« Settembre 2008 | Main | Novembre 2008 »

31.10.08

Sandro Sangiorgi, GR-SF e una battaglia vinta

Thumbnail image for cop.Porthos.jpg
Ricordate la trasmissione Report "In Vino Veritas"? (il testo lo trovate qui).
Quanti mugugni, proteste e mal di pancia provocò al mondo del vino e persino - in parte - a quello del giornalismo di settore.

Perchè se l'intento era buono, il risultato era stato montato per colpire duro. Per dimostrare delle tesi, suscitare dibattito, indignazione.

Non certo per dare un quadro - per quanto incompleto e arbitrario - della reale situazione del mondo del vino italiano.

Signori, come diceva Sergej Mikhajlovič Ejzenštejn "il cinema è montaggio".

E la televisione - spesso, spessissimo, quasi sempre -, pure.

La trasmissione ottenne il suo scopo - suscitò dibattito, indignazione, proteste, eccetera eccetera - ma anche degli effetti collaterali spiacevoli.

Il principale dei quali fu una causa che Gambero Rosso e Slow Food intentarono a Sandro Sangiorgi (e Porthos) per le dichiarazioni da lui rese in trasmissione.

La vicenda è nota, ed ora si sta avviando alla conclusione: e, per una volta almeno, è finita bene.
Bene per Sandro, intendo. Lo meritava. Quello che ha detto in trasmissione avrei potuto dirlo anch'io, e potrebbero dirlo in molti che si occupano di critica enologica in genere.

Al punto che persino (molti) consumatori ormai hanno capito (lo pensano, lo temono, lo sospettano) come funzionano certe cose in questo mondo - non tutte, siamo obiettivi: molte.

Resta la condivisibile tristezza di chi, per quanto disincantato e rotto al mestiere possa essere (e Sandro lo è), ha dovuto prendere atto di essersi sbagliato: anche gli ideali hanno una data di scadenza, per alcuni. Come la carne in scatola.

E più dell'amicizia, nel tempo (e nell'editoria) finiscono per pesare altre considerazioni.
E non finisci mai di conoscere le persone.

Nella vittoria (soprattutto morale più che materiale, al di la' del fatto economico) si insinua però la spina di una nota stonata: la Rai non è stata coinvolta.

Questo ci insegni una volta di più a diffidare di certa televisione.

E di certi giornalisti.




29.10.08

In memoria di capitAlvino

cover 66.JPG

Sinceramente, quando chiude una testata - anche e soprattutto del vino, ebbene sì - la cosa non mi sposta di uno iota.

E' un fatto (quasi) naturale, fa parte della (spesso dura e ingiusta) vita del giornalista.
Ti ritrovi a spasso o senza collaborazioni dalla sera alla mattina, e tanti saluti.
Sindacati, mobilità, cassintegrazione...? Pfui. Sei un giornalista (freelance, magari), mica un metalmeccanico.

Col tempo ci fai l'abitudine: morto un papa se ne fa un altro, si dice. Per una rivista che chiude, un'altra aprirà (probabilmente).

Ma questa volta è diverso, e più che da giornalista (solidale con i colleghi) lo dico da lettrice.

CapitAlvino (sottotitolo "ti arriva solo se te la meriti": tutto un programma!) era una rivista graficamente bruttina, in bianco e nero.

Ma era scritta da dio.
In una lingua italiana che sui quotidiani e sulle riviste più patinate te la sogni: pulita, diretta, corretta, affilata, implacabile e sicura come un bisturi.

I contenuti (firmati da molti amici-colleghi di lunga data) non erano mai banali, sapevano stare sulla notizia pur nella periodicità stiracchiata (non ho mai capito se era un mensile, un bimestrale, o che: o forse ero io che non me lo meritavo tutti i mesi, e quindi mi arrivava a singhiozzo); facevano sorridere, incavolare e riflettere insieme.

Erano cultura e cronaca senza la noia della prima e lo squallore della seconda.

E sapevano dare a fatti e opinioni il loro peso autentico: ignorandone la maggior parte e concentrandosi sulle poche davvero importanti.

Quando qualche ingenuo sondaggista mi domanda "quali e quante riviste leggo alla settimana", rispondo sempre che io non leggo.

Io scrivo.

Al massimo rileggo quel che ho scritto, per controllare di non aver fatto errori. Non ho tempo di fare altro.

Beh, non è del tutto vero: oltre ad un paio di testate rigorosamente del settore vitivinicolo, e ad un centinaio e passa di blog (quasi, ma non tutti, wine blog), e siti web, e portali, e....ma la rete è un'altra storia, leggevo (mi tocca parlare al passato, accidenti) anzi divoravo capitAlvino.

Perchè chiuda i battenti, non lo so e non mi interessa. O meglio, conoscendo i meccanismi del giornalismo nazionale, non faccio fatica a immaginarlo.

