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Fascette sotto scorta

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Sono partite dall'Istituto Poligrafico dello Stato di Roma e sono arrivate sane e salve presso la sede del Consorzio Tutela Vini della Valpolicella.

Ad accompagnarle nella trasferta, una scorta del Corpo Forestale dello Stato.
Armata.

Parliamo delle fascette di Stato, quelle che dal luglio 2008 devono ornare il collo di tutte le bottiglie di Amarone e Recioto della Valpolicella.

Ancora non portano stampigliata la scritta "DOCG" (ma è solo questione di poco tempo), ma assolvono alla medesima funzione di controllo e tracciabilità: ogni fascetta infatti ha un numero, riportando il quale sul sito del Consorzio si risale immediatamente al produttore o alla ditta imbottigliatrice e al numero di certificato della Camera di Commercio di Verona che ha eseguito le analisi chimico-fisiche e organolettiche del vino in questione.

Ora, richiedere addirittura una scorta armata del Corpo Forestale dello Stato per trasferire circa 6 milioni di fascette da Roma alla Valpolicella può apparire una precauzione po' eccessiva.
In realtà, come ricorda il comandante del CFS Isidoro Furlan, che ha coordinato l'operazione, "le fascette della denominazione equivalgono a un sigillo di Stato, e la loro falsificazione rappresenta il massimo della contraffazione".

In altre parole, è come se fossero delle banconote.
Non a caso sono stampate su filigrana.

Del resto, proprio il Corpo Forestale dello Stato (così come l'ICQ) è spesso alle prese con furbetti italiani ed esteri, fabbricanti e spacciatori di vini falsi.
Non pericolosi per la salute: semplicemente fasulli.
Comuni vini da tavola spacciati per vini di ben maggior pregio come Barolo o Brunello di Montalcino.

Anche l'Amarone, dato il suo costo non piccolo e la notorietà internazionale, è oggetto di continui tentativi di contraffazione: l'ultimo intervento del CFS in ordine di tempo ha avuto come origine Farra Novarese e ha portato alla scoperta di 1 milione 250 mila bottiglie di vino comune venduto nel Nord Europa come "Amarone Doc" (al prezzo improbabilissimo di 3 euro la bottiglia) con tanto di etichetta fasulla, e al sequestro di circa 200 mila etichette contraffatte.

Di questi vini sedicenti Amarone, e in realtà volgari imitazioni a base di blend realizzati con altre uve (normalmente del Sud Italia, magari tagliate con altre francesi) in giro per il mondo, evidentemente, ce n'è sempre.

Un intenditore si accorge subito quando l'Amarone è autentico e quando invece è tarocco: ma all'estero non tutti gli appassionati sono anche preparati. Soprattutto nei paesi del Nord Europa, dove questo prodotto è molto richiesto, il rischio della contraffazione è sempre in agguato.

Per evitare brutte sorprese dunque, non ci resta che ripetere i consigli di sempre:

- leggere sempre bene l'etichetta;
- accertarsi che ci sia la fascetta di Stato;
- diffidare di bottiglie troppo economiche; la realizzazione di un Amarone della Valpolicella è un processo costoso anche per il produttore.
Perciò se la bottiglia finale ha il prezzo di un succo di frutta, una birra o un vino comune... non può essere un vero Amarone della Valpolicella.

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