassi, Pighin e Tommasi.
"E' un onore, mi impegnerò per essere all'altezza del riconoscimento ricevuto" ha dichiarato emozionata Elisa Dilavanzo, mentre le veniva appuntata sulla giacca la preziosa spilla in oro e diamante Charme Sommelier.

Grandissima anche la soddisfazione di Jgor Marini: "Mi piace l'idea di diventare comunicatore del vino; vorrei continuare a parlare in stampatello del mondo e della cultura del vino".

Eccetera....

Fin qui la cronaca ufficiale dell'evento.

Ciò che l'ufficialità non dice è che l'affascinante Jgor Marini lo trovate al suo posto di...combattimento tutte le sere, alla Locanda Le Salette di Fumane.

Una piccola, semplice, e a-km-0 locanda della Valpolicella, dove si mangia e si beve rigorosamente territoriale.

Ma dove la classe, l'educazione e la competenza di Jgor, e la sua capacità di entrare in sentonia con il cliente - con discrezione, misura, efficienza - danno ad ogni piatto una piccola coloritura emozionale in più.

Un riconoscimento, questo di Charme Sommelier, dunque, assolutamente meritato: e l'augurio per l'amico Jgor è che questo sia solo il primo di una lunga serie (per il bene dell'Ais, ovviamente - non solo per il suo...).

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nella foto, da sin.: i vincitori nazionali Elisa Dilavanzo, Emanuela Guoli (Premio della Stampa) e Jgor Marini.




Cork or not cork? Alla ricerca del tappo perfetto

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Veniamo subito al punto: il tappo ideale non esiste.

Chi infatti pensava di ovviare ai problemi di cork taste - variamente originati: dal sughero in se', ma anche dal modo in cui la cantina conserva le sue scorte di tappi, dalla loro permanenza nella tramoggia, ecc. - adottando altre chiusure per tutta la sua produzione, s'è dovuto ricredere.

Anche i tappi alternativi hanno i loro problemini.

Forse meno evidenti di quelli dati dal sughero, ma non per questo inavvertibili, soprattutto al naso di un consumatore attento.

I tappi a vite possono dare problemi di sentori di riduzione, per esempio, e quelli di plastica di ossidazione.
I primi ingessano il vino; non c'è pericolo che passi un micron d'aria.
Al contrario, i secondi non sono sufficientemente elastici da adattarsi perfettamente ai colli delle bottiglie, o velocemente agli sbalzi di temperatura, e di aria rischiano di lasciarne filtrare anche troppa.

Restano i tappi in vetro: ancora non sono così diffusi da poter permetterci di dire quale genere di inconveniente possono generare, ma l'obiezione a cui vanno incontro più di frequente è che richiedono una bottiglia ad hoc (e la relativa linea d'imbottigliamento).

Ciò premesso, e per rispondere alla domanda degli amici di EWBC, come vanno le cose nelle aree vinicole veronesi?

Per quello che riguarda le due denominazioni principali, Valpolicella e Soave, il dibattito su chiusure - ma anche nuove forme di packaging, come il bag-in-box - è in corso da tempo, senza molto successo.
Finora il match vede vincitore il tappo in sughero.
Segue però quello in plastica, soprattutto per i vini d'annata, sia rossi che bianchi.

Poco usati sia il tappo a vite che quello in vetro (che personalmente trovo bellissimo e comodo da usare e ri-usare).

Quest'ultimo in particolare è stato adottato (primi in Italia) dalla Cantina Aldegheri di Sant'Ambrogio di Valpolicella per il suo Zaleo Rosè; il suo esempio è stato poi seguito dall'azienda Zymè per il suo ultimo vino, il particolarissimo e straordinario "Il Bianco".

Un interessante confronto "sughero vs tappo a vite" è stato invece fatto dall'azienda bardolinista Le Fraghe di Matilde Poggi, che ha imbottigliato lo stesso vino (il Chiaretto "Ròdon") con le due chiusure.

Quale è piaciuto di più?

"Da un primo test sul mercato, è risultato che i ristoratori preferiscono la bottiglia con il tappo in sughero, mentre ai wine bar piace quello a vite" spiega Matilde.

Perchè la scelta dello screw cup? "Perchè di sughero buono se ne trova sempre meno - è la risposta - Usando lo stelvin, il vino mantiene tutte le caratteristiche di freschezza che mostra al momento dell'imbottigliamento. E' ideale insomma per i vini di pronta beva".

