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28.06.09

Verona Wine Top: le premiazioni

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Gran Guardia, giugno 2009: cerimonia di premiazione del concorso enologico Verona Wine Top.

Tra istituzionalità e atmosfera da sagra strapaesana.

Per chi non lo sapesse, il Verona Wine Top è un concorso che da sei anni la Camera di Commercio di Verona conduce, organizza, comunica e promuove.

Un impegno che dura un anno, tra una fiera e una manifestazione.

Le degustazioni sono curate dall'Assoenologi, e seguono i criteri del concorso internazionale di Vinitaly.

La cerimonia di premiazione, invece...beh, sta ancora cercando una regia precisa.
Perchè quella di quest'anno è apparsa particolarmente approssimativa.
Voleva essere una festa delle aziende premiate, è risultata un pasticcio tra il serio e il serioso, l'amichevole e l'istituzionale, senza mai essere ne' l'una ne' l'altro.

E con alcune clamorose falle, come il silenzio a cui è stato praticamente costretto l'ospite di turno, il wine writer Carlo Macchi, che firmerà le schede della Guida ai Vini del Verona Wine Top (in distribuzione nell'universo mondo a partire da settembre 2009) e al quale non è mai stato dato spazio, nemmeno per i saluti/ringraziamenti.

O come l'inspiegabile assenza di un (qualsiasi) rappresentante della Provincia, nonostante il programma desse al tavolo dei relatori addirittura il neo presidente Giovanni Miozzi.

Dopotutto, come ha ricordato il presidente della Camera di Commercio Alessandro Bianchi, "Verona ha prodotto lo scorso anno 138 millioni di litri di vino a denominazione d'origine": è una cifra pesante nel computo dei settori trainanti dell'economia di questa provincia.

Ma tant'è. Le premiazioni si sono trascinate per oltre 2 ore e mezzo, praticamente a tutti i produttori presenti è stato chiesto un commento o una dichiarazione.

E tutti hanno ripetuto la favola bella che ieri t'illuse, che oggi m'illude, o consumatore (per citare il Vate): la tradizione del nonno, (del papà, dello zio..) la sua passione trasmessa ai discedenti, tanto lavoro, impegno, qualità, qualità, qualità...

Ma lasciamo per un momento questo psicodramma, come l'ha definito un produttore, e veniamo alla sostanza.

Posto che ci sono molte aziende a cui l'idea di mandare i propri vini ad un qualsivoglia concorso enologico fa venire semplicemente l'orticaria, perchè delle centinaia di aziende del vino iscritte alla Camera di Commercio di Verona ne partecipano sì e no una novantina?
Si può parlare di rappresentatività dell'eccellenza della produzione enologica veronese, davanti a numeri così bassi?

Personalmente, propenderei per il no.

E tuttavia, un lato positivo per le aziende, - anzi, almeno un paio - questo concorso ce l'ha.

Sorvolando sulla validità dei risultati - è da tempo che diciamo che la scheda dell'Union Internationale des Oenologues non valuta, nè premia la qualità percepita dei vini, ma solo la loro correttezza tecnica - , il Verona Wine Top rappresenta per molte nuove e giovani aziende il primo banco di prova con il mondo esterno.

Una specie di saggio di fine anno scolastico.

Superando questa prova, cominciano a farsi conoscere e possono aspirare a qualche cimento più impegnativo (una degustazione dei loro vini con i consumatori finali, per esempio: cimento che nessuno, però pensa mai di organizzare per conto proprio).

Un altro aspetto positivo è dato dalla possibilità di confrontarsi con altre aziende: per alcune delle partecipanti è la prima volta, e ricevere valutazioni di 85/100 o più è gratificante, quando è la prima volta che ti capita.

In seguito, deve diventare una regola.

Infine, resta la soddisfazione personale di aver vinto un concorso: sono quei 5 minuti di celebrità che non si negano nessuno.

Peccato che, produttori e autorità a parte, a registrarli non ci fosse nessun operatore dell'informazione specializzata.