E' comunque una perdita. Per l'intelligenza di tutti.

E non mi consola il fatto che le firme che vi comparivano migreranno (più o meno serenamente) verso altri lidi cartacei: niente sarà come prima.

Ovunque approdino, non sarà la stessa cosa.

E intanto noi lettori restiamo orfani di questa voce.

CapitAlvino era quanto di più simile al migliore (inteso come il più serio, autorevole, competente, mai noioso o autoreferenziale) wine blog poteva esserci nel mondo della carta stampata.

Chi in questi anni ha scritto, lo faceva con un tale senso di libertà e liberazione, nello stile e nei contenuti, che altrove è fantascienza. Perchè nessun editore sarà mai così pazzo/incosciente/saggio da lasciarti scrivere le cose come stanno davvero o come te le senti.

Mica tutti sono Andrea Dal Cero (l'ora ex-editore di capitAlvino, appunto).

Peccato, peccato, peccato....E' stato bello finchè è durato.
Per i miei gusti, è durato troppo poco.

A questo punto, il mio egoistico augurio è che i protagonisti di quest'avventura non trovino nessuno disposto a lasciar loro le redini sciolte sul collo come le hanno avute in questi anni, e che siano costretti, più prima che poi, a ritrovarsi di nuovo, tutti insieme, lanciati in un nuovo progetto editoriale.

Possibilmente (perfino) più pazzo e libero di capitAlvino.

E possibilmente on line...




27.10.08

Spostate quel treno! (e salvate il Lugana...)

Tenuta-Roveglia,2.jpg

Un'antica cascina lombarda nel cuore di un cru della Doc Lugana: Tenuta Roveglia.

Proprietaria di oltre cento ettari di terreno, metà dei quali a vigneto, vanta produzioni d'eccellenza; tra le sue bottiglie migliori, etichette come il Lugana Sup.Doc "Vigne di Catullo".

Una realtà economicamente di rilievo, una corte rurale bellissima, una terra pregiata.

Il tutto condannato a morte dal tracciato della TAV.

Ho citato questa azienda in particolare perchè mi pare un po' il simbolo di quello che sta accadendo in questa zona: una Doc e un prodotto apprezzatissimi in Italia e all'estero, e che un disegno altrui vuole in parte cancellare dalla faccia della terra.

Sono anni che il Consorzio di Tutela del Lugana - una denominazione d'origine a cavallo tra le province di Verona e Brescia, 800 ettari di vigneti che al momento producono 8 milioni di bottiglie con un fatturato annuo di 50 milioni di euro - combatte la sua solitaria battaglia contro il "progresso": il tracciato della nuova linea ferroviaria ad alta velocità.

La quale, a quanto pare, ha deciso di passare proprio in mezzo ai vigneti di questo straordinario vino bianco (che in questi anni sta vivendo uno dei suoi momenti più felici), compromettendo in maniera irreparabile paesaggio e produzione.

In un'intervista al quotidiano veronese L'Arena, l'attuale presidente del Consorzio, Francesco Montresor, spiega : "Noi non ci opponiamo all'alta velocità in quanto tale o alla sua realizzazione, ciò che chiediamo è che si prenda in considerazione una modifica del disegno attuale che, così com'è, devasterebbe completamente quest'area".

Dieci anni sono la previsione di durata del cantiere ferroviario: un lungo decennio di polveri, traffico pesante, inquinamento acustico.
Un colpo mortale non solo per la viticoltura del posto, ma anche per il turismo di questa parte del Lago di Garda.

E al termine dei lavori, si avrebbe sì il treno iper-veloce, ma anche un buon 20 per cento in meno di produzione di Lugana.

Ne vale la pena? e chi è in grado di quantificare il danno economico subìto dal turismo? Per non parlare di quello - incalcolabile - al patrimonio storico e artistico dell'area...

Non solo: poichè non esistono - nè sono previste - fermate intermedie tra Brescia e Verona, la costruzione della TAV non avrebbe effetti diretti significativi neppure sulla mobilità dei turisti diretti sul Garda.

Di sicuro però il tracciato passerebbe giusto in mezzo al Comune di Pozzolengo e ai terreni di Tenuta Roveglia, facendo piazza pulita di cascine e casolari storici.

Come si direbbe a Roma: cornuti e mazziati.

E' vero, il progresso non (sempre) si può fermare: però si può spostare.
Ed è questo che il Consorzio del Lugana propone di fare: ridisegnare parte del tracciato.

"Una volta fuori di Montichiari (prov. di Brescia), basterebbe far proseguire il tracciato dritto fino a Verona, senza invadere l'anfiteatro morenico" dice Montresor.

Una scelta decisamente più lungimirante dell'attuale, perchè salverebbe capra (della viticoltura) e cavoli (dei finanziamenti): non solo infatti tale intervento verrebbe a costare meno, ma salvaguarderebbe l'economia turistica dell'area.