E forse proprio in questa frase è nascosta la soluzione del dilemma.

Non esiste il tappo "giusto" per tutti i vini: a seconda delle caratteristiche della bottiglia, del suo potenziale di invecchiamento - o del suo veloce consumo - è opportuno adottare una chiusura diversa.

I consumatori? dovranno abituarsi alla...sorpresa di veder spuntare sotto la capsula un tappo a vite o in vetro anzichè in sughero.

Se l'alternativa è rischiare di buttare nel lavandino (e davanti ad ospiti stranieri, per di più) un Amarone della Valpoilcella da 30 euro perchè massacrato dal TCA, come mi è capitato di fare di recente, si abitueranno in fretta anche alle altre chiusure.

Garantito.




19.09.08

Nomination per la Valpolicella, Italy

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La Valpolicella ci riprova.

Per il secondo anno consecutivo, viene proposta nella cinquina finalista dei "territori del vino" aspiranti al prestigioso "Wine Ethusiast Wine Star Awards", insieme a Mendoza (Argentina), Paarl (South Africa), Santa Barbara County (California) e Willamette Valley (Oregon).

Il premio, voluto dalla nota rivista "Wine Enthusiast", ha nella giornalista Monica Lerner la referente per l'Europa.
Dobbiamo perciò alla brava Monica la candidatura di tutti gli italiani presenti nelle altre categorie; da nostre informazioni sappiamo quanto tenga, per esempio, ad una vittoria della Valpolicella come "Wine Region" dell'anno.

Già lo scorso anno aveva proposto la nomination della terra dei tre rossi veronesi (Valpolicella, Recioto della Valpolicella e Amarone della Valpolicella: giusto per esser chiari...), ma la giuria alla fine aveva premiato la Rioja spagnola.

Una vittoria peraltro assolutamente meritata, come ho potuto constatare di persona nella mia recente visita...

In attesa di conoscere i vincitori 2008, ecco tutti i candidati agli Awards:

Man of the Year :
Ted Baseler, Ste. Michelle Wine Estates
Paul Dolan, Mendocino Wine Group
Leonardo LoCascio, Winebow
Robert Sands, Constellation Brands
Paul Varga, Brown-Forman Beverage Co.

American Winery of the Year
J. Lohr Vineyards & Wines
Korbel Champagne Cellars
Rodney Strong Vineyards
Shafer Vineyards
Sineann

Winemaker of the Year
Ben Glaetzer, Glaetzer Wines (Australia)
Dan Morgan Lee, Morgan Winery (California)
Eben Sadie, Sadie Family Wines
(South Africa)
Ignacio Recabarren, Concha y Toro (Chile)
Margo Van Staaveren, Chateau St. Jean (California)

European Winery of the Year
Boutari Group (Greece)
Joseph Drouhin (France)
Masciarelli (Italy)
Vega Sicilia (Spain)
Weingut Dr. Loosen (Germany)

Distiller of the Year
Hangar One
St-Germain
Tanqueray
The Macallan

Importer of the Year
Frederick Wildman & Sons
Opici Wine Company
Preiss Imports
Shaw-Ross International Importers
Wilson Daniels

Retailer of the Year
Astor Wines & Spirits
PJ Wine
Spec's Wines, Spirits & Finer Food
Trader Joe's
Zachys

Innovator of the Year
Jean-Charles Boisset, Boisset Family Estates
David Kent, The Wine Group
Jon Rimmerman, Garagiste
Attilio Scienza, University of Milan
Gary Vaynerchuk, Wine Library

Special Lifetime Achievement Award
To be announced!

Tra i "nominati", fa particolarmente piacere rilevare la presenza anche del prof.Attilio Scienza: grande ricercatore viticolo, ottimo docente e comunicatore, autentico "innovatore".
Oltre, naturalmente, a quella della cantina Masciarelli.

I vincitori si sapranno solo tra un paio di mesi, perciò incrociamo le dita.
Se c'è un momento in cui l'Italia e gli italiani hanno bisogno di buone notizie di qualsiasi genere e specie, è proprio questo...


ps: Gary Vaynerchuk di Wine Library è la star di un seguitissimo video-blog. Lo trovate qui. Finalmente il web!




18.09.08

Bento da mangiare

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Nessuno può dirlo più dei giapponesi: l'estetica prima di tutto.

Si mangia con gli occhi - e dopo, ma solo dopo, anche con la bocca.