Perchè ormai, spiace dirlo, grandi o piccoli che siano, locali o nazionali o internazionali i concorsi enologici non fanno più notizia.

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ps: nota di merito per l'assessore alla cultura del Comune di Verona Erminia Perbellini: ha ricordato l'impegno di due signore del mondo del vino, Marta Galli, prima donna veronese a portare l'Amarone a New York, e Nenè Lovat, indimenticata Imperial Castellana, che per 30 anni ha promosso a sue spese il vino veronese in Italia e nel mondo.

ps.2: i vini vincitori li trovate qui.




25.06.09

Vini di successo: conoscerli per replicarli

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Cosa determina il successo commerciale di un vino?

Un punteggio alto, la vincita di un premio/concorso, il riconoscimento delle guide, recensioni positive, buzz marketing...?

Ogni volta che un vino s'impone all'attenzione dei consumatori aumentando in maniera consistente le sue vendite, ci si domanda quale possa essere il segreto del suo successo.

La moda? Una ben orchestrata campagna di marketing/promozioni? L'abilità dei suoi commerciali? Probabilmente un mix di questi elementi, uniti a quel quid d'imponderabile (e imprevedibile) che chiamiamo genericamente fortuna.

Ciò premesso, è però sempre buona regola avere una visione d'insieme dei casi di successo, per comprenderne i punti di forza e di debolezza.

Guidati da Luciano Rappo, giornalista esperto del settore di fama internazionale, venerdì 26 giugno alle 16 presso l'auditorium di Borgo Rocca Sveva (Soave, VR) si terrà l'incontro "Vini trendy: caratterizzazione e degustazione ragionata dei vini simbolo eletti dal mercato."

Un momento di approfondimento tecnico rivolto soprattutto agli enologi e ai responsabili commerciali e del marketing delle aziende del vino, durante il quale verranno analizzati attraverso una degustazione ragionata, alcuni vini simbolo italiani e stranieri che rappresentano le diverse fasce di mercato, per identificare poi le vie tecnologiche più opportune e finalizzate a questi obiettivi.

L'incontro, organizzato dall'Assoenologi sez.Veneto Occidentale, si avvale della collaborazione di Tebaldi.it Risorse per l'Enologia.

Interverranno tra gli altri:

Enol. Nir Levav - Product manager Tebaldi.it ("Tecnologia trendy e mercato globale") e
dr. Con Simos - Direttore sez. consulenza e sviluppo AWRI ("Alcuni modelli dal nuovo mondo").




23.06.09

Etichette: così fan gli altri

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L'anno scorso partecipai al Concorso Internazionale del Vinitaly per il Packaging, come sa chi mi segue.

Fu un'esperienza istruttiva e divertente.

Dalle etichette presentate si potevano evincere un sacco di cose, la più evidente delle quali era che i produttori italiani appaiono paralizzati dal concetto di tradizione.

Così bloccati e condizionati da essa da far scelte estetiche a dir poco discutibili.
Persino quando scelgono - provocatoriamente - di abbandonarla e di appiccicare sulle bottiglie qualche etichetta più ehm, trendy. Peccato che nella maggior parte dei casi la scelta sia perfino più stucchevole e conformista.

Perciò, quando ci si trova di fronte a esempi di packaging come questi, un certo sconforto ci assale: noi italiani, ce la faremo mai? E non si tratta di un attacco di (banale) esterofilia.

Ciò detto, cogliamo l'occasione per ricordare che dopo il 1 agosto...il problema estetico delle etichette dei vini italiani rimarrà tale e quale.

L'etichetta legale, quella su cui si è concentrata la creatività dei nostri governanti di Bruxelles, è infatti sempre la retro.

Le Doc, Docg e Igt esistenti saranno classificate e protette come Dop e Igp, ma continueranno ad essere citate anche in etichetta, poichè i termini "Denominazione di origine controllata, Denominazione di origine controllata e garantita e Indicazione geografica tipica" sono state considerate "menzioni tradizionali", che possono essere riportate con o al posto delle parole Dop e Igp.

