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Amarone e Recioto della Valpolicella: a un passo dalla Docg

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E' (quasi) praticamente fatta.

La pubblica audizione tenutasi presso il Park Hotel di Villa Quaranta, alla presenza degli interessati e dei rappresentanti di categoria è filata via liscia, tranquilla e disciplinata.

Una cosa che ha sorpreso persino i funzionari del Comitato Nazionale vini, avvezzi evidentemente a incontri quantomeno vivaci, quando si tratta di stabilire se certi vini sono degni della garantita, e in che misura, e a quali condizioni.

Invece, complice il pazientissimo, meticoloso ed efficace lavoro di tessitura (preparazione) tra tutte le parti in causa portato avanti nelle settimane e nei giorni precedenti questo giorno dal consiglio di amministrazione del Consorzio della Valpolicella, e in particolare dal suo presidente, la lettura dei 4 distinti disciplinari di produzione dei vini della Valpolicella si è svolta in un clima di grande tranquillità, disciplina e attenzione.

Per una volta, erano tutti - in generale - d'accordo. Persino le associazioni di categoria: sia Confagricoltura, che Coldiretti, che il Consorzio delle cantine sociali veronesi hanno espresso parere favorevole già all'inizio della seduta.

Perchè di una cosa erano tutti consapevoli: quello che sta passando è l'ultimo treno per la Docg dell'Amarone. Altri non ce ne saranno.

Del resto, era già la terza volta che ci si provava. Fallita la prima (anni '90: ero presente, lo ricordo bene), abortita la seconda, la terza doveva andare a segno per forza. Adesso o mai più.

Per chi non era presente, ecco alcune delle principali novità emerse dalla mattinata:

- è ufficiale, la Valpolicella ha 4 vini, ciascuno dei quali regolato da un proprio disciplinare: Valpolicella, Ripasso, Amarone e Recioto. Solo questi due ultimi sono candidati alla "g", i primi due restano Doc (ovvio);

- l'area di produzione è la stessa per tutti e 4, e ricalca quella della Doc in vigore (ovvio anche questo: è la legge);

- i disciplinari fotografano uno stato di fatto attuale: da anni i produttori, più o meno dichiaratamente, uniscono alle tradizionali uve corvina, corvinone e rondinella anche piccole percentuali di vitigni autoctoni. A differenza di altri, non si sono mai illusi che le uve per l'Amarone o il Recioto non avessero bisogno di aiutini migliorativi in misura più o meno accentuata a seconda delle annate. Negli anni '90 li cercavano nelle uve internazionali, da qualche anno a questa parte li trovano in quelle originali del posto. Per questo i nuovi disciplinari ammettono un 10% di autoctoni veronesi.

- la Regione Veneto può stabilire limiti (anche temporanei) all'iscrizione delle superfici vitate all'apposito albo dei vigneti;

- vinificazione e imbottigliamento devono tenersi in zona di produzione: tuttavia, per salvaguardare i soliti aventi diritto potranno essere eseguite anche fuori zona, ma con autorizzazioni individuali da richiedere al Mipaf, presentando la documentazione che attesti da almeno 3 anni questa loro attività. La richiesta deve essere presentata dalla ditta interessata entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto di approvazione del disciplinare;

- è consentito l'uso del bag in box solo per il "Valpolicella" privo di altre menzioni o specificazioni aggiuntive;

- le uve messe ad appassire non possono essere vinificate prima del 1 dicembre (nel disciplinare ora in vigore si parla del 15 dicembre). Se le condizioni climatiche lo esigono, la vinificazione può essere ulteriormente anticipata;

- l'Amarone dovrà fare un periodo di invecchiamento di almeno 2 anni con decorrenza dal 1 gennaio dell'anno successivo alla vendemmia: l'Amarone Riserva dovrà fare almeno 4 anni di invecchiamento (a partire dal 1 novembre dell'anno della vendemmia);

- Niente tappo a vite, per nessuno di questi vini, se non per i formati 0,375 l.

Ci sarebbe da discutere se 2 anni di invecchiamento per l'Amarone non sono ancora troppo pochi - e infatti qualcuno ha proposto di aumentarli a 3, che diventano 5 per la versione Riserva; oppure sulla posizione di chi imbottiglia fuori dalla zona di produzione; o ancora sul quantitativo di uve che si possono mettere a riposo (ben il 65% del raccolto, contro l'attuale 70%).

Eccetera.

