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29.11.09

Sparkling Holidays ("Bollicine su Trento")

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Cosa c'è di più festoso di un bicchiere di spumante?

"Bollicine su Trento", l'ormai tradizionale manifestazione dedicata ai sparkling wines metodo classico del Trentino è una festa che dura quasi un mese, dal 26 novembre al 13 dicembre.

Ospitate nel magnifico Palazzo Roccabruna, le quasi cinquanta etichette di spumanti trentini metodo classico sono a disposizione per assaggi, laboratori, incontri, perfino spettacoli dedicati aal fascino di questo grande prodotto dell'enologia italiana.

Nella giornata dedicata alla stampa, abbiamo avuto la possibilità di assaggiare un numero di esemplari di spumante Trentodoc sufficiente per farci un'idea di come stanno andando le cose su questo fronte.

Diciamo subito che il livello generale delle bottiglie si è alzato, e parecchio: e come spesso capita in queste situazione, si è anche appiattito, sia pure verso l'alto.

Tutti buoni, buonissimi, gli spumanti trentini. Nessuno emozionante, però.
Tutti caratterizzati da un raffinato conformismo , senza sussulti particolari.

Sia chiaro: per il grande pubblico va benissimo così.

Perchè per emozionare un degustatore che per lavoro o passione (spesso entrambe) assaggia ogni anno qualche centinaio di sparkling wine da tutto il mondo, ce ne vuole.

E spesso, quando trova il bicchiere che lo fa sobbalzare, difficilmente il motivo del suo entusiasmo viene condiviso dal consumatore finale.

Quanti vini infatti piacciono ai critici, ma non al pubblico, e viceversa?

Ciò premesso, un'altra positiva caratteristica osservata nei (molti) campioni assaggiati rigorosamente alla cieca è che in molti casi sono spumanti da pasto. Dall'aperitivo in poi, possono accompagnare piacevolmente tutti i piatti, come compagni di tavola gradevoli e poco invadenti.
Pertanto, riservarli solo alle occasioni di festa, agli aperitivi o ai brindisi finali è un autentico spreco: di prodotto, di tempo e di cultura.

Dei molti segnalo quelli che mi sono piaciuti di più: le chioccioline, come sempre, segnalano il mio personale gradimento, che non è detto che coincida con il vostro.

Però provateli, se vi capita l'occasione.

Trentodoc Corte Imperiale Brut - Conti Wallenburg @@@

Trentodoc Maso Martis Brut - Maso Martis @@@

Trentodoc Maso Martis Demi Sec - Maso Martis @@@

Trentodoc Domini Millesimato Brut 2004 - Abate Nero @@@

Trentodoc Letrari Riserva Brut 2005 - Letrari @@@@

Trentodoc Cuvée dell'Abate Riserva Brut 2004 - Abate Nero @@@@

Trentodoc Endrizzi Riserva Brut 2004 - Endrizzi @@@

Trentodoc Tridentum Rosè Brut - Cesarini Sforza @@@

Trentodoc Pisoni Rosè Brut - Pisoni @@

Trentodoc Graal Altemasi Riserva Brut 2002 - Cavit @@@

Trentodoc Ferrari Riserva Lunelli Extra Brut 2002 - Ferrari F.lli Lunelli @@@@@

Trentini a parte, l'Italia ha tanti begli sparkling con cui divertirsi.

Perciò non perdetevi la presentazione di "Sparkle 2010", la nuova guida monotematica di Cucina&Vini.

L'appuntamento è a Milano, il 1 dicembre, a Palazzo Mezzanotte.

p.s: non so come siano andati gli assaggi della guida. Ma non ho dubbi che il Trentino degli spumanti ci sarà!




26.11.09

Sì del Comitato vini ad Amarone e Recioto della Valpolicella Docg

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Mentre ieri eravamo impegnati a Milano a stupirci davanti alle ultime novità della tecnica enologica, a Roma si riuniva il Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini si riuniva per discutere delle denominazioni "Recioto della Valpolicella" DOCG, "Amarone della Valpolicella" DOCG, "Valpolicella Ripasso" DOC e sulla modifica del disciplinare di produzione della DOC Valpolicella.

Il parere espresso a tal proposito è favorevole, il che significa un altro passo avanti verso il riconoscimento definitivo della denominazione d'origine controllata e garantita per Amarone e Recioto della Valpolicella.

Ora si tratterà di attendere il tempo tecnico per la pubblicazione dei pareri nella Gazzetta Ufficiale, di arrivare al provvedimento ministeriale di riconoscimento ufficiale delle nuove Denominazioni, che dunque prenderanno il via con la prossima vendemmia.

Dal comunicato stampa della Regione Veneto copiamo e incolliamo:

"Per produzioni enologiche affermate a livello mondiale come Amarone, Recioto, Ripasso e Valpolicella - ha sottolineato il vicepresidente della Giunta veneta Franco Manzato - questo passaggio non è semplicemente una formalizzazione, né la risposta ad un problema di visibilità e di comunicazione.
Questi vini hanno infatti già una propria immagine e sono sempre più apprezzati proprio perché eccellenti e unici.