In pratica dunque, saranno i produttori a decidere se continuare ad utilizzare solo i vecchi termini cui siamo abituati, o adottare quelli nuovi.

Ovviamente, tutti i vini confezionati entro il 31 luglio 2009 potranno essere commercializzati così come sono, fino al loro esaurimento.
Anche le etichette e gli imballaggi stampati entro luglio, e che soddisfano i vecchi regolamenti, potranno essere utilizzate, ma solo fino al 31 dicembre 2010.

Scompariranno però le vecchie diciture "vino da tavola" e "Vino di qualità prodotto in regione determinata" (Vqprd): si parlerà solo di "vino", magari con la citazione del vitigno e dell'annata.

Proprio questa possibilità aveva scatenato una mezza rivoluzione (regolarmente fallita) nel mondo del vino italiano, che aveva visto in questa decisione un ennesimo attentato ai vini Doc, soggetti a vincoli, disciplinari, norme e restrizioni.

In realtà, nemmeno il più generico dei pinot grigio 2009 potrà essere alieno da regole e controlli: anche per questi vini infatti è prevista una certificazione da parte di organismi che rispettino e, dal 1° maggio 2010, siano accreditati in base allo standard europeo EN 45011 o ISO/IEC guide 65.

Non solo vitigno e annata dovranno essere certificati e autentici, ma dovranno rispettare anche le numerose restrizioni imposte dall'elenco europeo di vitigni: ci sono nomi il cui uso è consentito solo in certi paesi, o in certe condizioni, o in certe regioni, o...

insomma, avremo di che divertirci.




17.06.09

Terroir Vino: l'esperienza (umana)

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Per chi è curioso di sapere com'è stato Terroir Vino n.6, ecco qualche nota sparsa.

Perfetta la sede dell'evento: ampi (ma non troppo) gli spazi, temperatura ideale per uomini e bottiglie, alto il livello delle presenze, sia di qua che di la' dei banchi.

Generoso il servizio di ristorazione (o quel che era): ogni tanto tra la folla comparivano magicamente agili giovani con ricchi cabaret di quadratoni di torte salate, mozzarelle in carrozza e altre bontà: bastava trovare il vino più adatto da abbinare e il gioco era fatto.

Personalmente ho fatto alcuni ottimi assaggi, scoprendo vini di cui sentiremo senz'altro parlare anche in futuro (come questo: uno dei più straordinari sangiovese in purezza che mi sia capitato di assaggiare negli ultimi anni), ma soprattutto ho rivisto molti amici, alcuni dei quali avevano elargito perle di web-saggezza già il giorno prima, nella Vinix Unplugged Conference.

A questa avevano partecipato anche alcuni produttori, tutti però (sufficientemente) già ferrati e/o appassionati in materia di comunicazione e marketing online (chissà se un giorno riusciremo a smettere di giocare in casa...).

Sempre la sera precedente il grande giorno degli assaggi & degli incontri, la maggior parte di noi si è ritrovata intorno ai tavoli di uno dei più buffi e rinomati ristoranti liguri: U Giancu di Rapallo, il paradiso dei fans delle nuvole parlanti.

Specialità liguri, molta ironia e buona musica (live!) per una cena che ha visto sui tavoli più bottiglie di vino che commensali (ovviamente).

Sempre in tema di cene, alcuni di noi hanno poi chiuso in bellezza la due giorni genovese all'enoteca Infernotto , grazie all'iniziativa (e alla guida) di un autoctono.


In conclusione, un'esperienza che valeva la pena e che dimostra, una volta di più, come il mondo del web possa essere uno strumento insostituibile nel favorire incontri ravvicinati del terzo tipo tra persone che non si conoscono (ma che si stanno cercando e non lo sanno).

E, se il caso, persino nel far combinare loro qualche affare.




12.06.09

Vinix Unplugged Conference: l'evento nell'evento

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L'atmosfera che circola è quella dell'occupazione studentesca della scuola stile anni 70-80; molta allegria, la sensazione di prendersi una giornata di vacanza, ma anche un sacco di idee, l'impazienza di condividerle, l'eccitazione dell'autogestione, il desiderio di trovarsi in mezzo ad amici.

