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29.05.09

64° Congresso Assoenologi: i cambiamenti del settore vinicolo

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Si riparte.

Dopo la crociera nel Mediterraneo, dopo il Mulino Stucky di Venezia, quest'anno il tradizionale congresso nazionale degli enologi si terrà nelle Marche, nella campagna di Offida.

Seicento enologi provenienti da tutta Italia parteciperanno dal 30 maggio al 2 giugno al loro consueto appuntamento che dopo 32 anni torna ad essere ospitato nelle Marche. La location di questa edizione e' stata organizzata tra Colli del Tronto, Offida e Ascoli Piceno.

In tre giorni e nove ore di relazioni e discussioni si parlerà di "Il settore vitivinicolo cambia. Capire come evolve per essere pronti a vincere le sfide", in un Paese come l'Italia, dove vengono prodotti 50 milioni di ettolitri di vino, pari al 17% della produzione mondiale e il 28% di quella Ue.

Come già nelle passate edizioni, Vinopigro ci sarà, e questa volta non da solo.
Un altro wine blogger è stato invitato a seguire i lavori.

Se avrà voglia di rivelarsi, ve lo dirà. Comunque vada, penso che sarà un'esperienza interessante.
Soprattutto per gli enologi.




25.05.09

Lezione di degustazione

La più semplice, rapida ed efficace lezione di degustazione di un vino alla quale mi sia capitato di assistere.

L'unico problema è che, nella realtà, sono pochissime le persone in grado di associare un nome ad una sensazione odorosa (ecco perchè esistono i corsi di analisi sensoriale).




22.05.09

Zaia: "Vinceremo la battaglia sui rosati"

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Riceviamo e (volentieri) pubblichiamo:

La battaglia a sostegno dei rosati tradizionali italiani contro l'ipotesi europea di consentire la realizzazione di vini di colore rosa mediante il taglio di vini da tavola bianchi e rossi, ha ora un leader di primo piano: il ministro per le Politiche agricole Luca Zaia, che a Bardolino, presso il Museo del Vino delle cantine Zeni, ha incontrato questa mattina il consiglio di amministrazione del Consorzio di tutela del Bardolino, impegnato in prima linea nella difesa del proprio Chiaretto.

"Sulla questione dei rosati - ha affermato Zaia - la posizione italiana è chiaramente orientata alla tutela del vino rosé tradizionale. In materia c'è piena condivisione fra Italia e Francia e contiamo di vincere questa battaglia.
Sui temi agricoli ed enologici, anche a livello europeo, siamo dalla parte dei produttori. L'investimento nel settore vinicolo resta strategico. Le produzioni identitarie, le doc, le docg, le igt del vino, sono un valore che vogliamo e dobbiamo tutelare"
.

Sulla stessa linea il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Aldo Brancher, che ha accompagnato il ministro Zaia nell'incontro con i vertici del mondo produttivo bardolinese, cui ha preso parte anche il sindaco di Bardolino, Pietro Meschi: "La difesa del vino rosato tradizionale - ha detto Brancher - è importante per questo territorio, così come per tutto il settore vinicolo italiano. Oltretutto, il comparto del Bardolino ha vissuto negli ultimi anni momenti di difficoltà, ed ora grazie al Chiaretto sta ritrovando slancio".

Un ringraziamento al deciso intervento del ministero in favore dei rosé della tradizione è venuto dal presidente del Consorzio di tutela del Bardolino, Giorgio Tommasi, che ha ricordato come il ministro Zaia avesse espresso il proprio sostegno già in occasione dell'ultimo Vinitaly, quando il consorzio bardolinese, insieme con quello bresciano del Garda Classico, lanciò una petizione in favore del Chiaretto, sottoscritta da millecinquecento produttori, giornalisti e appassionati.

Il Bardolino Chiaretto rappresenta in questo momento il vino di punta, sotto il profilo dei trend commerciali, del mondo vinicolo dell'area del Garda, avendo raggiunto nel 2008 un venduto di 65 mila ettolitri (8,7 milioni bottiglie), con un incremento annuo del 14,7% (la variazione nel biennio 2008-2006 è addirittura del 41,5%).
L'avvio del 2009 aveva subito mostrato una flessione, complice la crisi finanziaria internazionale, ma la ripresa è iniziata già in febbraio, ed ha poi schiacciato il piede sull'acceleratore in marzo e in aprile, quando il trend delle vendite, nel confronto con lo stesso mese dell'anno precedente, ha mostrato incrementi rispettivamente dell'85% e del 24%, che rappresentano indici di sviluppo assolutamente in controtendenza rispetto alla criticità del momento.

