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Diteci come dobbiamo dirvelo

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Una delle critiche che spesso si sente rivolgere un wine writer è che non è credibile.

"Come fai ad essere credibile/autorevole se parli sempre e solo bene del vino?" mi disse una volta un collega.

Come a dire: sono sempre e solo buoni, i vini che assaggiate voi critici e/o recensori?

Ovviamente no, la vita di un eno-critic non è (sempre) un letto di rose.
Sebbene, onestamente, di vini cattivi/difettati se ne incontrano per fortuna sempre meno.

Sono molto più diffusi i vini piatti, omologati: perfetti e bevibili, ma assolutamente insulsi e anonimi.
Comunque sia, difettoso o insulso, resta il fatto che a volte ci imbattiamo anche nel vino che non ci piace.

E qui cominciano i guai.

Perchè i produttori disposti a sentirsi dire veramente quello che pensiamo del loro vino sono più rari di una farfalla a dicembre.
Tutti - apparentemente - si dichiarano pronti alla critica: a patto però che non sia negativa.

"Dimmi cosa ne pensi. Sinceramente" mi dice l'amico produttore, spiando con malcelata ansia le mie espressioni, e con ciò costringendomi ad un esercizio di self control degno del più incallito giocatore di poker.

"Ecco, uhm...sì, diciamo che..."... e già vedo la delusione dipingersi sulla faccia del mio interlocutore. Perciò alla fine glisso, mi arrampico sugli specchi, edulcorando come meglio posso il mio giudizio non proprio esaltante su quel vino.

Questo genere d'incidenti di percorso non sono una prerogativa solo di wine writer semi-sconosciuti e ininfluenti (come chi scrive): succedono anche ai famosi, come mi confessava un celebre collega qualche giorno fa: "Essere sinceri non conviene, ho già perso 3 amici solo perchè ho ammesso che il loro vino non mi piaceva".

Ecco perciò spiegato il piccolo mistero delle recensioni (e degli articoli) solo positivi/laudativi: sui vini che non ci piacciono preferiamo in genere stendere un pesante velo di silenzio (si sa mai che il produttore criticato sia permaloso, ti tolga il saluto o abbia la querela facile).

Le eccezioni non mancano, per fortuna, soprattutto sul web, anzi c'è chi sembra quasi provarci gusto, a volte, a calcare la mano sulla negatività del giudizio: ma in genere questi comportamenti sono graditi ai produttori come un pugno in un occhio, e i loro autori prima o poi vengono messi all'angolo.

Eppure il modo per accettare anche le critiche negative c'è: basterebbe prenderle per quello che sono.

Giudizi. Analisi. Personali.

Una critica enologica degna di questo nome dovrebbe riuscire a prescindere da antipatie o simpatie personali per il produttore (ecco perchè è preferibile degustare sempre bottiglie anonimizzate) e analizzare, sforzarsi di capire solo il vino in questione, che poi va descritto per quello che è, o meglio per come si presenta al nostro imperfettissimo e soggettivo sistema occhi-naso-bocca.

E se alla fine il vino non piace? cari amici produttori, suggeriteci voi le parole da usare. A quali metafore, a quali espressioni alate dobbiamo ricorrere per non urtare la vostra suscettibilità (e non essere ipocriti e falsi noi).

Quando il vino non ci piace, diteci come dobbiamo dirvelo!

Commenti

Lizzy , te non sai quanto ti capisco, funziona così anche tra colleghi. Bisogna tenere sempre in mente le parole: migliorerà sicuramente, è ancora un po chiuso, "buono".....
Luca

"Penso che migliorerà", "è ancora un po' chiuso" quindi sono l'equivalente politically correct di "non mi piace, non sa di niente"?
E se dicessimo ogni tanto "se fossi in te mi rivolgerei ad un enologo" (variante: se fossi in te cambierei enologo)?

Cara Lizzy,

D'altro canto quando si degusta un vino fatto da un vero vigneron, in quella bottiglia entra anche il legame affettivo con esso, è umano ed è straordinariamente corretto che sia così.

Tralasciando l'aspetto tecnico, che può essere oggettivizzato, il resto lasciamolo per favore alla soggettività umana,è un dovere che salvaguarda la biodiversità di cui siamo fatti.

Personalmente io ringrazio chi mi critica con adeguate motivazioni perchè mi consente di capire e migliorare, tengo anche in considerazione molto il semplice non tocca le mie corde..

Un vino vero però, teniamolo sempre presente, è come una persona, talvolta può risultare persino antipatico al primo incontro e poi.. ce ne si innamora..

Natura umana..