Eccoci perciò servita l'ultima passione del Sol Levante gastronomico: il bento.
Dopo sushi, sashimi, yakitori e tempura, è il momento dei mini-pasti in mini-scatolette (si sa che il Giappone è la patria della miniaturizzazione: dai circuiti elettronici alle camere d'albergo) .

Il bento insomma è una specie di pasto completo monoporzione, racchiuso in una scatoletta.
Riso, carne o pesce o tofu, verdure: in altre parole, carboidrati, proteine, fibre.

C'è tutto.

Ovviamente confezionato a regola d'arte: esiste una ricca letteratura su come preparare questi pasti ricreando disegni di fiori, personaggi delle favole o dei cartoni animati, paesaggi, con i cibi.

Di non secondaria importanza è poi la scatola destinata a contenere il tutto: a seconda della circostanza, potrà essere più o meno lussuosa.

Ciò premesso, una domanda: che tipo di vino si può abbinare a questo genere di pasti? Nessuno, è la risposta più immediata, ovvia ...e sbagliata.

Perchè in Giappone consumano bento da sempre, e da poco anche vino, e perchè, come tutte le mode, anche questa del bento è approdata in Occidente.

Essendo gli italiani dei consumatori molto poco entusiasti di sakè, l'interrogativo si pone - e se vogliamo incrementare le vendite dei nostri vini da quelle parti, sarà bene pensare ad una qualche risposta...




17.09.08

"Il Veneto difenderà i suoi prodotti di punta", parola di Regione

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Tutelare il Prosecco in Italia e nel mondo.

E' l'obiettivo di uno specifico piano strategico, proposto alla giunta regionale del Veneto dal suo vicepresidente e assessore all'agricoltura Franco Manzato (v.foto), e da questa approvato con l'imprimatur del governatore Giancarlo Galan.

Dal comunicato stampa (ndr: il grassetto è nostro):

"Il piano prevede, in estrema sintesi, la riserva del nome Prosecco al prodotto ottenuto dove è stata scritta l'epopea del vitigno, accompagnata dalla domanda di riconoscimento di una nuova DOC che faccia riferimento alla località Prosecco, in provincia di Trieste, che comprenda tutte le province dove il vitigno è autorizzato, con l'obiettivo finale di veder riconosciuta a livello internazionale, nell'ambito del pacchetto di accordi WTO, la tutela del Prosecco come termine geografico, così come è avvenuto per il Tocai.

L'intero processo dovrà altresì individuare il modo più opportuno per salvaguardare le Denominazioni d'Origine storiche "Conegliano - Valdobbiadene" e "Montello e Colli Asolani" ei loro primati produttivi e di valore.
"Il Prosecco è oggi un'eccellenza del Veneto - ha sottolineato Galan - un vino di tendenza del quale è previsto anche per il futuro un trend di crescita a livello nazionale e internazionale. Ovvio che questo vino, tutto del Nord Est, faccia gola a molti anche in altri Paesi del mondo, che possono far leva sull'utilizzo del nome Prosecco perché così si chiama oggi il vitigno dal quale si ottiene".

"Oggi il Prosecco - ha ricordato dal canto suo Manzato - è designato con le Denominazioni d'Origine Controllata "Conegliano - Valdobbiadene" e "Montello e Colli Asolani" e con le Indicazioni Geografiche Tipiche "Colli Trevigiani", "Marca Trevigiana", "Veneto", "Conselvano", "Delle Venezie".

Il comparto Prosecco interessa il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, anche se si sostanzia principalmente come vino trevigiano: dei circa 12 mila ettari coltivati nel Nord Est, 10.350 sono in provincia di Treviso.
La produzione totale si aggira attorno al milione 400 mila ettolitri, dei quali il 35 per cento a DOC e il 65 per cento IGT, per la quasi totalità frizzante o spumante, con un orizzonte di mercato che vede andare all'estero il 30 per cento del Prosecco a Denominazione d'Origine e il 52 per cento di quello a Indicazione geografica.

La Regione del Veneto ha pure riconosciuto come Distretto l'area di Produzione del Prosecco Conegliano Valdobbiadene - ha aggiunto Manzato - Distretto che significa 2.800 aziende agricole, 460 cantine di vinificazione, 153 case spumantistiche, 1.500 addetti al settore enologico e 250 enologi, motori dell'innovazione e del successo di questo prodotto".