E anche se il blogger corner è storia di (appena) ieri, sembra che da quel primo esperimento di incontro fra mondo della rete e mondo del vino, di ere geologiche ne siano passate almeno 2 o 3.

Come ormai gli amici e gli informati sanno, domenica 14 giugno dalle 11 alle 19 presso il Palazzo Ducale di Genova si terrà la Vinix Unplugged Conference, libero incontro fra abitanti (e vicini di casa) del popoloso pianetino Vinix e i protagonisti della filiera del vino.

L'evento vedrà la partecipazione di molti dei bei nomi che infestano la rete in blog propri (e altrui), in una non-stop di interventi a ruota più o meno libera.

L'obiettivo inconfessato è di scoprire se esiste un ordine superiore nel caos (della rete dedita al w&f).

Quello palese è ritrovarsi tra amici, conoscersi, confrontarsi, parlarsi davvero (e cantarsele de visu, se il caso).

Tutto questo farà da prologo all'evento-padre, quel Terroir Vino
in programma il giorno dopo, stessa location, dalle 11 alle 15 per gli operatori e dalle 15 per il pubblico.

Credo che ciò che distingue questa rassegna da ogni altra non sia solo il fatto di riuscire ogni anno a selezionare davvero un certo numero di eccellenti, ma l'essere riuscita fin dal suo nascere a rendere reale il virtuale e a fare incontrare le due dimensioni - la rete e il mondo del vino - dimostrando che tra esse può e deve esserci scambio e collaborazione, perfino simbiosi, perchè entrambe sono espressione del nostro tempo: le 2 facce di una sola medaglia.

Per chi ci sarà, l'appuntamento è a Genova.

Per tutti gli altri è in giro per la rete, nei prossimi giorni...




10.06.09

Tasting Panel: Poggio Argentiera

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Un assaggio istruttivo ma soprattutto divertente.

Perchè quando i vini sono buoni, ti diverti; quando non lo sono, ti istruisci e basta (pazienza).


* Maremmante 2008 (metà syrah, metà alicante: mi piace, questo claim!)
* Bellamarsilia 2007 (Morellino di Scansano DOCG)
* Finisterre 2005 (altro taglio di alicante e syrah)
* Bucce 2007 (ansonica in purezza)
* Guazza 2008 (vermentino e ansonica)
* Principio 2008 (ciliegiolo 100%).

Questi i vini di Poggioargentiera giunti felicemente a destinazione (merito dell'imballo: pratico ed ecologico) e sui quali abbiamo provato l'ennesima variazione sul tema della degustazione: solo tre persone, bottiglie scoperte, un piatto unico (spaghetti al pomodoro).

"Gianpaolo è un amico, ha le spalle larghe: se anche gli critichiamo i vini, non minaccia querele (come fanno in tanti)" informo i miei compagni d'avventura (questo e questo).
Così ci siamo accinti al compito di degustare con il piglio disinvolto dei professionisti (ma non troppo).

Primo vino: Guazza. Servito freddo con grissini, è un aperitivo fantastico. Profumo fruttato, sapore pieno, pulito e sapido, retrolfatto lungo e piacevolmente amarognolo, ottima bevibilità. Promosso.

Secondo bianco: il famoso Bucce. Personalmente lo affronto con qualche riserva, perchè (mio gusto personale) non amo questo stile di bianco. Così come si presenta, ci appare più fruttato in bocca che al naso, che è poco espressivo. Sicuramente non è un vino facile, ma scommetto che con i piatti della cucina locale ci sta alla grande. Perchè è pastoso, si mangia e si beve. E poi sa di mare...maremmano! Ah, che nostalgia. Promosso bene anche questo.

Primo vino rosso: Ciliegiolo. A me piace un sacco. E' un vino apprezzato perfino dai giovanissimi (e dagli astemi). Al naso è un tripudio ddi fiori rossi e ciliegie, in bocca è fruttato e speziato (chiodi di garofano, pepe nero). Succoso e di grande bevibilità. "Non finitelo, che me lo riporto a casa!". Promossissimo.

