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29.03.09

Vinitaly 09: come entrare (e soprattutto come uscire)

ingresso fiera.jpg

Regola generale n.1: armarsi di pazienza.
Dall'inizio alla fine della fiera.

Pazienza con le povere ragazze all'accettazione, cui hanno fatto il lavaggio del cervello circa chi-lasciare-entrare-e-chi-no-e-come, e malgrado questo dopo la prima ora già danno evidenti segni di cedimento.

Pazienza con i cittadini del quartiere fiera, che si ostinano a voler vivere la loro quotidianità anche in giorni eccezionali come quelli di Vinitaly, quando nelle loro strade si riversa l'equivalente numerico di mezza città di Verona - e in uno spazio cento volte più ristretto.

E pazienza con il foresto (straniero) come voi, che non conosce le strade, a volte nemmeno la lingua, e caracolla da un posto all'altro in un crescendo di disperazione alla ricerca di un parcheggio. O perfino della sua stessa auto, che non ricorda più dove ha messo.

Ciò premesso, ecco ancora qualche info di cui far tesoro:

- gli orari di apertura e chiusura sono posticipati di mezz'ora: 9.30-18.30.

- c'è una passerella pedonale sopraelevata nuova di zecca che collega la Fiera e il parcheggio dell'ex Mercato ortofrutticolo (antistante)

- si entra da: San Zeno (Viale del Lavoro), Cangrande (Viale del Lavoro), Re Teodorico (Viale dell'Industria) e Giulietta e Romeo (Viale dell'Industria), perciò non ostinatevi a voler entrare tutti dalla stessa porta

- Check in (solo per passeggeri con bagaglio a mano all'ingresso Cangrande) con servizio navetta Fiera/aeroporto. Biglietteria Trenitalia presso il box n. 6, galleria servizi Arena

- Parcheggi Espositori: parte dell'ex Mercato Ortofrutticolo P3 (2.000 posti auto), il parcheggio Multipiano P4 di viale dell'Industria (2.200), l'area Re Teodorico P7 (1.200 posti) contigua al Multipiano, e la porta I (via Scopoli) di accesso al quartiere (140).
Totale: 5.540 posti auto.

Parcheggi Visitatori: 1.500 posti delle ex Officine Adige (situate vicino al casello autostradale di Verona Sud), 3.000 dell'ex Mercato Ortofrutticolo P3 (di fronte al quartiere), 2.500 posti degli ex Magazzini generali e i 5.000 dello Stadio. Tutti collegati da bus navette. Totale: 12.000 posti auto.

E' possibile parcheggiare anche nelle aree limitrofe al quartiere fieristico. In queste zone, nel perimetro comprendente stradone Santa Lucia, via Golosine, via Po, largo don Giovanni Calabria, via dell'Industria, via Monfalcone, via Centro, via Volturno, via Scuderlando, viale dell'Agricoltura, viale del Lavoro, via Scopoli, viale della Fiera, è consentita la sosta con disco orario per un'ora tra le 8.00 e le 19.00. Tale regolamentazione non include ovviamente i parcheggi a pagamento.

Parcheggi Giornalisti e Autorità: area del PalaExpo davanti alla fiera (100 posti), e anche nell'ex Mercato Ortofrutticolo P3 (200 posti), mentre le autorità hanno a disposizione 100 posti in via Scopoli.
Per i giornalisti l'ingresso è possibile solo esibendo la tessera dell'Ordine.

Bus navetta gratuiti: dalla Stazione Ferroviara di Porta Nuova, al marciapiede F

LINEA A: Gran Guardia/C.so Porta Nuova/Fiera
orario 8.15 - 19.45 (partenze da Gran Guardia ogni 30 minuti circa)
ultima corsa dalla Fiera ore 20.15.

LINEA B: S. Luca/Stazione/Fiera
Orario 8.30/20.00 (partenze da S. Luca ogni 30 minuti circa)
Ultima corsa dalla Fiera ore 20.30.

LINEA C: PARCHEGGI ZONA STADIO /FIERA
Parcheggio gratuito - Bus navetta a pagamento (€. 1,00/persona)
Orario 8.00 - 20.00 (partenze dallo Stadio ogni 20 minuti circa)
Ultima corsa dalla Fiera ore 20.30.

LINEA D: Parcheggio area ex Officine Adige /Fiera
Orario 8.30 - 20.00 (partenze da parcheggio ex Officine Adige ogni 20 minuti circa)
Ultima corsa dalla Fiera (via dell'Artigianato) ore 20.30.

