« Amarone e Recioto della Valpolicella: a un passo dalla Docg | Main | Il Marroneto, ovvero il Brunello di Montalcino »

WineFuture 2009: appunti e spunti

WF.jpg

La buona notizia è che siamo tutti nella stessa barca: spagnoli, francesi, italiani, americani, nordeuropei, asiatici, russi...

Tutti nella stessa fragile barchetta in balìa delle onde tempestose del Mar della Crisi.

La cattiva notizia è che nessuno sa come scendere.

Chi si aspettava formule miracolose per far entrare flussi di denaro fresco nelle casse di aziende, ristoranti, retailer e compagnia vinosa è rimasto deluso: dalle quasi 20 ore di relazioni - alcune delle quali appassionanti, altre interessanti, altre ancora soporifere, o promozionali - sono emersi soprattutto i punti di vista dell'attuale situazione.

Buyers della grande distribuzione, negociant e distributori, produttori e comunicatori, marketers e consulenti, docenti, sommelier e giornalisti: ognuno dei ben 38 relatori ha fornito uno spaccato molto chiaro e disincantato della crisi vista dall'osservatorio della propria categoria.

E anzichè cercare impossibili soluzioni valide per tutti, ognuno ha semplicemente spiegato cosa sta facendo per superarla.

Impossibile riassumere nello spazio di un post i molti spunti d'interesse che sono emersi: il mensile Euposia diretto dall'amico Beppe Giuliano ha riportato, su rilancio della cronaca in diretta di Aristide (qui e qui) quelli principali, via via che venivano espressi.

Qui pertanto mi limiterò a riportare qualche considerazione personale che trae origine da alcuni passaggi dei diversi relatori.

- Il futuro del vino si chiama consumatore.
E il consumatore non è un numero, è una persona che agisce, reagisce, discute, compra, parla, cambia idea (spesso e di continuo). Se il vino vuole tornare ad essere protagonista delle sue scelte, il mondo della produzione/distribuzione/ristorazione deve imparare a conoscerlo davvero, e non in astratto: finora il consumo del vino è stato trainato dai baby boomers (i nati negli anni '50-60), adesso è la volta dei Millenials (i nati nel periodo 1967-1998).
I baby boomers erano la generazione dei giornali, della radio, della pubblicità...tutti mezzi che il mondo del vino ha usato e continua a usare per i suoi messaggi.

Ma i Millenials sono la generazione di Internet: molto attenti ai valori del vino, ma anche molto impegnati a seguire blog, forum, nuovi media. Sono questi i nuovi strumenti che il mondo del vino deve imparare a padroneggiare, se vuole catturare l'interesse di parecchi milioni di potenziali consumatori . Perchè il 90% dei consumatori che usa la rete si fida dei consigli di altri consumatori, e non delle pubblicità o dei giornali (David Cunningham, Constellations Brand Europe; Xavier Pagés, CEO Grupo Codorníu; Juan Such, Verema).

- Il consumatore va educato: ma non come si è fatto fino ad oggi. Il one-size fits all (la taglia unica), nei corsi del vino non funziona più. "La grande sfida oggi è insegnare le persone a conoscere se stesse: la stessa sensazione è percepita in maniera differente da due persone diverse. Dobbiamo approfittare di queste differenze per personalizzare l'esperienza del vino. L'educazione al vino è un fatto personale, va oltre quello che si può imparare dai libri" (Tim Hanni, Master of Wine, Ceo di Napa Seasoning Company; Jancis Robinson, MW).

- Chi dice che alla gente il vino dolce non piace non ha capito niente della gente, o del vino, o di entrambi. Perchè è vero l'esatto contrario: "Siamo convinti che alle persone il vino dolce non piaccia perchè per noi professionisti è solo il vino da dessert; ma per un sacco di gente è il vino da tavola, da tutto il pasto. Così si buttano sui cocktails. E' per questo che i primi 25 cocktails del mondo sono dolci" (Tim Hanni).

- Il futuro del vino si chiama (nuova) comunicazione: il mondo cambia, e la rete è il grande motore di questi cambiamenti. Ignorare quel che accade sul web è molto, molto pericoloso. "Potete pensare quello che volete su Internet, FB o Twitter, potete anche dire che sono cose da ragazzi. Ma voi gestite un business, avete marchi da promuovere. Volete portare consumatori nelle vostre tasting room e far conoscere i vostri vini. Io vi dico che non c'è nessun mezzo più potente ed economico del passaparola su Internet. Avete tutti una straordinaria possibilità di dialogare direttamente con i vostri clienti. Raccontate loro la vostra storia: finora avete permesso che fossero altri a farlo, i giornalisti, i critici, i comunicatori. Adesso fatelo voi".
In quanto prodotto globale, il vino si basa sulle relazioni interpersonali tra chi produce e chi compra, oggi persino più di ieri.
" Il tuo brand e' globale di default. Ma non e' esclusivamente sotto il tuo controllo. Per questo e' importante che tu ti unisca alle conversazioni sul web e che ne crei di nuove: perché in futuro le valutazioni di maggior impatto sui tuoi vini verranno da Facebook o da Twitter".
"Qual e' la maggiore sfida dei nostri tempi? L'interattività. Le aziende del vino sono ingessate, non dialogano con i consumatori, i loro siti web sono statici. Muovetevi, la gente ha bisogno di più informazioni, di più contenuti, sia nel web che sulle etichette delle bottiglie". (Gary Vaynerchuk; Jeremy Benson, Benson Marketing Group: Robert Parker).