In attesa (meglio: nella speranza) che il buon senso prevalga sull'ottusa cecità di burocrati & associati, agli appassionati di Lugana non resta che solidarizzare con i produttori e il loro Consorzio, che insieme ad altri enti e associazioni si è impegnato a proseguire nella sua azione di protesta.

A oltranza.




24.10.08

Istituto TrentoDoc: Fausto Peratoner nuovo presidente

Thumbnail image for Peratoner3-1.jpg

Cambio della guardia ai vertici dell'Istituto TrentoDoc Metodo Classico: dopo 18 anni di presidenza, Mauro Lunelli lascia la carica di presidente a Fausto Peratoner.

La nomina è avvenuta a Palazzo Trautsmanndorf di Trento, nel corso dell'assemblea ordinaria.

Il consesso, formato da 27 produttori, ha espresso all'unanimità la scelta di Peratoner ed ha nel contempo rinnovato il proprio CdA, che per i prossimi tre anni sarà composto da Nicola Balter (Azienda Agricola Balter), Alessandro Dini (Fondazione Edmund Mach), Giacinto Giacomini (Cavit), Luciano Lunelli (Abate Nero), Mauro Lunelli (Ferrari F.lli Lunelli), Andrea Pisoni (Azienda Agricola Fratelli Pisoni), Luca Rigotti (Nosio - Rotari).

Questa la nota stampa:

"La significativa fase positiva che sta vivendo lo spumante TRENTODOC, carica di responsabilità l'intero comparto vitivinicolo trentino - commenta Fausto Peratoner - nel garantire lungo l'intera filiera, l'eccellenza."

Tra i primi obiettivi del rinnovato vertice, l'importante compito di rideterminare il ruolo dell'Istituto mettendo mano allo statuto affinchè si possano raccogliere e vincere le sfide di un mercato dinamico e ricettivo, potenziando promuovendo e valorizzando, insieme alle Istituzioni preposte, il marchio collettivo TRENTODOC".

Cos'è l'Istituto TrentoDoc: fondato nel 1993, ma operante già dai primi anni '80 come Istituto Trento Classico, rappresenta la prima denominazione di origine controllata in Italia degli spumanti metodo classico e la seconda al mondo dopo la Champagne.

Forte di 27 produttori aderenti e dei più prestigiosi marchi della spumantistica italiana, produce circa 8 milioni di bottiglie l'anno, commercializzate principalmente in Italia e per il 12% sui principali mercati internazionali.

Chi è Fausto Peratoner: enologo, originario di Trento, classe 1960, nel 1982 entra come aiuto tecnico in La Vis. Oggi ne è il Direttore Generale.

Tra i primi impegni "di rappresentanza" che dovrà assolvere nella sua nuova veste c'è l'importante appuntamento "Bollicine su Trento", dal 27 novembre al 14 dicembre, grande rassegna dello spumante metodo classico trentino.




23.10.08

Vino ad...arte, concorso fotografico

Thumbnail image for Thumbnail image for uva appassita.jpg

Per gli amanti degli scatti (digitali), ecco un invito dalla Compagnia dell'Arte dei Brentatori di Bergamo...

Vino ad...arte è il titolo del concorso fotografico che questa associazione ha recentemente ideato.

Il concorso, aperto a tutti e gratuito, ha l'obiettivo di cogliere l'essenza naturale del vigneto, dell'uva, e del vino in fotografie artistiche, che saranno valutate nel Capitolo d'Inverno, nel dicembre 2008.

Tre foto digitali, in formato jpg e memorizzate su supporto cd, dovranno essere spedite all'indirizzo di Villa Beccadelli entro il 15 novembre 2008, unitamente ai dati dell'esecutore.

La giuria sceglierà le tre migliori fotografie di autori diversi, che saranno premiate, nella serata del Capitolo d'Inverno a dicembre.

Il concorso risponde agli obiettivi propri della Compagnia dell'Arte dei Brentatori, che mirano a trasmettere l'antica cultura del vino ed il suo valore, legandola a luoghi, territori, personaggi, con riferimento ai primi degustatori e conoscitori di questo prodotto della vigna: i Brentatori.

Questi, intorno al 1200, trasportavano sulle spalle le brente di legno di forma cilindrica che contenevano il vino, stabilendone la qualità e fissandone il prezzo.





22.10.08

Chi vuol essere cameriere?

topolino cameriere.jpg

C'erano una volta scapoli e zitelle.
Oggi ci sono solo single.

C'erano gli spazzini.
Oggi - guai a chiamarli così! - trovi in giro solo operatori ecologici

E le casalinghe più trendy? fanno le home manager (vuoi mettere la finezza).

I cuochi ancora resistono, ma parlando di ristoranti (specialmente alla moda e d'alto e/o costoso livello) si preferisce definirli chef, con la gestione della sala che è appannaggio del maitre, mentre la carta dei vini e i relativi suggerimenti di abbinamento con i piatti sono prerogativa del sommelier.

