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26.02.10

Corvina segreta

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La corvina è l'uva rossa più importante del Veronese, alla base dei suoi vini più famosi, primo tra tutti l'Amarone della Valpolicella, nel quale interviene in una misura che può arrivare fino all'80 per cento.

Oggi l'Amarone della Valpolicella è un vino di enorme successo, al punto che tutti cercano di imitarlo, com'è noto.
Ma qual'è il suo segreto?
L'uvaggio di cultivar autoctone? La tecnica dell'appassimento? Il terroir? Gli stili produttivi?

Ciascuno può darsi una risposta diversa.

La ricerca scientifica la sta cercando nell'infinitamente piccolo: i geni.

Grazie alle nuove tecnologie di sequenziamento del DNA (next generation sequencing technologies) per la prima volta al mondo il Centro di Genomica Funzionale dell'Università di Verona (ricercatori i prof. Mario Pezzotti e Massimo Delledonne e i loro staff), sostenuto da Fondazione Cariverona e Orvit, è riuscito a mappare i geni di un vitigno autoctono: la corvina.(clone 48)

La ricerca, molto complessa, è durata 3 anni e ha prodotto alcuni risultati di grande interesse, alcuni dei quali proviamo a sintetizzare pur nel limite di un post:

1) sono stati individuati 479 modelli genici fino ad oggi sconosciuti alla comunità scientifica, molti dei quali sono assenti nel genoma del PN 40024 (il clone di pinot nero il cui genoma è stato completamente decodificato nel 2007).

2) anche nella corvina è stata individuata una piccolissima inserzione presente nel PN 40024, ma mentre in quest'ultimo appare inattiva (pseudogene), nell'uva veronese si è dimostrata attiva, coinvolta nella sintesi dei flavonoidi e di altre molecole legate a sue caratteristiche tipiche;

3) Durante l'appassimento entrano in azione ben 415 geni che controllano la produzione di metaboliti secondari e aromi tipici dell'Amarone. Il tempo del riposo delle uve perciò si presenta come un processo molto complesso e articolato, che coinvolge geni ben precisi e fortemente caratterizzati, come quello della beta amirina sintasi, quelli della strictonisidina sintasi e della delta cadinene sintasi;

4) è stato confermato che il genoma di corvina non mostra segni di incrocio tipici delle specie sottoposte a miglioramento genetico intensivo; il 75% dei polimorfismi del DNA(SNP, single nucleotide polymorphisms) conferma che le due copie del genoma presenti in ogni cellula differiscono in molti punti.

In conclusione, come si legge in un abstract finale, "il sequenziamento del trascrittoma di corvina e la sua comparazione con il genoma di riferimento PN 40024 hanno permesso di scoprire oltre 500 nuovi geni, molti dei quali mancano completamente nel genoma di riferimento, e di identificare ben 450 varianti trascrizionali in 345 geni coinvolti nello sviluppo della bacca.

Questi dati confermano una peculiarità e complessità trascrizionale del processo di maturazione dell'uva corvina davvero formidabile".




25.02.10

Amarone Vintage Preview, via Palate Press

Palate Press.jpg

Chi mi conosce sa quanto detesti parlare di me, ma in questo caso non posso esimermi dal farlo perchè fa parte dell'accordo con l'editore.

E' perciò con una certa soddisfazione che vi segnalo questo pezzo, pubblicato sul prestigioso wine magazine Palate Press.

Scrivere in una lingua diversa dalla propria non è mai facile, quando poi la dimestichezza che si ha della lingua straniera non si discosta da un discreto livello scolastico, la fatica raddoppia.

Tuttavia, grazie alla collaborazione e alla pazienza dell'amica Gabriella Opaz, e all'interesse (quasi entusiasmo) dimostratomi dal publisher David Honig e dall'executive editor Meg Houston Maker, l'impresa è andata felicemente in porto.

Inizia così la mia nuova avventura sul web, e non potevo che inaugurarla con il re dei vini rossi veronesi: l'Amarone.

Buona lettura a tutti, o come si dice in questi casi: pour another glass, read on and enjoy!




23.02.10

Doc Venezia

Isola di S.jpg

Il Veneto ha una nuova Doc.
Decisamente, ci mancava.

"Una nuova Denominazione d'Origine Controllata "Venezia", che ricomprenda l'intero territorio delle province di Venezia e Treviso; una modifica delle attuali DOC "Piave" e "Lison Pramaggiore" in modo da caratterizzare ancora di più il legame tra vitigno e territorio per i vini maggiormente rappresentativi; l'attribuzione della DOCG, Denominazione d'Origine Controllata e Garantita, alle due produzioni di punta: il Malanotte e il Lison.

E' questa la richiesta che la Regione, in accordo e in rappresentanza dell'intera filiera, presenterà e sosterrà al Ministero delle politiche agricole perché venga al più presto realizzata una piramide qualitativa più definita e riconoscibile dell'intera enologia della parte orientale del Veneto.

Lo ha deciso stamani la Giunta veneta, su iniziativa del vicepresidente Franco Manzato, che si è fatto portavoce del piano strategico elaborato assieme ai produttori delle attuali DOC "Vini del Piave" e Lison Pramaggiore".
"L'obiettivo - ha spiegato Manzato - è la valorizzazione delle produzioni delle attuali zone a DOC, fondate prevalentemente su vini cosiddetti varietali, per riposizionarle sul mercato ed evitare la banalizzazione che potrebbe derivare dalla nuova Organizzazione Comune di Mercato del Vino, che ha sostanzialmente equiparato le Denominazioni di territorio con i vini che riportano in etichetta il nome del vitigno.