Complessivamente, il Chiaretto bardolinese nei primi quattro mesi dell'anno in corso ha già incrementato le vendita del 10% circa rispetto al primo quadrimestre del 2008, "e le prime evidenze relative all'andamento del mese di maggio restano confortanti" dice il presidente del Consorzio.




21.05.09

La Flûte Bistrot

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Sapete, nessuno è perfetto.

Io, per esempio, quando posso pasteggio a champagne.

Non per snobismo: mi piace e basta.
Così, niente di meglio di una veloce pausa pranzo a base di un panino e una flute di champagne in una grande città (Milano) affogata nel caldo umido di un'estate anzitempo.

E' questa infatti la formula gastronomica scelta dal nuovissimo "La Flute Bistrot", che da poco ha aperto accanto al più noto Artidoro (trattoria gourmet in centro città): panini e champagne. Oppure piatti veloci e champagne.

Ora, voi lo sapete come sto a critica gastronomica: non è il mio mestiere, non mi interessa, anche se mi diverte vederla praticare dagli altri.

Sicchè, non sapendo come si comporta un vero gastrocritico, ho fatto - anzi, abbiamo fatto: eravamo in due, nessuno dei quali votato al mestiere di cui sopra - come fanno tutti i comuni mortali (persino un po' sprovveduti); siamo entrati e basta.

Senza avvisare, nè prenotare.

Abbiamo chiesto se era possibile fare qualche foto, abbiamo dato un'occhiata al menù.
La scelta è caduta su un piatto di tagliatelle alle melanzane con menta e crema di ricotta, abbinato ad una flute di champagne Brut Sélection della Maison Janisson-Baradon (un assemblaggio molto equilibrato 50% Chardonnay 50% Pinot Nero).
Per dessert, uno spiedino di frutta con cioccolata bianca e un gelato alla mela verde.

Che con lo Champagne non ci stavano proprio, ma tanto l'avevamo già finito.

Quando ci siamo alzati, eravamo entrambi sorridenti e soddisfatti: siamo stati bene.

Ambiente un po' techno con quel verde evidenziatore sparato ovunque, luci e specchi, calde trasparenze di marmi e collane di bollicine di vetro soffiato che pendono dal soffitto. Su una parete, una pianta stilizzata della Champagne.

Atmosfera molto cordiale, servizio informale ma non invadente.
Peccato non aver potuto replicare l'esperienza all' happy hour delle 18.30: con 10 euro il calice di champagne (lo stesso che abbiamo provato noi) si accompagna ad un ricco buffet.

Ciò detto, tengo a precisare ancora due cose: il conto che abbiamo pagato è stato precisamente di 48,90 euro,e la titolare, Delphine Veissiere, è una amica (che ci eravamo ben guardati dal preavvisare, se no che aspiranti gastrocritici siamo?).

Palesato il conflitto d'interesse, a chi si starà chiedendo se l'esperienza mi è piaciuta posso anticipare che sì, mi è piaciuta. Molto. E appena posso ci torno.

Peccato solo che fosse un martedì, e non mercoledì.
Al mercoledì servono le ostriche, che con lo champagne ci stanno proprio benino.

Sarò banale, ma a me la mortadella piace poco.
Persino con lo champagne.




16.05.09

Domande senza risposte

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Generalmente, ad un giornalista (o wine blogger) del vino si chiedono risposte.
Risposte alle sempre troppe domande che affollano l'enoico mondo.

Ma ci sono giorni in cui anche il giornalista (o wine blogger) del vino si stanca di cercarle, queste risposte.

E respinge al mittente le domande.

Questo - per me - è uno di quei giorni.

Perchè non si riesce ad avere un quadro più trasparente dei prezzi delle uve e dei vini nel nostro paese?

Perchè il mondo del vino appare così succube della grande distribuzione organizzata?

