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27.08.09

Dal Forno e la ricerca dell'assoluto

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Estate di vigneti.

Nonostante il caldo, ne abbiamo esplorati tanti.
Abbiamo ritrovato vecchi amici, ne abbiamo conosciuti di nuovi.
Abbiamo visitato cantine, parlato con produttori.
Abbiamo assaggiato vini.

Romano Dal Forno è un vecchio amico ritrovato.

Erano anni che mi invitava ad andare a trovarlo, e io sempre a rimandare ("tanto non scappi, vero? sei sempre li'"), in attesa del momento giusto.
Finchè un bel giorno, ok, Romano, vengo da te. Non ti ruberemo troppo tempo, giusto una visita: ci mostri la cantina, ci spieghi quello che stai facendo, e via. Mezz'ora, 40 minuti al massimo.

Quattro ore.

Tante ce ne ha dedicate, Romano. Cordialissimo, accogliente, un fiume in piena di parole pur in un momento intenso di lavoro in cantina e in cantiere.

"Ma che stai facendo, qui?? uno Chateau?"

Romano sorride divertito, beh sì, l'idea è un po' quella. Non sa quando finiranno, non sa chi verrà a vederlo, ma pensa al futuro, ad una sorta di tempio elevato alla cultura e alla bellezza del vino. Pensa anche che è bello lavorare in un bel posto.

Se la struttura (in via di completamento) sembra un pezzetto di Francia trasferito in Val d'Illasi, la cantina di vinificazione è un ambiente spaziale, d'una tecnologia esasperata, assoluta.
"In campagna dev'esserci un concetto di pratica contadina; in cantina dev'esserci una mentalità tecnologica, sia pure con il massimo rispetto per l'uva. Se avremo fortuna - in termini di salute e di armonia famigliare - tutto questo ci permetterà di avere il controllo totale in vigna e in cantina, e con il tempo creeremo un sito che possa essere un riferimento qualitativo per il territorio di Verona".

Lo sai, vero, che in giro ti considerano una leggenda? e che tanti produttori - giovani e meno giovani - ti prendono a modello?

Scoppia a ridere: "Sì, sì...in realtà, quello che prendono a modello è il prezzo di 200 euro a bottiglia!".
Torna serio: "So che le mie bottiglie sono costose. Ma non per una semplice legge della domanda e dell'offerta - ci sono 100 persone che le vogliono e le bottiglie sono solo 80 - quanto perché c'è la consapevolezza che sul mercato non esiste una bottiglia da 90 euro che abbia la stessa qualità della mia, che ne costa 100. Questo è il valore assoluto del vino".

Assoluto.

E' un concetto che ricorre spesso nelle parole di Romano Dal Forno. Qualità assoluta del vino, controllo assoluto nei processi di vinificazione...

Emozione assoluta, anche. Quella che deve darti una bottiglia firmata Dal Forno.

Certo: l'assoluto è un ideale, non un obiettivo raggiunto.
Ma se vuoi arrivare in alto, devi puntare più in alto ancora. E non accontentarti mai.

Scendiamo nelle cantine di affinamento: hanno la suggestione delle segrete di un castello. Da un paio di barrique ci fa assaggiare un Valpolicella 2006 e un Amarone 2003.

Due vini da mangiare.

"Più è alta la soddisfazione, più posso contenere la quantità - ci spiega - Per me l'Amarone della Valpolicella non è un vino da abbinare al piatto; è un vino da emozione. Ecco allora che giustifico sia il prezzo, sia l'alcol, entrambi elevati".

La chiacchierata procede ancora per un po', quindi ci salutiamo.

L'ultimo sguardo è per i vigneti: dalle 11 alle 13 mila piante/ha, con una produzione che si aggira tra i 300 e i 500 grammi di uva per ceppo. Un'altra formula esasperata, che molti cercano di imitare, con risultati (spesso) sconfortanti.

Di Dal Forno ce n'è solo uno; piaccia o non piaccia, diffidate dalle imitazioni.

A breve, qui il filmato della visita.




24.08.09

Amarone della Valpolicella: in arrivo l'Osservatorio Prezzi

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Non sono tempi tranquillissimi, questi, per la ridente area a ovest della città di Verona, patria dei suoi vini rossi più celebrati.

