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30.11.08

Le bollicine dell'Abate (Nero)

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"Bollicine su Trento" è una delle manifestazioni enoiche monotematiche più belle e interessanti dell'inverno italiano.

Sarà per l'argomento - gli spumanti Trentodoc -, sarà per la location - il bellissimo e centralissimo Palazzo Roccabruna - sarà anche per l'organizzazione impeccabile (curata da Provincia di Trento, Camera di Commercio e Trentino Spa) che garantisce sempre un programma fitto di momenti golosi (culturalmente ed enogastronomicamente parlando), questo appuntamento è diventato un must per gli appassionati del genere sparkling.

Quest'anno le etichette in degustazione dal 27 novembre al 14 dicembre sono 43, da 27 produttori e tra questi ce n'è uno che vale la pena di conoscere e seguire.

A dispetto della posizione non proprio bellissima della sua cantina - a Gardolo, poco fuori Trento - , e perfino del fatto che non possieda vigneti, ma si avvalga della collaborazione di fornitori-amici di consolidata esperienza, questo produttore è uno specialista di spumanti di classe e lunga gittata temporale.

Vini che fanno onore a quell' Abate Nero cui il nome dell'azienda intende rendere omaggio - e al quale un po' s'ispira.

Luciano Lunelli è l'enologo che dagli inizi degli anni '70 - la prima uscita del suo spumante risale al 1975 -, forte di una lunga e proficua esperienza presso uno dei colossi vitinivicoli della zona, decise di fare qualcosa anche per se', per assecondare la sua passione.
E con la collaborazione di alcuni viticoltori amici, iniziò a elaborare secondo il metodo classico mosti di chardonnay, pinot bianco e pinot nero.

La sua perciò è una bella storia di amicizia; tra persone, terre, uve.

Una storia che Luciano racconta con semplicità e entusiasmo, e che si ritrova nei suoi vini, anno dopo anno, con bella costanza qualitativa.

Quando siamo andati a trovarlo, eravamo reduci dalla giornata inaugurale di "Bollicine su Trento" e soprattutto da un pranzo intrigante al ristorante "Chiesa" di Trento: le bollicine che ci ha fatto assaggiare sono state il degno coronamento di una giornata di lavoro tra le più soddisfacenti delle ultime settimane.

Nota: non essendo un robot, ritengo i punteggi che vengono dati ai vini (sì, anche e soprattutto quelli delle guide) assolutamente opinabili e soggettivi.
Quelli che seguono perciò sono da considerarsi semplici indici di gradimento personale, e non voti sulla qualità.

Abate Nero Spumante Extra Brut: da sole uve chardonnay, è severo, agrumato, con ricordi al naso e al gusto di erbe selvatiche aromatiche. Per chi non ama gli spumanti leziosi. IGP: @@@@

Abate Nero Brut: uve come il precedente. E come il precedente è fresco, balsamico, agrumato, ma meno cremoso e avvolgente. Forse perchè...è ancora giovane. IGP: @@@

Abate Nero Extra Dry: da chardonnay in purezza, un altro spumante dal taglio "trentino": asciutto, elegante, severo. IGP: @@@

Cuvee dell'Abate Riserva 1996: dal trittico chardonnay, pinot nero e pinot bianco. Un grande spumante, dai profumi evoluti e minerali, di bella finezza, che in bocca si ripropone con sentori di agrumi, mandorle, torte da forno, e una chiusura netta, pulita, precisa come un'arma da taglio. IGP: @@@@




26.11.08

Sedici Novantatre, storia di vino e amicizia

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E' con grande piacere che questo piccolo salotto da' il benvenuto e la parola ad un amico: Piero Valdiserra.

Giornalista, scrittore, marketing man, sommelier e Diosolosacos'altro, ma soprattutto penna transfuga di capitAlvino.

Il racconto che segue è suo.

"Sera d'inverno.
Interno di una casa di legno e vetro in riva al mare, non lontano da Capo Passero, in Sicilia.
Cinque amici, riuniti attorno a un tavolo, guardano le alte onde sollevate dallo scirocco e assaporano lentamente un Nero d'Avola.
Nel quieto alternarsi delle chiacchiere, cominciano a vagheggiare un vino capace di esprimere la natura e la cultura di quell'angolo di Trinacria.

Un vino che si faccia interprete e ambasciatore di un'emozione: quella che sempre prende chi attraversa quelle terre con occhio capace di guardare, con cuore capace di sentire. Un vino che racconti la complessa bellezza di quello spicchio di mondo.

I cinque amici fanno mestieri diversi, tutti distanti da quello di vignaiolo. Eppure, il seme del desiderio è gettato.

E così Lorenza Battigello (occupata in una multinazionale cosmetica), Giorgio De Flaviis (imprenditore assicurativo), Teresa La Rosa (architetto), Lucia Rappazzo (giornalista) e Salvatore Tringali (architetto) non sono affatto stupiti di ritrovarsi, un bel giorno, davanti a un appezzamento di terra, sulle colline prospicienti il mare, ad ammirare con un accenno di commozione la loro vigna.

L'Azienda Agricola "Vigne in Val di Noto" è nata così.

Da una passione comune, da una scommessa intima, dalla consapevolezza dell'unicità di quei luoghi e dal desiderio di raccontarne l'incanto.

Si tratta di una realtà di dimensioni ridotte, a misura d'uomo, con una produzione limitata e d'eccellenza. I terreni si trovano tra Noto e Capo Passero, su colline ondulate in vista del mare. La sede è nel cuore della Sicilia barocca, a metà strada tra Noto e Modica, un territorio che l'Unesco ha definito patrimonio dell'umanità.

La passione dei proprietari unisce tradizione e innovazione: al servizio dell'antico sapere vengono messi gli strumenti più all'avanguardia della tecnologia.

