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29.09.09

Il grappolo del buonaugurio

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Un pomeriggio di fine settembre, luminoso e caldo come solo uno scampolo d'estate sa essere, dopo una giornata trascorsa in giro tra filari di sauvignon ad assaggiare l'uva prima che arrivino i vendemmiatori a raccoglierla, e poi in cantina a sorseggiare i mosti dei nuovi vini, ecco giungere la sorpresa gradita di un pacco...

Un pacco molto speciale.

Ben protetta da una scatola in polistirolo rivestita di stoffa, a sua volta confezionata in un cartone con la griffe dell'azienda, c'era la garganega.

Ma non una garganega qualunque: alcuni bellissimi grappoli (come quello della foto) provenienti dai preziosi vigneti del cru Monte Fiorentine, luogo d'origine del pluripremiato omonimo vino dell'azienda Ca' Rugate.

Con Michele Tessari, enologo e co-titolare, ci conosciamo da anni; la sua è ormai una realtà produttiva affermata in Italia e all'estero, ma nonostante gli attestati che continuamente riceve non si è montato la testa, continua a lavorare con la passione e l'entusiasmo degli inizi, condividendoli con le persone che lavorano con lui. Per questo continua a fare ottimi vini a prezzi congrui.

Questa del grappolo del buonaugurio, preludio ad una stagione felice, come lo definisce lo stesso Michele nel biglietto che lo accompagna, è una simpatica e originale iniziativa che porta avanti ormai da qualche anno.

E' un modo per far partecipi anche gli amici che non riescono a fare un salto nei suoi vigneti in tempo di vendemmia; non potendo le persone andare a trovare l'uva, è quest'ultima che si reca in casa loro.

Come già lo scorso anno, anche questa volta i chicchi di questi grappoli, di un magnifico colore giallo dorato con sfumature ambrate, sono golosi da mangiare: i vinaccioli ben lignificati, la buccia consistente, e la disposizione abbastanza spargola degli acini lascia presagire che le uve daranno il meglio di se', sia in vinificazione che in appassimento.

Insomma, l'avventura della nuova vendemmia è iniziata anche in casa Ca' Rugate (tra un bicchiere e l'altro...): e anche se i mercati continuano a fare i difficili, non dubitiamo che la garganega del Soave di Michele saprà andare dritta per la sua strada... come ha sempre fatto.

E con successo.




27.09.09

George Sandeman, il vino con moderazione

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George Sandeman, noto produttore portoghese, è il vincitore del 28° Premio Masi - Civiltà del Vino.

La silhouette inconfondibile dell'uomo con il mantello (il famoso "Don") fa del brand Sandeman quasi un sinonimo di vino Porto, e solo per questo meriterebbe il riconoscimento che la Fondazione Masi assegna a personaggi del Gotha dell'enologia mondiale.

Il motivo del premio quest'anno è però più politically correct: George Sandeman - che si chiama come il fondatore della dinastia, uno scozzese di Perth che nel 1790 fondò il suo wine business a Londra - è oggi il portavoce mondiale di "Wine in moderation", il programma paneuropeo rivolto in particolare ai giovani per promuovere la responsabilità e la moderazione nel consumo del vino.

"George Sandeman, alla capacità imprenditoriale e di marketing, unisce anche una profonda sensibilità nei confronti dei problemi sociali di attualità: tra questi le modalità di consumo degli alcolici, soprattutto tra i giovani e in funzione della sicurezza sulle strade - recita il comunicato stampa della Fondazione Masi - Per questo è divenuto promotore e portavoce a livello mondiale di "Wine in moderation", programma paneuropeo rivolto in particolare ai giovani per promuovere la responsabilità e la moderazione nel consumo delle bevande alcoliche.

L'obiettivo è quello di informare il grande pubblico sui rischi sociali e sanitari legato al consumo scorretto e eccessivo degli alcolici e nello stesso tempo di difendere l'immagine del vino come prodotto di prima qualità da degustare lentamente e con moderazione, associandolo alla gastronomia, alla storia, alla cultura, ai prodotti locali e ad ambienti sociali qualificati. Si tratta, insomma, di fare della moderazione qualcosa che sia al passo coi tempi e gli stili di vita".