AEROPORTO CATULLO/FIERA:
Orario 8.30 - 19.00 (partenze da aeroporto ogni 30 minuti circa )
Ultima corsa dalla Fiera ore 19.30.

Ultimo consiglio: calcolare con larghi margini il tempo necessario per allontanarsi dal quartiere fiera.
Se uscite alle 18.30 e siete attesi a cena da qualche parte (magari in qualche amena località della provincia veronese) entro le 20.30, sappiate che, a meno di un miracolo, arriverete in ritardo.

E come voi qualche migliaio di altre persone nella vostra stessa situazione, perciò take it easy.

And be quiet.




25.03.09

Vinitaly 2009: Blogger Meeting Point

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Vinitaly 2009: quanti saremo?

No, non i giornalisti di varia estrazione&vocazione: i nuovi comunicatori, gli irregolari, sì, insomma, i blogger!

In attesa che le fiere del vino - tutte: non solo Vinitaly dunque, ma anche Vinexpo, tanto per far le pulci a qualcun altro - trovino il modo di accreditare i wine blogger come protagonisti autorevoli della nuova comunicazione del vino, ci si arrangia come si può.

In ordine sparso o organizzati, ci saremo anche quest'anno.

E anche quest'anno la Provvidenza ha voluto che, senza nemmeno chiederlo, qualcuno ci offrisse un punto di ritrovo.

E' il Consorzio Vini Vicentini, al Pad.4 G4, che mette a disposizione uno spazio all'interno dello stand per gli appuntamenti, due minuti di relax, quattro chiacchiere...
ci sarà perfino una postazione Internet (quelle presenti nella Sala Stampa, lo ricordo, sono precluse ai non addetti ai lavori).

E per chi fosse stanco di assaggiare impegnativi toscani, bizzarri neozelandesi o insoliti spumanti di sagrantino, ci sarà sicuramente anche un tranquillo e rassicurante calice di Tai rosso...

Tutto chiaro? ci vediamo lì.

ps: Vinexpo ha aperto ormai da un anno il suo blog. Che aspetta Vinitaly a fare altrettanto?




23.03.09

Vinitaly 2009: i convegni

stand Vinitaly 05.jpg

Il Salone internazionale del vino e dei distillati è alle porte.

Lo capisci dalla quantità industriale di comunicati stampa, inviti e richieste di visite che quotidianamente ti piovono nelle caselle della posta.

Quella elettronica e quella cartacea.

Se appartenete alla categoria dei consumatori/wine lovers, sapete - o dovreste sapere - come preparvi all'evento, ammesso che abbiate deciso di seguirlo.

Generalmente, chi entra al Vinitaly come semplice appassionato si fionda negli stand e cerca di conoscere, assaggiare, confrontare, capire più che può.
Il tempo a disposizione è pochissimo, meglio sfruttarlo fino all'ultima goccia.

Tuttavia, non è consigliabile fare il pieno di bicchieri; meglio prendersi una pausa di riposo ogni tanto, per esempio infilandosi in uno dei moltissimi convegni che si tengono nei 5 giorni di fiera.

Sebbene rivolti soprattutto agli addetti ai lavori - scommetto che a pochissimi wine lovers interessano le strategie della cooperazione per entrare nel mercato britannico... - queste conferenze permettono di farsi un'idea di quello che succede dall'altra parte della barricata: quello della produzione, del commercio del vino, della sua distribuzione e comunicazione.

E quindi di capire (o quasi) come sta andando il mondo del vino.

Ecco qualche spunto d'interesse generale:

giovedì 2 aprile, h.15 - Centrocongressi Europa-Sala Vivaldi
Convegno: I mille turismi del vino - una domanda che cresce, un'offerta che si organizza.

Venerdì 3, h.10.30: Centrocongressi Europa-Sala Vivaldi
presentazione della ricerca: "Il mercato del vino di qualità nella grande distribuzione tra crisi economica e nuove opportunità - Come cambiano le abitudini d'acquisto dei consumatori"

Alla stessa ora, ma solo per gli amanti dell'Amarone della Valpolicella, nella sala B al primo piano tra i Pad 8 e 9, convegno "Amarone, originalità nascosta", ovvero: l'Amarone e i suoi vitigni autoctoni più sconosciuti. Con degustazione finale di microvinificazioni di Amarone sperimentali.

Alle 14.30 - Centrocongressi Arena-Sala Bellini
Convegno: Dal tastevin al bicchiere: forme per l' apprezzamento del vino

Sabato 4 aprile, h.15.00 - Centrocongressi Arena-Sala Puccini
Convegno: Il Tappo in sughero naturale e il Vino: amici nel gusto e alleati nell'ambiente

Ci sarebbero altri momenti d'approfondimento anche culturale molto interessanti, ma mi fermo qui. Dopotutto, andate per il vino e non per le chiacchiere, giusto?