L'Azienda produce un solo vino, dal nome di grande suggestione: Sedici Novantatre.
È stato battezzato così perché fu nel 1693 che il Val di Noto - della cui ricchezza e complessità il vino vuole essere ambasciatore - venne ricostruito dalle fondamenta, dopo l'immane terremoto che lo aveva raso al suolo e che aveva causato la morte di 60.000 persone.

Da quel lontano cataclisma naturale, la zona assunse poi quella connotazione mirabilmente barocca che ancora oggi la caratterizza e che l'ha resa e la rende famosa in tutto il mondo.

Sedici Novantatre è un potente (15% vol.) uvaggio di Nero d'Avola e Syrah.
La sua zona di produzione è l'area D.O.C. Eloro nei comuni di Ispica (RG) e Noto (SR).

Il terreno dei vigneti è di medio impasto, costituito da uno spesso strato calcareo in matrice calcareo - argillosa; il sistema di allevamento è la controspalliera a cordone speronato per il Syrah, l'alberello siciliano per il Nero d'Avola.

La densità di impianto è di 4.500 ceppi per ettaro, e la produzione per ceppo è di 1,3 kg.

La vendemmia, interamente manuale, viene effettuata nella terza decade di agosto per le uve Syrah, e nella seconda decade di settembre per le uve Nero d'Avola. Le due varietà vengono vinificate separatamente, in rosso e a temperatura controllata, con rimontaggi e follature giornaliere.

L'affinamento viene condotto in acciaio per 6 mesi, e in bottiglia per altri 12 mesi.
Di colore rosso rubino cupo, impenetrabile, con leggeri toni violacei, Sedici Novantatre ha profumo delicato, elegante e complesso. Spiccano sentori di gelsi neri, di liquirizia e di frutti a bacca rossa.
Al gusto è morbido e ampio, con acidità equilibrata. Il prezzo al pubblico è di 30 euro a bottiglia".

Piero Valdiserra

ps: certi scritti redazionali sono come alcuni spot televisivi: così ben fatti, che quasi quasi ti scoccia che il film riprenda e li interrompa...




24.11.08

Bertani, o del sempiterno presente

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Un evento aziendale.

Cav.G.B.Bertani apre per un'intera giornata le porte dell'azienda storica di Grezzana a clienti, amici, fornitori, agenti, visitatori, curiosi, veronesi per introdurli in quello che è lo spirito dell'azienda.

Un saper fare che viene dal passato e senza tanto chiasso e tante scosse si perpetua nel presente.

Come si conosce un'azienda?
Io comincio dai vigneti.

In questo caso però, abbiamo cominciato la' dove tutto è nato: a Grezzana, appunto, in una cantina rinnovata da poco che si sforza di trasferire la sua weltanshauung enoica attraverso un percorso sensoriale fatto di gallerie di botti antiche, foto altrettanto datate, sapori, aromi, piatti, accostamenti, degustazioni guidate.

Il che, intendiamoci, va benissimo: è didattico e istruttivo.

Ma è solo colore locale.

L'essenza è ben altra, e purtroppo non tutti possono coglierla - l'assaggio del vino, mi spiace ribadirlo, in alcuni casi è un'esperienza elitaria.

Se ci fossimo limitati a seguire il percorso, assaggiando i vini presentati nei diversi punti della cantina e gli (splendidi) abbinamenti gastronomici proposti da chef più o meno stellati - da Giancarlo Perbellini a Bruno Barbieri, da Simone Lugoboni a Stefano Ganzerla - ci saremmo fermati alla superficie.

E' con la degustazione che si è potuto sfogliare le pieghe del tempo e fare esperienza della filosofia del vino secondo Bertani.

Cinque i vini proposti, due bianchi e tre rossi. E quelle che seguono sono le note di degustazione scritte con il bicchiere in mano.

Le Lave 2006, Garganega Chardonnay Veneto Igt: colore paglierino dorato chiaro e brillante, esprime un bouquet di profumi ancora dolci di vaniglia, burro, cipria, che si ripresentano in bocca seguiti da una nota di pasta di mandorle. Chiusura secca e pulita. Gradimento: @@@

Le Lave 1997 Garganega Chardonnay Veneto Igt; colore paglierino dorato più intenso, profumi d'Alsazia: idrocarburi ed erbe aromatiche (salvia), freschezza agrumata (pompelmo) che in bocca si accompagnano a sorprendenti note di crosta di pane biscottata. Gradimento: @@@@

Amarone della Valpolicella Classico 2000: colore rubino scuro denso, sfumato di rosso, profumi di piccoli frutti macerati nell'alcol e fiori secchi. Anche in bocca è molto alcolico, sfumato di cacao, un po' pungente, con tannini ancora giovani. Fatto per invecchiare. Ne riparliamo tra dieci anni. Gradimento: @@@

Amarone della Valpolicella Classico 1980: ci sono molti vini Amarone che piacciono, alcuni che emozionano, pochi che sorprendono.

Nessuno che commuove.

Tranne questo.

Colore rubino molto scuro, con sfumature che tendono al granato, un profumo bellissimo di fichi secchi, noci, ciliegia macerata.
Golosissimo. Affascinante. Regale.
Il re dei vini rossi veronesi in tutta la sua inarrivabile nobiltà.
In bocca è una staffilata: severo raffinatissimo e equilibratissimo nell'alcol e nell'acidità, con ricordi di tabacco e cuoio caldo.

Lontano anni luce dagli Amarone oggi in commercio: eccessivi, morbidoni, piacioni, pronti all'uso, goffi.

Se non avete mai assaggiato un Amarone della Valpolicella Classico, cominciate da questo (dopodichè, siete rovinati: perchè questo è un benchmark. Irripetibile e inimitabile).

Al wine shop di Bertani lo vendono a 79 euro. Praticamente un regalo. Da fare, ma soprattutto da farsi.
Gradimento: @@@@@.