Ma con questo percorso potranno anche godere di un riconoscimento internazionale di protezione che solo la singola denominazione può avere: proprio perché questi nostri vini sono famosi dobbiamo garantire loro, a livello mondiale, la massima tutela da ogni possibile imitazione e contraffazione. Dovremo ora lavorare per l'inserimento delle nuove denominazioni nell'apposito registro internazionale, per difenderli in un mercato mondializzato dove le regole e il loro rispetto sono piuttosto labili e che sembra guardare più all'utile che alle reali qualità e alla tutela di chi produce e chi consuma.

Dobbiamo perciò completare la riorganizzazione del nostro sistema delle denominazioni - ha concluso Manzato - in funzione della sfida che ci viene dal mercato mondiale e alla luce della nuova Ocm, e continua dunque il nostro impegno per tutelare le nostre realtà vitivinicole, espressioni di pregio di un territorio di pregio".

(N.b.; il grassetto è nostro).

Il riconoscimento internazionale di protezione è quanto mai benvenuto e necessario, perchè furbetti, falsari e copioni sono sempre in attività.

Come in questo caso...

In attesa della definitiva conquista della Docg, valgono i consigli (per gli acquisti) di sempre:
- il vero Amarone (o Recioto) è solo della Valpolicella; qualsiasi vino che non si dichiara tale non è autentico;

- la bottiglia deve recare la fascetta (che presto sarà sostituita da quella della Docg);

-infine, il vero Amarone della Valpolicella ha una gradazione alcolica minima di 14% Vol.




24.11.09

Simei, o dell'enoshopping

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Oggi alle 17 si inaugura il 23° Salone Internazionale Macchine per Enologia e Imbottigliamento, che resterà aperto fino a sabato 28 novembre nel nuovo quartiere espositivo di Fiera Milano a Rho-Pero.

Qualche dato sul settore beverage:

- Nel mondo, nel 2008, si sono consumati oltre 560 miliardi di litri di bevande analcoliche fredde (acque, bibite e succhi).

- Il consumo mondiale di acque confezionate è stato pari a 218,3 miliardi di litri contro i circa 209 di bibite gassate. Si è poi assistito a uno spostamento dei consumi verso bibite ipocaloriche (senza zuccheri), naturali (il consumo è valutabile in 70 miliardi di litri) e funzionali (arricchite di sostanze energetiche, sali minerali, vitamine ecc).

- Ii mercato dei succhi e nettari di frutta - che risentono della concorrenza delle nuove bibite naturali a minor contenuto di frutta ha una produzione e consumo mondiali valutabili in circa 41 miliardi di litri.

- Spostandoci nel segmento delle bevande alcoliche, il 2008, nonostante la crisi, ha visto il mercato mondiale della birra mettere a segno una crescita: produzione e consumi si sono attestati a 1.816 milioni di ettolitri (+1,6% rispetto al 2007). Tuttavia, per la prima volta negli ultimi anni l'Europa ha mostrato una calo di produzione e consumi, che appaiono bloccati anche sul mercato nord americano e su quello australiano.

Informazione, formazione e internazionalità sono i temi-guida di questa edizione del Salone: per la prima volta SIMEI ospiterà la presenza diretta della Cina, nell'offerta merceologica di filtri, pompe e valvole, e saranno presenti anche una delegazione di aziende bulgare (Padiglione 13) e un gruppo di aziende francesi della zona della Champagne (Padiglione 15).

Il Pad. 11 invece ospiterà convegni di alto profilo e di respiro internazionale incentrati su sviluppo sostenibile delle produzioni, attenzione all'ambiente e sicurezza per il consumatore, e spazi espositivi dedicati alle associazioni e alle singole imprese per veicolare una comunicazione mirata proprio su queste tematiche. In questo stesso spazio si troverà anche l'area dedicata alla stampa internazionale e quella riservata alle diverse delegazioni estere, un Wine bar e un Oil bar (maggiori dettagli qui).

Per aziende agricole e produttori, un'occasione di lavoro e di contatti.
Per i (pochi) giornalisti del settore, un imperdibile momento di aggiornamento professionale.




22.11.09

Il Marroneto, ovvero il Brunello di Montalcino

dal Marroneto.jpg

C'è Brunello e Brunello.

E c'è "Il Marroneto", Brunello di Montalcino.

"Sono 35 anni che gioco con il vino.
Stasera vorrei spiegarvi come in Italia sta morendo la Docg
".

Alessandro Mori, produttore in quel di Montalcino, è un personaggio affascinante per simpatia, schiettezza e cordialità, ma dietro l'apparenza amichevole nasconde la grinta del combattente ostinato che non teme di dire quello che pensa senza eufemismi, e pazienza se qualcuno non è d'accordo.