Ultimo, insignificante dettaglio: nelle passate settimane si è fatto un gran parlare in rete sui motivi per i quali i blogger non possono ricevere l'accredito stampa.

La risposta è piuttosto complessa, ma da quel che ho potuto appurare è che tale scelta non dipende tanto da cattiva volontà di Veronafiere, quanto da norme molto precise, rigide e (e costose) che disciplinano gli ingressi a fiere, manifestazioni, campionarie et similia.

Se volete saperne di più rivolgetevi alla Siae, cui il Ministero dele Finanze ha delegato il compito di vigilare e batter cassa.

Certo, una volta constatato che i wine blogger non sono (ancora) assimilabili/assimilati a giornalisti del settore vitivinicolo iscritti all'Ordine nazionale giornalisti, niente impedisce alle aziende di seguire certi benemeriti esempi, e di invitare qualche cliente in meno (che in ogni caso, molto probabilmente, di ingressi- omaggio per il Vinitaly ne riceverà più d'uno) e qualche opinion leader on line in più...




21.03.09

Dov'è? Cos'è?

rotonda, Haro.jpg

In attesa che la prima vincitrice del foto-quiz invii la sua sfida, ecco un altro scatto da...inquadrare.

E siccome è (abbastanza) facile, esigo nome della località, regione e stato.
Se non tutti e tre, almeno gli ultimi due.




19.03.09

Alcol e guida: di cosa stiamo parlando?

Disney-Cars-Luigi.jpg

Riceviamo e pubblichiamo, senza ulteriori commenti (siamo un po' stufi di quest'argomento. Un po' tanto, anzi. Fortuna che adesso il nuovo tormentone dei media è diventata la crisi economica):

"Aua (Associazione Utenti Auto) e Distilleria Bottega presentano al Vinitaly i dati ACI-ISTAT sugli incidenti stradali che si sono verificati nel corso del 2007.

La finalità di questa iniziativa è rendere noto che i sinistri dovuti a guida in stato d'ebbrezza rappresentano una percentuale molto piccola (2,09%) del totale. Infatti su un dato complessivo di 292.746 incidenti automobilistici solo 6.124 sono riconducibili ad abuso di alcol.

Pertanto la campagna mediatica che, ormai da mesi, criminalizza anche il semplice consumo di un bicchiere di vino risulta eccessiva, mettendo a rischio una filiera produttiva, simbolo del Made in Italy.
Questa presa di posizione non vuole assolutamente sottovalutare il rischio della guida sotto l'effetto di bevande alcoliche, ma chiarire che il limite di legge attuale, che fissa il tasso alcolemico nel sangue a 0,5 g/l, rappresenta una valida tutela e garantisce la piena sicurezza sulle strade.

L'allarme sociale delle cosiddette stragi del "sabato sera" è quindi un fenomeno non arginabile a colpi di decreti, ma con una politica di controlli capillari da parte delle forze di polizia, in particolare nei giorni e nelle fasce orarie più sensibili (sabato e domenica, tra la notte e l'alba, ovvero dalle ore 2 alle ore 6).

Sandro Bottega, titolare di Distilleria Bottega sostiene: "Nella nostra cultura di paese mediterraneo il bicchiere di vino ai pasti o il distillato in conclusione rappresentano una tradizione consolidata che integra e rende piacevole la stessa alimentazione.
Il limite attuale di legge, severo al punto giusto, stabilisce un limite corretto che consente di mettersi alla guida in sicurezza. Una riduzione a 0,2 g/l o allo zero assoluto avrebbe come unica conseguenza di azzoppare il piacere di un pranzo o di una cena al ristorante. Al contrario per i "professionisti dello sballo" che si muovono dai locali alle prime luci dell'alba, dopo aver mescolato per tutta la notte alcol, droga ed energy drink, non cambierebbe nulla in quanto il loro tasso alcolemico è in ogni caso almeno doppio o triplo rispetto a quello consentito".


Il decreto emanato il 30 luglio 2008 dal Ministero del Welfare ha reso obbligatoria l'esposizione nei locali delle tabelle alcoliche, evidenziando giustamente che il tasso alcolemico dipende dal sesso, dal peso corporeo, dalla gradazione della bevanda e dall'assunzione della stessa a stomaco pieno o vuoto.