Per individuare il percorso per la tutela del Prosecco si è costituito un gruppo di lavoro ancora nel 2006, mentre le Regioni del Veneto e del Friuli Venezia Giulia si sono incontrate nel luglio scorso, condividendo gli obiettivi del percorso comune di protezione e valorizzazione della tradizionalità e dell'identità territoriale del Prosecco".




16.09.08

Vendemmia 2008 in Veneto Occidentale

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Niente facile, in questo 2008.

L'annata in corso ha presentato numerosi problemi, al momento risolti o sotto controllo, ma...non è ancora finita.

Se ne è parlato al recente "Focus on vendemmia 2008: quali uve, quali vini per le province di Verona, Vicenza e Padova" tenutosi a Soave.

Tra i molti dati analitici presentati dagli agronomi e dagli enologi che si sono alternati sul palco, uno appare chiaro: bando alle generalizzazioni.

Il quadro non è semplicemente "a macchia di leopardo", è frantumato in migliaia di micro situazioni che costringono a valutare con attenzione vigneto per vigneto, anche all'interno di una stessa proprietà.

Una cosa è certa: tra attacchi di peronospora, oidio e mal dell'esca, l'andamento climatico di quest'anno ha costretto i viticoltori ad una difesa fitosanitaria quasi ininterrotta (c'è chi è arrivato a fare 17 trattamenti) e spesso frustrante (ogni volta che trattavano pioveva, e dovevano ricominciare da capo).

Chi ha avuto la mano più "pesante" però, ora rischia di ritrovarsi con problemi di residui di fitofarmaci nei mosti (un inconveniente a cui si potrebbe rimediare così).

A parte questo, si registra fra gli addetti ai lavori una certa, per quanto cauta, soddisfazione per la qualità: in genere è buona, in qualche caso ottima.


"I tannini si presentano morbidi, segno che avremo vini più eleganti che concentrati" ha riassunto al termine del convegno il presidente della sezione Veneto Occidentale di Assoenologi, Daniele Accordini.

Soprattutto, "saranno vini fortemente territoriali", hanno sentenziato tutti.

Qualunque cosa ciò voglia dire (alla luce del generale appiattimento stilistico).




13.09.08

Dialoghetto sul Brunello

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In un ristorante, tre uomini stanno studiando la carta dei vini...


A: Accidenti che prezzi...Oh? c'è un Brunello di Montalcino...! A proposito, avete sentito? dopo Angelo Gaja anche Ezio Rivella ha detto la sua sul casino del Brunello.

B: Rivella chi? quello con cui Luigi Veronelli si diceva in totale disaccordo?

A: Quello. Dice che i vini non vengono buoni solo perchè la gente rispetta i disciplinari. Insomma, non basta usare solo sangiovese in purezza per fare un buon Brunello.

C: Beh, se ha detto solo questo io sarei anche d'accordo...

A: Non ha detto solo questo. Ha detto anche che i produttori devono fare i vini come piacciono ai clienti, e che i disciplinari devono essere elastici...

B: Elastici in che senso...? fammi capire, qualcosa del tipo "il Brunello quest'anno lo facciamo con sangiovese e anche un po' di cabernet, che ci è venuto bene" e l'anno dopo "con il sangiovese ci mettiamo anche un po' di merlot, che piace tanto agli americani"?

C: Bella idea! Disciplinari con la data di scadenza. Una volta all'anno si decide come fare il Brunello. In fondo, anche le vendemmie sono tutte diverse, a volte vengono bene, a volte no. Tanto alla gente che gli frega? basta che poi i produttori scrivano in etichetta quello che ci mettono, e sono tutti contenti. I rompip...dei giornalisti, che ti spaccano sempre il capello in 4, i produttori e quelli che li controllano. Ma soprattutto i clienti, cioè noi.

B (scoppia a ridere): Noo, ma dai...! ma ce li vedi i produttori di Montalcino riunirsi per decidere un anno dopo l'altro come fare il Brunello!? Secondo me è più semplice la soluzione Rivella: sangiovese all'85%, e il resto altre uve rosse già presenti in zona.

C: Ma così dai ragione a chi ha venduto Toma per Roma! Cioè sangiovese e qualcos'altro per sangiovese in purezza. E il Brunello "ritoccato" venduto fino a oggi, allora?

B: Ah, quello ormai è andato, chi l'ha comprato se lo tiene per quello che è. Dobbiamo pensare al prossimo - Brunello, intendo - , e soprattutto all'immagine del vino italiano nel mondo, che tra sofisticatori e furbetti di vario genere e specie sta andando a (*censura*).