E il cameriere? Sparito, o quasi.
Il fatto è che sembra non voglia farlo più nessuno.

E' un mestiere superato, privo di appeal. Chi incoraggerebbe un figlio/una figlia a "studiare per diventare cameriere"?

Colpa del termine, sostiene qualcuno.

Cameriere.

E' fuori moda, sorpassato, frusto...
Anche la professionalità delle persone che ancora svolgono questo mestiere (si sente lamentare da più parti) è generalmente poco entusiasmante: quelli bravi sono sempre di meno.

E dunque - ecco la proposta - proviamo a cambiar nome a questa figura, a trovare un modo nuovo per definirlo, chissà che non nasca una nuova categoria di stelle (più o meno mediatiche), per la gioia di ristoratori e clienti.

I quali, in attesa del nuovo comesichiama dovranno rassegnarsi ad essere accolti al ristorante dal vecchio...
oppure a farne a meno del tutto.

Un vantaggio? Mah!




19.10.08

Emozioni dal mondo: i vincitori

Thumbnail image for Thumbnail image for DSC_0128-1.JPG

Si è svolta a Bergamo nei giorni scorsi la quarta edizione di "Emozioni dal mondo. Merlot e Cabernet insieme", l'evento organizzato dal Consorzio di Tutela Valcalepio.
Notevole la partecipazione al concorso enologico internazionale: 171 etichette.

Alla fine sono stati decretati i vincitori: ben 64.

Quattro Gran medaglie d'oro, 47 medaglie d'oro e 13 premi della stampa.

"Un risultato eccezionale - conferma Sergio Cantoni direttore del Consorzio - perché in base al regolamento internazionale che stabilisce che in medaglia possono andare solo un terzo dei vini partecipanti, abbiamo dovuto scartare dieci etichette che in base al punteggio conseguito potevano entrare in zona medaglia d'oro.

Questo significa che i vini che hanno partecipato all'evento erano di qualità nettamente superiore alla norma, a dimostrazione di come aziende qualificate e con prodotti al top a livello mondiale ci tengano a prendere parte ad Emozioni dal Mondo".

Come detto, le bottiglie in concorso erano oltre 170, e "dovevano essere di più - spiega Vanessa Verdoni referente di Vignaioli Bergamaschi - ma alcuni disguidi postali e la rottura di alcuni colli non ci hanno consentito di superare la soglia dei 180 vini".

I vini sono stati giudicati da sei commissioni di dieci giudici ciascuna, dei quali 31 erano stranieri provenienti da 19 nazioni tra cui Giappone, Perù, Austria, Repubblica Ceca e Grecia.

"La loro qualificata presenza - aggiunge Sergio Cantoni - ha fatto si che il giudizio fosse il più ampio possibile a vantaggio di una valutazione di livello internazionale".

"Il successo conseguito da questa quarta edizione del Concorso - dichiara il conte Bonaventura Grumelli Pedrocca presidente del Consorzio Tutela Valcalepio - oltre a premiare gli sforzi e le fatiche che abbiamo fatto per portare a termine questa grande impresa, ci sprona nel continuare per questa strada che valorizza a livello all'estero non solo i vini Valcalepio ma anche la nostra provincia".

Novità assoluta di quest'anno la vetrina che i vini vincitori avranno al Vinitaly del 2009.

"In occasione dell'evento internazionale di Verona - anticipa ancora Cantoni - predisporremo uno stand all'esterno di Piazza Valcalepio, dove le etichette che hanno conquistato la Gran medaglia d'oro e la medaglia d'oro verranno esposte e potranno essere degustate dagli addetti al settore".




15.10.08

Comitato nazionale vini: arriva Martelli

Thumbnail image for Thumbnail image for 003 - Giuseppe Martelli.jpg

Il direttore generale di Assoenologi è il nuovo capo del Comitato Nazionale Vini.

A nominare Martelli alla presidenza del Comitato Nazionale Vini - di fatto smentendo certi rumors della vigilia che davano per papabili Antonella Bosso, docente di enologia all'Università di Padova, e Antonio Calò, presidente dell'Accademia Italiana della Vite e del Vino - è stato lo stesso Ministro delle Politiche Agrigole, Luca Zaia.

La notizia ha raggiunto l'interessato a Città del Messico, dove si trova in questi giorrni per tenere alcune conferenze istituzionali sul vino italiano.
"Sinceramente non me lo aspettavo - ha detto Martelli commentando al telefono la sua nomina - Sono onorato della fiducia che il Ministro Zaia mi ha accordato. Lavorerò con impegno e determinazione secondo i principi che mi hanno ispirato in tutti questi anni e mettendo a frutto l'esperienza sin qui maturata".