A questo proposito Sandro Bottega formula alle autorità competenti la seguente proposta: "Dal momento che la riduzione del grado alcolico incide in maniera sostanziale sul tasso alcolemico propongo di rivedere la normativa che prevede per la grappa una gradazione minima di 37,5°.
Abbassare questo limite a 35° avrebbe come conseguenza un apprezzabile riduzione del tasso alcolemico, ovviamente variabile a seconda della corporatura (maggiore per una donna del peso di 55 kg, minore per un uomo di 90 kg), rendendo quindi il rito del bicchierino di distillato a fine pasto una pratica sicura e compatibile con la normativa vigente. Infatti una donna di 55 kg potrebbe consumare 12,5 cl di vino (tasso alcolemico 0,24) e 4 cl di grappa a 35° (tasso alcolemico 0,22) e rimanere abbondantemente nei limiti (totale tasso alcolemico 0,46)."

Lo stesso Bottega aggiunge "Una grappa a 35° non perde vigore e intensità. Al contrario mantiene corpo e struttura, consentendo di apprezzare pienamente i profumi e gli aromi dell'uva d'origine. Non tutte le grappe possono essere prodotte con una gradazione ridotta, ma solo quelle ricavate da vinacce eccellenti che conservano e trasmettono al distillato l'essenza del vitigno che le ha originate".

A titolo sperimentale la Distilleria Bottega ha distillato 15 litri di grappa a 35°. Questo nettare derivante da uve di Prosecco è stato raccolto in una botticella in legno e verrà offerto in degustazione al Vinitaly, presso lo stand dell'azienda.




18.03.09

(Un)Happy hour

happy_hour_ani.gif

Lo ammetto: so cos'è ma non ne ho mai usufruito.

Un po' perchè amo poco l'ambiente di bar, wine bar, pub e birrerie - c'è sempre troppo chiasso, troppa gente, troppa luce o troppo poca, odori più o meno strani, ecc. - e un po' perchè non mi è mai piaciuta l'idea di far pagare meno per incentivare il consumo di alcolici.

L'usanza è nata in Gran Bretagna, e qui ovviamente le stanno facendo la guerra: estremisti come solo gli anglosassoni sanno essere quando vogliono, dal "bevi 2 paghi 1" si sta passando alla totale messa al bando. O per lo meno l'idea è questa.

L'happy hour incoraggia l'abuso di alcol, dicono.

Forse hanno ragione, forse no.
Di sicuro non educa ad un consumo responsabile: il concetto di happy (lieto, felice) suggerisce infatti un atteggiamento mentale e pratico improntato, appunto, all'allegria, alla leggerezza, a quel poco (o tanto) di spensieratezza che può sconfinare nell'irresponsabilità.

Viceversa, proprio i locali pubblici dovrebbero farsi promotori in prima persona di abitudini improntate al wine in moderation.

Argomento che verrà ampiamente discusso e presentato mercoledì 25 marzo alle 11.30, presso la Sala delle Statue a Palazzo Rospigliosi a Roma , quando si presenterà il nuovo Enotria, edito dall'Unione Italia Vini, e dedicato proprio a questa iniziativa.

Un progetto che intende partire da un approccio positivo e propositivo (quelli negativi/proibizionisti in genere sortiscono l'effetto contrario): "I primi ad essere contrari all'abuso sono proprio le aziende vinicole - dice infatti il presidente di Unione Italiana Vini Andrea Sartori -. Il nostro consumatore non è chi si ubriaca mettendo a repentaglio la propria vita e quella degli altri ma chi beve in modo moderato, considerando il vino un piacere della buona tavola e un elemento fondamentale della nostra socialità".

Ciò premesso, che fine farà la cultura dell'happy hour? Non possiamo certo lasciare gli amici commercianti a corto di iniziative promozionali.

Beh, si potrebbe mantenere & aggiornare.
Dedicandola a degustazioni di succhi di frutta freschi o tisane.
Persino di acque minerali.

Qualcuno dice che sarà la prossima tendenza d'assaggio.




14.03.09

Cose che capitano (al vino)

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Notizie & osservazioni sui più recenti fatti e tendenze nel mondo del vino.

- Crisi del vino? invenzione di invidiosi. In realtà c'è la corsa per partecipare allo show più gettonato del momento: "chi vuol essere vignaiolo".

- Lo spumante italiano batte lo Champagne. No, è vero il contrario. Insomma, decidetevi. Quando l'informazione di settore brilla per chiarezza d'idee (e di esposizione).

- Le Doc sono morte e anche i Consorzi di Tutela non si sentono troppo bene.
Domanda: cosa cambierà dopo l'11 settembre del vino (pardon: il 1 agosto 2009) ?
Tutto. Anzi no, non cambierà nulla.