Qualche guaiuccio in casa (come il ventilato e apparentemente ineluttabile ampliamento del Cementificio di Fumane), molte (croniche) lentezze nelle decisioni, polemiche a non finire sul futuro del territorio a causa di questa e altre scriteriate scelte politico-edilizio-ambientali...
E su tutto, la preoccupazione somma dei produttori: il mercato dei vini è fermo, quello delle uve in ribasso. La vendemmia è praticamente alla porta, la qualità delle uve si presenta molto buona, la quantità fin troppo generosa. E le giacenze vendibili in cantina sono leggermente superiori alla norma (dato ufficiale del Consorzio).

Sono, insomma, sonni inquieti, quelli dei produttori in questi giorni...

Intendiamoci: non si può dire che vada male o malissimo, a tutti.

Chi negli anni scorsi ha saputo attribuire ai propri vini un mix coerente d'immagine/qualità/quantità/prezzo, così come chi, invece, ha puntato le sue carte sul prodotto superartigianale di supernicchia, sta reagendo bene alla situazione.

Ma le prospettive, evidentemente, non sono rassicuranti. In questo quadro non proprio esaltante, in quale situazione si trova l'Amarone della Valpolicella, la gallina dalle uova d'oro di questa zona degli ultimi 20 anni?

Sta soffrendo quello che paventavamo (e pronosticavamo) da tempo: una crisi di crescita, determinata dalla genetica incapacità della Valpolicella di fare sistema, di presentare un fronte comune, di risolvere i problemi di tutti adottando strategie serie, efficaci (e quindi più o meno dolorose, per tutti), soprattutto condivise.
Da sempre i produttori sembrano avanzare l'uno contro l'altro armati, si tratti di prezzi delle uve come di quelli delle bottiglie finite: viticoltori contro imbottigliatori, aziende private contro cantine sociali, grandi marchi contro piccole realtà - e viceversa. Ciascuno ben determinato a fare solo il proprio (legittimo, per carità) interesse, e criticando il vicino che pretende di fare lo stesso.

E adesso?

"Stanno depauperando il patrimonio dell'Amarone: cosa si può fare? Non lo so. Penso che sarà il mercato a dettare le regole. Una serie di circostanze positive avevano mandato questo vino sugli altari, ma noi non stiamo facendo nulla per tenerlo fuori dai casini della Valpolicella, non lo stiamo proteggendo. E proteggerlo, secondo me, significa operare una riduzione drastica della produzione. Io resto fermo al numero delle mie bottiglie (poco più di 10 mila, e non tutti gli anni, ndr.), sperando che possano essere una piccola arca di Noè... ma non ne sono più tanto sicuro".
Chi parla così è un produttore di nome Romano. Il cognome non serve, credo.

Il rischio di deragliare, soprattutto sul fronte dei prezzi, dunque esiste.

Per questo il Consorzio Tutela della Valpolicella ha deciso una nuova mossa tanto coraggiosa quanto impensabile, fino a pochi anni fa (gli anni d'oro, per intenderci): dopo la richiesta in Regione Veneto di una riduzione della percentuale delle uve da mettere a riposo per la prossima annata, ha istituito un Osservatorio Prezzi , "al fine di monitorare sui principali mercati italiani ed internazionali - come si legge nella dichiarazione del presidente del Consorzio, Luca Sartori, risportata nel comunicato pubblicato sul sito del Consorzio stesso - , che le quotazioni di questo nostro vino di riferimento siano sempre adeguate allo standard qualitativo e all'immagine del prodotto.

L'iniziativa nasce per dare ulteriori garanzie sia ai consumatori che ai produttori riguardo il rispetto dell'assoluta eccellenza dell'Amarone della Valpolicella.
Il rispetto di prezzi adeguati all'importanza e al prestigio del nostro vino di punta e che siano remunerativi rispetto ai costi di produzione, non è solo una garanzia per i produttori al fine di evitare pericolose oscillazioni speculative ma anche per i distributori e i consumatori che altrimenti faticano ad interpretare una forbice troppo ampia di prezzo tra prodotti delle medesima tipologia.


L'Osservatorio prezzi coinvolgerà tutte le aziende produttrici al fine di evitare anche pericolose illazioni riguardo il presunto comportamento scorretto di alcune imprese che non rispetterebbero un codice commerciale eticamente lecito con iniziative di dumping pericoloso per tutto il tessuto produttivo".