Ciao
Paolo

@Paolo, il fatto è che troppo spesso il vignaiolo tende a identificarsi nel suo vino: dirgli che non ci piace, è come dirgli che non ci piace lui (o lei), la sua persona.
Non è così.
Quando un vino non ci piace, fatti salvi problemi o difetti oggettivi, stiamo semplicemente esprimendo un parere personale. Ci sta. Deve starci. Altrimenti perchè ce lo chiedete, se la risposta dev'essere sempre e solo positiva? sapessi quante volte, parliamo in maniera positiva di un vino in presenza del produttore, e poi, a degustazione finita, lo facciamo a pezzi tra noi. Meglio un parere positivo ma falso o uno negativo ma sincero?

Io sono per la sincerità, SEMPRE. Se non si ricevono critiche, non si cresce e si arriva ad un punto dove si è convinti di fare il vino più buono del mondo.
Quindi evviva le critiche costruttive e non fini a se stesse.
Luca

Io mi sono levato il tabu' delle critiche una volta per tutte con il tasting panel, dove i commenti sono stati anche negativi.
Ovviamente non fa piacere sentirsi dire che un vino che fai tu non piace, ma: 1)e' assolutamente impossibile piacere a tutti, e' gia' un risultato piacere a molti 2) se per caso non si dovesse piacere a molti, forse e' meglio farsi cogliere dal dubbio che abbiano ragione loro e correre ai ripari.
L'importante e' come si dicono le cose, e credo che si debba sempre dirle, se te lo chiedono.

Problema ricorrente vero Lizzy ??
Ho letto i commenti ed ho pensato.....ricorrente; poi ho letto gianpaolo e non ho potuto fare a meno di intervenire.
E' vero, lui con il Tasting Panel si è dimostrato di una apertura assolutamente inusuale, giusto che goda della sincerità che chiede e riceve, che poi anche dà. Ripeto, inusuale ma anche "avanti", una marcia in più.
Io vivo e lavoro in "mondi/mercati" diversi da quello del vino e devo dire che quest'ultimo è di una chiusura incredibile.
Spesso gli addetti ai lavori "vinologi" si circondano di una aurea misteriosa che principalmente serve a non dire quello che tu chiedi "diteci come dirvelo". Non credo cambierà a breve nulla, ne ho un esempio recente sotto gli occhi, il mondo del vino soffrirà ancora un po' questa chiusura.
Poi chissà......qualcuno dovrà pur dirglielo. Chissà come.

@Stefano: glielo dirà il mercato. Cominciando a rifiutarsi di comprare il vino "che non piace". Non è meglio saperlo in anticipo, e correre ai ripari?
Quando i produttori arriveranno a capire che il rifiuto di un loro vino non equivale a rifiutare tutta la produzione, o a sottintendere che è meglio che si diano all'ippica, forse anche i loro progressi saranno più rapidi.

Positivo o negativo, purché sincero, con la consapevolezza che pur con tutta la competenza rimane il valore soggettivo del palato.Trovo il tasting panel di Giampaolo trovo un gesto da avanguardia nel "chiuso" mondo del vino e degli enologi.Buon Natale a tutti, Josè

@Grazie Josè, Buon Natale anche a te!

Credo che i giudizi negativi, o meglio poco positivi, sia meglio esprimerli in privato, perchè nessun giornalista addetto ai lavori, ha il diritto di creare danno ad alcuna azienda.
Personalmente, quando degusto vini cosi' ...cosi' evito di scriverne pubblicamente, ma al limite lo faccio sapere in Pvt al produttore, mentre invece quando trovo vini degni di essere segnalati lo faccio con molto piacere e soddisfazione. Il lato migliore di chi svolge questo lavoro, almeno da parte mia, è quello di condividere con molti " le scoperte " ed i vini migliori.
Buone festività a tutti

Ciao Lizzy, da tanti anni noi lo facciamo su TigullioVino, lo sai, vengono recensiti anche i vini che ottengono i più bassi punteggi e le aziende che spediscono sono avvisate prima di questo. Secondo me finché le cose si dicono con educazione e rispetto non c'è nulla di cui preoccuparsi.

Fil.

Non serve essere giornalisti per rischiare di perdere amicizie con produttori perchè il vino che ti viene servito come "senti qua che bomba" in realtà non ti piace. E giù ad argomentare che è "particolare", "interessante", "ancora giovane ma c'è materia"... :-)

Non saprei Lizzy, io spero vivamente che le critiche che ogni giorno riceviamo sui nostri vini siano (almeno per la metà) sincere perchè ci aiutano a capire chiaramente come vengono percepiti i nostri prodotti e se c'è effettivamente qualcosa che potrebbe essere migliorato...
Del resto come produttori il confronto più diretto che abbiamo (almeno per quanto mi riguarda) è quello con la propria RETE VENDITA che "sta sul marciapiede" per cui CONOSCE LA VERITA'...ovviamente, mi dicono i miei venditori, non verranno mai a dire al produttore che il suo vino non è buono! mi piacerebbe credere che si sbagliassero...

aiutate noi produttori a conoscere la verità! Mic

http://www.arcipelagomuratori.it

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