- Il futuro del vino si chiama sostenibilità ambientale: qualcosa che inizia nel vigneto, con interventi a basso impatto nella gestione, passa dalla cantina (con tutte le applicazioni e gli strumenti che la moderna scienza mette a disposizione, sfruttamento della geotermia e uso dei pannelli fotovoltaici inclusi) e continua nel packaging e nei trasporti (Nicola Jenkins, Drinks Category Manager di WRAP; Diego Ferres di Sapje; Miguel Torres, Bodegas Miguel Torres).

- Il futuro del vino passa attraverso l'impegno personale e gli investimenti. Mentre c'è chi decide di arrendersi alle difficoltà, tagliando più costi che può, accettando contratti-capestro o prezzi umilianti, c'è chi s'impunta, arriva a rifiutare di sottoscrivere accordi che sul lungo termine mettono a rischio il buon nome dell'azienda, e investe più di prima: nei servizi ai clienti, nella formazione dei propri collaboratori, nelle fiere, negli eventi, nella comunicazione e nella pubblicità, nelle tecnologie, nell'informatizzazione. E si prepara a gestire la ripresa cercando già ora nuove referenze, "perchè niente dura per sempre, nemmeno questa crisi" (Quim Vila, Vilaviniteca, uno dei più importanti negociant spagnoli).

E per finire:
- la crisi passerà (prima o poi), ma alcune delle tendenze oggi in atto resteranno: una di queste è la definitiva indisponibilità delle persone a farsi spennare al ristorante da ricarichi fuori misura sul prezzo dei vini;

- ci sarà una netta divisione tra beverage wines (quelli che noi chiameremmo vini di volume) e fine wines (vini di terroir); il vino non sarà più necessariamente collegato a una bottiglia da 0,75 con tappo di sughero;

- I consumi continueranno a scendere in paesi tradizionalmente produttori come Francia o Spagna, a causa delle politiche proibizioniste dei loro governi, ma questo non significa che sia sempre un male: se la gente, i giovani in particolare, sarà costretta a bere meno, dovrà imparare a farlo sempre meglio;

- l'attenzione e la sensibilità nei confronti dei vini naturali (bio di qualsivoglia tipo, o da green wineries) resterà anche in futuro;

- formazione, formazione, formazione! Per diventare Master Sommelier negli USA ci vogliono dai 5 ai 9 anni (e non solo 3-4...E i costi sono inferiori a quelli praticati in Italia).

Qualche dato sull'evento: al congresso hanno partecipato circa un migliaio di persone, 200 i giornalisti accreditati (se c'erano anche degli italiani, erano praticamente invisibili. Mai sentita una parola in italiano nei 2 giorni di congresso, neanche per sbaglio).
Molti i wine blogger, che hanno coperto l'evento in diretta (qui un altro esempio. E qui. E qui!).

La degustazione magistrale di Robert Parker di 20 vini da tutto il mondo (nessuno dei quali italiano) si è tenuta davanti a 530 persone; sono state stappate 600 bottiglie e usati 10.700 bicchieri.

Ho dimenticato qualcosa? ma sì: il vasto, logorroico e turbolento mondo della gastronomia, della ristorazione, e compagnia scrivente e manducante!

Che in effetti è stato beatamente ignorato.

Tranquilli.
L'ineffabile Pancho Campo e il suo staff stanno già pensando anche a come affrontare il topic vino-gastronomia.

Si chiamerà WineFuture Rioja 2010...

Commenti

Grande Lizzy. Sintetico, ma quanto basta per farsi un'idea e prendere ottimi spunti. Ma un evento simile in Italia sarebbe fattibile? Secondo me servirebbe molto, ma dubito che i produttori ne comprendano l'importanza

@Max, credo proprio di sì. Basta un po' di buona volontaà e di organizzazione. Lo stesso Vinitaly potrebbe farlo, se volesse.
Ma non vuole, non interessa...il mondo è la fuori, e noi siamo sempre qui, a guardarci l'ombelico e a lamentarci.

Mah dai, c'è anche ci prova a fare qualcosa senza lamentarsi troppo. Il secondo Vinix Unplugged sarà grande e stiamo preparando anche un'altra bellissima e innovativa sopresa per questo secondo terroirvino-vinixunplugged 2010.

Ciao, Fil.

@Fil, non ho dubbi che il secondo Vinix Unplugged sarà perfino meglio del primo. Ma è ancora un giocare in casa, tra addetti ai lavori. In Spagna invece c'era davvero tutto il mondo: quello di ieri, di oggi e di domani, con nomi universalmente noti. Certo, se riesci a far venire un Gary Vaynerchuck...
;-)

Giocare in casa si (anche se c'era Robert McIntosh), tra addetti ai lavori fino ad un certo punto. Mi pare, a memoria, sia stato l'unico momento in cui ho visto produttori di vino seduti ad ascoltare e a far domande oltre che IN PIEDI a parlare di fronte alla platea di quelli che di solito gli spiegano...

Mi pare che dal punto di vista del contenuto sia stato un grande passo avanti. L'idea quest'anno è di coinvolgere direttamente molti più produttori in modo da parlarci sempre meno addosso e cominciare anche ad ascoltare.

Ho dedicato spazi più grandi e maggiori risorse a questa cosa. Vedremo.

Bè Gary sarebbe fantastico, magari ora che tu e Giampiero siete pappa e ciccia con lui sarà più semplice!

Ciao, Fil.

ma è cosi semplice possibile che nessuno se ne sia accorto invece di dare la colpa a vanvera come si è abituati perchè tutte e dico tutte le forze in campo non risalgono la scala da dove sono scese e sono inciampate e riflettono

Posta un tuo commento