Il monitoraggio dei prezzi delle bottiglie di vino in Italia e all'estero non è una novità; ciò che semmai è nuova è la focalizzazione su un vino particolare, l'Amarone della Valpolicella. Un'attenzione cui sono chiamati anche gli stessi consumatori, perchè qualche milione di occhi sono sempre meglio di poche decine.

Perciò, se vi capita in mano una bottiglia di Amarone dal prezzo a dir poco discutibile - qualche offerta speciale un po' troppo generosa, per esempio - mettetevi in contatto con il Consorzio: forse troverete che è tutto in regola, che va bene così.

E forse no.

In ogni caso, non dimenticate che dal 1 luglio dello scorso anno le bottiglie di Amarone e Recioto della Valpolicella sono dotate di fascetta di Stato, grazie alla quale e al meccanismo della tracciabilità (riportato sul sito del Consorzio) è possibile risalire al n. di certificato della Doc e alla data di certificazione.

Più informati di così...




19.08.09

Vino sfuso, ritorno alla dignità

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Vino sfuso.

Ovvero vino di qualità medio bassa, anonimo, indifferenziato, prodotto soprattutto da cantine sociali, venduto in cisterne per essere confezionato in bottiglie da litro, litro e mezzo, piccole damigiane, bag in box.
Destinato al basso scaffale nei supermercati, con prezzi della stessa altezza dello scaffale (ovvero bassi, a volte bassissimi).
Un vino industriale, dove l'uva è un ricordo, mentre le scartoffie burocratiche e la chimica (correttezza dei parametri analitici, innanzitutto) sono la realtà quotidiana.

Riuscite a pensare a qualcosa di meno attraente?

Eppure è la realtà di migliaia di aziende: non solo di cantine cooperative grandi e piccole, ma anche di case vinicole più o meno grandi, e più o meno griffate.

Perchè anche i grandi marchi vendono in cisterna e fanno cassetta.
A volte, anzi - spesso - quadrano i bilanci proprio con il famoso/famigerato vino sfuso.

Il quale, siamo obiettivi, non ha sempre tutta quella negatività che siamo soliti attribuirgli.

Anni di innovazioni tecnologiche, di progressi scientifici e culturali nel settore enologico, di esperienze in campo e in cantina non sono passati invano: per quanto in giro, purtroppo, sia ancora possibile trovare migliaia di ettolitri di robaccia (la quale, doppiopurtroppo, finisce il più delle volte sui mercati esteri, contribuendo a deprimere ancora di più la già poco esaltante stima che gli stranieri hanno degli italiani vinificatori), non tutto lo sfuso è da buttare.

Anzi: sono sempre più numerosi i casi in cui la qualità del vino sfuso ha poco da invidiare a quella del vino in bottiglia.
Parliamo in particolare dello sfuso venduto nei punti vendita delle aziende e delle cantine: possono essere vini a Igt, ma anche a Doc, e con prezzi al litro convenienti sì, ma non stracciati.
Non c'è dubbio che il consumatore del vino sfuso sia ben diverso, soprattutto per abitudini e classe d'età, dall'acquirente del vino in bottiglia, magari da enoteca.
Si pensava anzi che questo genere di cliente fosse destinato ad un lento quanto inesorabile declino: chi, dei nuovi rampanti wine lovers, compra più la tanichetta da 3, o 5 litri allo spaccio aziendale, per imbottigliarsela poi a casa?

Eppure, complici questi tempi non proprio esaltanti da un punto di vista economico, i privati a caccia dello sfuso "conveniente-ma-buono" sono tornati a frequentare le cantine, e queste a loro volta stanno riscoprendo la validità della vendita diretta in tanica o damigiana.

"Il consumatore del futuro prenderà coscienza che il concetto di qualità non consiste in una semplice e roboante descrizione organolettica, giudicherà la digeribilità, la capacità del vino di servire e di essere ministro della tavola, un'aspirazione tanto naturale quanto alta; si accorgerà che il produttore migliore non è solo quello celebrato dalla stampa, ma quello che coltiva il rispetto del suo territorio e della naturalezza espressiva del proprio vino.
Per questo comincerà a pagare il vino sfuso il prezzo che si merita, quando se lo meriterà, riconsegnandogli quella dignità che un mercato senza regole gli aveva portato via.
" (il grassetto è mio, ndr).

E' uno scritto di Sandro B.Sangiorgi del 2007 (no, scusate: nel 2002!).

Profetico ieri, attuale oggi.