In questi giorni è stato protagonista di una mini-tournée in Veneto, nelle province di Treviso, Vicenza e Verona (grazie Mauro e Angelo!): tre serate nelle quali ha offerto una verticale dei suoi straordinari Brunello di Montalcino "Il Marroneto" (annate 2004, 2001, 1998, 1995, 1989) e del cru "Madonna delle Grazie" (2004, 2003, 2000) insieme al racconto semplice e coinvolgente della sua esperienza, della sua filosofia (produttiva e di vita), del mondo del vino di ieri, oggi e domani.

Dei suoi vini ha detto poco o nulla, lasciando che parlassero nei bicchieri.

Alla serata vicentina, ospitata presso l'Officina Gusto Locale dell'ottimo Roberto Gasparin, eravamo in parecchi.

L'ultima volta che avevamo incontrato Alessandro era stato a fine ottobre, nella sua azienda, e come al solito avevamo discusso della vita, l'universo e tutto quanto il resto, tra il gorgoglìo partecipe e soddisfatto delle sue grandi botti (le custodi dei suoi vini), bottiglie di "Il Marroneto" e bruschette toscane.

Ricordi di profumi e suoni ma soprattutto di un calore e di un bene-stare che ho ritrovato nella serata vicentina, bevendo i suoi vini, mentre Alessandro si raccontava.
Quelli che seguono sono alcuni passaggi, il pensiero del titolare di un'azienda storica di Montalcino, e scusate se è poco.

Perchè non mi sono mai dedicato all'Italia? Perchè è un mercato nato viziato. Molti dei giornalisti che oggi vanno per la maggiore hanno iniziato anch'essi negli anni '90, quando cominciò su larga scala il fenomeno-vino, quando iniziò il business e si cominciarono a perdere la fedeltà alla tradizione, al territorio, al vitigno. Per questo non so se stasera i miei vini vi piaceranno: perchè quello che vi metto in tavola è il vero Brunello di Montalcino.

Io non ho mai fatto il vino per il consumatore finale: l'ho sempre fatto per me. Ho cercato di raccontare nel vino quello che sono io.

Il Brunello non è un vino morbido, perchè la sua caratteristica è una grande acidità strutturale, funzionale ad un lungo invecchiamento .
Cosa ha distrutto questo vino? Il business, che fatto piantare sangiovese ovunque, e ha creato cantine per produzioni su larga scala. E quando il vino smette di essere una passione e una ragione di vita, e diventa solo business, è la fine di tutto, anche della Docg.
Per questo a Montalcino non si potrà tornare indietro e riprendere a lavorare il sangiovese come una volta: gli interessi in gioco sono troppi, gli investimenti fatti troppo grandi.

Il mio vino nasce in vigna. In cantina non ho niente. Non lavoro la terra, non concimo, mai. Non uso diserbanti. Lascio che le mie piante trovino un loro sistema di difesa.
Mi piace pensare che ogni anno le uve hanno caratteristiche diverse dovute anche alle piogge, a perturbazioni che vengono da lontano, da altri paesi, altre terre...
Magari non è vero. Ma a me piace pensarlo.

La cultura del vino è il racconto che il vino fa di se stesso; non aprite la bottiglia troppe ore prima, non usate decanter. Lasciate che il vino si apra da solo, un po' alla volta, nel bicchiere.

A cosa serve il legno? A ossigenare. Se viene usato per conferire profumi terziari, è il fallimento del produttore.
I vini che emozionano, di cui si vuota la bottiglia, sono quelli che nel bicchiere cambiano continuamente. Se sono troppo aggressivi diventano statici: dopo un po' il nostro corpo si abitua a questi profumi e non li richiede più. Per questo il vino non finisce: perchè annoia"
.

Beh, io mi annoio moltissimo a scrivere note di degustazione (è uno dei motivi che mi hanno indotto ad abbandonare il mondo delle guide).
Nel caso dei vini di Mori, non riuscirei nemmeno ad essere obiettiva: mi piacciono da sempre, come faccio a criticarli?

Ecco perciò pochi flash di sensazioni che i bicchieri mi hanno regalato:

"Il Marroneto" 2004: giovane e scattante, fiori rossi e viole;
"Il Marroneto" 2001: un mazzo di rosmarino;
"Il Marroneto" 1998: il più timido a rivelarsi, frutta rossa;
"Il Marroneto" 1995: giovane-adulto, tabacco biondo e cuoio chiaro;
"Il Marroneto" 1989: miele di castagno, caldo, scuro e avvolgente.

"Madonna delle Grazie" 2004: esuberante e rotondo; da risentire tra qualche anno.
"Madonna delle Grazie" 2003: pieno e fruttato.
"Madonna delle Grazie" 2000: noci e bosco.




15.11.09

WineFuture 2009: appunti e spunti

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La buona notizia è che siamo tutti nella stessa barca: spagnoli, francesi, italiani, americani, nordeuropei, asiatici, russi...

Tutti nella stessa fragile barchetta in balìa delle onde tempestose del Mar della Crisi.

La cattiva notizia è che nessuno sa come scendere.