- Siccome cambierà tutto/non cambierà nulla, tutte (o quasi) le Doc italiane si stanno precipitando ad "aggiornare" i relativi disciplinari: la dead line è il 31 marzo, passato il qual giorno qualsiasi ulteriore cambiamento dovrà passare sotto le forche caudine di Bruxelles.
Hanno avuto anni di tempo per ripensare le regole di produzione dei vini italiani, proprio all'ultimo momento dovevano ridursi? mah.

- L'alcol è il grande nemico: "se facciamo vini a tre gradi ci si aprono nuovi mercati". Il vino dealcolizzato è già una realtà in commercio (e neanche tanto nuova). Per chi è stufo di crodini e sanbitter.

- Finalmente si dividono! non ne potevamo più di rumors, dichiarazioni, smentite, controsmentite.
Però, però...forse era meglio se restavano insieme. Ci risparmiavano l'ultima grande pensata, una guida dei vini siglata Slow Food. Una nuova, intendo.

- L'Italia fa la moderata - o per lo meno ci prova. La Francia, barricadera per vocazione, invece no: è guerra senza quartiere. Anche a colpi di blog.

Se non fosse che in questo sgangherato mondo del vino dobbiamo campare anche noi, direi che stiamo vivendo un momento storico interessantissimo.




09.03.09

Bentornato Bardolino

bicchiere di bardolino,2.jpg

Una location d'un appeal a dir poco ruffiano: la Dogana Veneta di Lazise.
La prospettiva di assaggi puramente edonistici: liberi nel numero e nella durata, senza l'assillo di dover compilar schede o stilare classifiche.
Due vini simpatici, che solo a nominarli "fanno" vacanza: Bardolino e Chiaretto.
La compagnia rilassata di (pochi) amici colleghi.
Una giornata di sole smagliante dopo giorni interminabili di pioggia.

Il primo banco d'assaggio di Bardolino e Chiaretto 2008 non poteva avere premesse migliori.

...e il prosieguo dell'iniziativa si è rivelato all'altezza delle aspettative: la due-giorni ha avuto un'ottima accoglienza da pubblico e critica (i particolari qui), e i vini delle oltre 60 aziende hanno fatto la loro brava figura.

Signori, una buona notizia: il Bardolino è tornato.

Quel vino friendly, fruttato e fragrante, dalle note di fragolina, lampone, ciliegia - ma anche cannella, chiodi di garofano, pepe, rosmarino - dalla gradazione alcolica umana , versatile e piacevole (perfino quando è freddo) che avevamo conosciuto e amato, è finalmente tornato a casa.

E' tornato nelle aziende che lo producono. Ed è di buon livello, spesso perfino ottimo.

Per anni si era lasciato obnubilare dal miraggio di essere qualcosa d'altro - ovvero un vino concentrato, alcolico, quasi nero, che mostrava muscoli dopati.

Nell'illusione di voler piacere a tutti aveva finito per non piacere più a nessuno.

Ora finalmente ha smesso le penne nerissime e artificiose del (peggior) Valpolicella (Superiore), e ha recuperato il suo bel colore rosso brillante, i profumi di fruttato dolce, spezie esotiche o erbe aromatiche (a seconda della zona di provenienza).

L'abbiamo constatato, con sorpresa e soddisfazione, durante la degustazione al tavolo, e poi in quelle libere, tra i produttori: è stato come ritrovare un amico che non si vedeva da anni.

Bentornato, Bardolino!

Di seguito, alcuni assaggi con relative, personali, e discutibili valutazioni.

Bardolino Classico 08 "Le Nogare" Cav.G.B.Bertani: Colore rosso brillante, non troppo carico. Naso di fruttini dolci, c'è perfino della caramella, ma bocca un po' più severa, chiusura amarognola. Abbastanza lungo.

Bardolino Classico 08 Ca' Bottura: Colore analogo al precedente, ma profumi più scuri, d'erbe dell'orto, tra i quali si affacciano le...fragole. Gusto coerente.

Bardolino Classico 08 "Roccolo del Lago" - Campagnola: non è il primo dei produttori della Valpolicella che si lascia tentare dalle sirene del lago. La Valpolicella s'allarga...o è il Bardolino che sta conquistando le case vinicole valpolicellesi? In ogni caso, questo Bardolino si presenta più impegnat(iv)o e strutturato di tanti. Buono, ma ricorda ancora troppo lo stile di un Valpolicella...o è poco "Bardolino"? Uffa, che confusione!

Bardolino 08 - Cavalchina: trascrivo le mie note: "naso floreale, buona acidità e lunghezza".