Il premio verrà consegnato a Sandeman sabato 3 ottobre, nel corso di una cerimonia rigorosamente riservata a pochi illustri ospiti e ad un manipolo di giornalisti scelti.

Il pubblico generico - anche questo solo su invito - potrà partecipare all'incontro con i premiati previsto al Teatro Filarmonico di Verona, lo stesso sabato 3 ottobre alle 17.30.

La serata di premiazione di Sandeman e degli altri protagonisti di questa edizione del Premio Masi - ovvero il genetista Luigi Luca Cavalli Sforza, l'imprenditore Lino Dainese, il regista Carlo Mazzacurati e il giornalista Paolo Rumiz - sarà condotta da Licia Colò.

ps 1: la foto in apertura riprende una strada della città portoghese di Coimbra, sede di una famosa università.

ps. 2: il caballero simbolo di Sandeman in realtà indossa la tipica tunica degli studenti universitari portoghesi.




19.09.09

Vendemmia 2009: chi sale, chi scende

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Chiedere alle associazioni di categoria dei viticoltori come si presenta la vendemmia 2009 è come domandare all'oste se il vino è buono.

Preferibile pertanto vedere cosa ne dice un'altra associazione, quella dei tecnici che dovranno trasformare in vino anche le uve di quest'anno.

Sull'ultimo numero di "L'Enologo", mensile dell'Assoenologi, un ampio servizio spiega come il 2009 sia un'annata bizzarra, completamente diversa dalle ultime due che l'hanno preceduta; il 2007 (scarso) e il 2008 (eterogeneo).

Colpa dell'andamento climatico, ovviamente. Quest'anno si è comportato in maniera ancora più capricciosa, alternando piogge e sole, caldo e freddo in modo abbastanza imprevedibile, con grande disdetta dei viticoltori e moderata soddisfazione dei produttori di fitofarmaci: guest star 2009, almeno nel Veneto Orientale, il mal dell'esca, mentre viene data in via di regressione la flavescenza dorata.

Circa la quantità, l'Italia appare tagliata in due nel senso della lunghezza: mentre la parte occidentale (tirrenica) denuncia incrementi di produzione dal 5 al 10 per cento, quella orientale (adriatica) denuncia l'esatto contrario, e cioè decrementi dal 5 al 10 per cento.

Entrambe le parti però si trovano d'accordo nel denunciare una situazione di mercato difficile, tesa, pessimista, con contrattazioni sulle uve svogliate e/o tendenti al ribasso.

Nè giova ad allentare le tensioni la consapevolezza che in cantina le scorte sono ancora tutte lì, o quasi.
In sede internazionale, i paesi produttori mediterranei (Francia, Spagna, Italia) mirano a mantenere i prezzi del 2008 (almeno), ma il trend è per un abbattimento degli stessi dal 15 al 20 per cento, a fronte di una qualità delle uve che si presenta, se non proprio eccellente, sicuramente interessante, e in qualche caso ottima.

Chi soffre meno al momento sono i vini bianchi, per i quali sembra esserci una richiesta maggiore; ma si sa che basta poco per far cambiare idea a buyer e clienti finali.
Del resto, i consumi interni continuano a diminuire, dai 120 litri/procapite degli anni Sessanta oggi siamo a 45 litri, perciò i neo-proibizionisti sono pregati di andare a caccia di streghe da qualche altra parte: a fronte di un calo importante del consumo di vino, non se ne registra un altro parimenti consistente di incidenti stradali.

Tutte le speranze dei produttori italiani (e non solo) sono riposte nei consumatori esteri, soprattutto tedeschi, inglesi, americani: i quali ci sono, ma stanno molto attenti al prezzo. Oggi più di ieri.

Chiudiamo con qualche altro dato:

- negli ultimi cinque anni (2004-2008) la produzione media di vino italiana è stata di 48,4 milioni di hl;
- la superficie di vigneti italiani in produzione era di 1.230 mila ettari nel 1980; oggi è di 684 mila ettari secondo l'Istat (650 mila secondo altre fonti); in pratica, abbiamo perso un vigneto grande quanto Lombardia, Puglia e Sicilia messe insieme.