Martelli infatti fa parte del Comitato nazionale vini fin dal 1984, e in esso ha ricoperto tutti i più importanti incarichi.
Prima di lui, hanno presieduto il "Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denomina-zione di origine e delle indicazione geografica tipiche dei vini" (questo il vero nome dell'ente) il sen. Paolo Desana, il professor Mario Fregoni, l'enologo Ezio Rivella, il sen. Riccardo Margheriti, il sen. Tomaso Zanoletti e l'on. Flavio Tattarini.

Il momento in cui il dg di Assoenologi (enologo e biologo di origini novaresi) assume questo incarico non è dei più felici o dei più semplici, nè per il settore nè per lo stesso Comitato vini, come lo chiamano gli addetti ai lavori.

Una delle prime grane da risolvere infatti investe proprio questo ente: l'entrata in vigore il 1 agosto 2009 del nuovo sistema di classificazione dei vini, che con l'introduzione semplificatrice di Dop e Igp al posto di Doc, Docg e Igt manda a gambe all'aria la nostra piramide della qualità.

Inoltre, poichè la regolamentazione dei vini a Igt dovrà allinearsi a quella degli altri prodotti alimentari, sarà necessaria una registrazione comunitaria dell denominazioni d'origine e delle indicazioni geografiche presenti e future.

E che dire poi delle menzioni tradizionali? nella nuova Ocm non c'è traccia di protezioni adeguate...

Per non parlare di certi guaiucci di casa nostra...

Ce n'è abbastanza per augurare sinceramente "buon lavoro" a Giuseppe Martelli, ma soprattutto "buona fortuna"!




14.10.08

A chi / cosa servono le guide?

IMG_0360.JPG

In un editoriale pubblicato sul portale Infowine, l'amico e collega Matteo Marenghi si pone delle domande e fa alcune osservazioni.

Comincerò col dare una (mia) risposta alla sua prima domanda:
"A cosa serve quindi tutto quel popò di comunicazione, di resoconti, di degustazioni prestigiose, di verticali 'mitologiche' che affollano riviste, giornali, siti internet... se poi il destinatario di cotanta informazione accede a bottiglie ben più abbordabili di quelle di cui gli narriamo?".

A nulla, ovvio.

Il fatto è che i comunicatori e/o i critici non si rivolgono a quella categoria di consumatori (all'attenzione dei quali al massimo riesci ad accedere solo attraverso programmi come questo), bensì ad un'altra categoria di consumatori, decisamente più ristretta della prima in termini numerici.
E questi si informano su vini e/o ristoranti molto più dei primi, non fosse altro che per sbertucciare il critico di turno.

Seconda domanda: "Quanta quota di autocelebrazione - da parte dei critici, ovviamente - c'è nel raccontare di prodotti che viaggiano in canali che quasi mai si intersecano con il 'comune bevitore' seppur appassionato? Tanto per essere chiari, si tratta di vini che neppure il critico in questione è disposto a comprare (se gliene scovate una bottiglia in casa, potete giurare che gliela hanno regalata!)".

Autocelebrazione? sempre tanta. Ci sono giornalisti e/o wine critic che si credono l'ombelico del mondo.

"Ma non solo l'oggetto della degustazione è fuori focus, anche il metodo. Al consumatore servono indicazioni sui vini che berrà a pranzo o a cena; il critico invece ammannisce responsi su degustazioni 'asettiche' e con descrizioni spesso comparative nei confronti di altri vini della stessa batteria, non certo di eventuali piatti a cui accostarli.".

Vero. Bevuti col cibo i vini fanno tutto un altro effetto, sempre. Per questo bisognerebbe fare meno recensioni "professionali" e "asettiche" e più pranzi e cene (tra amici: almeno si lavora divertendosi).

"E poi, perché parlar di tutto tranne che delle cose utili? Chi mai ragiona anche della bontà in confronto del prezzo? Come mai si glissa su quello che è il principale fattore esaminato da chi si predispone all'acquisto?".

Assolutamente d'accordo. I giudizi assoluti, quelli che prescindono dal prezzo finale della bottiglia sono inutili.

"È veramente ora di riscrivere le modalità con cui si parla di vino e dei vini, specie da noi; la stampa anglosassone in parte ha già cambiato rotta e i reportage sui vini da supermercato, con violente stroncature di quelli scadenti, proliferano.

La credibilità dei critici è poi un'altra questione, non certo però secondaria. Ma sarà possibile leggere solo e soltanto giudizi positivi? Perché non vediamo servizi 'seri' che confrontano aziende, vini e costi ove si stilano classifiche che riportano anche chi arriva ultimo?

Perché non ci dicono che un determinato vino (tenendo conto del suo prezzo) è assolutamente sovrastimato in confronto ad altri competitor?".

Diciamo che esprimere un giudizio negativo su un vino non è il modo migliore per poter continuare a fare il nostro mestiere...
Sui wine-blog l'operazione è già più facile (sono ancora troppo pochi i produttori che ci prendono in considerazione!), ma nei mezzi d'informazione tradizionali la cosa non è nemmeno proponibile.

