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Merano IWF 2008, spiccioli di emozioni

merano, salone dei 100.jpg

Mi è piaciuto.

Erano anni che non uscivo dal Kurhaus con una sensazione di appagata soddisfazione.
E' successo per questa 17.a edizione del Salone meranese, fattasi per la prima volta "una e trina".

Il suo presidente Helmuth Köcher l'aveva detto e ripetuto, nelle numerose presentazioni portate in giro per l'Italia: quest'anno ci sarebbero state novità interessanti.

Prescindendo da quelle gastronomiche - che di veramente nuovo, a mio avviso, hanno poco: ormai sembra diventato impossibile organizzare una qualsivoglia kermesse vinicola senza un cuoco, un gourmet, un cooking live o un talk show sull'argomento - , la dislocazione in più punti delle aziende partecipanti al Merano IWF - come lo Steigenberger Hotel Therme Merano e Castel Kallmünz - ha permesso di uscire materialmente e psicologicamente dalla sempre chiassosa e caotica (ma anche per questo eccitante) babele del Kurhaus, sebbene quest'anno (complice la crisi economica & l'aumento consistente del prezzo d'ingresso) i numeri parlano di un calo del 14 per cento delle presenze dei visitatori.

Per la prima volta ho potuto dedicare al Salone ben due giorni, ma nonostante questo non sono riuscita a esaminare con calma tutto quello che avrei voluto.

Per esempio, con mio sommo disappunto ho mancato all'appuntamento con i bio & dinamici dell'omonima rassegna ospitata presso Castel Kallmünz; vorrà dire che mi ci dedicherò l'anno prossimo, come prima cosa.

In compenso ho potuto godermi in un'atmosfera di grande comfort e tranquillità i prodotti delle aziende di Champagne e Borgogna presentate da La Flute: una garanzia in fatto di vini di nicchia per qualità e quantità.

Tutte splendide bottiglie, con o senza le bollicine che fossero: dallo Champagne Gatinois Grand Cru Rèserve Brut al Puligny Montrachet Le Trézin del Domanie d'Arhuy, per citare (a caso) solo due dei molti vini degustati.

Gli altri assaggi hanno riguardato poi un paio di conferme (Brunello di Montalcino, quello vero), altri straordinari francesi, una new entry che è già una certezza, e una sorprendente scoperta veneta (che qualcuno, peraltro, aveva già scoperto. E premiato).

Chiusura in bellezza con una cinquina portoghese firmata Quinta do Portal: aperta da un Porto bianco (l'aperitivo nazionale per eccellenza) e conclusa con un Tawny di 30 anni, mentre uscivamo dal palazzo ci veniva incontro una Merano già festosa nell'abbigliaggio dei negozi e addobbata di luminarie natalizie pronte ad accendersi... cosa chiedere di più?

Ah, già: le p.r.

Al Salone si son fatte anche quelle.

Si sono rivisti un po' di amici - wine blogger, giornalisti, enologi, produttori -, scambiate impressioni, notizie, chiacchiere, promesse di visite in azienda (nella sempre sincera speranza di riuscire a mantenerle)...

"In fondo - mi ha detto una produttrice - Merano è una vetrina: l'importante è esserci".
E, se possibile, divertirsi.

Questa volta m'è riuscito.

Commenti

ehi ma eri in sala durante la presentazione del maso marins? io ero tra le palme della sala stampa, uffa!

No, il Madame Martis l'ho assaggiato con calma lunedì. So che anche tu eri in giro...mai una vlta che si riesca a coordinarsi, indisciplinati anarchici di wine blogger che non siamo altro...

ecco esatto, sennò non saremmo wine bloggers!!!

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