In compenso però gli ettari in produzione sono andati sempre più specializzandosi, elevando il livello qualitativo delle uve; peccato che tutto ciò ancora non basti, e che occorra procedere al miglioramento anche di altri settori della filiera, d'ordine soprattutto culturale e imprenditoriale (quanto a quello burocratico, nutriamo scarsissime speranze di ravvedimento).

E questo molto, molto velocemente...

Per chi volesse approfondire, il rapporto completo è qui.




16.09.09

Prezzi delle uve: resistere, resistere, resistere!

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C'era una volta una denominazione d'origine felice i cui produttori d'uva e vino riuscivano a guadagnare 10-16 mila euro/ettaro all'anno (i più abili arrivavano anche a 25 mila euro), tanto preziose erano considerate le loro uve.

I vini erano richiesti e apprezzati ovunque, costavano molto - spesso troppo per la loro qualità effettiva - ma la gente li voleva lo stesso, perciò giravano un bel po' di soldini e tutti erano contenti: i viticoltori, i produttori, gli imbottigliatori e il grande circo dell'indotto che ruota attorno al magico mondo del vino.

Oggi quella denominazione d'origine esiste ancora, ma non è più così felice.

Anzi, a sentire i suoi abitanti è infelicissima.

Perchè le sue migliori uve rosse non riescono a spuntare prezzi che arrivino a 1 euro al kg, nemmeno quelle della rinomata zona classica. Cosa che si traduce in un guadagno all'ettaro di vigneto di appena 10 mila euro (migliaio più, migliaio meno).

Con tutto quel che i bravi viticoltori spendono in ore-lavoro, macchinari e prodotti fitosanitari per far crescere l'uva bella e sana, oggi a girare per i vigneti di questa denominazione si è investiti da un vento che soffia costante da tutte le parti: sono i sospiri dei bravi viticoltori che si disperano, perchè con questa remunerazione non rientrano nemmeno nelle spese (dicono).

I tempi del bengodi insomma sono finiti, e chissà se mai torneranno.

Ma, come sempre succede, anche in queste situazioni c'è chi ci guadagna, o per lo meno ci prova. Sono gli speculatori, determinati ad affossare del tutto i guadagni dei bravi produttori per rosicchiare quanto più margine possibile (loro).

Questi speculatori hanno tutto l'interesse a deprimere il prezzo delle uve: la vendemmia è lì a cominciare - i trattori con i carri agganciati sono già al cancello - , i viticoltori devono incantinare la nuova uva, c'è da vinificare il nuovo vino, e come si fa se quello vecchio è ancora tutto lì, in cantina?

"Ti libero io la cantina - dicono gli speculatori - Però il vino te lo pago poco, e l'uva ancora meno. Sai, c'è la crisi, si fa fatica a vendere, nessuno rispetta i tempi di pagamento, e io a comprare da te ci rimetto. Ma siccome sei mio amico, ti aiuto così".
Begli amici, davvero. Eppure, qualcuno che ci casca c'è sempre, e si dichiara pronto a vendersi la fatica di un anno per un piatto di lenticchie e un tozzo di pane (il vino invece ce l'ha già).

Ma è un gioco suicida che fa male a tutta la zona e la trascina in un vortice al ribasso da cui rischia di non riuscire più a risalire.

Per questo, cioè per combattere la crisi e il rischio di un crollo eccessivo delle quotazioni delle uve e del vino, le maggiori aziende di questa Doc si sono messe d'accordo su una linea d'azione comune: faranno meno vino.

Produrranno insomma meno Amarone della Valpolicella.
"Ancora??" dirà qualcuno "Ma non avevano deciso già una volta di ribassare le rese?".

Certo. Ma evidentemente, ciò non è bastato a fermare speculatori e disperati.
"Il rallentamento delle vendite che colpisce maaggiormente i vini di maggiori prestigio impone una revisione al ribasso dei quantitativi di uve da destinare al riposo per la produzione di Amarone" spiega il presidente del Consorzio Valpolicella, Luca Sartori.