Direi anzi che in questi ultimi anni la situazione è peggiorata: non solo non possiamo dire quando il vino di un'azienda non ci ha convinto, ma non possiamo nemmeno recensire in maniera negativa il suo sito web (nel caso se lo meriti: e succede spesso).

Siamo ricattabili? assolutamente sì. Ci pagano per dire/scrivere quello che fa piacere - al giornale, al suo editore, ma soprattutto al produttore-inserzionista - non per fare della critica costruttiva.

Certo, ogni tanto si leggono anche sulla stampa delle stroncature solenni.
Quelle "autentiche", sincere (e meritate) però sono rarisssime.

E sulle altre, sapendo come funzionano le cose nel giornalismo nostrano, mi permetto di avere delle forti riserve mentali.

"Inoltre, oramai assuefatti ai soliti giudizi positivi sui soliti vini delle solite aziende, dobbiamo beccarci anche paginate di elogi personali al produttore-personaggio, alla di lui moglie e, ovviamente al solito enologo di grido (che conosce quel determinato terroir come io conosco l'ingegneria spaziale). ".

Sigh.

"Non è questo uno scrivere melenso, servile ed assolutamente demodé? E soprattutto, c'è ancora bisogno di creare idoli sulle cose da mangiare e da bere?"

Per quel che mi riguarda, la risposta è no. Non abbiamo bisogno di nuovi idoli.
Ciò di cui si avrà sempre bisogno è l'informazione (e magari anche un modo nuovo di giudicare i vini...), che è (o dovrebbe essere) cosa ben distinta dalla comunicazione aziendale.

Ma io non sono un produttore, nè un ristoratore...




11.10.08

Sequestro in Puglia

Thumbnail image for icrf_un_nuovo_e_pi_efficiente_organigramma1_medium.jpg

In questi giorni c'è chi raccoglie (l'uva) e chi sequestra (prodotti vitivinicoli non meglio identificati).

Comunicato Stampa dell'Ufficio del Portavoce:

"La stagione delle tolleranza zero sta dando i suoi frutti. Elimineremo tutte le mele marce: a tutela dei consumatori, sempre più attenti ai prodotti acquistati, e dei produttori onesti, che devono poter affrontare le sfide del mercato e la crisi economica in corso senza subire la concorrenza sleale dei delinquenti dell'agroalimentare".

Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia ha commentato con queste parole i risultati delle nuove operazioni portate a termine nell'attività di prevenzione e repressione delle frodi alimentari.
In particolare, i Carabinieri del Nucleo Antifrodi di Salerno, insieme all'Ispettorato Centrale per il Controllo della Qualità dei prodotti agroalimentari di Bari, hanno sequestrato a Trinitapoli, in provincia di Foggia, cinque silos della capacità di 6000 hl, contenenti un non meglio specificato prodotto vitivinicolo.

Motivo del sequestro, infatti, sono state proprio "le modalità di detenzione del prodotto in giacenza e la documentazione rinvenuta", che non consentivano di appurare la natura del prodotto, subito sottoposto ad analisi.

Sempre in Puglia, a Minervino Murge, in provincia di Bari, i militari dei NAC e gli ispettori dell'ICQ hanno sequestrato 410 hl di pasta di mosto ottenuta dalla trasformazione di 426 quintali di uva bianca da tavola.
La pasta era illegalmente destinata alla vinificazione.

Nelle due operazioni sono state rilevate ben 650 violazioni amministrative, per un ammontare complessivo di 1 milione di euro.

"Ancora una volta - ha concluso Zaia - dobbiamo ringraziare i militari dei NAC e l'ICQ per il grande lavoro svolto a tutela delle famiglie italiane. A loro un invito a procedere spediti in questa direzione per assicurare che sulle nostre tavole arrivino sempre prodotti genuini e sicuri".
(il grassetto è mio, ndr).




10.10.08

...e il Ministro andò sul web...

Zaia e Marini Question Time09.10.08.jpg

E poi dicono che la classe politica italiana è lontana dalla gente e non sa comunicare.

Dovrebbero prendere tutti esempio dal titolare del Mipaf, Luca Zaia: tra comunicati stampa (nelle mie caselle di posta elettronica ne piove almeno uno al giorno, con punte di 5 in giornate particolarmente intense), fotografie, apparizioni in televisione, articoli e interviste, star dietro al suo attivismo sta diventando un lavoro nel lavoro.

Cosa mancava all'elenco dei media di cui fa abbondante uso dopo la televisione (che lo segue come un'ombra), il suo ufficio del portavoce eil suo ufficio stampa ?

La grande rete, ovviamente.