Chi si aspettava formule miracolose per far entrare flussi di denaro fresco nelle casse di aziende, ristoranti, retailer e compagnia vinosa è rimasto deluso: dalle quasi 20 ore di relazioni - alcune delle quali appassionanti, altre interessanti, altre ancora soporifere, o promozionali - sono emersi soprattutto i punti di vista dell'attuale situazione.

Buyers della grande distribuzione, negociant e distributori, produttori e comunicatori, marketers e consulenti, docenti, sommelier e giornalisti: ognuno dei ben 38 relatori ha fornito uno spaccato molto chiaro e disincantato della crisi vista dall'osservatorio della propria categoria.

E anzichè cercare impossibili soluzioni valide per tutti, ognuno ha semplicemente spiegato cosa sta facendo per superarla.

Impossibile riassumere nello spazio di un post i molti spunti d'interesse che sono emersi: il mensile Euposia diretto dall'amico Beppe Giuliano ha riportato, su rilancio della cronaca in diretta di Aristide (qui e qui) quelli principali, via via che venivano espressi.

Qui pertanto mi limiterò a riportare qualche considerazione personale che trae origine da alcuni passaggi dei diversi relatori.

- Il futuro del vino si chiama consumatore.
E il consumatore non è un numero, è una persona che agisce, reagisce, discute, compra, parla, cambia idea (spesso e di continuo). Se il vino vuole tornare ad essere protagonista delle sue scelte, il mondo della produzione/distribuzione/ristorazione deve imparare a conoscerlo davvero, e non in astratto: finora il consumo del vino è stato trainato dai baby boomers (i nati negli anni '50-60), adesso è la volta dei Millenials (i nati nel periodo 1967-1998).
I baby boomers erano la generazione dei giornali, della radio, della pubblicità...tutti mezzi che il mondo del vino ha usato e continua a usare per i suoi messaggi.

Ma i Millenials sono la generazione di Internet: molto attenti ai valori del vino, ma anche molto impegnati a seguire blog, forum, nuovi media. Sono questi i nuovi strumenti che il mondo del vino deve imparare a padroneggiare, se vuole catturare l'interesse di parecchi milioni di potenziali consumatori . Perchè il 90% dei consumatori che usa la rete si fida dei consigli di altri consumatori, e non delle pubblicità o dei giornali (David Cunningham, Constellations Brand Europe; Xavier Pagés, CEO Grupo Codorníu; Juan Such, Verema).

- Il consumatore va educato: ma non come si è fatto fino ad oggi. Il one-size fits all (la taglia unica), nei corsi del vino non funziona più. "La grande sfida oggi è insegnare le persone a conoscere se stesse: la stessa sensazione è percepita in maniera differente da due persone diverse. Dobbiamo approfittare di queste differenze per personalizzare l'esperienza del vino. L'educazione al vino è un fatto personale, va oltre quello che si può imparare dai libri" (Tim Hanni, Master of Wine, Ceo di Napa Seasoning Company; Jancis Robinson, MW).

- Chi dice che alla gente il vino dolce non piace non ha capito niente della gente, o del vino, o di entrambi. Perchè è vero l'esatto contrario: "Siamo convinti che alle persone il vino dolce non piaccia perchè per noi professionisti è solo il vino da dessert; ma per un sacco di gente è il vino da tavola, da tutto il pasto. Così si buttano sui cocktails. E' per questo che i primi 25 cocktails del mondo sono dolci" (Tim Hanni).

- Il futuro del vino si chiama (nuova) comunicazione: il mondo cambia, e la rete è il grande motore di questi cambiamenti. Ignorare quel che accade sul web è molto, molto pericoloso. "Potete pensare quello che volete su Internet, FB o Twitter, potete anche dire che sono cose da ragazzi. Ma voi gestite un business, avete marchi da promuovere. Volete portare consumatori nelle vostre tasting room e far conoscere i vostri vini. Io vi dico che non c'è nessun mezzo più potente ed economico del passaparola su Internet. Avete tutti una straordinaria possibilità di dialogare direttamente con i vostri clienti. Raccontate loro la vostra storia: finora avete permesso che fossero altri a farlo, i giornalisti, i critici, i comunicatori. Adesso fatelo voi".
In quanto prodotto globale, il vino si basa sulle relazioni interpersonali tra chi produce e chi compra, oggi persino più di ieri.
" Il tuo brand e' globale di default. Ma non e' esclusivamente sotto il tuo controllo. Per questo e' importante che tu ti unisca alle conversazioni sul web e che ne crei di nuove: perché in futuro le valutazioni di maggior impatto sui tuoi vini verranno da Facebook o da Twitter".
"Qual e' la maggiore sfida dei nostri tempi? L'interattività. Le aziende del vino sono ingessate, non dialogano con i consumatori, i loro siti web sono statici. Muovetevi, la gente ha bisogno di più informazioni, di più contenuti, sia nel web che sulle etichette delle bottiglie". (Gary Vaynerchuk; Jeremy Benson, Benson Marketing Group: Robert Parker).