Amarone della Valpolicella Classico 1964: indietro, ancora più indietro. Il colore si alleggerisce, è un rubino scuro non denso con sfumature che tendono al mattone, profumi evoluti di noce, fichi secchi, polvere di cacao e caffè. Rotondo all'olfatto e in bocca, richiede tempo per aprirsi: una finestra sullo stile degli Amarone anni '60. Gradimento: @@@@

Gli altri assaggi della giornata (ultima annata in commercio):
Le Nogare Bardolino Doc : @@
Due Uve Rosè Veneto Igt : @@
Due Uve Rosso Veneto Igt : @@

Una nota a parte merita il Recioto della Valpolicella Classico 2006: magnifico esemplare della sua tipologia, succoso (e non stucchevole) come un vino di ciliegie.
A 14 euro per la bottiglia da 500 cl, vale @@@@ solo per il rapporto qualità/prezzo.

Secco Bertani Valpolicella Valpantena 2006: bello da vedere, da assaggiare, da abbinare, da godere (gradimento: @@@@).
Un grande classico che regge il tempo e le ingiurie delle mode.

Come l'Amarone 1980, un sempiterno presente.




Stella del Garda, il Lugana che sfida il tempo

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Stella del Garda, anno quarto per chi scrive.

Ancora una volta ci siamo ritrovati per decidere - meglio: per scommettere - su quale Lugana reggerà meglio lo scorrere del tempo.

A ranghi (abbastanza) ridotti, questa volta: complice la concomitante presenza dei bordolesi più nobili, quest'anno i veterani della degustazione erano solo due: l'amico direttore di Italia a Tavola Alberto Lupini, e io.

Per i distratti e i neofiti, dirò che la "Stella del Garda - Le età del Lugana" è un premio volto a individuare quale tra i campioni di Lugana presentati (quest'anno toccava a quelli delle vendemmie 2006 e precedenti) riuscirà a "reggere" per tre anni consecutivi, conquistando appunto la Stella del Garda.

Ovviamente, chi promuove o boccia i campioni (anonimi) sono un gruppo di giornalisti del settore, il che mette a seria prova (innanzitutto) la memoria olfattivo-gustativa degli stessi.

Perchè i campioni che "passano" il primo anno di degustazione verranno ripresentati l'anno prossimo e, se "promossi", quello dopo ancora.

Che dire degli assaggi di quest'anno? Che (forse) siamo stati molto, troppo buoni, e abbiamo promosso al secondo anno di concorso più della metà della quarantina scarsa di vini presentati.

Oppure che la media dei campioni si è decisamente alzata, e non c'erano motivi oggettivi per dubitare che i vini non supereranno indenni (almeno) un altro anno.

Ancora una volta, però, i vini che si sono comportati meglio sono stati quelli affinati in acciaio, e non in legno (piccolo).

E del resto, anche la Stella del Garda 2008 è andata ad un Lugana "di puro acciaio": il Lugana Doc Superiore "Vigna Campo Serà 2004" dell'azienda F.lli Fraccaroli.

Cosa si può desumere da questo? Probabilmente, che la turbiana è un'uva sufficientemente di carattere da non aver bisogno dell'intervento del legno per sfidare il tempo.

Le sue doti di freschezza agrumata, a volte con sentori di erbe aromatiche e di una mineralità che in qualche raro, fortunatissimo caso, può ricordare certi bianchi alsaziani, emergono nel tempo e da una conduzione agronomico-enologica molto attenta e capace.

Di sicuro, non sono figlie del caso: occorre esperienza per fare un grande Lugana.

Comunque, in questi anni la denominazione è cresciuta molto da un punto di vista qualitativo, nuove aziende sono sorte: trattandosi di una Doc, tutto sommato, piccolina, (quasi 800 ettari di vigneto coltivati a turbiana, incastrati fra le province di Verona e Brescia), l'auspicio è che non si montino la testa, e alla quantità continuino a preferire la qualità.

Dei vini, ma anche - oserei dire: soprattutto - dei consumatori e dei canali distributivi.

Per la cronaca, ecco i Lugana che hanno superato l'esame del primo anno:

F.lli Fraccaroli: Vigna Campo Serà 2006, Lugana Doc Superiore (affinato in acciaio); I Fraccaroli 2006, Lugana Doc Superiore (affinato in legno)

Tenuta Roveglia: Filo di Arianna 2005, Lugana Doc Superiore (affinato in legno)

Zenegaglia: Zenegaglia 2006, Lugana Doc (affinato in acciaio)

Feliciana: Feliciana 2006, Lugana Doc (affinato in acciaio)

Ottella: Le Creete 2005, Lugana Doc (affinato in acciaio)

Zenato Santa Cristina:Vigneto Massoni 2005, Lugana Doc (affinato in acciaio)

Civielle: Cios 2003, Lugana Doc Supeiore (affinato in legno)

Le Morette: Benedictus 2006, Lugana Doc (affinato in legno)

Cantine Avanzi:Sirmione 2006, Lugana Doc Superiore (affinato in legno)

Marangona: Marangona 2006, Lugana Doc Superiore (affinato in Legno)

Olivini: Demesse Vecchie 2005, Lugana Doc Superiore (affinato in legno)

E questi sono i Lugana che l'anno prossimo si batteranno per avere la Stella del Garda:

Tenuta Roveglia: Tenuta Roveglia 2005, Lugana Doc (affinato in acciaio); Vigne di Catullo 2004, Lugana Doc Superiore (affinato in acciaio)

Provenza: Tenuta Maiolo 2005, Lugana Doc (affinato in acciaio); Molin 2005, Lugana Doc Superiore (affinato in acciaio)

Monte Cicogna: Il Torriore 2003, Lugana Doc (affinato in acciaio)

Selva Capuzza:Podere Selva Capuzza 2005, Lugana Doc Superore (aff. in legno)

Ottella: Molceo 2005, Lugana Doc Superiore (affinato in legno)

ps: fuori concorso, ci hanno fatto assaggiare altri due Lugana, il Molceo 2000 di Ottella, affinato in legno, e Il Rintocco 1996 dell'azienda Marangona, affinato in acciaio. Quest'ultimo si è rivelato in assoluto il migliore della giornata! ma in commercio è finito da un pezzo, sob. Fortunato chi ne ha fatto scorta a suo tempo...