A: Eh no, non è giusto! troppo comodo! allora, chi ha sempre rispettato il disciplinare e si è fatto un (*censura*) così, è un povero idiota, e chi ha fatto il furbo (e i soldi) se la cava con una multa?!

B: Scommettiamo una cena che è proprio così che andrà a finire? all'italiana. Improvvisamente, scopriranno che al di la' di ogni ragionevole dubbio non si riesce a dimostrare alcunchè - o peggio, che è troppo costoso o complicato farlo - applicheranno qualche sanzione esemplare e tutto finirà lì....

(Si avvicina il cameriere).
A: Allora, cosa beviamo? Il Brunello...?

B: Sei matto? con quello che costa!

C: ...(ridacchia) e poi chissà cosa ci hanno messo, oltre al sangiovese...

A: No, prendiamo...prendiamo...senta, avete qualche vino in mescita?

Cameriere: No, signore, solo bottiglie.

(A guarda i compagni, che assentono in silenzio): Ok. Deciso. Ci porti una bottiglia di minerale. Senza gas.




12.09.08

Etichette "intelligenti"

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Immaginate di essere in giro per l'Italia - o il mondo. In auto, camper o altro mezzo proprio.
Immaginate di aver visitato qualche azienda interessante, assaggiandone i vini.
Immaginate di aver comprato qualche cartone.

E immaginate che tutto questo avvenga in estate.

Arrivati a casa con il prezioso bottino, lo immagazzinate come al solito - con tutte le cure - aspettando qualche giorno perchè il vino si prenda dagli sconquassi del viaggio.

Finalmente arriva il momento dell'assaggio, del consumo.
Stappate la bottiglia e...subito notate che c'è qualcosa che non va.

La diagnosi è implacabile: la bottiglia ha preso caldo.
Non c'è terapia.

Bene, negli USA c'è un'azienda che, oltre che al vino, ha pensato a tutti quei prodotti alimentari sensibili alle temperature e che potrebbero alterarsi durante viaggi più o meno lunghi.

Per essi, come per il vino, ha ideato un'etichetta "intelligente" che può essere programmata su una gamma di temperaturre e piazzata direttamente sull'imballo - in questo caso la bottiglia.

Una lucetta verde segnala che va tutto bene, se diventa gialla attenzione! il prodotto è a rischio.

Le informazioni sulle temperature raggiunte e per quanto tempo possono essere scaricate su un lettore portatile e/o su un computer: se c'è un problema, l'etichetta è in grado di dire quando si è verificato - così da individuare subito il responsabile.

Il sistema finora sta riscuotendo un discreto successo negli USA, dove i vini viaggiano parecchio. In questo modo, dicono le aziende che finora hanno adottato questa etichetta anche per spedizioni in Europa, si ha un'assicurazione che le bottiglie arrivano nelle migliori condizioni.

I reclami per vini difettosi diminuiscono e le spese per i rinvii pure - e di questi tempi, un qualsiasi risparmio di carburante è gradito e auspicabile.




10.09.08

Il linguaggio del vino (e la sua deriva)

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Sandro Sangiorgi è uno dei più preparati e profondi giornalisti del vino.

Lo conosco da anni, è un amico e un maestro.
Magari non saremo sempre totalmente d'accordo su tutto (è inevitabile), ma in questo caso condivido in toto il suo pensiero a proposito di un tema tanto filosofico quanto pratico e attuale: quello del linguaggio del vino.

Il pezzo completo, una miniatura di Porthos, si trova qui.

Io mi limiterò a sottolineare i passaggi che più mi sono piaciuti (il grassetto è mio).
Non a caso, sono un richiamo e insieme un omaggio ad un maestro di entrambi (e di tanti altri nostri colleghi): Luigi Veronelli.

E, guarda un po', possono anche essere visti come un (casuale?) contributo ad uno degli argomenti dibattuti al recente European Wine Blogger Conference, quello relativo ai punteggi (e all'ultima sperimentazione in corso).

"(...) Veronelli fu culturalmente emarginato dall'AIS perché la sua libertà di linguaggio impediva di poter impostare e diffondere un sistema descrittivo stabile e rassicurante, fatto di "abbastanza" e "poco" per definire le sfumature; un sistema che non permetteva in una scheda la coincidenza di "fresco" e "caldo".

Tale sterile pragmatismo, che impedisce, ancora oggi, di riconoscere la differenza tra due vini leggendone le schede, si basava su una falsa distinzione, quella tra una valutazione "tecnica" e una di "puro piacere", come se il vino potesse vivere così, diviso.