"Alla riduzione della percentuale dal 70% al 50%, già chiesta alla Regione Veneto, si ritiene che in un'ottica di ulteriore miglioramento qualitativo e contenimento delle giacenze di Amarone sia consigliabile in questa annata non superare il 30% ".

Lo stesso andamento stagionale che porta ad una grande variabilità in vigneto suggerisce estrema attenzione nella cernita delle uve.

"In quest'ottica i prezzi possono mantenere ancora quotazioni di assoluto interesse, soprattutto se supportati da un contestuale aumento qualitativo, sia sull'Amarone che sul Valpolicella" conclude il presidente, probabilmente uno dei più assennati e coraggiosi degli ultimi 20 anni di questa denominazione.

Conclusione: l'Amarone, famolo raro. A farlo diventare caro ci penserà poi il mercato, se e quando stabilirà che questo vino se lo merita.




14.09.09

Alcol e guida, le domande che nessuno (si) fa

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Ammetto che non sempre il dire del capo del Mipaf mi trova d'accordo: a volte parla troppo (e inutilmente), altre a sproposito.
Come ha fatto tempo fa, a proposito della problematica alcol-guida , salvo poi fare una radicale inversione a U, tanto per restare in tema.

Questa volta però non posso che concordare pienamente con quanto ha detto di recente - e al quale non è stato dato tutto il risalto che merita: sono gli effetti della (sua) sovraesposizione.

Per questo mi permetto di riprendere qui quanto dice sul sito del suo Ministero, evidenziando alcuni passaggi significativi.

"Guida e bere possono andare d'accordo. Basta rispettare la legge. Perché, invece di demonizzare il vino, i moralizzatori dell'ultima ora non dicono che tra le cause principali di incidenti stradali ci sono le violazioni del codice della strada, l'eccesso di velocità, la stanchezza e la distrazione, causata spesso dal cellulare e dal fumo, oltre che l'abuso di farmaci?

A chi oggi punta il dito contro le imprese vitivinicole ricordiamo che sono soprattutto droga e superalcolici, venduti anche nei supermercati e nelle imprese di intrattenimento notturno che due anni fa ci si è affrettati a difendere, a dare lo sballo e a far perdere il controllo".

Così il Ministro delle politiche alimentari e forestali Luca Zaia da Pantelleria, dove oggi (il 2 settembre 2009, ndr) ha discusso di vitivinicoltura eroica, tornando anche sul tema della demonizzazione del vino, dibattuto in questi giorni.

A questo proposito, il Ministro ha presentato alla stampa il decalogo delle "Dieci domande che nessuno fa".
"La stessa Oms - ha detto il Ministro - ci ricorda che le cause che provocano gli schianti sulla strada sono molteplici e spesso collegate tra loro. Puoi essere prudente e virtuoso, ma se le strade e la segnaletica non sono adeguate, o se non hai dormito a sufficienza o assumi farmaci che danno sonnolenza e distrazione, il rischio aumenta in modo esponenziale."

"Per una persona sana, bere due bicchieri di vino a tavola non significa certo ubriacarsi. Perché non si educa a un modo di bere moderato, consapevole, di qualità, invece di tacere sull'abitudine, ormai diffusa tra i giovani, di andarsi a comprare superalcolici nei supermercati, dove non c'è nessun controllo o limite di acquisto, e drink per bere, spesso a stomaco vuoto, e raggiungere velocemente lo sballo?".

E ancora: "Non si dice che è aumentato il consumo di farmaci come antidepressivi, tranquillanti e antistaminici; che è cresciuto il consumo di cocaina; che spesso si guida per ore e ore accumulando uno stress psicofisico enorme; che si parla al cellulare mentre si guida; che c'è chi si mette in macchina dopo un'intera giornata di lavoro o senza aver dormito neanche un'ora; che la cattiva manutenzione dell'auto e il mancato uso delle cinture provocano incidenti particolarmente gravi.

Si preferisce al contrario levare gli scudi e agitare spauracchi.

Noi, invece, vogliamo dire la verità, costruire e aiutare a ritrovare la cultura del buon cibo e del buon bere, che trova nel nostro Made in Italy un giacimento ricchissimo e che tanti riconoscimenti ha ottenuto dalle comunità scientifiche internazionali".