Perchè pochi ammettono ad alta voce che oggi uno dei più gravi problemi delle aziende del vino non è vendere, ma farsi pagare le fatture (in tempi umani, e non geologici)?

Perchè troppi piccoli imprenditori del vino pur sentendosi schiacciati dalle grandi cooperative e non convidendone le politiche di prezzo delle uve e /o commerciali, si rifiutano di unire le forze tra loro per contare di più?

Perchè quando nel mondo del vino succede qualche fatto di cronaca, alla fine il cronista scopre che (quasi) tutti già sapevano e hanno preferito voltarsi da un'altra parte?

Perchè si continua a parlare dei nuovi media come di strumenti necessari ad una strategia vincente per la promozione/comunicazione/commercializzazione del vino italiano, e poi i produttori non li usano?

Perchè?





10.05.09

La gara delle fettuccine (e il resto)

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Maggio è un mese pieno di feste e festival: tra i tanti di cui sicuramente verrete a conoscenza, ce n'è uno che si svolge in un territorio di cui in genere non si parla molto, l'Alta Sabina.

E' la prima volta che viene organizzato, e anche se il comunicato stampa che segue non parla di vino, sicuramente ci sarà anche quello.

L'iniziativa è comunque lodevole in se', perchè questa zona è soggetta da tempo allo spopolamento: riscoprirla, aiutare a valorizzarne le tradizioni e le produzioni, è un modo per dare una mano all'economia locale, impedendo che un pezzo di Italia finisca nel dimenticatoio.

Il 16 e 17 maggio si terrà a Monteleone Sabino, un piccolo borgo medievale a 60 km da Roma, la prima edizione di Monteleone alle posate, festival dedicato alla cucina tradizionale locale e all'olio extravergine d'oliva: competizioni culinarie, degustazioni e performance artistiche per le vie dell'antico paese.

Due le competizioni previste per questa due-giorni interamente dedicata al gusto.

La prima, sabato 16 maggio, vedrà gli abitanti di Monteleone e dei paesi vicini cimentarsi nella produzione delle migliori fettuccine fatte a mano. A decidere il vincitore sarà una giuria composta da  tre giovani chef, selezionati tra i migliori allievi di Istituti Alberghieri e Scuole Professionali  del Lazio e dell'Umbria. 

Domenica 17 maggio si ribaltano i ruoli: saranno infatti i tre membri della giuria a entrare in gara cimentandosi nella preparazione del piatto più gustoso e originale utilizzando i prodotti del territorio. I piatti cucinati dagli chef verranno presentati in un ristorante allestito appositamente nell'angolo più antico del paese. E stavolta saranno gli avventori del ristorante e fare da giudici di gara. In palio, un viaggio a Berlino per la migliore fettuccina, e una giara di "oro verde" dell'Alta Sabina, realizzata dall'artista Liron Kahana, per il miglior chef.

Degustazioni, performance musicali, cantastorie, mini pièce teatrali e altro ancora arricchiranno la passeggiata dei visitatori lungo il centro storico, catapultando tutti in un'atmosfera colma di arte e storia.
Inoltre, le vecchie cantine private che sorgono lungo gli stessi vicoli verranno aperte per l'occasione e ospiteranno prodotti alimentari tipici e di artigianato d'eccellenza. Il programma sarà infine completato da workshop di cucina dedicati sia ai grandi che ai bambini.
La partecipazione di Slow Food Rieti porterà una serie di laboratori del gusto in cui saranno messi a confronto i primi piatti tipici della zona: maccheroni a fezze, gnocchi ricci, cordelle, falloni e sfusillati per deliziare i palati dei visitatori e valorizzare al meglio la produzione locale ma anche prodotti di grande qualità provenienti da diverse zone d'Italia.

In apertura all'evento una tavola rotonda coordinata da Slow Food darà l'opportunità per promuovere l'incontro tra tradizione e innovazione, in un'ottica di turismo sostenibile.
Lo scopo principale che si prefigge il festival è infatti quello di contribuire allo sviluppo e alla prosperità di quest'angolo di Sabina, senza snaturare la zona, ma anzi conservandone ed evidenziandone le peculiarità, sia umane che naturali.