Molti di noi provarono a percorrere altre strade, la miniera veronelliana aspettava di essere scavata per aprire altre vene, in modo da superare il limite, la gabbia, di un codice unico e trasformarlo finalmente in un linguaggio di respiro universale.

C'erano tutte le possibilità per attuare questo ambizioso progetto, quando la critica enologica mondiale fu colta dalla mania del voto, attraverso numeri e/o simboli, generando la conseguente catastrofe del premio.

La consuetudine britannica di associare un voto alla scheda aveva il merito di tenere in equilibrio, anche graficamente, i due punti di vista; la tensione globale verso una comunicazione sempre più elementare spostò l'attenzione verso il punteggio, svuotando di contenuti la descrizione.

(...) Le bottiglie in circolazione si sono decuplicate e la critica ha inseguito il miraggio di assaggiare tutto, descrivere, classificare, premiare, si è persa nella miriade di etichette e ha contribuito all'abbandono del vino sfuso, mancando però nel principio fondante della sua attività: essere davvero controparte della produzione e segnalare al lettore l'appiattimento espressivo a cui il vino è andato incontro. (...) ".

Punteggi, schede e critica del vino sono dunque aspetti di un unico problema, quello del linguaggio.
Sviscerarli singolarmente può essere utile, ma non aiuta a risolvere il problema in se'.

La soluzione non è semplice: nemmeno il linguaggio del vino lo è.
("Il vino - diceva Veronelli - è un compagno problematico").

Dirò di più: è giusto che sia così.

Semplificarlo, omogeneizzarlo, banalizzarlo non rende giustizia nè al prodotto, nè tantomeno al produttore - che su quella bottiglia ha investito anni di vita.

E, in fondo, disorienta il consumatore, al quale non riesce più a trasmettere l'umile e meravigliosa grandezza del suo essere una bevanda figlia della terra.




09.09.08

Suevi (un biscotto per Nenè)

biscotti Suevi.JPG

Il marzapane è nato in Veneto.

Lo dimostrerebbe una ricetta del 1450 - a sua volta rivisitazione di un'altra, questa volta trecentesca - presente in un libro antichissimo, "De Arte coquinaria", del maestro Martino da Como, cuoco del Patriarca di Aquileia a Roma, presso la corte di papa Paolo II.

A questo libro ha attinto il sommelier Lorenzo Simeoni per creare, "complice" il maestro pasticcere Gianni Tomasi dell'omonima pasticceria veronese in Corso Milano 16 A (nonchè membro dell'Accademia Maestri Pasticceri Italiani) per creare un meraviglioso biscotto: suevo.

Dal nome degli Svevi, la popolazione che ha dato origine al paese di Soave, questa piccola leccornia è fatta di marzapane con un cuore elegante e prezioso di marmellata di petali di rose.

Pensato e voluto per accompagnare il Recioto di Soave, è stato presentato in un'occasione importante: i primi dieci anni dall'ottenimento della Docg (e i 40 anni della Doc Soave).

Lorenzo l'ha dedicato all'Imperial Castellana di Suavia Nenè Lovat: sicuramente l'avrebbe trovato degno del vino per la conoscenza del quale ha dedicato 35 anni di intenso "regno".




07.09.08

EWBC (2): Lopez de Heredia

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Giunti con 24 ore buone di anticipo sull'inizio dei lavori dell'EWBC 2008, quattro di noi si sono concessi una visita fuori programma: destinazione Lopez de Heredia, ad Haro.

La più antica bodega del paese, e una delle tre più importanti della Rioja.

La prima cosa che colpisce entrando in questa sorta di tempio della tradizione vinicola riojana è il profumo.

Non il solito, familiare odore vinoso - generalmente piacevole - tipico delle aziende vinicole: ma un autentico, accogliente profumo di legno caldo e uva, un po' mosto e un po' caminetto ancora fumante.

Quest'azienda è stata fondata alla fine del 1800, e per quanto la facciata esterna appaia contemporanea, l'interno è una specie di macchina del tempo che riconduce i visitatori a quei primi giorni.

Le grandi botti, i torchi di legno, le gallerie tappezzate di muffe e ragni: tutto è rimasto come allora. E non per far colpo sui turisti: ma per scelta e convinzione.

"Uve e pazienza", ci dicono. Sono gli ingredienti da cui nascono i vini bianchi e rossi di Lopez de Heredia.

