Dal Forno e la ricerca dell'assoluto
Estate di vigneti.
Nonostante il caldo, ne abbiamo esplorati tanti.
Abbiamo ritrovato vecchi amici, ne abbiamo conosciuti di nuovi.
Abbiamo visitato cantine, parlato con produttori.
Abbiamo assaggiato vini.
Romano Dal Forno è un vecchio amico ritrovato.
Erano anni che mi invitava ad andare a trovarlo, e io sempre a rimandare ("tanto non scappi, vero? sei sempre li'"), in attesa del momento giusto.
Finchè un bel giorno, ok, Romano, vengo da te. Non ti ruberemo troppo tempo, giusto una visita: ci mostri la cantina, ci spieghi quello che stai facendo, e via. Mezz'ora, 40 minuti al massimo.
Quattro ore.
Tante ce ne ha dedicate, Romano. Cordialissimo, accogliente, un fiume in piena di parole pur in un momento intenso di lavoro in cantina e in cantiere.
"Ma che stai facendo, qui?? uno Chateau?"
Romano sorride divertito, beh sì, l'idea è un po' quella. Non sa quando finiranno, non sa chi verrà a vederlo, ma pensa al futuro, ad una sorta di tempio elevato alla cultura e alla bellezza del vino. Pensa anche che è bello lavorare in un bel posto.
Se la struttura (in via di completamento) sembra un pezzetto di Francia trasferito in Val d'Illasi, la cantina di vinificazione è un ambiente spaziale, d'una tecnologia esasperata, assoluta.
"In campagna dev'esserci un concetto di pratica contadina; in cantina dev'esserci una mentalità tecnologica, sia pure con il massimo rispetto per l'uva. Se avremo fortuna - in termini di salute e di armonia famigliare - tutto questo ci permetterà di avere il controllo totale in vigna e in cantina, e con il tempo creeremo un sito che possa essere un riferimento qualitativo per il territorio di Verona".
Lo sai, vero, che in giro ti considerano una leggenda? e che tanti produttori - giovani e meno giovani - ti prendono a modello?
Scoppia a ridere: "Sì, sì...in realtà, quello che prendono a modello è il prezzo di 200 euro a bottiglia!".
Torna serio: "So che le mie bottiglie sono costose. Ma non per una semplice legge della domanda e dell'offerta - ci sono 100 persone che le vogliono e le bottiglie sono solo 80 - quanto perché c'è la consapevolezza che sul mercato non esiste una bottiglia da 90 euro che abbia la stessa qualità della mia, che ne costa 100. Questo è il valore assoluto del vino".
Assoluto.
E' un concetto che ricorre spesso nelle parole di Romano Dal Forno. Qualità assoluta del vino, controllo assoluto nei processi di vinificazione...
Emozione assoluta, anche. Quella che deve darti una bottiglia firmata Dal Forno.
Certo: l'assoluto è un ideale, non un obiettivo raggiunto.
Ma se vuoi arrivare in alto, devi puntare più in alto ancora. E non accontentarti mai.
Scendiamo nelle cantine di affinamento: hanno la suggestione delle segrete di un castello. Da un paio di barrique ci fa assaggiare un Valpolicella 2006 e un Amarone 2003.
Due vini da mangiare.
"Più è alta la soddisfazione, più posso contenere la quantità - ci spiega - Per me l'Amarone della Valpolicella non è un vino da abbinare al piatto; è un vino da emozione. Ecco allora che giustifico sia il prezzo, sia l'alcol, entrambi elevati".
La chiacchierata procede ancora per un po', quindi ci salutiamo.
L'ultimo sguardo è per i vigneti: dalle 11 alle 13 mila piante/ha, con una produzione che si aggira tra i 300 e i 500 grammi di uva per ceppo. Un'altra formula esasperata, che molti cercano di imitare, con risultati (spesso) sconfortanti.
Di Dal Forno ce n'è solo uno; piaccia o non piaccia, diffidate dalle imitazioni.
A breve, qui il filmato della visita.