Bardolino Classico 08 - G.Cesari: colore rosso abbastanza intenso, profuni di erbe dell'orto, discretamente severo in bocca ma di bella bevibilità.

Bardolino "Le Fontane" 08 - Corte Gardoni (il consiglio del sommelier): un altro Bardolino più speziato che fruttato, ma fresco e discretamente lungo.

Bardolino Classico 08 - Costadoro: un vino dai profumi freschi e fruttati, screziati con qualche erbetta fresca e una spolverata di cannella.


Bardolino 08 - Le Fraghe (campione da vasca): un Bardolino che sta crescendo. Sarebbe già buono così, con le sue spezie già in evidenza, ma aspettiamo che si affacci la corvina...

Bardolino 08 - Monte del Fra': spezie anche per il vino di questa azienda di Sommacampagna: cannella, chiodi di garofano. Ma anche acidità e lunghezza.

Bardolino Classico 08 - Monte Saline: spezie, erbe, un po' di frutta rossa...al naso e in bocca, in bella sequenza e coerenza. Lungo e bevibile. Uno dei migliori assaggiati.

Bardolino Classico 08 "Ca Vegar" - Cantina di Castelnuovo: profumi e gusto giocati sui fruttini rossi e dolci fanno di questo Bardolino un prodotto intrigante, un po' ruffiano, facile da bere, abbinare, proporre, ri-bere...Un Bardolino didattico (o quasi).

Bardolino Classico 08 - Raval: merita la palma per il rapporto q/p: solo 3 Euro al pubblico, in cantina. Un Bardolino multicolor: fiorito, fruttato, speziato, con erbe aromatiche, lungo, bevibile, piacevole, equilibrato, fresco...

Bardolino Classico 08 - Zeni: dall'azienda dell'indimenticato Gaetano Zeni, Gran Maestro dei Cavalieri del Bardolino (oggi guidata dai figli), non può che uscire un Bardolino che fa onore alla sua tradizione: fruttato, tipico, elegante e con bella persistenza.




03.03.09

Che vino vuoi?

serbatoio inox.jpg

"Che vino preferisce? techno o nature?"

Speriamo di non sentirci mai rivolgere una domanda del genere, al ristorante.
Perchè sarebbe il chiaro segnale che si è davvero passato il limite.

Del buon senso.

Prendo spunto da una interessante riflessione del bravo Mario Crosta su Enotime, , perchè l'interrogativo è ormai sempre più ricorrente: qual'è il confine tra ammissibilità e inammissibilità dell'ingerenza dell'uomo durante la vinificazione?

Ogni due anni si tiene a Milano il Simei, ovvero la più grande mostra-mercato italiana di strumenti e prodotti per l'enologia e la viticoltura (quest'anno è prevista dal 24 al 28 novembre).
Una parata al limite della fantascienza di quanto tecnologia, ricerca e sviluppo riescono a fare nella vitivinicoltura.

Ho detto "nella".
Non "per" la vitivinicoltura (o, comunque, non sempre).

Chi, tra i semplici consumatori - ai quali, peraltro, l'ingresso alla fiera è vietato, trattandosi di un evento solo per operatori del settore, del tipo b2b per dirla in markettese - avesse la ventura di aggirarsi tra i padiglioni, si renderebbe conto di quanto, in realtà, il vino è assimilato-assimilabile ad un prodotto industriale.

Al quale puoi fare - e far fare - tutto quello che vuoi.

Oppure, al contrario, di quanto tecnica e ricerca sono capaci di fare per lasciarlo più prodotto agricolo possibile.
Uno dei grandi equivoci dei nostri tempi risiede infatti nella convinzione che vini biologici e biodinamici siano frutto di un immenso, ammirevole e invidibialissimo atto di fede, e che scienza e conoscenza non c'entrino per nulla. Che, anzi, il produttore "bio" si distingue dal collega "convenzionale" per la sua beata e profonda ignoranza in materia di viticoltura ed enologia.

Viceversa, l'esperienza mi ha insegnato che i produttori "bio" più seri e veri, sono proprio quelli che hanno del loro territorio, della vigna e della loro cantina una conoscenza e una padronanza del più alto livello scientifico.

Il punto centrale però non è questo, ma piuttosto l'eterno dilemma che affligge tutta la Scienza: è sempre lecito (opportuno, consigliabile) fare tutto ciò che è possibile? Il fatto di avere i mezzi (tecnici, scientifici, finanziari) per fare una cosa ci autorizza/giustifica a farla?