20.11.08

Bere Spumante "Sparkle" 2009: le Cinque Sfere

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Pensavate per quest'anno di esservela ormai cavata dalle guide, eh?

Errore!

Ne manca ancora qualcuna, tra le più autorevoli e serie.
Questa è la prima: Bere Spumante 2009.
Che da quest'anno si rinnova.

Dal comunicato:

"Dicembre è tempo di Natale, brindisi, bollicine... e da sette anni anche di Bere Spumante, la guida edita da Cucina&Vini che sin dalla sua prima edizione ha cercato di delineare un quadro via via sempre più articolato della produzione nazionale degli spumanti secchi.

Sempre numeroso il gruppo delle etichette meritevoli delle cinque sfere - simbolo dell'eccellenza in guida - : in questa settima edizione ne sono state assegnate 19 seguendo una tendenza ormai conosciuta che vede la Lombardia in vetta con ben 11 etichette premiate e precisamente 9 franciacortine e 2 dell'Oltrepò Pavese, subito dopo vengono Veneto e Trentino con 3 e Piemonte e Puglia con un riconoscimento ciascuna.
Interessante è anche il dato relativo all'incremento dei vini che vede un aumento pari al 20% rispetto alla precedente edizione, per un totale di 645 etichette recensite, ben 110 in più del 2008.

" Come sempre accade da quando abbiamo pensato e concepito Bere spumante, anche quest'anno registriamo un sensibile incremento della produzione spumantistica nazionale tanto in quantità che in qualità - spiega Francesco D'Agostino, curatore della guida - un dato importante che unito alla molteplice varietà dei vini spumanti secchi italiani rende necessario un processo di internazionalizzazione del consumo delle nostre bollicine, così come è già accaduto per il vino rosso e sta ancora avvenendo per quello bianco. "

Ecco perché questa edizione 2009 di Bere spumante si veste d'inglese accompagnando il suo titolo storico con "Sparkle" e introducendo nel suo interno degl'interventi editoriali in inglese finalizzati alla presentazione dei territori dello spumante al lettore straniero.

Altra importante novità introdotta in questa edizione della guida è la selezione di alcune tra le migliori enoteche italiane con particolare attenzione verso quelle dislocate in distretti ad alta valenza turistica.
Un'introduzione volta a favorire un acquisto e un consumo più consapevoli dei migliori vini spumanti secchi italiani, indirizzata in particolare al lettore straniero dandogli la possibilità di recarsi nei luoghi giusti per la degustazione e per l'acquisto affidandosi nelle mani di un esperto.

Anche quest'anno il panel di degustatori - composto da Francesco D'Agostino curatore della guida, Alessandro Brizi e Roberto Infante vice curatori, Lidia Agosto, Fabio De Raffaele, Nadia Gelfusa, Alfonso Isinelli, Antonio Marcianò, Luciano Nebbia, Antonio Pellegrino, Enrico Pozza e Susanna Varano - non ha dimenticato le emozioni, nominando il Franciacorta Gran Cuvée Pas Operé 2002 di Bellavista Vino dell'emozione 2009".

Com'è stile delle guide di Cucina&Vini, ogni etichetta è rappresentata da una scheda nella quale vengono riportate tutte le maggiori caratteristiche dello spumante come l'uvaggio, il metodo di vinificazione e le caratteristiche organolettiche.
I vini che si distinguono per un rapporto prezzo/prestazione in guida particolarmente conveniente sono evidenziati dal simbolo del salvadanaio.

Non manca l'abbinamento con il cibo, con l'indicazione di piatti specifici e non di categorie.
La guida sarà disponibile in libreria dal prossimo dicembre al costo di € 20,00.

Se si pensa alla quantità incredibile di etichette di bollicine che affollano gli scaffali di enoteche, supermercati, wine bar, ristoranti eccetera, il numero degli spumanti d'eccellenza segnalati dalla squadra di Francesco, Alessandro e Roberto è assolutamente esigua.

Segno che il todos caballeros non abita in via di Tor Cervara.

In ogni caso, ecco (con i complimenti di VinoPigro) gli eccellenti per il 2009, le famose Cinque Sfere:

· Gavi Soldati La Scolca D'Antan Brut 1996 - La Scolca
· Franciacorta Gran Cuvée Pas Operé 2002 - Bellavista
· Franciacorta Gran Cuvée Rosé Brut 2004 - Bellavista
· Franciacorta Brut 2004 - Ca' del Bosco
· Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi Brut 2001 - Ca' del Bosco
· Franciacorta Extra Brut 2001 - Ferghettina
· Franciacorta Aligi Sassu Pas Dosé 2004 - Majolini
· Franciacorta Comarì del Salem Extra Brut 2003 - Uberti
· Franciacorta Magnificentia Satèn - Uberti
· Franciacorta Satèn 2004 - Villa
· Oltrepò Pavese Classese Brut 2004 - Travaglino
· Oltrepò Pavese Pinot Nero Écru Nature 2003 - Anteo
· Trento Giulio Ferrari Riserva del Fondatore Brut 1999 - Ferrari
· Trento Riserva Brut 2003 - Letrari
· Trento Riserva Methius Brut 2002 - Metius
· Valdobbiadene Prosecco Superiore di Cartizze Dry - Orsola Andreola
· Valdobbiadene Superiore di Cartizze Dry 2007 - Bortolomiol
· Valdobbiadene Prosecco Superiore di Cartizze Dry 2007 - Col Vetoraz
· Riserva Nobile Brut 2004 - D'Araprì





...e Santa Margherita ringraziò i blog

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"Letti in un sorso" è un simpatico concorso letterario ideato da Santa Margherita e la casa editrice Feltrinelli che ha per tema il vino e che premia i vincitori inserendo i loro racconti sulle retroetichette dei loro vini più celebri: Pinot Grigio, Müller Thurgau, Chardonnay Trentino.

