Tre vini
Avviso: questo post è un concentrato di conflitti d'interesse.
Tutti e tre i produttori citati infatti sono miei amici e/o clienti.
Nonostante questo, ritengo che i vini oggetto del post contengano in se' sufficienti motivi d'interesse da ovviare a questo handicap per venire portati all'attenzione dei lettori.
I quali, come sempre, sono liberi di saltare la lettura o leggere da qualche altra parte.
Last but not least, il post non è stato concordato con nessuno.
Tre vini, dice il titolo.
Del primo ho perso le tracce da anni: l'ultima vendemmia in commercio è quella del 2000 ( e non è un Amarone).
Il secondo per la legge non esiste. Non è catalogato. E del vitigno non si sa nulla (o quasi).
Il terzo è un vino vintage. Un'operazione nostalgia. Un vino realizzato come si faceva una volta, prima che cambiassero i gusti e soprattutto i disciplinari.
Il vino che c'era è uno dei miei preferiti in assoluto, quello che considero il miglior passito bianco della Valpolicella.
La Valpolicella è terra di grandi rossi, com'è noto. I vini bianchi davvero buoni sono pochissimi.
E i passiti veneti bianchi Igt (per non dire Recioto, che in Valpolicella può essere solo rosso, per legge) ancora meno.
Da queste parti, più o meno tutti i produttori hanno filari di uve bianche (garganega, e non solo), e le impiegano in vari modi: in assemblaggi, in vini da pronto consumo, qualche volta in passiti di buona fattura - ma non indimenticabili.
Il Bricco delle Bessole di Stefano Accordini - così almeno come lo ricordo - è un passito bianco sontuoso come un Recioto rosso degno del suo nome (un esempio? questo). Ha un bellissimo colore oro antico, con sfumature cupracee. I profumi sono di frutta secca (nocciola), fiori bianchi, miele d'acacia, albicocche disidratate. Il gusto è perfettamente coerente, di grande eleganza ed equilibrio, netto e pulito nel finale, persistente ma non stucchevole.
Un magnifico vino dolce da conversazione.
O da torte al cioccolato fondente (come questa).
Il secondo vino, in realtà, è ancora un esperimento. L'uva da cui è tratto è un autoctono trentino sconosciuto ai più e non ancora ammesso alla coltivazione, presente nel progetto di studio e conservazione di Albino Armani.
Tra le circa 40 cultivar sotto osservazione, la Nera dei Baisi è quella che sembra avere le credenziali migliori per bissare il successo del Foja Tonda (casetta in purezza).
Come il casetta, anche questo vitigno è piuttosto rustico: resiste bene a Botrytis e peronospora, dimostrandosi perciò un ottimo candidato per la viticoltura biologica.
Il vino che si ricava è di un bel rosso rubino scuro ma non troppo cupo, con sfumature viola, e un profumo intenso di fragole schiacciate, ciliegie, lamponi: una macedonia di fruttini rossi che si presentano anche in bocca.
Un vino da bere giovane, per il quale si potrebbero osare abbinamenti agrodolci come questo.
Il terzo vino è nientemeno che...un Bardolino, il vino friendly per eccellenza.
Ma non un Bardolino qualunque: uno che viene dal passato, un Bardolino vintage.
Cioè un vino realizzato con l'uvaggio storico del vecchio disciplinare di produzione, che oltre al tradizionale trio di corvina, rondinella, molinara, prevedeva anche piccole quantità di garganega e sangiovese.
Il risultato è un vino di eccellente bevibilità ed equilibrio, profumato e sapido il giusto.
Un Bardolino nel quale si riconoscono i suoi estimatori di più lunga data.
Presentato in via sperimentale, senza troppi clamori lo scorso anno , ha subito incontrato il favore e l'interesse del pubblico, al punto da convincere il suo produttore a realizzarne qualche bottiglia in più.
E questo, finalmente, è un vino già disponibile.
Commenti
come si chiama esattamente il Bardolino Uvaggio Storico della Cantina di Castelnuovo???
Postato da : max perbellini | 07.01.10 18:20
Si chiama "Vintage". Persino l'etichetta lo è!
Postato da : Lizzyzzy | 07.01.10 18:31