Poco male: tempo pochi giorni, e anche questa lacuna sarà colmata, come informa il seguente comunicato:

"Da domenica, 12 ottobre, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia è online con il proprio sito internet all'indirizzo www.lucazaia.it.
"Il web rappresenta oggi una grande opportunità per aprire un canale di dialogo costante con i cittadini e per favorire - ha commentato Zaia - la partecipazione, il confronto di idee e la trasparenza nei rapporti fra i cittadini e gli amministratori ad ogni livello istituzionale".

Un portale costruito intorno a due assi portanti: interattività e multimedialità. All'interno del sito, www.lucazaia.it, saranno presenti: i comunicati, gli articoli, i video e i file audio di tutto ciò che riguarda l'attività di Luca Zaia, oltre che una ricca galleria fotografica. E nella homepage del portale sarà possibile discutere e dialogare con il Ministro attraverso lo strumento del blog, la sezione "scrivimi" e la pagina "contatti", utile per inviare una mail direttamente al Ministro Zaia.

"Il nuovo portale è pensato soprattutto per ascoltare e per dare risposte alle domande di chi navigherà tra le pagine del mio sito, per i giovani, che più di ogni altro utilizzano la rete. Risponderò - ha detto ancora - a tutti quelli che mi scriveranno o lasceranno commenti nel blog. Il sito www.lucazaia.it è un modo per parlare con i cittadini e discutere dei temi più importanti della vita del Paese, ma anche di aspetti che riguardano più da vicino la mia attività."

Del resto, dopo Marianne, poteva Luca essere da meno? assolutamente no.

L'augurio è che di questo strumento faccia un uso il più possibile proficuo (e il meno possibile auto-referenziale).

Inoltre, nel deprecabile caso che non sappia come si gestisce un blog, anziché affidarlo a terzi (scatenando le ire dei puristi), può sempre rivolgersi qui.




08.10.08

Fonte 40: Riedel test

Thumbnail image for IMG_0497.JPG
In un bellissimo viaggio in Tirolo magnificamente organizzato da cui sono appena rientrata, ho imparato alcune cose interessanti.

La prima: ci sono mucche,cavalli e mammiferi acquatici così fortunati da poter condividere con gli umani lussuosi hotel a cinque stelle. Gli umani ci stanno benissimo, e gli animali anche.

La seconda: in Austria si mangia e si beve divinamente. Soprattutto se si è ospiti a cena in casa di Georg Riedel.

La terza: non solo herr Riedel è un magnifico padrone di casa, cordiale e informale: ha anche degli ottimi e condivisibili gusti in materia di vino. Infatti ama bere i vini migliori del mondo (lascio al lettore il piacere di indovinare quali...sì, proprio quello. E anche quell'altro e quell'altro ancora).
Per questo fa i calici più belli, eleganti e funzionali che conosca.

La quarta: come ottimamente spiegato qui, il bello di una degustazione non sta nel vino.

Sta nel bicchiere.

Per provarlo, giunta a casa ho messo in campo un po' di calici di differenti forme, (molto simili ad alcune di Riedel) e un vino-cavia: il Fonte 40 2007, Igt Maremma Toscana Bianco dell'amico Gianpaolo Paglia.

Degustato dal primo bicchiere (il calicetto Iso, per capirci), è risultato vibrante e fresco nelle note più "verdi", agrumate... un po' aggressivo.

Nel secondo bicchiere (una specie di tulipano) mi è apparso floreale al naso, ma un po' troppo squilibrato sul versante acido.

Nel terzo (in realtà, il bicchiere ufficiale del ...Soave) ha espresso sentori più aggraziati e burrosi al naso, da frutta esotica, e anche in bocca è apparso più morbido.

Nel quarto, molto simile al calice 4100/00 della linea Sommelliers Black Tie della Riedel, sia i profumi che il sapore sono diventati più complessi e armonici: frutta e fiori ben fusi, bella persistenza, una struttura adeguata.

Morale: il Fonte 40 va servito nei calici Riedel modello Bordeaux Grand Cru.

A questo punto, è facile giungere ad una conclusione che va dritta contro il mio interesse e quello dei wine critics in genere: la prossima volta che saremo insoddisfatti di un vino, prima di rampognare il produttore proviamo a cambiare bicchiere...




05.10.08

Vino d'eccellenza

IMG_0158_2.JPG

Ah, le guide (dei vini)!

Sono come il tempo: se non cambiasse così spesso la maggior parte della gente non saprebbe come iniziare una conversazione.

Lo stesso dicasi per le guide (dei vini): se non esistessero bisognerebbe inventarle.

Così invece danno a noi dell'info-com enoica (è un mio neologismo: sta per informazione-comunicazione) virtuale (e non) un po' di materia di riflessione/discussione (persino quando si sceglie di non far nulla).

Almeno per qualche settimana. Giusto il tempo di arrivare alle prossime fiere/manifestazioni.