La cerimonia di premiazione si è svolta di recente nella fastosa cornice di Villa Necchi, in centro a Milano, in un tripudio di bei nomi del giornalismo nazionale (da Gad Lerner a Enzo Vizzari) e della buona borghesia locale.

Al di la' dei discorsi di circostanza e della godibile lettura dei racconti vincitori, il fatto più saliente della serata non è stato il numero dei racconti partecipanti a questa terza edizione del concorso (ben 1500), nè che il più giovane degli autori avesse solo 11 anni o il più anziano un'ottantina, e nemmeno che la recente vincitrice del Premio Campiello 2008, Benedetta Cibrario, abbia confessato la fatica, l'impegno, lo sforzo per uno scrittore di "contenere" un racconto in appena 4000 battute (cosa che forse spiega perchè siano ancora così pochi gli scrittori che aprono un blog: un concetto che un blogger condensa in 10 righe a loro richiede lo spazio di una cantica della Divina Commedia).

No: il fatto più evidente della new age della comunicazione del vino è che alla serata fossero stati invitati alcuni wine blogger e soprattutto che Ettore Nicoletto, amministratore delegato di Santa Margherita, abbia ringraziato i blogger per il supporto dato al concorso. Insieme alle librerie Feltrinelli, partner dell'iniziativa, è stata infatti la rete e la blogosphera in generale a riprendere e rilanciare il concorso: più dell'80 per cento dei partecipanti infatti proveniva dal web.

Santa Margherita è una delle più importanti realtà vinicole italiane, leader in alcuni mercati-chiave: se un colosso par suo comincia ad avvertire l'influenza che la rete può esercitare sul mondo del vino (e di chi lo consuma), qualcosa vorrà pur dire.

Vorrà pur dire qualcosa il fatto che hanno appena rinnovato il loro sito web, rinunciando a quella specie di gardaland di effetti-curiosità-notizie che era prima, a favore di una comunicazione stilisticamente più sobria, ma soprattutto più efficace e interessante sul piano dei contenuti.

Ettore Nicoletto è un manager capace e molto sveglio, attento al mondo e sensibile alle nuove tendenze.

Ed è giovane (come, del resto, il suo direttore marketing, Lorenzo Biscontin. E il loro neo brand ambassador, Alberto Ugolini).

Vuoi vedere che anche questo significa qualcosa?

p.s.: il dinner party che ha fatto seguito alla premiazione era curato da Luciano Tona, direttore didattico di Alma. Dei numerosi finger food serviti, ricordo in particolare una straordinaria crema di carciofi (con un delicatissimo bocconcino di pesce) screziata di liquirizia. Ottima con il Pinot Grigio della casa.




15.11.08

Bollicine su Trento

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Torna anche quest'anno un magnifico appuntamento: quello con le bollicine del Trentino.

"Bollicine su Trento", la grande rassegna dello spumante nostrano organizzata dalla Provincia Autonoma di Trento, dalla Camera di Commercio I.A.A. e da Trentino S.p.a., si terrà dal 27 novembre al 14 dicembre nelle sale dell'Enoteca provinciale del Trentino con incontri enogastronomici, degustazioni ed approfondimenti all'insegna dell'eleganza del TRENTODOC.

Con oltre il 35% della produzione nazionale, il Trentino è un punto di riferimento importante nel campo della spumantistica classica: Chardonnay e Pinot (bianco o nero), accuratamente vinificati e seguiti da una prolungata maturazione sui lieviti (nel caso delle riserve più blasonate può arrivare anche ai dieci anni), fanno di ciascuna delle oltre 8 milioni di bottiglie prodotte ogni anno un'esperienza unica.

"Bollicine su Trento" vuole essere la celebrazione di un insieme di valori che fanno del TRENTODOC un elegante ambasciatore della trentinità.

Degustazioni esclusive, laboratori enogastronomici, abbinamenti con i piatti della cucina italiana saranno i momenti salienti della manifestazione, rivolta a tutti coloro che vogliono conoscere ed apprezzare questo capolavoro della vitivinicoltura locale.

La novità dell'edizione 2008 vedrà alcuni chef "stellati" della guida Michelin cimentarsi in preparazioni culinarie accompagnate dagli spumanti locali, che dimostreranno la versatilità enorme di questo metodo classico.

Oltre alla collezione del TRENTODOC, rappresentata da tutti i produttori, il Palazzo sarà al centro di un altro grande evento: la mostra "I prodotti della terra. Artisti trentini tra Ottocento e Novecento", una raccolta di oltre cinquanta opere di alcuni fra i più noti artisti trentini, oggi scomparsi, come Fortunato Depero, Gino Pancheri, Cesarina Seppi, Attilio Lasta e tanti altri che hanno dato voce nelle loro tele alla civiltà agreste locale con accenti di grande intensità e profondo lirismo.

Info sul programma della manifestazione sono sul sito.




14.11.08

Dissequestro vino

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Operazione "Vendemmia Sicura": ordinato il dissequestro del vino.