- Il futuro del vino si chiama sostenibilità ambientale: qualcosa che inizia nel vigneto, con interventi a basso impatto nella gestione, passa dalla cantina (con tutte le applicazioni e gli strumenti che la moderna scienza mette a disposizione, sfruttamento della geotermia e uso dei pannelli fotovoltaici inclusi) e continua nel packaging e nei trasporti (Nicola Jenkins, Drinks Category Manager di WRAP; Diego Ferres di Sapje; Miguel Torres, Bodegas Miguel Torres).

- Il futuro del vino passa attraverso l'impegno personale e gli investimenti. Mentre c'è chi decide di arrendersi alle difficoltà, tagliando più costi che può, accettando contratti-capestro o prezzi umilianti, c'è chi s'impunta, arriva a rifiutare di sottoscrivere accordi che sul lungo termine mettono a rischio il buon nome dell'azienda, e investe più di prima: nei servizi ai clienti, nella formazione dei propri collaboratori, nelle fiere, negli eventi, nella comunicazione e nella pubblicità, nelle tecnologie, nell'informatizzazione. E si prepara a gestire la ripresa cercando già ora nuove referenze, "perchè niente dura per sempre, nemmeno questa crisi" (Quim Vila, Vilaviniteca, uno dei più importanti negociant spagnoli).

E per finire:
- la crisi passerà (prima o poi), ma alcune delle tendenze oggi in atto resteranno: una di queste è la definitiva indisponibilità delle persone a farsi spennare al ristorante da ricarichi fuori misura sul prezzo dei vini;

- ci sarà una netta divisione tra beverage wines (quelli che noi chiameremmo vini di volume) e fine wines (vini di terroir); il vino non sarà più necessariamente collegato a una bottiglia da 0,75 con tappo di sughero;

- I consumi continueranno a scendere in paesi tradizionalmente produttori come Francia o Spagna, a causa delle politiche proibizioniste dei loro governi, ma questo non significa che sia sempre un male: se la gente, i giovani in particolare, sarà costretta a bere meno, dovrà imparare a farlo sempre meglio;

- l'attenzione e la sensibilità nei confronti dei vini naturali (bio di qualsivoglia tipo, o da green wineries) resterà anche in futuro;

- formazione, formazione, formazione! Per diventare Master Sommelier negli USA ci vogliono dai 5 ai 9 anni (e non solo 3-4...E i costi sono inferiori a quelli praticati in Italia).

Qualche dato sull'evento: al congresso hanno partecipato circa un migliaio di persone, 200 i giornalisti accreditati (se c'erano anche degli italiani, erano praticamente invisibili. Mai sentita una parola in italiano nei 2 giorni di congresso, neanche per sbaglio).
Molti i wine blogger, che hanno coperto l'evento in diretta (qui un altro esempio. E qui. E qui!).

La degustazione magistrale di Robert Parker di 20 vini da tutto il mondo (nessuno dei quali italiano) si è tenuta davanti a 530 persone; sono state stappate 600 bottiglie e usati 10.700 bicchieri.

Ho dimenticato qualcosa? ma sì: il vasto, logorroico e turbolento mondo della gastronomia, della ristorazione, e compagnia scrivente e manducante!

Che in effetti è stato beatamente ignorato.

Tranquilli.
L'ineffabile Pancho Campo e il suo staff stanno già pensando anche a come affrontare il topic vino-gastronomia.

Si chiamerà WineFuture Rioja 2010...




10.11.09

Amarone e Recioto della Valpolicella: a un passo dalla Docg

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E' (quasi) praticamente fatta.

La pubblica audizione tenutasi presso il Park Hotel di Villa Quaranta, alla presenza degli interessati e dei rappresentanti di categoria è filata via liscia, tranquilla e disciplinata.

Una cosa che ha sorpreso persino i funzionari del Comitato Nazionale vini, avvezzi evidentemente a incontri quantomeno vivaci, quando si tratta di stabilire se certi vini sono degni della garantita, e in che misura, e a quali condizioni.

Invece, complice il pazientissimo, meticoloso ed efficace lavoro di tessitura (preparazione) tra tutte le parti in causa portato avanti nelle settimane e nei giorni precedenti questo giorno dal consiglio di amministrazione del Consorzio della Valpolicella, e in particolare dal suo presidente, la lettura dei 4 distinti disciplinari di produzione dei vini della Valpolicella si è svolta in un clima di grande tranquillità, disciplina e attenzione.

Per una volta, erano tutti - in generale - d'accordo. Persino le associazioni di categoria: sia Confagricoltura, che Coldiretti, che il Consorzio delle cantine sociali veronesi hanno espresso parere favorevole già all'inizio della seduta.

Perchè di una cosa erano tutti consapevoli: quello che sta passando è l'ultimo treno per la Docg dell'Amarone. Altri non ce ne saranno.

Del resto, era già la terza volta che ci si provava. Fallita la prima (anni '90: ero presente, lo ricordo bene), abortita la seconda, la terza doveva andare a segno per forza. Adesso o mai più.