A mio avviso, è una questione di scelte: c'è chi preferisce andare sul sicuro, e dare sempre e comunque il tipo di vino che gli viene richiesto, a costo di ridurlo - a forza di trattamenti - ad una mera bevanda alcolica che solo legalmente risponde al nome di vino, e chi invece preferisce non tradire.
Non tradire una tradizione millenaria, un territorio, se stesso, il vitigno, quello che volete.
E quindi rischia.

Si assume una parte di rischio e lascia che il vino segua il suo destino.
Per esempio, che rispecchi l'annata.
O rispecchi di più il vitigno/vitigni d'origine... e di tanto in tanto si presenti più scorbutico di quanto si vorrebbe.

Ripeto: sono scelte personali/aziendali.

Ma c'è ancora un'ultima domanda che dobbiamo farci.

I consumatori sono pronti ad accettare questi vini?

Vini non sempre "simpatici", ruffiani, accattivanti.
Vini a volte scontrosi. O insulsi. O semplicemente deludenti. Bevibili, certo: però deludenti.
Perchè (una volta ogni tanto) vengono anche così, a dispetto di tutti gli sforzi e la buona volontà.

E perchè il produttore li ha rispettati, non ha stravolto la loro natura come avrebbe potuto fare.

Se la comunicazione del vino vuol fare davvero un servizio al consumatore - prima ancora che al produttore - dovrà riuscire a educare la gente ad avvicinarsi anche a questi vini.
A non pretendere il vino-Coca Cola: sempre perfetto, sempre uguale a se stesso, una vendemmia via l'altra.

Personalmente, quando incontro vini siffatti, comincio a indietreggiare, a sospettare, a diffidare, a prenderne le distanze.

Non mi convincono.

Quanto alla contraddizione di fondo del vino - un prodotto agricolo, trattato come uno industriale, ma al quale si chiede sempre e comunque di comportarsi da prodotto agricolo, e cioè di trasmetterci emozioni naturali - beh, temo che dovremo rassegnarci.

Non sarà mai risolta.




02.03.09

Dov'è? Cos'è?

vigneti Est europeo.jpg

Seconda puntata del nostro quizzetto...
Il primo non l'ha indovinato nessuno.

Al massimo, vi siete avvicinati azzeccando la regione.

Era un'immagine della Val d'Orcia (Toscana), presa in una nebbiosa mattina dal magnifico agriturismo Poggio Istiano.

E ora, indovinate dove sono i vigneti ritratti nella foto d'apertura.

Vi aiuto: non si trovano in Italia.

E poichè la località precisa in cui ho preso questa foto non la ricordo nemmeno io, mi basterà che indoviniate almeno la nazione.




01.03.09

Nino Franceschetti e il silenzio del vino

S.Pietro in Cariano.jpg

Una sera di alcuni anni fa, ricevetti una telefonata da Luigi Veronelli.
"Sto pensando ad una nuova collana di libri, dedicata ai protagonisti della cultura materiale - esordì - Vorrei che il primo libro parlasse di uno dei più grandi enologi che conosco: Nino Franceschetti. E per scriverlo ho pensato a te. Lo faresti?"

Come facevo a dirgli di no? Nino Franceschetti era anche amico mio. Gli dovevo molto: era stato proprio lui a presentarmi a Veronelli.
"La Valpolicella ha bisogno di qualcuno che ne scriva", mi aveva detto Nino "Lei è la persona più indicata".

Perciò accettai l'incarico di scrivere questa biografia.

Per circa due anni mi recai a casa di Nino, per farmi raccontare la sua vita, e intanto con la collaborazione dei suoi figli cercavo testimonianze e ricordi dalle persone, dagli amici - un'infinità! - che lo conoscevano...
Nel frattempo, uscivano i primi volumi della collana di Veronelli Editore "I Semi". Ma all'appello mancava sempre il mio.

Poi, improvvisamente, Veronelli se ne andò.
Il mio libro rallentò...

E oggi anche Nino Franceschetti non c'è più.

La sua biografia resterà definitivamente incompiuta, ma poco importa: ha già scritto il suo libro.
E' racchiuso nelle testimonianze e nei ricordi che ha lasciato presso tanta, tantissima gente del vino: produttori, agenti, manager, vignaioli, ristoratori, enotecari, semplici appassionati, giornalisti, enologi....tutte persone che oggi, domani, sempre quando penseranno o parleranno di lui gli rivolgeranno il più grato dei pensieri, perchè ha saputo trasmettere l'amore per la terra (la sua, ma non solo) e il vino come pochi hanno mai saputo fare.

Grazie, Nino.

