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Mini sondaggio #1: i social media e le aziende del vino

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Sono l'argomento del giorno, e più di un guru del marketing e della comunicazione del vino è pronto a scommettere che il 2010 sarà il loro anno.

Di cosa parliamo? dei social media.

Ovvero, di Facebook e Flickr, di Twitter e Youtube, passando per blog, forum e tutto il resto dell'attrezzatura internettiana.

Un recentissimo studio americano ha dimostrato che le aziende che sono cresciute più rapidamente nel 2009 hanno fatto e continuano a fare un uso strategico dei social media.

A questo punto la domanda è: secondo voi, possono questi nuovi mezzi di comunicazione essere utili anche ad un'azienda del vino italiana?

Il presente mini-sondaggio perciò è rivolto in particolare ai produttori: l'obiettivo è di rilevare la percezione che i protagonisti della produzione hanno di questi nuovi media, un uso dei quali è esemplificato qui.

Commenti

Vorrei portare un esempio pratico che serve più di tante parole. E' un dato di fatto che tra le aziende che invitiamo a terroirvino, quelle che hanno una miglior presenza in rete (non parlerei infatti di quantità ma di qualità della presenza e delle relazioni instaurate) sono quelle che puntualmente hanno più pubblico. Tolti i mostri sacri naturalmente che sono calamite anche senza la rete (per ora).

Ciao, Fil.

CIAO,

Ricordo che tutto deve essere visto anche nell'ottica delle vendite.
Noi partecipiamo a presentazioni vini, feste, anteprime, fiere, degustazioni guidate ecc. dove magari vengono centinaia di persone che ti hanno visto/letto su internet. Constati che internet ti porta visibilità , certo, ma spesso questo non si traduce in vendite. E' più facile avere clienti (spesso sui 50-60 anni) che usano a malapena il cellulare e che magari comperano 5 scatole di vino . I giovanotti che ti conoscono tramite internet che assaggiano, degustano, giudicano, spesso comprano 1 bottiglia per souvenir. Sarà importante per il futuro, sarà importante con gli stranieri, ma intanto è meglio restare anche con i piedi per terra. Altro discorso per le grandi firme, per i dinosauri. Chi ha già una distribuzione capillare, questa integrazione con internet diventa ,oggi, fondamentale. Altro discorso quello legato all'enoturismo. Oggi chi si muove per ferie o per brevi visite, si consulta parecchio con internet e con questo mondo.
Un bel tema. Da approfondire.

@Carlo, purtroppo i social media servono a molte cose, ma la vendita non è tra queste. Servono a tenersi in contatto con i clienti, ad ascoltarli, a fidelizzarli, a risolvere problemi quando ce ne sono...quanto ti costerebbe questo tipo di attività nell'off line? Ricerche di mercato da affidare a (costose) agenzie, customer care, studi e ricerche...se la vedi sotto questo punto di vista, ti accorgi che lavorare sulla rete ti porta ad un bel risparmio! Tieni poi presente che la generazione dei dinosauri, quella degli ultrasessantenni che ti comprano 5 cartoni di vino ma non sanno usare il cellulare, è destinata a sparire, per ragioni anagrafiche, e che quando la nuova generazione nata e cresciuta sul web diventerà consumatrice abituale di vino, tu dovrai già essere in mezzo a loro. Aspettare che tutto questo avvenga significa lasciare un vantaggio competitivo a chi già si sta muovendo in questo ambito. Ricorda che il lavoro che non fai tu, lo fa sicuramente qualcun altro.

@Lizzy. I 60enni destinati a sparire? Mmh, io sono un 50enne e quelli delle mia generazione fra un po' diventeranno 60enni, come gli attuali 40enni diventeranno 50enni, come gli attuali 30enni diventerano 40enni, e via discorrendo. C'era gente che quarant'anni fa era sulle barricate del '68 ed oggi guida enti, ministeri, centri di potere. Altroché se la vita ti cambia. E dunque chi oggi è on line (e non spende), perché non potrebbe diventare off line (e spendere)?

@Angelo, d'accordo. Quello che intendo dire è che ignorare i nuovi media solo per una questione anagrafica, non è una giustificazione sostenibile. E' come dire che Internet è roba da ragazzini, i quali una volta cresciuti non lo useranno più. La rete non è un giocattolo, anche se molta gente la usa per giocare. E se quelli che ieri erano on line (e non spendevano), domani nell'off line spenderanno, pensi che non continueranno a usare la rete anche per orientarsi nella scelta dei vini?

Rinunciare al nuovo è sempre un errore.Conosci, prova , poi scegli consapevolmente ,non per luogo comune o partito preso.Ciao, Josè

Con riferimento al primo commento che ho inserito a questo post, devo dire Lizzy di non essere del tutto d'accordo sulla questione internet = no vendita. Sono d'accordo che si tratti di un processo lungo e soprattutto che la "conversione" alla vendita spesso - anzi, quasi sempre - non sia diretta (ne parlavamo anche l'altro giorno a proposito di pubblicità), però accade qualcosa a un certo punto per cui tutte le energie spese cominciano a fare da volano e le vendite iniziano ad arrivare.

A Carlo, che sarà presente al prossimo Vinix Live! dico di osservare insieme cosa accadrà - io sono il primo ad essere curioso e a non avere certezze - ma se è come credo, alcuni degli espositori che hanno maggiormente curato le proprie relazioni online negli ultimi mesi, saranno quelli che faranno più affari.

In ogni caso, ci saremo passati una bella giornata,a presto !

Fil.

@Filippo, d'accordo anche con te: è vero che i social media non ti cambiano la vita commerciale... nell'immediato. Lo possono fare nel medio-lungo termine.
Chi pensa che basti aprire un account su Twitter per vedersi raddoppiare le vendite di bottiglie, non ha capito a cosa serve questo s.m. (Twitter non è Ebay). Tuttavia, credo che star fuori dalla rete o non promuovere nessuna attività online, possa equivalere, nel medio-lungo periodo, a tante mancate vendite...il cui valore non è quantificabile (e forse è meglio non saperlo!)
Se fossi un produttore, io non me la sentirei di correre questo rischio.

A chiacchiere, mi par di capire,stiamo a zero. Ognuno ha le sue idee e per la riprova passeranno anni. Meglio concentrarsi sul sondaggio di Lizzy e vedere cosa ne esce davvero. Su questo poi si può partire per analisi, un po' più fondate. well done, Lizzy. fammi sapere che ne esce

condivido la descrizione dello stato attuale fatto da carlo.
ha perfettamente ragione e in momenti in cui fatichi parecchio senza avere la certezza di svuotare la cantina in tempi sopportabili la vendita è al centro dell'attenzione e dei pensieri.

spero però che lizzy abbia ragione.

@Armin, non metto in dubbio che voi produttori fate il vino per venderlo.
E' per questo che noi comunicatori insistiamo tanto sui nuovi media: a chi vendete il vostro vino? i consumatori vanno in auto, usano smartphone, comprano il vino fidandosi dei consigli degli amici. E sempre più spesso questi amici scambiano impressioni e consigli sul web. Oggi si social media sono l'equivalente delle agorà degli antichi Greci, e delle piazze - o dei bar - dei nostri tempi. Se non siete dove sono i vostri consumatori, come fate a vendere?
:)

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