Per chi non era presente, ecco alcune delle principali novità emerse dalla mattinata:

- è ufficiale, la Valpolicella ha 4 vini, ciascuno dei quali regolato da un proprio disciplinare: Valpolicella, Ripasso, Amarone e Recioto. Solo questi due ultimi sono candidati alla "g", i primi due restano Doc (ovvio);

- l'area di produzione è la stessa per tutti e 4, e ricalca quella della Doc in vigore (ovvio anche questo: è la legge);

- i disciplinari fotografano uno stato di fatto attuale: da anni i produttori, più o meno dichiaratamente, uniscono alle tradizionali uve corvina, corvinone e rondinella anche piccole percentuali di vitigni autoctoni. A differenza di altri, non si sono mai illusi che le uve per l'Amarone o il Recioto non avessero bisogno di aiutini migliorativi in misura più o meno accentuata a seconda delle annate. Negli anni '90 li cercavano nelle uve internazionali, da qualche anno a questa parte li trovano in quelle originali del posto. Per questo i nuovi disciplinari ammettono un 10% di autoctoni veronesi.

- la Regione Veneto può stabilire limiti (anche temporanei) all'iscrizione delle superfici vitate all'apposito albo dei vigneti;

- vinificazione e imbottigliamento devono tenersi in zona di produzione: tuttavia, per salvaguardare i soliti aventi diritto potranno essere eseguite anche fuori zona, ma con autorizzazioni individuali da richiedere al Mipaf, presentando la documentazione che attesti da almeno 3 anni questa loro attività. La richiesta deve essere presentata dalla ditta interessata entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto di approvazione del disciplinare;

- è consentito l'uso del bag in box solo per il "Valpolicella" privo di altre menzioni o specificazioni aggiuntive;

- le uve messe ad appassire non possono essere vinificate prima del 1 dicembre (nel disciplinare ora in vigore si parla del 15 dicembre). Se le condizioni climatiche lo esigono, la vinificazione può essere ulteriormente anticipata;

- l'Amarone dovrà fare un periodo di invecchiamento di almeno 2 anni con decorrenza dal 1 gennaio dell'anno successivo alla vendemmia: l'Amarone Riserva dovrà fare almeno 4 anni di invecchiamento (a partire dal 1 novembre dell'anno della vendemmia);

- Niente tappo a vite, per nessuno di questi vini, se non per i formati 0,375 l.

Ci sarebbe da discutere se 2 anni di invecchiamento per l'Amarone non sono ancora troppo pochi - e infatti qualcuno ha proposto di aumentarli a 3, che diventano 5 per la versione Riserva; oppure sulla posizione di chi imbottiglia fuori dalla zona di produzione; o ancora sul quantitativo di uve che si possono mettere a riposo (ben il 65% del raccolto, contro l'attuale 70%).

Eccetera.

Ma intanto il guado è stato passato. Ora la palla torna in campo burocratico/ministeriale, ma non si prevedono ostacoli o problemi problemi. Insomma, tempo poche settimane e sarà cosa fatta.

Il Veneto avrà due nuove Docg, e i produttori della Valpolicella qualche responsabilità in più.




08.11.09

WineFuture, il futuro del vino passa dalla Rioja

winefuture2009.jpg

Come sta cambiando il mondo del vino?
No, non parliamo della nuova Ocm vino. O almeno, non solo di quella.

Parliamo di nuovi consumatori e nuovi mercati, di nuovi produttori e nuove filosofie di produzione, di nuovi approcci di consumo, di nuovi messaggi e nuovi comunicatori.

Di cambiamenti climatici e nuove opportunità. Di fiere e manifestazioni del vino nelle strategie di marketing. Dell'importanza del brand nel futuro dell'industria del vino.

Il 12 e il 13 novembre a Logrono (Rioja, Spagna) saranno più di 1000 i wine professionals da tutto il mondo che si confronteranno sui temi più caldi del settore.

Saranno? No: saremo. Perchè Vinopigro ci sarà.
In buona compagnia.

A distanza da un anno dalla prima European Wine Blogger Conference, la capitale della Rioja torna sotto i riflettori del mondo con un evento di portata ancora maggiore: WineFuture, una conference internazionale organizzata dall'Accademia del Vino di Spagna, alla quale sono stati invitati i massimi opinion leader del settore: da Robert Parker a Jancis Robinson, da Gary Vaynerchuk a Jeremy Benson, da Ryan Opaz a Paul Pontallier.

E altri ancora.
Saranno almeno un migliaio infatti i partecipanti alla kermesse: produttori, critici, winemakers, sommelier, giornalisti, Master of Wine, studenti dell'Accademia del Vino di Spagna e delegati da 40 paesi.

Lo stesso elenco dei relatori che si alterneranno sul palco nella due-giorni è un vero e proprio parterre de roi.

(Tra i quali, tuttavia, spiace constatare come non figuri nemmeno un italiano, a dimostrazione di quanta considerazione abbiano gli esteri per i nostri (sedicenti) opinion leader, giornalisti, guidaioli e compagnia (più o meno) scrivente/giudicante. E non solo per essi).