Secondo vino rosso: Finisterre. Il naso cioccolatoso e ruffiano ci presenta subito il biglietto da visita: sono un super...qualcosa. Ben costruito, calibrato, è fatto per piacere. E infatti assolve egregiamente al compito.
A noi piace soprattutto l'uso arguto della barrique, nel quale ritroviamo l'intelligente ironia del produttore. Vogliono un supertuscan? Eccolo qui. Certo, noi (smaliziati di lungo corso) non ci caschiamo più, ma il mondo è pieno di newbies...Promosso (con qualche riserva).

Terzo vino rosso: Maremmante. Profumi più speziati che fruttati, presenta un ricordo d'incenso, ma in bocca è l'amarena a prevalere. Nota di merito per l'alicante, che fornisce la giusta spalla acida. Ottima la bevibilità. Promosso con lode.

Quarto vino rosso: Bellamarsilia. Un vino con una dote rara (dicono): ha il colore del vero Morellino. E anche i profumi e il gusto. Ricorda fiori e frutti viola. Mentre lo beviamo summo cum gaudio, noto che è un vino a tre dimensioni: lunghezza, larghezza e (soprattutto) profondità. Promosso alla grande.

E gli spaghetti? Spazzolati con piacere insieme al Ciliegiolo e al Maremmante, un po' meno con il Finisterre, non hanno affrontato il Bellamarsilia...Erano già finiti.

ps: la foto in apertura è di un vino che non compariva nel test, ma che illustra bene il brand aziendale




08.06.09

Rosati da miscela? No, grazie!

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Ogni tanto succede di spuntarla. Anche a livello comunitario.

L'Europa ha detto "no" ai vini rosati da miscela bianco+rosso.

Dal (prolificissimo) Ufficio Stampa del Mipaf, riceviamo e più che volentieri pubblichiamo:

"Prendiamo atto con soddisfazione che Bruxelles rinuncia ad autorizzare le miscele di vini da tavola bianchi e rossi per produrre il vino rosato. È questa l'Europa che vogliamo, fondata sul rispetto delle identità, della qualità, della sicurezza alimentare e della tradizione".

Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia commenta con queste parole la decisione della UE, comunicata dalla Commissaria europea all'Agricoltura Mariann Fischer Boel, di rinunciare alla proposta di autorizzare la produzione di vino rosé per miscela di vini bianchi e rossi; proposta non condivisa da gran parte del mondo produttivo e che ha trovato la ferma contrarietà di Italia e Francia.

"La riapertura della discussione in Europa - ha detto ancora Zaia - sui metodi di produzione del vino rosato, e poi la rinuncia a portare avanti una riforma che avrebbe sancito la morte di un prodotto di grande storia e qualità come il vino rosato, è stata ottenuta soprattutto grazie all'intervento congiunto italiano e francese, due Paesi uniti dalla comune passione per il vino e per la cultura che ad esso è sottesa".

"Continueremo a lavorare con impegno e convinzione, aperti ad ogni possibile intesa - ha concluso il Ministro - per costruire un'Europa reale, che non dia spazio a surrogati e pasticci di sorta e che faccia della valorizzazione e della tutela del patrimonio agroalimentare di qualità le fondamenta della sua politica agricola".

ps: la foto in apertura è quella della locandina di una festa dedicata ad un rosato attualmente di grande successo: il Bardolino Chiaretto.




05.06.09

64° Congresso Assoenologi: la sostanza

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Diciamolo subito: non è stato un congresso granchè brillante.

Tanto soddisfacente il contorno, quanto modesta la sostanza.

Un po' la colpa è del tema scelto: ""Il settore vitivinicolo cambia. Capire come evolve per essere pronti a vincere le sfide" è il classico genere di argomento che induce a voli pindarici e a ragionamenti sui massimi sistemi, ma che poco ha da spartire con la concretezza.