Ma intanto il guado è stato passato. Ora la palla torna in campo burocratico/ministeriale, ma non si prevedono ostacoli o problemi problemi. Insomma, tempo poche settimane e sarà cosa fatta.

Il Veneto avrà due nuove Docg, e i produttori della Valpolicella qualche responsabilità in più.

Commenti

ciao,
a dire il vero la DOCG ci veniva proposta come la soluzione al problema delle bottiglie di Amarone "falso" che giravano. Ora , con la fascetta, questo problema l'avevamo già risolto. Forse anche per questo c'era meno attenzione e entusiasmo, calore verso questo riconoscimento. Ora viene visto più come blasone e riconoscimento , appunto. Tra i piccoli comunque c'è un senso di impotenza di fronte alla dichiarazione del presidente del consorzio delle cant. soc. : 63% in mano loro. Cosa vuoi dire o fare di fronte al loro potere? Neanche più i "vecchi" industriali fanno paura!
Per il disciplinare in se stesso, è prevalso il teorema: "non precludiamoci nessuna possibilità". Apertura totale su tutto che non si sa mai. Forse è giusto così. C'è spazio per tutti. Chi vuole, produce con sistemi rigorosi, super tradizionali, altri , invece, con sistemi industriali. Nella jungla del mercato si deve combattere con animali molto pericolosi.

Tutto vero quello che dici, Carlo. Fare gli ipocriti come certi produttori della Toscana, che ti davano a credere cose che non potevano essere vere, abbiamo visto a cosa ha portato: meglio lasciarsi aperte tutte le vie, daando a chiunque la possibilità di regolarsi come meglio crede. Però non capisco il senso d'impotenza dei piccoli produttori: volete giocare a braccio di ferro con i colossi? non ha senso, è una battaglia persa in partenza. L'unica vera arma per distinguersi da qualunque competitor, grande o piccolo che sia, è la differenziazione, e la comunicazione che su essa si può fare. Prima di internet anche questa era una strada preclusa ai "piccoli", perchè i media tradizionali sono troppo costosi. Ma ora c'è la rete. Muovetevi, aguzzate l'ingegno, inventatevi nuovi modi per arrivare al consumatore, investite in autoformazione, e smettetela di autocommiserarvi. Dovete piazzare qualche centinaia di migliaia di bottiglie, non parecchi milioni.

certo Lizzy. Il discorso è relativo al fatto che spesso le decisioni, dalle piccole alle grandi vengono prese dai Big. Anche per il DOCG, nelle precedenti riunioni, non importava fossimo presenti in un centinaio, perchè solo i presidenti di due cant. soc. facevano contare il loro peso...Di conseguenza anche per il futuro, si sa che la strada, la batteranno loro..E' inutile nascondersi dietro un dito. Tutto si muove in base alle loro mosse. Un giorno erano Masi, Montresor, Bertanio, Pasqua , Sartori , Bolla i nomi che facevano girare tutto. Gli industriali. Ora sono le cantine cooperative. Se la grande cantina vende l'amarone in giro per il mondo a 5,30 euro, a cascata tutto si livella e si sminuisce. I piccoli , è vero che dicono la loro. Anzi in questi tempi sono più i vari Manara, Antolini , Corte Campagnola, Ca' la Bionda ecc che stanno raccogliendo i frutti di anni di lavoro serio. Ma in generale le scelte dei grossi hanno sempre effetto sul consorzio, sulla camera di commercio, sulla fiera, sull'ICE, sulla Regione, sui contributi, sulle associazioni di categoria, sui media. Questo pesa poi su tutti gli attori della filiera. Ribadisco che questa è una presa d'atto e non un piangersi addosso. Noi stiamo andando benissimo. L'ho sentito anche ieri parlando con i miei colleghi-amici. Forse sono proprio i medio-piccoli con prezzi corretti che stanno avendo i maggiori successi, oggi.
....Senso d'impotenza. Tutto qui

Scusa Carlo, non capisco. Se ai piccoli va meglio che ai grandi, dov'e il problema? Il fatto che vi sentiate esclusi dalle decisioni sui massimi sistemi? Se riusciste una buona volta a fare lobby, anche voi piccoli, scommetto che riuscireste ad avere maggior voce in capitolo. Uno, cinque piccoli si possono ignorare, 20 o 30 no.
:-)

Infatti non è un problea vero e proprio. ccccccccome dicevo, un senso d'impotenza..
Per l'agregazione, hai sicurmente ragione.
Vediamo se con la scusa della promozione riusciamo a are qualcosa ;)

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