Tecnologie? Pfui.
Dipendesse da loro, i fornitori di impianti e prodotti per l'enologia potrebbero chiudere bottega e cambiar mestiere.

Macchè pigiadiraspatrici, macchè lieviti selezionati, filtrazioni o centrifughe: l'uva raccolta in capienti canestri (di legno) viene semplicemente versata nei tini.
Intera.

A schiacciarla penserà il suo stesso peso, e la forza di gravità - che a differenza dell'elettricità è gratuita.

Poi la fermentazione (in tini da 240 hl per i rossi, e da 60 hl per i bianchi), l'affinamento (in botti), l'imbottigliamento in vetro.
E il tempo.
Non serve altro.

"L'affinamento di un vino è un atto pedagogico e pertanto non può essere sostituito dalla fretta o dall'improvvisazione" ci hanno detto.
"Se si cercasse di accelerarlo, si distruggerebbe il processo biologico che lo definisce".

(Un vero peccato che ad ascoltare questa lezione di filosofia vinicola non ci fosse nessun produtttore di Amarone della Valpolicella).

La visita - condotta con calma e dovizia di spiegazioni - si è poi conclusa con la degustazione di vini bianchi e rossi.

Inutile dire che il vino che ci ha emozionato, convinti e stregati di più è stato proprio un bianco, il Vina Tondonia Reserva 1990 , da uve malvasia (10%) e viura (90%).

Chi sostiene che la Rioja è solo zona di rossi non ha colto la (vera) grandezza di questa terra.




05.09.08

Vendemmia 2008: le previsioni UIV-ISMEA

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La vendemmia è cominciata.
Le varietà precoci come pinot grigio e chardonanny in alcune cantine stanno già fermentando, altrove per le fermentazioni bisognerà attendere ancora un mese - poco più, poco meno.

Nel frattempo, ci divertiamo con lo sport stagionale: le previsioni ufficiali su quantità e qualità.

Queste sono le stime Ismea- Uiv:

"La vendemmia 2008 sarà più generosa della precedente, senza però recuperare pienamente le perdite dello scorso anno.

Le stime attestano la produzione a 46 milioni di ettolitri, con un incremento del 7% rispetto ai 43 milioni dichiarati dall'Istat per il 2007.

L'analisi effettuata proprio in questi giorni disegna uno scenario meno ottimistico di quello di inizio estate e ridimensiona, anche se di poco, le aspettative degli operatori. In generale, però, oltre al discreto incremento produttivo si attende anche una buona qualità, con punte di ottimo.
La cautela è però d'obbligo, perché l'esito finale dipenderà molto dall'andamento climatico che si avrà nelle prossime settimane, periodo in cui si concentrerà la raccolta.

Dopo i forti anticipi dello scorso anno, infatti, il 2008 ha riportato il calendario vegetativo più vicino a quello considerato normale; in molte aree si registra addirittura un ritardo.
Il freddo dell'inverno, le prolungate piogge primaverili e la siccità, che ha colpito principalmente il Sud, non hanno permesso al vigneto italiano di svilupparsi al meglio e di portare in cantina tutto il proprio potenziale. Le condizioni meteo, non del tutto positive, hanno inoltre favorito la diffusione di alcune malattie. A tale proposito è sempre più evidente che il risultato quali/quantitativo della vendemmia è strettamente legato alla gestione del vigneto. Positivo per chi ha lavorato bene e penalizzante per chi non è intervenuto tempestivamente.

Dall'analisi effettuata si delinea, anche per quest'anno, un'Italia divisa in due. A differenza dello scorso anno, però, è il Meridione a mostrare recuperi significativi a fronte di un Nord che sostanzialmente conferma i livelli dell'anno passato.
".

Nel complesso dunque il 2008 si presenta come un'annata qualitativamente media, con qualche ottimo.
Per noi consumatori, il divertimento consisterà nell'andare a caccia proprio diquell'ottimo, fidandoci unicamente del nostro palato, delle personali conoscenze di zone e produttori e del nostro istinto...


ps: per i veneti, un'analisi più approfondita potrà venire dall'incontro programmato venerdì 12 alle 17.30 presso la sala congressi di Borgo Rocca Sveva, a Soave (VR): "Focus on vendemmia 2008: quali uve, quali vini per Verona, Padova, Vicenza"




03.09.08

EWBC (1): persone, parole, vini

bottiglie all'EWBC.JPG

Tre giorni ad alto potenziale d'energia.