Fin qui il Ministro.
Ora, parlando degli intoccabili locali notturni, il Ministro dimentica però un'altra sottovalutata causa di stanchezza/distrazione: lo stordimento generato dal bombardamento acustico (che qualcuno si ostina a chiamare "musica") cui si sottopongono i giovani che frequentano le discoteche.

Esiste infatti una soglia di tolleranza al rumore valida per tutti di circa 80 decibel, oltre la quale si possono generare gravi danni psicofisici; nel caso di esposizioni prolungate, come appunto avviene nelle nottate in discoteca, anche livelli di molto inferiori a questa soglia possono comportare danni uditivi, come la perdita dell'udito, dolori all'orecchio, stordimento, vertigini, acufeni (fischi o ronzii che il soggetto percepisce all'interno dell'orecchio).

Da non sottovalutare anche i danni extrauditivi: aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, aumento dell'ansia e dell'irritabilità, problemi all'apparato digerente, a quello endocrino e a quello neuropsichico.

Che dite, ce n'è abbastanza per smettere di cercare un solo killer (genericamente identificato nell'alcol, e quest'ultimo nel vino) alle stragi del sabato sera, e iniziare una riflessione e un'opera di informazione e prevenzione un po' più seria ed efficace?

Ps: per chi non lo sapesse, i decibel a cui possono arrivare le casse degli amplificatori in discoteca vanno da 95 a 114 (in media). Il limite fissato dalla legge sarebbe 103, ma chissà come mai ci scappa sempre qualche decibel in più.

125 sono i decibel prodotti da un aereo in fase di decollo a 50 metri. 130 è la soglia del dolore. Così, tanto per chiarire.




12.09.09

"Amarone ter", nuovo sequestro di vino taroccato

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Nuovo importante successo del Corpo Forestale dello Stato e dell'Istituto per il Controllo della Qualita'.

Dal Mipaf riceviamo e pubblichiamo:

"L'operazione "Amarone ter" è un importante colpo messo a segno contro i falsificatori e i contraffattori di uno dei prodotti simbolo del Made in Italy. Il Corpo Forestale dello Stato e l'Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari (ICQ) dimostrano, ancora una volta, come il loro lavoro sia prezioso per tutelare i nostri prodotti dalle furberie di male intenzionati."

Così il Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Luca Zaia, commenta l'operazione "Amarone ter" con la quale nella giornata del 2 settembre 2009 nel Comune di Fara Novarese, Provincia di Novara, il Corpo Forestale dello Stato dei comandi di Vicenza e Novara in collaborazione con l'ICQ Torino ha provveduto a effettuare dei sequestri di materiale attestante una vasta falsificazione a danno di uno dei più pregiati vini italiani: l'Amarone della Val Policella - Verona.

Il vino veniva abilmente contraffatto, mediante l'utilizzo di un ingente numero di etichette mendaci, inviato ad una nota ditta danese di intermediazione e poi venduto ad una grande catena di distribuzione della Danimarca.

Una famosa e rinomata cantina di Fara Novarese ha ideato, con il supporto di un mediatore locale di origini italiane che opera in Danimarca, un sistema di moltiplicazione esponenziale di vino Valpolicella tipologia "Amarone", "Ripasso" e altri vini pregiati sfruttando dei piccoli carichi regolari di Amarone che venivano moltiplicati con del comune vino da tavola, di provenienza francese per il 60% e italiana per il 40%, per un totale 952.084 litri.

La cantina commercializzava il prodotto con un'etichettatura che attestava origine e provenienza diversa da quella reale.
Nell'ambito dell'operazione sono state sequestrate 200.000 etichette di diverse tipologie, oltre 10.000 capsule e varia documentazione amministrativa.

Si presume che il volume di bottiglie contraffatte di Amarone e altri vini pregiati negli ultimi 3 anni, dal 2007 al 2009, ammonti a circa 1.200.000 bottiglie con un guadagno illecito che si può stimare in 2.500.000 Euro.