17.08.09

Redox

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Tra i molti schieramenti che attraversano il mondo del vino, ce ne sono alcuni che riguardano gli stili produttivi.

Uno di questi, in particolare, si presenta un po' meno banale di altri, perchè attiene direttamente ad una certa concezione del vino e del modo di produrlo.

Parliamo del ruolo che l'ossigeno può avere nel processo di winemaking, e del suo difficile rapporto con il vino stesso - o meglio, con il produttore.

C'è chi lo teme come e più del diavolo, al punto da ricorrere a tecnologie a dir poco avveniristiche per evitare che anche un microgrammo di ossigeno entri in contatto con il prezioso liquido; e c'è chi ricorre ad una tecnologia parimenti da fantascienza per insufflarne, all'occorrenza, tutto quello che serve nel minor tempo possibile.

Allo stesso modo, ci sono consumatori che preferiscono decisamente vini con uno stile riduttivo: inutile perciò portarli a Jerez, dove l'ossidazione regna sovrana in qualsivoglia cantina.

Del resto, non c'è dubbio che l'ossigeno costituisca un elemento acceleratore del processo di maturazione (invecchiamento) del vino: l'abilità consiste proprio nel riuscire a gestirlo e a dosarlo.

Mentre lasciamo agli enologi questo non facile compito, vi invito a elencare i vini riconducibili a entrambi gli stili che più vi hanno colpito di recente.

E pazienza se saranno soprattutto vini bianchi...

ps: la vignetta d'apertura è tratta da questa collezione.




13.08.09

Le Perseidi di Aristide

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Monte Solane, in Valpolicella è una collina alta poco più di 600 metri, ben visibile anche dal piano grazie ad un'alta croce in metallo che di notte s'illumina.

Qui, il 12 agosto, un noto wine blogger ha festeggiato (insieme ad un gruppetto di fedelissimi pazzi par suo) la sua prima Notte delle Perseidi, una personale rivisitazione della più nota iniziativa nazional-popolare denominata Calici di Stelle.

Ingredienti per la riuscita della serata:
una notte d'estate limpida e serena: pochi ma buoni amici; un tavolino da campeggio per appoggiare bicchieri e bottiglie: bottiglie e bicchieri: seggioline, sgabelli, plaid a piacere (a seconda delle esigenze di comodità di ciascuno); qualche torcia elettrica (per non fare troppi danni al momento di stappare).

Opzionali, ma se ci sono è meglio: grilli in concerto.

E le festa può avere inizio!
Ospiti d'onore, un paio di pregiate bottiglie con le quali abbiamo brindato agli innumerevoli avvistamenti di stelle cadenti: una new entry della collezione di Born to Wine, e uno spettacolare bianco spagnolo.

Cominciamo con le bollicine: il Carlino Spumante Rosato Brut 2008 ha un profumo accattivante di fruttini rossi dolci, che una leggera nota verde (mentuccia di prato) impedisce di scadere nella caramella. In bocca si conferma golosamente fruttato, ma anche fresco e nervoso, equilibrato e lungo, di grande e ottima bevibilità. Inutile dire che per l'eleganza è debitore del pinot nero, la fruttuosità gli viene dal merlot, mentre il carattere leggermente rustico è il contributo che il raboso da' a questo spumante.

Una stella, due stelle, tre stelle... se hai pazienza e gli occhi sempre fissi sulla volta celeste, le Perseidi non deludono. Nessuno di noi infatti è tornato a casa a mani vuote, chi più chi meno tutti abbiamo catturato con lo sguardo la nostra brava stellina cadente, spesso così rapida e inaspettata da non lasciarti il tempo di esprimere un desiderio.

Del resto, già la seconda bottiglia poteva dirsi un piccolo desiderio appagato: quando ti capita di bere un vino bianco del 1990?
Affascinante nei profumi - che ricordavano il salmastro di certe ostriche, ma anche i fiori secchi, e la frutta secca - in bocca si è dimostrato croccante e persistente, ancora fruttato e molto, molto secco, con un finale di mandorla amara e nocciola lunghissimo e pulito.
Un tipico vino di stile ossidativo questo Vina Tondonia Blanco Reserva, che nasce da uve viura (90%) e malvasia (10%) dei vigneti di proprietà di Lopez de Heredia.

Sicuramente un vino non facile, forse perfino un po' cerebrale, come certe imprese intellettuali.

In un certo senso,un vino stellare. Proprio quello che ci vuole in occasioni come la Notte delle Perseidi di Aristide.