Il programma completo (in allestimento) qui.




06.05.09

Comunicare sul web

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Come si rapportano le aziende vitivinicole al web?
Internet ha modificato l'approccio che hanno con i loro clienti? e che ruolo investe la comunicazione e la promozione online rispetto agli altri canali con cui si è abituati a rapportarsi?

In questi ultimo anni si è parlato molto, sia nei quotidiani che nelle trasmissioni televisive, di quanto Internet abbia modificato l'approccio delle aziende (dalle PMI alle Multinazionali) al cliente.

Attraverso questo Osservatorio sulle aziende vitivinicole ci chiediamo quanto ciò corrisponda, effettivamente, alla realtà.


I risultati dell'indagine - svoltasi on e off line - saranno oggetto di un convegno in programma venerdì 8 maggio alle 14.30, nella Sala dei Centoventi della Banca Popolare di Verona (via S.Cosimo 4).

I particolari qui.

Nel frattempo, date un'occhiata a questo sito, a questo e a quest'altro.
Il primo è un tipico esempio dell'uso della rete (e dei tradizionali siti web) da parte di una realtà produttiva vitivinicola del Nuovo Mondo.

I secondi sono il tipico esempio dell'uso della rete (e dei tradizionali siti web) da parte di due grandi realtà produttive vitivinicole del Vecchio Mondo (nella fattinspecie: dell'Italia).

A voi le conclusioni.




05.05.09

Vino e giovani, iniziativa Agivi

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Per Agivi, l'educazione dei giovani al consumo responsabile di alcol parte dalla famiglia e arriva sulla strada.

Riceviamo e pubblichiamo:

"Continua il lavoro di Agivi (Associazione Giovani Viticoltori) per diffondere la cultura del bere responsabile tra i giovani.

Si è da poco conclusa l'iniziativa dedicata al mondo della notte, che ha visto impegnata l'associazione per ben un mese e ha fatto emergere con chiarezza cosa i giovani pensano del vino e delle leggi proibizionistiche.

Agivi ha infatti proposto nel noto locale milanese Lotus una serie di serate educative sul tema.
Nell'atmosfera rilassata del lounge bar, Agivi ha comunicato i propri valori: socialità e responsabilità, ma ha anche accolto i partecipanti con i propri vini, con un etilometro tascabile in omaggio e un questionario, ideato per dare la possibilità di esprimere un parere sul tema alcol e guida.

Dai dati emerge che i giovani associano il vino al valore dell'amicizia per 81%: sono le occasioni condivise, tra cui cene e ritrovi, che vedono il vino protagonista principalmente nei week-end e consumato fuori casa.

Tra gli adulti, invece, il vino è legato alla quotidianità, presente sulla tavola anche durante la settimana (bevono vino a casa il 23% dei giovani e il 53% degli adulti).
Curiosamente, a partire dai 27 anni, il 10% degli intervistati ha iniziato a consumare vino ogni giorno.

L'ambito familiare risulta essere uno degli ambienti principali per l'educazione dei giovani al consumo responsabile. Il 30% ne evidenzia il ruolo fondamentale per educare e responsabilizzare i ragazzi sui vari aspetti dell'argomento, non ultimo quello legato alla salute.
Per il 60% di chi ha voluto integrare il questionario con suggerimenti personali, la famiglia ha un ruolo essenziale nel dare ai giovani dei valori ed evitare così che un disagio ben più profondo venga espresso nell'abuso di alcol. Il 32% di questi assegnano una particolare importanza anche ai meccanismi di controllo da parte delle forze dell'ordine.

Secondo il restante 8% degli intervistati, potenziare i mezzi pubblici e le modalità di trasporto "alternative" aiuterebbe a dissuadere i giovani dal mettersi alla guida della propria macchina in condizioni di potenziale rischio. Risulterebbe quindi necessario lo studio di misure adeguate. Fra queste, diminuire le tariffe dei taxi e organizzare trasporti collettivi, potenziare e aumentare i servizi pubblici durante la notte.