Ciò premesso, un veloce riassunto della situazione ci dice che c'è qualche novità tribicchierata nel Soave (mentre non sembra ce ne siano in Valpolicella: i 3B sono i soliti noti, insomma. Ah, sì: voci di corridoio non confermate dicono che tra i premiati quest'anno non c'è nessun Recioto della Valpolicella. Proprio quello che ci vuole per incentivare i produttori a impegnarsi di più in questa tipologia...perciò mi auguro caldamente che ciò non sia vero), e nessuna new entry nemmeno tra le bottiglie d'eccellenza della Guida de l'Espresso...

No, mi correggo: una novità c'è, e mi fa piacere segnalarla, dato che, in un certo senso, chi scrive (insieme ad altri) l'ha tenuta a battesimo.

Si tratta del Passito bianco IGT "Corte Durlo" dell'azienda Ca' Rugate.

Il mitico Vin Santo di Brognoligo.

Capisco che al resto d'Italia non faccia nessun effetto, ma a chi ha un minimo di esperienza/conoscenza di questo vino, la notizia di un riconoscimento ufficiale fa davvero piacere.

Perchè fino a ieri il Vin Santo di Brognoligo era un vino che non esisteva (per la legge e il mercato).

E quindi è come se il fantasma di qualcosa tornasse ad essere, appunto, cosa.

"Sono stra-felice, perchè adesso anche il piccolo paese di Brognoligo ha quella visibilità enologica che meritava" è stato il primo commento che ho avuto da Michele Tessari a questo proposito.

Questo al Vin Santo di Brognoligo, minuscola frazione del comune di Monteforte d'Alpone, il paese più vitato d'Europa, è dunque un premio al territorio.

O, almeno, così lo interpreta il suo produttore.

Quando un produttore ha coscienza che il territorio viene prima dell'azienda, i suoi vini sono d'accordo con lui.

E lo ripagano.





02.10.08

Winery blog (e dintorni)

Se avete letto questo, ora potete leggere questo.




01.10.08

Vino e guida sicura: la soluzione c'è

etilometro-sor.jpg

...ma sembra che non riescano (o non vogliano) dircela.

Prendo spunto - e ne rilancio l'appello - da un ottimo articolo della rivista "L'Arcante" (n.5. settembre 2008), il periodico dell'AIS Lombardia.

Autori del pezzo, intitolato proprio "Vino e guida sicura" sono il dott.Doriano Biagi e Luigi Bortolotti.
Il servizio, completo, rigoroso e chiaro, oltre a porsi gli interrogativi che tutti noi professionisti e appassionati del vino ci poniamo da quando - una bruttissima mattina - ci siamo svegliati e abbiamo scoperto improvvisamente di essere un popolo di irresponsabili alcolizzati, lancia anche una domanda che è una provocazione:

come faccio a capire che sono fuori regola - anche di poco - se non possiedo strumenti per saperlo?

"Sono due mesi che con amici farmacisti cerco di acquistare un alcoltest preciso e sicuro appunto per essere in grado di rispettare la legge - scrivono Biagi e Bortolotti - Le prove fatte sono sistematicamente contraddittorie: uno smentisce l'altro.
Lo 0,40 può rischiare di diventare lo 0.70 con la misurazione della Polizia Stradale.

La domanda che mi pongo e che pongo allora è:
ma non è compito anche degli enti pubblici preposti fare in modo che vengano messi sul mercato dei misuratori sicuri, precisi e soprattutto omologati?".

Già.

Lo Stato Italiano riesce a omologare di tutto: dai seggiolini per bambini da mettere sulle biciclette a quelli da tenere in auto, dalle cinture di sicurezza alla casacca gialla (o arancione) fluorescente.

D'accordo, un etilometro è un aggeggio un tantino più complicato. Dev'essere altamente personalizzabile, sensibile, preciso.

Ma, si domandano sempre gli autori del pezzo, "è possibile pubblicare una legge e poi non mettere seriamente in grado i cittadini di rispettarla?
Io voglio bere la giusta e modica quantità di vino e poi mettermi alla guida solo dopo aver verificato con sicurezza che il tasso alcolemico è sotto la fatidica soglia dello 0,50.

Perchè in pratica non posso farlo?.

Non possono chiederci di cambiar mestiere o di rinunciare ad una serata di degustazione tra amici solo perchè gli attuali etilometri sono imprecisi e inaffidabili.

Personalmente, non credo che tabelle e azioni repressive - le prime inutili, le seconde doverose ma insufficienti - risolveranno il problema degli ubriachi/drogati al volante, perchè questo è un problema culturale, sociale, a volte persino medico (chi trasgredisce a certi livelli ha decisamente qualche problema di tipo psicologico/psichiatrico. Di cui, spesso, non ha consapevolezza).

Concordo dunque con la conclusione dell'articolo:
"Quando gli alcol test saranno omologati saremo tutti finalmente più tranquilli!" .