L'Ispettorato Controllo Qualità (ICQ) e il Corpo Forestale dello Stato daranno esecuzione nei prossimi giorni ad una disposizione della Procura della Repubblica di Taranto che prevede la restituzione di una partita di 8.600 hl di vino sofisticati per aggiunta di zuccheri estranei, nonché documenti, registri e prodotti per uso enologico illecitamente detenuti, sequestrati in data 31 gennaio 2008 nell'ambito dell'operazione "Vendemmia sicura".

La disposizione prende origine da una sentenza della Corte Suprema di Cassazione, che annulla senza rinvio un'Ordinanza del Tribunale di Taranto e il decreto di convalida del sequestro probatorio effettuato, ed ordina la restituzione di quanto sequestrato.

L'ICQ e il Cfs - ha spiegato il Ministero - procederanno al dissequestro, così come ordinato dalla magistratura.




11.11.08

Merano IWF 2008, spiccioli di emozioni

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Mi è piaciuto.

Erano anni che non uscivo dal Kurhaus con una sensazione di appagata soddisfazione.
E' successo per questa 17.a edizione del Salone meranese, fattasi per la prima volta "una e trina".

Il suo presidente Helmuth Köcher l'aveva detto e ripetuto, nelle numerose presentazioni portate in giro per l'Italia: quest'anno ci sarebbero state novità interessanti.

Prescindendo da quelle gastronomiche - che di veramente nuovo, a mio avviso, hanno poco: ormai sembra diventato impossibile organizzare una qualsivoglia kermesse vinicola senza un cuoco, un gourmet, un cooking live o un talk show sull'argomento - , la dislocazione in più punti delle aziende partecipanti al Merano IWF - come lo Steigenberger Hotel Therme Merano e Castel Kallmünz - ha permesso di uscire materialmente e psicologicamente dalla sempre chiassosa e caotica (ma anche per questo eccitante) babele del Kurhaus, sebbene quest'anno (complice la crisi economica & l'aumento consistente del prezzo d'ingresso) i numeri parlano di un calo del 14 per cento delle presenze dei visitatori.

Per la prima volta ho potuto dedicare al Salone ben due giorni, ma nonostante questo non sono riuscita a esaminare con calma tutto quello che avrei voluto.

Per esempio, con mio sommo disappunto ho mancato all'appuntamento con i bio & dinamici dell'omonima rassegna ospitata presso Castel Kallmünz; vorrà dire che mi ci dedicherò l'anno prossimo, come prima cosa.

In compenso ho potuto godermi in un'atmosfera di grande comfort e tranquillità i prodotti delle aziende di Champagne e Borgogna presentate da La Flute: una garanzia in fatto di vini di nicchia per qualità e quantità.

Tutte splendide bottiglie, con o senza le bollicine che fossero: dallo Champagne Gatinois Grand Cru Rèserve Brut al Puligny Montrachet Le Trézin del Domanie d'Arhuy, per citare (a caso) solo due dei molti vini degustati.

Gli altri assaggi hanno riguardato poi un paio di conferme (Brunello di Montalcino, quello vero), altri straordinari francesi, una new entry che è già una certezza, e una sorprendente scoperta veneta (che qualcuno, peraltro, aveva già scoperto. E premiato).

Chiusura in bellezza con una cinquina portoghese firmata Quinta do Portal: aperta da un Porto bianco (l'aperitivo nazionale per eccellenza) e conclusa con un Tawny di 30 anni, mentre uscivamo dal palazzo ci veniva incontro una Merano già festosa nell'abbigliaggio dei negozi e addobbata di luminarie natalizie pronte ad accendersi... cosa chiedere di più?

Ah, già: le p.r.

Al Salone si son fatte anche quelle.

Si sono rivisti un po' di amici - wine blogger, giornalisti, enologi, produttori -, scambiate impressioni, notizie, chiacchiere, promesse di visite in azienda (nella sempre sincera speranza di riuscire a mantenerle)...

"In fondo - mi ha detto una produttrice - Merano è una vetrina: l'importante è esserci".
E, se possibile, divertirsi.

Questa volta m'è riuscito.




07.11.08

Zaia agli americani: "Il sistema dei controlli italiano è efficace"

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Il ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia ha spiegato alle autorità americane che il sistema dei controlli italiani nel settore agroalimentare è uno dei più articolati ed efficaci del mondo.

Dal comunicato stampa del Mipaf:

"Continueremo a lavorare per il rafforzamento dei rapporti di fiducia con le autorità americane, che hanno dimostrato di apprezzare e riconoscere l'efficacia del nostro sistema di controlli, che garantisce ai consumatori di tutto il mondo elevati standard di sicurezza alimentare".
Con queste parole il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia ha commentato la buona riuscita del seminario "Italian Wine Quality Control System" che si è tenuto a Washington, a margine del Vinitaly US Tour 2008.

Dopo le tappe di Chicago e New York, infatti, l'evento di promozione del vino italiano negli Stati Uniti si è spostato nella capitale USA.
Trenta le aziende vitivinicole partecipanti e oltre 400 gli operatori statunitensi del settore, fra importatori, distributori, ristoratori, rappresentanti della stampa ed opinion leader.

Durante il seminario, che si è svolto nella sede dell'Ambasciata d'Italia, si è voluta dimostrare l'efficacia del nostro sistema di controlli e si è avuto modo di far incontrare la delegazione italiana inviata dal Mipaf con le autorità americane, in particolare con i responsabili del TTB (Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau, Department of Treasury) e del USTR (US Trade Representative), incaricati della difesa del consumatore, per consolidarne la collaborazione all'indomani dell'insorgere della vicenda del Brunello di Montalcino e del Nobile di Montepulciano.

I due relatori del seminario, Giuseppe Serino, capo Dipartimento dell'ICQ (Ispettorato Centrale per il Controllo della Qualità dei Prodotti Agroalimentari) e Riccardo Ricci Curbastro, presidente di FEDERDOC (Confederazione Nazionale dei Consorzi volontari per la tutela della denominazione dei vini italiani) hanno illustrato alle autorità americane l'efficacia del doppio sistema di controllo, pubblico-privato, della qualità dei nostri prodotti agro-alimentari, in particolare i vini.