Per chi non l'ha conosciuto, è quasi impossibile riassumere nel breve spazio di un post chi è stato e cosa ha rappresentato per l'enologia - veronese, ma anche italiana - Nino Franceschetti, classe 1928; sarebbe fin troppo facile dire che era un enologo della vecchia (vera) scuola, quella che la Valpolicella di oggi rinnega - e che finirà per recuperare, quando le passerà il delirio da Amarone-dipendenza.

Personalmente, voglio ricordarlo attraverso un episodio e due testimonianze (tratti dal famoso libro-mai-scritto) che mi paiono particolarmente indicativi del suo carattere generoso, entusiasta, riflessivo.

Questo l'episodio:
"Un giorno si tenne a Bardolino una degustazione, una sorta di concorso, che vide in gara campioni da tutta Italia. Presenziavano, tra gli altri, Luigi Carnacina e Giovanni Vicentini. Ad un certo punto, Nino prese in disparte il grande cuoco: "Tra questi vini ho trovato un Barolo eccezionale". "Ma tu non hai fatto il Campofiorin? Volevo premiare il tuo vino..." gli rispose perplesso Carnacina.
"No, non è giusto - insistè Franceschetti - Qui dobbiamo fare un discorso serio. Questo Barolo è migliore del mio vino, è questo che va premiato". Era un Barolo di Ceretto. Nino ne era rimasto così colpito che lo consigliava a tutti. Aveva staccato l'etichetta dalla bottiglia e quando un rappresentante gli chiese di indicargli un vino davvero buono, gliela mostrò dicendogli: "Guardi, ecco un Barolo davvero eccezionale, cerchi questo".

Dài oggi, dài domani, sempre più rappresentanti andarono a cercare Ceretto e il suo Barolo. Ignaro della cosa, Nino intanto continuava con la sua vita di "tecnico che parla con i ristoratori", come lo chiamavano: quasi ogni venerdì si recava a Milano.
In uno di questi viaggi, si vide avvicinare da uno sconosciuto:
"E' lei Nino Franceschetti?"
"Sì..."
"Sono venuto a ringraziarla".
"E di che?"
"Mi chiamo Ceretto. Lei mi ha reso un ottimo servizio commerciale".
"Si sbaglia - replicò pronto Nino - Il merito è tutto del suo vino. Si vende da solo!"

Ed ecco un paio di testimonianze. La prima è di Giuliano Zonta:

"Nell'estate di alcuni anni fa, durante una mia visita a casa sua in S. Pietro in Cariano, decidemmo di salire a S. Giorgio di Valpolicella (Ingannapoltron) per visitare la pieve attorno alla quale si stringe il piccolo paese.
Nella chiesa con due absidi, costruita nell'VIII secolo con pietra del posto come le case intorno, sono conservati apparati murari che, come attestano le iscrizioni della colonna di un ciborio in essa custodito, risalgono ai tempi del re longobardo Liutprando.
L'edificio sacro è circondato da vigneti ed ulivi, secondo la tradizione medievale delle comunità religiose del cui capo, vescovo od abate, si diceva costruì chiese e piantò viti (fecit ecclesias et plantavit vineas).
Intimamente sopraffatto dal carattere sacro dell'ambiente, dalla calma diffusa, dalla tranquillità e dalla serenità spirituale - eravamo gli unici visitatori in quel pomeriggio estivo - mi rivolsi a Nino partecipandogli lo stato d'animo prodotto in me da sensazioni così particolari e forti.
Egli mi rispose: "Solo nel silenzio e nella solitudine puoi percepire l'essenziale!". E, dopo una piccola pausa, aggiunse: "il vino per essere grande ha bisogno di silenzio e non del rumore dei tamburi!".

La seconda è di Giuseppe Meregalli:
"Saranno stati gli anni Sessanta quando ho incontrato per la prima volta il Nino.
In quegli anni, parlare di qualità era difficile: quantità, gradi, prezzi dominavano il mercato. Ma come non ricordare quel primo incontro con l'uomo prima che con l'enotecnico.
La gioia del proprio lavoro, la certezza di operare per il meglio, il sogno. Tutto questo traspariva negli occhi, nei modi pacati ma certi di essere nel giusto. Parlare di cru, di Amarone, di ripasso, del potenziale di una zona allora di infima immagine che solo negli ultimi anni si è riscattata. E lui chiaroveggente precursore di questa trasformazione. Questo precorrere i tempi mi aveva colpito, estasiato, istruito e in seguito ogni incontro mi ha arricchito moralmente ancor prima che professionalmente.
Ancor oggi opero in un'azienda indirizzata dal Nino, qualità davanti a tutto e serietà nel lavoro senza compromesso alcuno.
Oggi come allora dico: grazie, Nino
".