Piatto forte della due-giorni sarà ovviamente la mega-degustazione condotta da Robert Parker: 20 vini da tutto il mondo - compresi due Rioja - che verranno serviti a 530 partecipanti da una ventina di sommelier, capitanati da Bruno Murciano, Best Sommelier of Spain del 2008.

Oltre a ciò, WineFuture darà spazio a circa 150 cantine da tutto il mondo, che presenteranno i loro vini in un ampia area espositiva.

Nel complesso dunque, un evento di grandissima portata, pressocchè imperdibile.

Pianificare la nostra presenza al congresso non è stato facile; alla fine ce l'abbiamo fatta grazie anche ai buoni uffici di un magazine amico, su cui vedremo di riportare un resoconto quanto più dettagliato di questa esperienza.

La quale, comunque vada, sarà un successo: tornare in Rioja è sempre un piacere.




07.11.09

Amarone della Valpolicella: l'audizione per la Docg

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Martedì 10 novembre alle 9 presso il Park Hotel di Villa Quaranta si terrà la pubblica audizione, ultimo atto per l'assegnazione della Dcg ad Amarone e Recioto della Valpolicella.

Forse ci siamo.

La cautela è d'obbligo, perchè di pubbliche audizioni per la Docg dell'Amarone se n'è già fatta più d'una, in passato. Tutte risoltesi con un nulla di fatto.

Quella di martedì riveste però particolare importanza, perchè è un passaggio decisivo dell'iter di ottenimento della Docg: per questo sono chiamati a raccolta tutti i soggetti in qualche modo interessati, amministratori pubblici inclusi.

Questo il comunicato stampa della Regione Veneto:

"Il Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini ha programmato per martedì 10 novembre prossimo, con inizio alle ore 9, a Villa Quaranta Park Hotel di Ospedaletto di Pescantina in provincia di Verona, la pubblica audizione relativa alla richiesta di: riconoscimento delle denominazioni -"Recioto della Valpolicella" DOCG; "Amarone della Valpolicella" DOCG; "Valpolicella Ripasso" DOC; modifica del disciplinare di produzione della DOC Valpolicella.

All'incontro sono invitati i sindaci dei Comuni interessati alla D.O.C. Valpolicella; le Organizzazioni Professionali agricole veronesi; la Federazione cooperative della provincia di Verona; il Consorzio cantine sociali della provincia; la Federazione degli industriali; la Federazione dei commercianti; l'Associazione enologi ed enotecnici del Veneto Occidentale, I Sindaci dei comuni inclusi nel disciplinare di produzione della DOC Valpolicella, sono invitati ad affiggere all'Albo comunale il comunicato regionale di invito, in modo da favorire la degli operatori vitivinicoli direttamente interessati alla richiesta".

Come si prepara a questo importante passo la Valpolicella produttrice? Con molta speranza e altrettanta incertezza.

Le bozze delle proposte dei disciplinari dei quattro principali vini della zona (Amarone, Recioto, Valpolicella, Ripasso) sono state rese disponibili solo pochi giorni fa (a questo link), quindi è presumibile che pochi produttori abbiano avuto il tempo di studiarli con calma.

Le novità introdotte dai nuovi disciplinari sono più d'una, e rispecchiano l'attualità della produzione e dello stile dei vini della Valpolicella. Per questo mi sento di dire che, personalmente, non le trovo tutte positive. Ma questo conta poco: io l'Amarone lo bevo - sia pure in misura molto minore rispetto ad un tempo -, non lo produco.

La mission della Valpolicella è invece quella di produrlo e venderlo.
E qui cominciano i guai.

Perchè i mercati sono in sofferenza, e se soffrono i mercati di consumo, i produttori gli vanno dietro.

Spazi di crescita ovviamente ce ne sono, un po' ovunque nel mondo.
Ma per conquistarli bisogna armarsi (di santa pazienza e buona volontà, oltre che di pecunia) e partire.

Bisogna mettersi a tavolino e interrogarsi: dove ho sbagliato? dove sto sbagliando?

Bisogna ammettere che certe strategie di marketing e commercializzazione non funzionano più: il mondo è cambiato, cambia il modo! (di pensare).

Bisogna mettersi in testa una volta per tutte che la comunicazione è un affare di ciascuno (non dei carrozzoni pubblici) e che non si fanno le nozze con i fichi secchi; le mezze misure alla vorrei-ma-non posso, le soluzioni raffazzonate per risparmiare, sono sempre e solo uno spreco di tempo, soldi (tanti o pochi), energie.
E gli esiti sono risibili.

Sono considerazioni che ai produttori piacciono poco.
Non amavano sentirsele dire durante gli anni delle vacche grasse, figurati adesso.
Oggi più di ieri, preferiscono di gran lunga una soluzione spiccia, economica e indolore. Peccato che non esista, e chi glielo lascia credere mente sapendo di mentire.

Martedì 10 novembre dunque si farà - probabilmente - un nuovo passo avanti, decisivo, sulla strada della Docg.