Peccato, perchè gli argomenti sollevati in apertura dei lavori dallo stesso presidente nazionale di Assoenologi, Giancarlo Prevarin, erano invece estremamente prosaici e attuali: le incognite della nuova Ocm vino, all'appuntamento con la quale ci presentiamo (al solito) totalmente impreparati e sommersi da una valanga di regolamenti (solo per le nuove regole di etichettatura siamo arrivati alla versione n.11), la questione sempre più pressante della dealcolazione dei vini (ammetterla o no? e come, e quanto?), il futuro degli istituti superiori di enologia (che la nuova riforma della scuola superiore rischia di far sparire), il tormentone alcol-guida...

Bene, nessuno di questi temi è stato poi toccato o commentato dai relatori successivi.
In sintesi, ecco qualche estratto di alcuni degli interventi tenutisi nei 2 giorni di congresso:

- Giuseppe Martelli, dg Assoenologi: ha parlato di come si è evoluto il sistema vitivinicolo italiano dall'800 a oggi. "Una cosa e' certa: a differenza degli anni '90 la crescita del settore non e' generalizzata. Alcuni vini hanno molto successo, mentre altri restano al palo. E' il consumatore a determinare il successo di un prodotto, che ci piaccia o no. E anche questa è la prima Ocm vino determinata da paesi consumatori anzichè da quelli produttori".

- Lamberto Vallarino Gancia, presidente Federvini: il tema del suo intervento riguardava l'imprenditoria privata: come cambia? Boh. Mica l'ha spiegato.
"I produttori del Nuovo Mondo ci hanno imposto una riflessione: la tradizione va conservata ma vanno superate le nostre rigidità. Per competere occorre flessibilità. Noi abbiamo un viatico formidabile all'estero, la nostra cucina; dovremmo sfruttarla di più, perchè apre le porte al nostro vino".

- Paolo Bruni, presidente Fedagri Confcooperative: come cambierà la cooperazione nei prossimi anni. A sentire lui, il settore ha le idee ben chiare e distinte, e si muoverà su tre direttrici: integrazione, innovazione, internazionalizzazione. Che si possono riassumere in un grido di guerra: "Aggregarsi per crescere, crescere per competere" .

- Gianni Zonin: dal produttore al consumatore in un mondo del vino che cambia. "La cooperazione in Italia e' stata molto piu' attenta al dimensionamento delle aziende: la polverizzazione e' un problema serio. Occorre aumentare la superficie media del vigneto, perche' con 2 ettari di vigneto non si vive. Viceversa, il mondo privato e' piu' indietro: perdiamo ogni anno qualcosa ma continuiamo a vivere ciascuno nel suo piccolo mondo. Dobbiamo imboccare anche noi la strada di aggregazioni e fusioni: un buon equilibrio tra mondo cooperativo e mondo privato non potra' che fare bene al settore vinicolo italiano".

- Andrea Sartori, presidente Unione Italiana Vini: il vino è sempre più un prodotto di marketing. Dopo aver esaminato la situazione dei vini italiani in mercati strategici come USA, Inghilterra e Germania, Sartori ha messo a confronto anche le spese in comunicazione e promozione che i nostri maggiori competitors affrontano nei suddetti mercati. E ha concluso che, per quanto a noi (anzi: ai produttori) sembri di spendere cifre colossali, in percentuale sono briciole rispetto a quello che spendono cileni, argentini o francesi (e con risultati ben più brillanti dei nostri, perchè il prezzo medio delle loro bottiglie è sempre più alto del nostro).

Non è solo una questione di soldi, ma di strategie, idee, competenze: "Almeno il 50 per cento dell'imprenditoria italiana deve aggiornarsi sui temi del marketing. C'e' scarsa specializzazione, e diffuse carenze linguistiche e informatiche".

La palla dunque è in mano al consumatore, e nel mondo della produzione comincia a diffondersi anche la sensazione che sia necessario aprire un dialogo diretto con lui/lei, bypassando i tradizionali intermediari (appartenenti soprattutto al settore della comunicazione: giornalisti e guide, per dirla tutta) ai quali i clienti finali non prestano più ascolto come prima.