Un sacco di cose da dire, vedere, condividere, provare.
Un evento informale con un'organizzazione professionale.
Il tutto perfettamente riuscito.

E, credetemi, la Rioja vale un viaggio.

Le conclusioni della conference?
Stay tuned.
E' tutto work in progress.
Le discussioni continueranno sul web, , ma intanto l'obiettivo principale è stato raggiunto: conoscersi, iniziare un dialogo reale, dopo mesi di scambi virtuali.

Ma per chi non c'era, ecco un po' di cronaca in pillole di questo week end lungo vissuto alla grande.

Giunti alla spicciolata all'Hotel Husa Gran Via di Logrono, tutti i partecipanti sono stati accolti con grande calore e affetto dagli organizzatori Gabriella e Ryan Opaz e Robert McIntosh: presentazioni, chiacchiere a ruota libera, e poi via alle danze.

La prima giornata dell'EWBC è cominciata...a pomeriggio inoltrato, con la degustazione dei vini portati dagli stessi partecipanti, mentre Edgar Mendoza e Eduardo Benito di VinusTV si scatenavano con le prime interviste.

Alla degustazione è poi seguita la cena in un locale tipico di Logrono, anche questa condita da chiacchiere, battute, scambi di idee e risate in un'atmosfera di festa fino ad un'ora imprecisata della notte...davanti a bottiglie di cerveza e piatti di jamon e chorizo che non finivano più.

Il giorno dopo sono iniziati i lavori: ospiti della spettacolare Bodega Dinastia Vivanco - un'azienda, un museo, un centro di cultura del vino di livello stellare, inimmaginabile in Italia - nella comoda e modernissima sala congressi, si è parlato e discusso con passione di wine blogging come scelta di comunicazione delle piccole aziende (relatori: Amy Lillard e André Ribeirinho), di wine writing e sistemi di rating dei vini - in merito ai quali partirà a breve una sperimentazione a cura di Aristide - di monetizzazione dei blog (ovvero: come far soldi con il blog. Con i suggerimenti di Robert McIntosh), di advertising sui blog (con le spiegazioni di Filippo Ronco).

Una mattinata densissima e intensa, intervallata da due pause e conclusasi con un lauto pranzo presso l'elegante ristorante della Bodega, cui è seguita la visita al museo e alla barricaia.
Rientro in hotel e poi di nuovo in giro, per la cena e la degustazione di vini spagnoli (una trentina) a cura degli amici Gabriella e Ryan, presso il ristorante El Chata.

Il giorno successivo, domenica, è già tempo di partenze per alcuni, ma la maggior parte si trattiene per visitare tre bodegas: la scenografica e griffata Marques de Riscal, la piccola e simpatica Miguel Merino, la solida Bodegas Bilbainas.

Quando ci siamo alzati dal tavolo da pranzo di quest'ultima erano ormai le 17.30; per molti è tempo di partire per l'aeroporto, e il gruppo si assottiglia ancora.

La nostra ultima sera a Logrono si consuma, ancora una volta, attorno ai tavoli di un localino (l'Oca Ubriaca: e con una birra in mano, dopo giorni passati a degustare tempranillo, graciano e mazuelo, ovvero carignano), discutendo con inesausta energia di blogging, e di come questo nuovo mezzo finirà per cambiare la comunicazione e quindi il wine biz in giro per il mondo.

Il web wine 2.0 sta rimescolando non poco le carte in tavola, in tutti i settori del vino; qualcuno degli addetti ai lavori (produttori o comunicatori) ancora non se n'è accorto, molti fanno finta di ignorarlo, i più svegli l'hanno capito da un pezzo.

L'aria è cambiata e conviene assecondare il vento.

Per questo il primo EWBC ha ricevuto il sostegno di enti pubblici come l'ente del turismo della Rioja, e di aziende come Bodegas Dinastia Vivanco, Amorim, Raimat.

L'avventura ovviamente è solo ai suoi inizi e sicuramente con il tempo altri compagni di avventure vinoso-bloggarole si aggregheranno alla compagnia...
...e chissà che già l'EWBC n.2 non si tenga in Italia.

Cominciate a ripassarvi l'inglese, folks...

ps: qualcuno mi chiede quanti vini abbiamo assaggiato. La risposta è: non lo so. Non li ho contati. Quello che posso dire è che, complessivamente, ho visitato 5 cantine e partecipato a 8 degustazioni. Meno male che era solo una "conferenza"...