E anche se la Docg non sarà la bacchetta magica (che tutti vorrebbero) in grado di risolvere gli attuali problemi di commercializzazione delle bottiglie, sarà pur sempre un segnale di ulteriore, dichiarata assunzione di responsabilità nei confronti del consumatore.

Il che non fa mai male.




03.11.09

Novellando

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Tempo di castagne, tempo di Novello, dicono.

Personalmente, non ho mai trovato granchè azzeccato questo abbinamento: con le caldarroste preferisco sempre stappare una bella bottiglia di Recioto della Valpolicella.

O di Merlino.

E il Novello me lo godo con altri piatti.

In attesa di conoscere i consigli dello chef, ecco le novità dell'Anteprima Novello 2009, in cartellone al Palazzo della Gran Guardia di Verona nei giorni 5-6 novembre.

Notizia n.1: tutti coloro che si fossero sentiti esclusi dal Gran Galà del deblocage, in essere fino allo scorso anno e al quale si poteva accedere solo su invito, si tranquillizzino: quest'anno potranno entrare anche se non invitati.

Il Galà non ci sarà. E nemmeno il deblocage.

Il Novello sarà regolarmente sugli scaffali il giorno 6 novembre anche senza il circo di Vip in abito da sera che da sempre precedeva l'inaugurazione della fiera, nata a Vicenza e dal 2008 emigrata a Verona.
Effettivamente, a pensarci bene faceva un po' sorridere, tanto parecio (trad: apparato, apparenza) semplicemente per annunciare la messa in vendita della nuova produzione di una merce da supermercato.

Notizia n. 2: se trovate un Novello che - incredibilmente - vi piace proprio tanto, al punto da volerne comprarne subito qualche bottiglia, potrete farlo. Tutti i prodotti che troverete per l'occasione a questa Anteprima saranno anche in vendita.

Notizia n.3: ho detto prodotti? Sì, proprio. Il Novello non sarà solo: perchè è un vino da compagnia, soprattutto commestibile. Perciò insieme alla trentina di espositori/produttori di Novello da tutta Italia ce ne saranno una quindicina di espositori/produttori di specialità alimentari: i giardinieri del Gusto.

Notizia n.4: se prima di fiondarvi sul Novello 2009 avrete fatto un giro alla Fieracavalli, presentando il biglietto all'ingresso della Gran Guardia, entrerete gratis. E dal piazzale della Fiera partiranno regolari bus-navetta che condurranno dritti all'Anteprima Novello, in centro città.

Fine delle notizie.
Di quelle buone, intendo.
Ci sono anche quelle non buone, e se proprio insistete...

Per quanto piccola, la produzione di Novello continua a perdere posizioni. Quest'anno, per esempio, un'intera regione italiana ha rinunciato a produrre Novello. Quale? indovinate.

La leadership comunque continua ad essere di Veneto, Abruzzo ed Emilia Romagna, le regioni che producono più Novello: merlot e sangiovese i vitigni più novellizzati.

In totale si produrranno poco più di 9 milioni di bottiglie. Fino a pochi anni fa erano più del doppio.

Il canale di vendita privilegiato continua ad essere quello moderno, perchè l'horeca non vuol sentirlo nemmeno nominare.

Prezzi a bottiglia: si va dai 2,90 ai 7,00 euro. Salvo promozioni al supermercato.

Che altro? Queste sono alcune delle cifre più importanti.

Io sul Novello ho sempre avuto le mie idee, che si scontrano regolarmente con la realtà dei fatti.
Per esempio: a me il Novello piace.

Ai produttori di vino, no.

Se lo amassero davvero, lo farebbero meglio. Lo difenderebbero. E chiederebbero di difenderne la qualità facendo cambiare la legge. Non lo svenderebbero ai supermercati.

Non rinuncerebbero ad una tipologia di prodotto entry level: non troppo alcolica, non costosa, non impegnativa, giovane, fruttata, piacevole, facile da capire. Insomma, il vino ideale per conquistare astemi e neofiti. E invece!

Seconda considerazione: hai un bel dire che si fa Novello con 60 tipologie diverse d'uva.
Ma i vitigni più consoni sono pochi: quelli rossi veronesi, innanzitutto - corvina, corvinone, rondinella, molinara: sono delle uve-panzer, sopportano tutto, appassimento compreso, vuoi che non reggano la macerazione carbonica? - e poi il teroldego. Forse il anche il refosco, il cabernet sauvignon, l'ancellotta. E basta.

Terza considerazione: già sul sito dell'Anteprima Novello sono segnalate le etichette che fanno macerazione carbonica al 100%. Cominciate i vostri assaggi da quelle. E con quelle finiteli.

Quarta considerazione: il Bardolino Novello è l'unico a Doc. Se poi è a 100% di macerazione carbonica è il Novello per antonomasia.
Un consiglio che ho sentito dare da un enologo esperto ad una wine lover è stato:

"Adesso puoi berne una bottiglia: ma a Pasquetta aprine un'altra, con le uova sode e qualche fetta di soppressa. E poi un'altra ancora a giugno, sulle prime grigliate. E vedrai se il Novello non ti sorprenderà!".

Proviamo?