"Il sistema di controllo pubblico - ha spiegato Serino - si avvale della collaborazione di ben dodici laboratori, dislocati sul territorio italiano, e prevede un controllo nei vigneti, presso gli stabilimenti di produzione e di imbottigliamento e controlli incrociati di tracciabilità, unico caso in Europa, presso gli stessi operatori".

A riprova dell'efficacia e della serietà dei controlli effettuati dall'ICQ e della qualità del nostro vino, Serino ha poi sottolineato come, nel corso del biennio 2007-2008, i funzionari del suo Dipartimento abbiano eseguito oltre 17.500 ispezioni su oltre 12.500 operatori, che hanno portato a 548 prodotti sequestrati.

Ricci Curbastro ha presentato il vero fiore all'occhiello del sistema di controllo predisposto dalla FEDERDOC in collaborazione con l'ICQ, denominato "tracciabilità informatica presso gli operatori di filiera".

Tale sistema permette ad ogni privato cittadino di risalire immediatamente per ogni bottiglia, con il supporto di internet, non solo all'imbottigliatore e alla data di imbottigliamento, ma anche alle caratteristiche chimico-fisiche del vino e in alcuni casi anche al vigneto che ha prodotto quelle uve.

Il seminario ha riscosso il vivo apprezzamento dei funzionari del TTB presenti, che nel corso della discussione, seguita ai suddetti interventi, si sono detti positivamente colpiti dalla serietà ed efficacia dell'azione italiana in materia di difesa del consumatore ed in particolare dalla dimostrazione di tracciabilità informatica che non ha uguali al mondo.

"Gli americani apprezzano il nostro vino e il nostro cibo. E' nostro dovere - ha detto ancora Zaia - lavorare per potenziare l'export oltreoceano e per mantenere alta la considerazione che all'estero hanno del nostro sistema di controlli sull'agroalimentare".




06.11.08

Novello da affondare (o rifondare)

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Avviso; anche in questo post si parla di Novello.

Astenersi dalla lettura se non interessati.

Il Novello è un bel vino.

Fresco, fruttato, fiorito, fragrante: secondo Luca Maroni (intervenuto in collegamento da Roma alla serata di gala di Anteeprima Novello) sono queste le quattro "f" che lo contraddistinguono.

Peccato che l'italico ingegno ne abbia aggiunta anche una quinta: furbo.

Sì, perchè secondo il decreto ministeriale Mipaf (13/07/1999) "possono essere qualificati novelli i vini Doc e Igt che prevedano tale tipologia nei propri disciplinari di produzione e che siano confezionati entro il 31 dicembre dell'annata relativa alla vendemmia da cui derivano le uve utilizzate per la loro produzione". (ndr: il grassetto è mio).

Quanti sono i vini Doc e Igt che prevedono la tipologia Novello nei rispettivi disciplinari?
Tutti, o quasi. Provenienti dall'Italia intera, isole comprese.

A nostro modesto (e opinabile) parere, questo è il primo, fatale errore del Novello, ma intanto le aziende ne hanno approfittato.

Il vin novo è sempre esistito nella tradizione contadina, ma questo vino, così realizzato, è nato vent'anni fa, sull'onda dell'entusiasmo per il successo francese del Beaujolais Nouveau: senonchè quest'ultimo era - è - un vino prodotto con un solo tipo di uva (il gamay) e proveniente da un solo territorio, non da tutta la Francia.

Secondo fatto: sempre stando al decreto, "nella preparazione dei vini novelli deve essere presente in fase di confezionamento almeno il 30% di vino ottenuto con macerazione carbonica dell'uva intera"..

E questo è il secondo errore.
Le quattro "f" care a Maroni (e agli appassionati di questa tipologia) si esprimono al meglio, nella maggior parte dei casi, con una macerazione carbonica applicata al 100% delle uve, non al solo 30%.

Il che ci riconduce al punto numero uno: non tutte le uve si prestano bene a questo trattamento. Il fatto che in Italia si producano Novelli da oltre 80 vitigni diversi non depone, per una volta, a favore dell'espressione della nostra ricchezza e varietà vitienologica.

Significa semplicemente che si possono fare tanti vini con una parte di uve sottoposte a macerazione carbonica.

Anche per questo, forse, quasi nessuno segnala in retroetichetta la percentuale di uva sottoposta a questa tecnica; richiesti di dichiararla, i più parlano del 30%, qualcuno del 40%, altri del 60 o 70%.

E questo è esattamente quello che si è potuto assaggiare all'Anteprima Novello: tanti vini realizzati con la tecnica del Novello, pochi Novello autentici.

Perchè pochi - molto pochi - sono i produttori che applicano la macerazione carbonica al 100% delle uve., non solo al 30%

Terzo errore del Novello: aver permesso che la grande distribuzione lo riducesse a prodotto-civetta. Diffidenti - e un po' snob, ammettiamolo - come siamo, quanti si sentono di chiedere al ristorante un tipo di vino che il supermarket più vicino offre con la formula "1+1"?

Il potere contrattuale delle case vinicole è sempre stato molto basso, quando si tratta di GDO: parlando di Novello, è quasi nullo. Le conseguenze sono evidenti: disaffezione dei consumatori, perdita del canale Horeca, crollo dell'immagine del prodotto.

Restano i mercati esteri: il vero Novello ha tutti i requisiti per piacere, intercettando un'evoluzione dei gusti che comincia a privilegiare vini meno alcolici, più fruttati e freschi.
Sulle piazze asiatiche, per esempio, potrebbe avere delle ottime chance.
Ma per imporlo bisognerà fare uno sforzo persino maggiore di quello che già si compie per promuovere il vino italiano.
La conoscenza che gli stranieri possono avere di questa tipologia da super nicchia, infatti, è ancora minore di quella che hanno dei vini italiani in genere.