Il 31% degli intervistati è stato fermato almeno una volta per un controllo stradale. Di questi, il 12% è risultato negativo al test, mentre il 19% ha riportato un tasso alcolico superiore al limite consentito (0.50).
Anche chi è risultato positivo al test ha dimostrato un approccio costruttivo, proponendo soluzioni contro le stragi del sabato sera. La consapevolezza dei rischi di mettersi alla guida in condizioni inadatte, infatti, è ben presente negli intervistati.

I controlli stradali, multe più aspre e l'utilizzo dell'etilometro sono considerati dal 46% come strumenti adatti per responsabilizzare i giovani a patto, però, che, accanto ai controlli sul tasso alcolemico, si analizzi anche l'eventuale assunzione di sostanze stupefacenti. Queste, infatti, sono aumentate in maniera esponenziale sia tra i giovani che tra gli adulti, raggiungendo un consumo che risulta superiore a quello dell'alcol.

Il 45% si è dimostrato favorevole alla chiusura anticipata dei locali e al divieto della vendita di alcol dopo le ore 2.00, quando ormai il consumo non ha nulla a che fare con il piacere di una buona cena.
Non ha invece raccolto consensi la proposta di inserimento di icone e messaggi negativi sull'etichetta della bottiglia, anche perché nei locali il vino viene solitamente servito al bicchiere e ciò renderebbe la misura inefficace".

Nota: il grassetto è mio.




03.05.09

Le declinazioni del Riesling (tedesco)

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Renania, Palatinato, Mosella.
Geisenheim, Neustadt, Mainz, Zell, Bernkastel-Kues, Ludwigshafen,Wiesbaden.

Oltre 1300 km in 4 giorni, percorsi per lo più in pullman (e con un breve, scenografico tratto sul fiume).
Il viaggio-studio di Assoenologi Veneto Occidentale - sostenuto da Vason Group, Basf, Sipa Berchi - quest'anno ci ha portato alla scoperta del più importante vitigno bianco tedesco: il riesling.

Chi volesse saperne di più circa superfici vitate, produzione vinicola, varie& eventuali della Germania, rimando ai post dell'impagabile Marco Baccaglio, qui:.

Qui faremo solo alcune riflessioni.

La prima: chi si lamenta della complessità del sistema di denominazioni vinicole italiano dovrebbe vedere com'è strutturato quello tedesco. Ricevuta questa informazione, la solidarietà con il tentativo di semplificazione portato avanti dagli estensori dell'Ocm vino scatta pressocchè immediata (anzi, quasi quasi gli diamo una mano anche noi...).

La seconda: il riesling è uno vitigno molto duttile. A seconda della zona e del terreno in cui viene coltivato, cambia al punto da sembrare un altro. Ai tedeschi piace nella versione "vino giovane, fresco, e dolce-acido", al punto che lo vorrebbero sempre pronto all'uso, come la birra di giornata.
Un vero peccato, perchè i Riesling migliori sono, neanche a dire, quelli invecchiati. Cioè quelli nei quali l'antinomia dolce-acido si attenua a favore di un equilibrio elegante tra freschezza e mineralità.

Al Campus Geisenheim, uno degli istituti di ricerca enologica più famosi del mondo, una degustazione didattica di riesling-tipo ci ha insegnato che:

- se ti piace il riesling che tende all'idrocarburo, con una buona acidità a bilanciare gli zuccheri, devi sceglierlo tra quelli coltivati nel Pfalz;
- se preferisci un riesling più fruttato, con profumi di pesca e albicocca, cercalo tra quelli della Mosel;
- se lo vuoi ancora più ruffiano, con profumi che ricordano la cioccolata bianca, la frutta esotica e gli agrumi gialli, sceglilo tra quelli coltivati in Renania.

Personalmente, opto per la prima tipologia, ovviamente trocken.

Proprio da questa flessibilità nasce però una terza considerazione.
Come definireste voi un vino che può essere dolce, acido, secco, semi secco e semi dolce, minerale, fruttato, a volte perfino floreale?

Erik Rundquist, proprietario da un quarto di secolo della Weingut Wwe. Dr. H. Thanisch - Erben Müller-Burggraef ha usato una parola bellissima: funny.

"You can have the wine you want - ci ha detto amabilmente a margine della degustazione di ben 11 dei suoi vini - Sweet, dry, mineral...it's funny!".

Il riesling tedesco, un vino divertente.

Genial!