Amarone della Valpolicella: in arrivo l'Osservatorio Prezzi
Non sono tempi tranquillissimi, questi, per la ridente area a ovest della città di Verona, patria dei suoi vini rossi più celebrati.
Qualche guaiuccio in casa (come il ventilato e apparentemente ineluttabile ampliamento del Cementificio di Fumane), molte (croniche) lentezze nelle decisioni, polemiche a non finire sul futuro del territorio a causa di questa e altre scriteriate scelte politico-edilizio-ambientali...
E su tutto, la preoccupazione somma dei produttori: il mercato dei vini è fermo, quello delle uve in ribasso. La vendemmia è praticamente alla porta, la qualità delle uve si presenta molto buona, la quantità fin troppo generosa. E le giacenze vendibili in cantina sono leggermente superiori alla norma (dato ufficiale del Consorzio).
Sono, insomma, sonni inquieti, quelli dei produttori in questi giorni...
Intendiamoci: non si può dire che vada male o malissimo, a tutti.
Chi negli anni scorsi ha saputo attribuire ai propri vini un mix coerente d'immagine/qualità/quantità/prezzo, così come chi, invece, ha puntato le sue carte sul prodotto superartigianale di supernicchia, sta reagendo bene alla situazione.
Ma le prospettive, evidentemente, non sono rassicuranti. In questo quadro non proprio esaltante, in quale situazione si trova l'Amarone della Valpolicella, la gallina dalle uova d'oro di questa zona degli ultimi 20 anni?
Sta soffrendo quello che paventavamo (e pronosticavamo) da tempo: una crisi di crescita, determinata dalla genetica incapacità della Valpolicella di fare sistema, di presentare un fronte comune, di risolvere i problemi di tutti adottando strategie serie, efficaci (e quindi più o meno dolorose, per tutti), soprattutto condivise.
Da sempre i produttori sembrano avanzare l'uno contro l'altro armati, si tratti di prezzi delle uve come di quelli delle bottiglie finite: viticoltori contro imbottigliatori, aziende private contro cantine sociali, grandi marchi contro piccole realtà - e viceversa. Ciascuno ben determinato a fare solo il proprio (legittimo, per carità) interesse, e criticando il vicino che pretende di fare lo stesso.
E adesso?
"Stanno depauperando il patrimonio dell'Amarone: cosa si può fare? Non lo so. Penso che sarà il mercato a dettare le regole. Una serie di circostanze positive avevano mandato questo vino sugli altari, ma noi non stiamo facendo nulla per tenerlo fuori dai casini della Valpolicella, non lo stiamo proteggendo. E proteggerlo, secondo me, significa operare una riduzione drastica della produzione. Io resto fermo al numero delle mie bottiglie (poco più di 10 mila, e non tutti gli anni, ndr.), sperando che possano essere una piccola arca di Noè... ma non ne sono più tanto sicuro".
Chi parla così è un produttore di nome Romano. Il cognome non serve, credo.
Il rischio di deragliare, soprattutto sul fronte dei prezzi, dunque esiste.
Per questo il Consorzio Tutela della Valpolicella ha deciso una nuova mossa tanto coraggiosa quanto impensabile, fino a pochi anni fa (gli anni d'oro, per intenderci): dopo la richiesta in Regione Veneto di una riduzione della percentuale delle uve da mettere a riposo per la prossima annata, ha istituito un Osservatorio Prezzi , "al fine di monitorare sui principali mercati italiani ed internazionali - come si legge nella dichiarazione del presidente del Consorzio, Luca Sartori, risportata nel comunicato pubblicato sul sito del Consorzio stesso - , che le quotazioni di questo nostro vino di riferimento siano sempre adeguate allo standard qualitativo e all'immagine del prodotto.
L'iniziativa nasce per dare ulteriori garanzie sia ai consumatori che ai produttori riguardo il rispetto dell'assoluta eccellenza dell'Amarone della Valpolicella.
Il rispetto di prezzi adeguati all'importanza e al prestigio del nostro vino di punta e che siano remunerativi rispetto ai costi di produzione, non è solo una garanzia per i produttori al fine di evitare pericolose oscillazioni speculative ma anche per i distributori e i consumatori che altrimenti faticano ad interpretare una forbice troppo ampia di prezzo tra prodotti delle medesima tipologia.
L'Osservatorio prezzi coinvolgerà tutte le aziende produttrici al fine di evitare anche pericolose illazioni riguardo il presunto comportamento scorretto di alcune imprese che non rispetterebbero un codice commerciale eticamente lecito con iniziative di dumping pericoloso per tutto il tessuto produttivo".
Il monitoraggio dei prezzi delle bottiglie di vino in Italia e all'estero non è una novità; ciò che semmai è nuova è la focalizzazione su un vino particolare, l'Amarone della Valpolicella. Un'attenzione cui sono chiamati anche gli stessi consumatori, perchè qualche milione di occhi sono sempre meglio di poche decine.
Perciò, se vi capita in mano una bottiglia di Amarone dal prezzo a dir poco discutibile - qualche offerta speciale un po' troppo generosa, per esempio - mettetevi in contatto con il Consorzio: forse troverete che è tutto in regola, che va bene così.
E forse no.
In ogni caso, non dimenticate che dal 1 luglio dello scorso anno le bottiglie di Amarone e Recioto della Valpolicella sono dotate di fascetta di Stato, grazie alla quale e al meccanismo della tracciabilità (riportato sul sito del Consorzio) è possibile risalire al n. di certificato della Doc e alla data di certificazione.
Più informati di così...
Commenti
Direi che per l'Amarone, che amo dal 78, dovrebbero controllare anche che lo standard qualitativo sia adeguato al prezzo; forse così si tutelerebbero (che cacofonico!) non solo i guadagni dei produttori ma anche i consumatori.
Postato da : giuseppe trisciuzzi | 26.08.09 01:37
Beh, credo che questo sia sottinteso...i controlli che si fanno a campione prevedono anche una degustazione alla cieca, in genere.
Postato da : Lizzy | 26.08.09 11:38