Come raggiungere questo consumatore? Ah, che domandona.

Sicuramente sarà il tema di uno dei prossimi congressi. Tra un decennio o due.




03.06.09

64° Congresso Assoenologi: il contorno

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Due giorni e mezzo di congresso, 9 ore di relazioni, 15 aziende sponsor, circa 600 partecipanti.

Si riassume in queste cifre il 64° Congresso di Assoenologi, tenutosi (dopo 32 anni di assenza) nelle Marche, nei Colli del Tronto.

Com'è andata? Cominciamo con gli aspetti positivi.

Nelle Marche si mangia discretamente, ma soprattutto si beve bene.
Tra aperitivi, cocktails, pranzi di lavoro e cene di gala abbiamo avuto la possibilità di assaggiare una nutrita rappresentanza dei migliori pecorino, passerina, Rosso Piceno, Rosso Conero, Verdicchio di Matelica e di Jesi, Aleatico, Falerio, Bianchello del Metauro e Lacrima di Morro d'Alba.
In tutte le versioni pensate e ammesse dai diversi disciplinari di produzione: secco e passito, tranquillo e non. Lieta sorpresa, per esempio, la passerina versione spumante metodo charmat (di questo come di altri vini è possibile avere qualche assaggio di nota qui).

L'organizzazione congressuale di Assoenologi - sotto il comando del kaiser Giuseppe Martelli - è una infallibile macchina da guerra: in un'assise bersagliata da ogni sorta di imprevisti e contrattempi (dai ritardi causati dall'autostrada bloccata alla cancellazione delle visite per maltempo, allo spostamento delle cene) non ha mai perso il controllo della situazione (e dei nervi), riuscendo sempre, nel giro di pochissimo tempo, a ri-configurare il programma, senza sbavature, disagi o ritardi.

L'accoglienza del territorio è stata esemplare (ben diversa da quella, approssimativa e latitante, dello scorso anno): Regione Marche,L' Enoteca Regionale Vinea, Camera di Commercio, Piceno Promozione, Assessorati vari, tutti coordinati dalla formidabile sezione marchigiana di Assoenologi (e dal suo dinamico, instancabile presidente, l'enologo Alberto Mazzoni) hanno fatto quanto era in loro potere per rendere il soggiorno più che piacevole.
Solo una volta hanno bluffato: è stato quando, nella serata iniziale, ci hanno assicurato che avremmo avuto sempre sole e caldo.
"Nelle Marche, in primavera, non piove mai!".

Il giorno dopo diluviava. E quello successivo, anche.

La location, per quanto a...casa del diavolo, era molto bella ed elegante. C'era perfino il wi-fi gratuito (ma il computer dell'hotel a pagamento: gli italiani, che geni).
Unica pecca, la lentezza del servizio: d'accordo che a tavola non s'invecchia, ma accomodarsi alle 20 e vedersi servito il secondo primo piatto alle 23, è decisamente un tempo troppo lungo anche per il più paziente (o affamato) dei commensali.

Gli sponsor. Lo considero un elemento positivo perché in questi tempi di sbandierata crisi trovare 15 aziende del settore enologico disposte a investire decine di migliaia di euro in un congresso non è una cosa banale.
E' un segno che fa ben pensare nello stato di salute del settore - e ben sperare nel suo futuro.
Un ringraziamento pubblico e doveroso lo devo in particolare all'azienda Vason e al suo presidente, l'amico enologo Giancarlo Vason, grazie al quale abbiamo ottenuto l'accreditamento al congresso.
I giornalisti ammessi ai lavori infatti sono stati pochissimi, tutti di testate di settore (entrare nell'orbita delle attività di Assoenologi è tutt'altro che semplice).

Ne valeva la pena? certo. Partecipare al congresso nazionale dei winemaker italiani vale sempre la pena, per gli incontri che si fanno e le problematiche affrontate.

Quanto al peso delle relazioni presentate...ecco, su quello si può discutere.

Lo faremo nel prossimo post.