"Queste contraffazioni sono gravi perché, se non contrastate con il dovuto rigore, rischiano di minare la qualità del nostro export agroalimentare. La seconda fase della nostra politica della tolleranza zero - ha concluso Zaia - anche grazie all'impegno di ICQ e CFS, continua a dare i suoi frutti. Non permetteremo che pochi furbi squalifichino i nostri vini per i loro interessi con i loro piccoli imbrogli".

Piccola nota a margine: in realta' si dice e si scrive Valpolicella...

Seconda piccola nota a margine: figurarsi se un'autorità di Stato fa nomi e cognomi! il lavoro sporco tocca sempre ai giornalisti. Da nostre fonti accreditate la "nota e rinomata cantina di Faro Novarese" sarebbe la Dessilani Vini.. Attendiamo smentite, purchè circostanziate: siamo sempre pronti al diritto di rettifica (e di replica).




11.09.09

Aforismi

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Piccola carrellata di detti celebri e aforismi a tema enoico.

"...poichè le parole sono come il vino:
hanno bisogno del respiro e di tempo
perchè il velluto della voce riveli
il loro sapore definitivo
".
(L.Sepùlveda)

"Il vino assomiglia all'uomo: non si sa mai fino a che punto lo si può apprezzare o disprezzare, amare o odiare; nè quanti atti sublimi o crimini mostruosi è capace di commettere. Non siamo, allora, più crudeli con lui che con noi stessi e trattiamolo come un nostro simile".
(C.Baudelaire)

"Il bronzo è lo specchio del volto, il vino quello della mente".
(Eschilo)

"L'arte del bere obbedisce a due regole: la misura ed il buon gusto." 
  (E. Peynaud)

"Si è sapienti quando si beve bene. Chi non sa bere non sa nulla".
(N.Boileau)

"La degustazione è un'arte nella quale, più ancora che la predisposizione, vale la costante esperienza."
(L.Veronelli)




08.09.09

Ibn Hamdis, vino è poesia

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Chissà se Abd Gabbar ibn Mohamed ibn Hamdis, grande poeta arabo-siciliano, era un islamico osservante.

Di sicuro non era astemio.

D'altra parte, nello stesso Corano la posizione del Profeta a proposito del vino è piuttosto ambivalente: da un lato lo proibisce ("Il vino e i giochi d'azzardo, e le tavolette divinatorie sono infamie inventate da Satana. Evitatele, così che possiate prosperare"), e dall'altra lo concede, ovviamente con moderazione ("Puoi bere, ma non ubriacarti").

La storia ci dice che la bevanda di Bacco fu normalmente presente nella vita quotidiana di città arabe come La Mecca fino al sesto secolo. Fu solo dieci anni dopo la scomparsa del Profeta che il suo consumo venne vietato in Arabia e in tutti i paesi che cadevano sotto il dominio islamico.

Ma torniamo al nostro poeta: nato in Sicilia (Siracusa, o Noto, 1056 ca.) e morto in Spagna (Maiorca, 1133) è considerato il massimo esponente della poesia araba in Sicilia tra il XI e il XII secolo.

Nel complesso ha scritto più di 6000 versi, che ci sono giunti attraverso un diwan, un canzoniere, ovvero una raccolta di componimenti (qasidah). I temi trattati sono la vita di tutti i giorni, le lodi ai potenti di turno, la bellezza femminile e ovviamente il vino.

Come questo:

"Vino di colore e odor di rosa, mescolato all'acqua
ti mostra stelle fra raggi di sole.

Con esso cacciai le cure dell'animo
con una bevuta il cui ardore serpeggia sottile
quasi inavvertibile.

L'argentea mia mano, stringendo il bicchiere,
ne ritrae le cinque dita dorate.
"




07.09.09

Pausa

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Il presente blog tira il fiato per un po'.

Così vi riposate anche voi, e avete il tempo di leggere altro in giro.

Nei prossimi giorni, un po' a singhiozzo - e collegamenti permettendo - andrà in onda sul vostro monitor una dotta rassegna di pagine letterarie, in prosa e in poesia, dedicate alla bevanda di Bacco.

Che non si dica che ripropongo cose già scritte, eh...contenuti nuovi e impegnati.

Anche in vacanza.