Ne vale la pena?

A questo punto, a meno di condannare coscientemente il Novello ad una lenta, inesorabile e ignominiosa fine, il mondo della produzione dovrebbe compiere una scelta coraggiosa.

Personalmente - e discutibilmente - vedo solo due strade.

La prima: smettere di produrre Novello.
Cancellarlo, da un anno all'altro. Finito, non se ne fa più.
Non saranno quegli 11 milioni di bottiglie (pari al 0,18% della produzione nazionale) che cambieranno la vita o le sorti finanziarie dei produttori.

D'altra parte, in giro circolano troppi vini che tecnicamente possono dirsi Novello, ma concettualmente non lo sono: e queste copie più o meno riuscite non aiutano certo a risollevarne l'immagine, nè a chiarire le idee al consumatore.

Seconda strada: prendere il decreto ministeriale e farne tanti coriandoli.
O aeroplanini e barchette di carta.

Poi, prendere un foglio nuovo e riscrivere da cima a fondo le regole di produzione del Novello.

Identificando con precisione quali vitigni sono più adatti a produrlo.

Imponendo una macerazione carbonica sul 100 per cento delle uve dell'ultima vendemmia (e controllando che qualcuno non faccia il furbo, come al solito...).

E - ma questo è persino più utopistico - restringendo il permesso di produrre Novello a poche regioni, due-tre al massimo: Veneto, Toscana e Trentino (l'ideale sarebbe una sola, ma capisco: siamo in Italia, non in Francia).

Come andrà a finire?

Che l'anno prossimo ci ritroveremo all'Anteprima Novello a lamentarci: dei vini, della produzione, dei produttori, dei mercati, dei sommelier, dei ristoratori...

Nessuno si sarà spostato di una virgola dalle sue posizioni.

Li conosco, gli italiani...

ps: mi accorgo adesso che non sono la sola a pensarla così...è consolante.





03.11.08

Novello: vietato ai babbani

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Avviso: in questo post si parlerà di vino Novello.

Enosnob e muggles sono invitati a leggere qualcos'altro.

Cos'hanno in comune il Novello, l'Amarone della Valpolicella e lo Champagne?

Sono vini tecnici.

Di tecniche diverse, ovviamente, e classi ancora più differenti.

Ma in ogni caso, vini nei quali l'elaborazione gioca un ruolo importante, decisivo: nel caso del Novello, la nota distintiva è il ricorso alla macerazione carbonica, un procedimento che richiede tecnologie e competenze ad hoc, che non tutte le aziende possiedono.
Per questo gran parte del Novello è prodotto da grandi nomi (nei numeri, soprattutto) come Cavit, Zonin, Banfi, Sella & Mosca, Antinori, Sartori, Castello Monaci.

Qualche dato?
246 le aziende produttrici di Novello;
11,15 i milioni di bottiglie prodotte nel 2008, pari a 84 mila ettolitri (-4% rispetto al 2007);
quasi 52,52 milioni di euro il fatturato previsto.

L'incidenza del Novello sulla produzione enologica nazionale è solo dello 0,18%, ma i prezzi spuntati per bottiglia sono di tutto rispetto: in media 4,71 euro, con punte di 8,50 euro.

Principali regioni produttrici: quelle del Nord (63,2% del totale nazionale) seguono il Centro è (22,1%) e il Sud (14,6%).

Primo produttore il Veneto, che da solo produce oltre 3,86 milioni di bottiglie e ne consuma il 53%. Percentualmente però, i fans del Novello sono i lombardi ( 93% del consumo) seguiti da sardi (90%) e laziali (82%).

Almeno il 12% del Novello italiano prende anche la via dell'estero, e finisce soprattutto in Germania e Giappone.

Parliamo di Novello non solo perchè questi sono i giorni del suo debutto (legale), ma anche perchè a questa tipologia è dedicata la nuova sfida intrapresa da Vinitaly, che ha rilevato il salone da una ormai stanca, demotivata e asfittica Vicenza e l'ha trasferito a Verona, in Gran Guardia (con somma disdetta di chi faceva il tifo per la sua definitiva chiusura...).

La strada scelta per rilancio di questo criticatissimo vino è quella di comunicare al grande pubblico la modernità espressa dal Novello con i suoi bouquet freschi, fruttati e facili da cogliere (leggi: semplici da capire), adatti soprattutto alle nuove tendenze di un bere giovane e poco cerebrale (sebbene, si auspica, pur sempre moderato e responsabile).

Il che, però, non deve far deflettere dall'impegno di garantire comunque un prodotto di qualità.
La spinta ad un reale cambiamento, dopo anni - obiettivamente - di robaccia spacciata in giro per quattro soldi, come al solito non può che partire dal basso, dai consumatori.

I quali devono pretendere vini rispondenti a quanto dichiarato in etichetta. E, ovviamente, sapere cosa vogliono: uve naturalmente poco ricche di colore non possono dare vini Novelli neri come l'inchiostro (anche se sono così attraenti), a meno di... qualche magia in cantina.

Come si presentano i Novelli 2008? Come la vendemmia appena conclusa.

Eterogenei.

Ne troveremo di mediocri, di buoni, di ottimi.

Tra questi ultimi, uno l'ho già trovato: uve veronesi, macerazione carbonica al 100 per cento, profumato, fruttato, tipico... very friendly.

Ma siccome lo produce una cantina con la quale lavoro, non dirò chi è.
Dirò solo che i wine lovers più avventurosi, curiosi e possibilisti del Novello avranno occasione di assaggiarlo all'Anteprima veronese, il 5 e 6 novembre: inutile cercarlo altrove.

E' già finito.