08.08.09

Tasting Panel: Astraio

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Dal Sud al Centro, dalla Puglia alla Maremma: il viaggio tra le new releases della Casa Vinicola Zonin continua.

Dopo Altemura di Altemura, ora tocca al nuovo vino della Tenuta Rocca di Montemassi, affidato alle cure dell'enologo Stefano Ferrante.

Ammetto di conoscere poco il vitigno in questione, il viogner, se non per qualche sporadico e occasionale assaggio di vini francesi: quindi non sapevo bene che cosa aspettarmi.

Però conosco abbastanza la Maremma, il suo carattere tra il fiero, il brusco e il ribelle, che la rende un piccolo world apart nel più ampio contesto toscano - ricco, gentile, a tratti mollemente e sontuosamente nobile.

Astraio si presenta nel bicchiere di un paglierino molto leggero con sfumature dorate, con profumi dolci che rimandano alla frutta gialla matura (mela golden) ed esotica (ananas, banana).
Il gusto è coerente: si ritrova la frutta esotica dolce - che pure chiude su una nota finale leggermente agrumata e amara di pompelmo, comunque non spiacevole - ma si avverte anche qualche erba aromatica (salvia).

La cosa più notevole è comunque la salinità: quella nota minerale-salata che oltre a regalargli freschezza lo rende un vino da cibo, perchè bevuto da solo ...zoppicherebbe, a causa di un leggero squilibrio tra acidità (il pompelmo) e dolcezza (uve leggermente surmature?).
Nel complesso un vino che si beve volentieri, soprattutto in questa stagione, magari con qualche formaggio o salume della zona.

A Francesco Zonin il mio doveroso ringraziamento: il suo credere nella wine critic dei wine blogger è decisamente lodevole...




03.08.09

Premio Stella del Garda: la parola alla giuria popolare

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Se vi trovate sul Lago di Garda in questi giorni, non perdetevi questa iniziativa: una mega degustazione di 50 Lugana presentati da altrettante aziende, organizzata dal Consorzio di Tutela del Lugana a Sirmione
in Largo Goethe
(fronte esterno al Castello) dalle ore 19 alle 23.00.

Solo per stasera, lunedì 3 agosto!

Con il modico contributo di 5 euro si verrà dotati di bicchiere e tasca e si potranno assaggiare tutti i vini presenti: fermi e spumanti.

Compitino: al degustatore verrà richiesto di esprimere un giudizio di piacevolezza.
I vini maggiormente votati saranno premiati a fine anno dal Consorzio di Tutela Lugana.




01.08.09

1 agosto 2009: e Ocm vino fu

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La nuova Ocm vino? non l'abbiamo fatta noi, e non ci piace.
Ma siccome ci tocca tenercela, cerchiamo di aggiustarla il più possibile a favore dei nostri prodotti.

Parola di Ministro delle Politiche agricole Luca Zaia.

Dal comunicato stampa del Mipaf:

"Come è noto, la nuova OCM Vino è una riforma che non abbiamo condiviso, ma ereditato. Il nostro lavoro a Bruxelles ha tuttavia consentito di porre rimedio ad alcune criticità, infatti, molte nostre richieste sono state riprese nel citato regolamento applicativo 607/2009."
Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Luca Zaia, commenta l'entrata in vigore della nuova OCM Vino.

"In particolare il nostro lavoro è servito a sventare il tentativo di legalizzare la produzione dei 'vini rosati' mediante il taglio tra vini bianchi e rossi, contro la consolidata tradizione del nostro Paese, in base alla quale i vini rosati nascono da uve rosse, con una particolare tecnica di elaborazione. Si tratta di una disciplina rientrante nell'ambito del parallelo regolamento sulle pratiche enologiche (n. 606/2009), che comunque è strettamente connessa alla regolamentazione delle DOP e IGP."

Con la pubblicazione in data 24 luglio u.s. del Regolamento n. 607/2009, applicativo del Reg. CE n. 479/2008, per quanto riguarda le DOP, le IGP, le menzioni tradizionali e l'etichettatura e la presentazione di taluni prodotti vitivinicoli, dal 1° agosto 2009, con l'inizio della nuova campagna vendemmiale, entra in applicazione la nuova OCM vino per l'importante settore dei vini DOP (corrispondenti alle nostre DOCG e DOC) e IGP (corrispondenti alle nostre IGT).