05.09.09

Alceo, la politica e il vino

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Dalla Roma antica alla Grecia con capriola all'indietro nel tempo.

Alceo di Mitilene è un altro poeta che ha cantato il vino, insieme alla politica e alle gioie della tavola.

Era di famiglia aristocratica, e come spesso succede la pensava all'opposto dei potenti di turno, che avversò in tutte le maniere, a costo di finire in esilio (come avvenne in due occasioni).
Rifugiatosi in Egitto quando al potere della sua isola, Lesbo, salì il tiranno Pittaco, un tempo alleato della sua fazione, dal suo esilio non smise di inveire contro il "traditore", come lo considerava.

Si calmò solo quando lo stesso Pittaco gli permise di rientrare in patria: finalmente, calmati i bollori, si dedicò solo ai suoi passatempi preferiti, l'amore e i banchetti, come
si vede dalla poesia (di tutta la sua opera si conoscono solo 150 frammenti) che riportiamo nella storica traduzione di S.Quasimodo:

"Beviamo, perché aspettare le lucerne? Breve il tempo.
O amato fanciullo, prendi le grandi tazze variopinte,
perché il figlio di Zeus e Sémele
diede agli uomini il vino
per dimenticare i dolori.
Versa due parti di acqua e una di vino;
e colma le tazze fino all'orlo:
e l'una segua subito l'altra.

Gònfiati di vino: già l'astro
che segna l'estate dal giro
celeste ritorna,
tutto è arso di sete,
e l'aria fumiga per la calura.
Acuta tra le foglie degli alberi
la dolce cicala di sotto le ali
fitto vibra il suo canto, quando
il sole a picco sgretola la terra.
Solo il cardo è in fiore:
le femmine hanno avido il sesso,
i maschi poco vigore, ora che Sirio
il capo dissecca e la ginocchia
".





03.09.09

Marziale e il contadino ubriaco

Marziale.jpg

Lo spagnolo Marcus Valerius Martialis (nato e morto a Bilbilis, oggi Calatayud, ca. 40 - ca. 104) si trasferì a Roma nel 64, e vi rimase per oltre trent'anni.

In tutto questo tempo il suo principale assillo fu sbarcare il lunario.

Una preoccupazione che ce lo rende molto attuale.

Nella capitale cercò di guadagnarsi da vivere facendo l'avvocato (giusto per far contenti i suoi), ma poichè odiava questo mestiere, nel contempo si dedicava alla poesia.

La sua prima opera vede la luce nell'80 d.C.: il Liber spectaculorum,, 33 epigrammi sui giochi dell'anfiteatro Flavio inaugurato da Tito. Un volumetto che gli ingraziò l'imperatore, come pure il successore Domiziano.

Nell'84 (o 85) apparvero due libri di epigrammi (ora il XIII e il XIV della raccolta), dal titolo Xenia e Apophoreta ("Doni agli ospiti"); altri furono pubblicati negli anni successivi, fino al 96, quando il poeta fece ritorno in patria, in una proprietà che gli fu offerta da una sua ammiratrice, la ricca vedova Marcella.
A Bilbili perciò compose l'ultima raccolta (libro XII) e poco dopo morì.

"La nostra pagina sa di uomo" diceva Marziale della sua opera letteraria (15 libri di epigrammi per un totale di oltre 1500 brevi componimenti poetici).

Poteva il tema del vino e dei suoi effetti rimanere estraneo alla sua produzione? ovviamente no.
Marziale non è un autore "raffinato": tratteggia ciò che vede, pensa e dice in poche righe fulminanti, in un linguaggio tratto dalla vita quotidiana delle bettole e della strada.

Come in questo epigramma:

" Un'anfora di vino pagata è venti soldi, un moggio di grano appena quattro.
Ubriaco e a pancia piena, il contadino è ora senza un soldo.
Mentre tu trinchi e trinchi in grandi coppe di color d'ametista
e sei brillo di vino opimiano, a me offri soltanto un vinello sabino
troppo giovane e intanto, Cotta, tu mi dici: "Vuoi bere in una coppa d'oro?"
E chi mai in una coppa d'oro
vuol bere vini indigesti come piombo?
"