La nuova OCM, sostanzialmente non stravolge il sistema italiano delle DOCG, DOC e IGT, ma comunque introduce le seguenti innovazioni sostanziali:

- Prima l'ok dell'Italia, poi quello dell'Europa (il corsivo è nostro): la procedura di riconoscimento delle DOP e IGP, che si concluderà con l'iscrizione nel registro Comunitario delle DOP e IGP dei vini, avverrà mediante una preliminare procedura nazionale ed una successiva procedura Comunitaria.

Comunque in via transitoria, esclusivamente per le domande pervenute entro il 1° agosto 2009, si potrà continuare con la preesistente procedura nazionale, fino al 31 dicembre 2011;

- Controlli di filiera, dai Consorzi di tutela (volontari) agli enti terzi (obbligatori): il sistema dei controlli di filiera, che sarà previsto anche per i vini IGT e che dovrà essere effettuato da un Organismo terzo.

Tale sistema garantirà una maggiore tutela del consumatore e salvaguarderà gli interessi dei produttori che vedranno sicuramente rafforzata la reputazione dei loro prodotti;

- la delimitazione della zona di vinificazione anche per i vini IGT.
(...) In tal senso è stato già adottato, previo parere del Comitato vini DO, in data 24 luglio 2009 (lo stesso giorno della pubblicazione del regolamento applicativo 607/2009) il decreto per inserire in tutti i disciplinari di produzione IGT la delimitazione della zona di vinificazione e le deroghe consentite dallo stesso regolamento.

Sono invece ancora in fase di adozione due decreti, a firma del Ministro, relativi alla procedura nazionale per il riconoscimento delle DOP e IGP ed il decreto sull'etichettatura. Comunque le disposizioni transitorie previste dall'OCM consentono di superare gli effetti del ritardo nella pubblicazione.

Un provvedimento importante, diramato il 30 luglio 2009, è la lettera circolare, a firma del Capo Dipartimento delle Politiche di Sviluppo economico e rurale, indirizzata alle Regioni ed alla filiera, relativa alle liste dei vitigni da escludere per i cosiddetti "vini varietali" senza DOP e IGP.

Con tali liste, differenziate tra vini spumanti e altri vini (tranquilli, frizzanti, ecc), l'uso in questione è stato circoscritto ad un numero limitato di vitigni (per i tranquilli solo gli internazionali Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Cabernet, Chardonnay, Merlot, Sauvignon, Syrah). Ciò al fine di non banalizzare l'uso dei vitigni autoctoni, connaturati a specifiche denominazioni di origine e indicazioni geografiche, per i vini generici.

In sintesi le regole introdotte dalla nuova OCM garantiscono la protezione dei nostri vini DOC, DOCG e IGT, che da oggi transitano automaticamente nel nuovo registro comunitario delle DOP e delle IGP.

Sarà inoltre rafforzata la protezione comunitaria ed internazionale delle nostre denominazioni, anche quelle come "Brunello di Montalcino" e "Morellino di Scansano", la cui denominazione è composta, oltre che dall'elemento geografico, anche da una menzione tradizionale.
Tali menzioni saranno protette a tutti gli effetti in qualità di denominazioni d'origine anche se utilizzate separatamente ("Brunello", "Morellino", ecc.).

Il nuovo sistema di classificazione, di protezione, di etichettatura e di controllo dovrà garantire una maggior tutela del consumatore e trasparenza tra i produttori.

Vino dealcolato: in Italia, vade retro!

Nonostante la normativa Comunitaria consenta di produrre e commercializzare il "Vino dealcolato" (art. 25, par. 2, lett. b) del reg. CE n. 479/2008), si evidenzia che la produzione di una tale bevanda deve essere espressamente autorizzata dallo Stato Membro.

Da questo punto di vista possiamo essere certi che il Ministero non autorizzerà mai la produzione di detta bevanda, così come non consentirà la "fabbricazione" di prodotti agroalimentari che siano tali da stravolgere le nostre consolidate tradizioni.

Non potremo però vietare l'ingresso nel nostro Paese di detti "vini dealcolati".

Tuttavia il Ministero porrà in essere tutte le possibili azioni per impedire l'assalto indiscriminato sui nostri mercati di un siffatto prodotto "artificiale", anche mediante il finanziamento di progetti di educazione alimentare e di valorizzazione dei nostri prodotti agroalimentari "naturali" e "tipici".