In proposito i produttori delle attuali DOC hanno elaborato una proposta di completa revisione dell'articolazione della designazione dei vini, per arrivare ad un sistema che consenta alle imprese vitivinicole del territorio di recuperare efficienza e visibilità sui più importanti mercati internazionali".

Il progetto identifica appunto nei due prodotti di punta per tradizione e qualità, Malanotte e Lison, gli "ambasciatori" della comunicazione del valore qualitativo del territorio, con il riconoscimento della DOCG.
Rivede inoltre l'offerta delle attuali denominazioni "Vini del Piave o Piave" e "Lison Pramaggiore" identificandole con alcuni prodotti tipici, mantenendo peraltro nel disciplinare anche alcuni vini internazionali ai quali il territorio conferisce particolare livello qualitativo.
Prevede infine la nuova DOC "Venezia" come strumento in grado di affrontare il mercato dei vitigni internazionali, oggi "gestito" essenzialmente dalla grande distribuzione, con nome e volumi che in rapporto alla qualità/prezzo riescano ad essere concorrenziali con i grandi competitori mondiali". (Comunicato Ass.Agr. Veneto).

Per il resto del mondo che probabilmente ignora cosa sia un Malanotte, dirò che non è altro che il nuovo nome del Raboso Doc Piave Superiore. La nuova definizone viene dal cognome di una famiglia di vignaioli, proprietaria di una bella azienda, che per generazioni negli ultimi due secoli si è prodigata per l'ammodernamento della viticoltura in tutta l'area Doc Piave.
Le uve ex-Raboso Superiore sono state vendemmiate come Malanotte solo nel 2008: il loro disciplinare di produzione prevede che una parte dell'uva (tra il 15% ed il 30%) sia sottoposta ad appassimento, per smussare la severità tipica del Raboso Doc Piave.
L'invecchiamento minimo previsto, uno dei più lunghi stabiliti dalla legge italiana, è di 3 anni, di cui 1 interamente effettuato in legno.
Il primo Malanotte perciò sarà in commercio solo l'anno prossimo.

E nel frattempo è probabile che gli venga riconosciuta la garantita.
Niente da dire, anche tra i vini c'è chi nasce fortunato.
Ultimamente, quelli del Veneto Orientale lo sono parecchio.

Curioso, no?
I




19.02.10

2010, l'anno dell'orgoglio del vino

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Lo dissi qui: Andrea Dal Cero è uno dei migliori giornalisti della carta stampata a sfondo enoico attualmente in circolazione.

Un concentrato di stile, mestiere (giornalistico) e soprattutto buon senso socialmente pericoloso, da che il buon senso è stato mandato in esilio dal senso comune.

E sì, ovviamente siamo d'accordo con lui, sottoscriviamo ogni virgola del suo ultimo corsivo su "La Madia":
E' un mondo strano, quello in cui ci si deve dichiarare orgogliosi di essere consumatori e conoscitori di un prodotto alimentare.

L'articolo, imperdibile, (orgoglio.pdf) costituirà la base di discussione del convegno in programma al MIA di Rimini, lunedì 22 febbraio alle 10.30, padiglione A2, Spazio AIS.

Perchè anche noi, come tanti, non ne possiamo più della dittatura della paura e della colpevolizzazione.

"2010 l'anno dell'orgoglio del vino. Contro ogni logica di proibizione e di cattiva informazione dichiariamo il 2010 "anno dell'orgoglio del vino". Per non sentirci vittime, per non definirci complici, per ritrovarci intellettualmente onesti e per riaffermare, orgogliosamente, se mai ce ne fosse bisogno, le connotazioni positive del vino".

Un'ultima annotazione, rivolta agli amici produttori: carissimi, cominciamo ad averne abbastanza, noi consumatori, di dovervi cavare le castagne dal fuoco.

Come dice l'amico e collega Andrea nel suo pezzo, avremmo voluto che questa dichiarazione d'orgoglio fosse venuta da voi. Cosa state facendo per impedire questa deriva che fa sentire un criminale chiunque osi ancora pasteggiare con il nettare di Bacco? Beh, qualunque cosa sia, non basta. Oppure è inefficace.

Insomma, fate qualcosa, una buona volta. Davvero.




18.02.10

Quel gioiello dell'Amarone...

amaronejewels.jpg

C'è l'Amarone che si beve.

E quello che si sfoggia.

Siamo sempre in tema di scopiazzamenti: quando un prodotto ha successo, i tentativi di copiatura non si contano.

Questa volta però non si tratta dell'ennesimo vino tarocco, e nemmeno di una linea di intimo o di un ristorante.

Bensì di una linea di gioielli.

La design è una giovane e creativa disegnatrice colombiana, Catalina Sierra, che alla nostra domanda su perchè abbia scelto proprio il nome del famoso vino rosso veronese per le sue creazioni, ci ha risposto che è perchè ama questo vino, sebbene non sia mai stata in Valpolicella, e perchè conoscendo il suo successo ha pensato che sarebbe stato un nome perfetto per i suoi gioielli.

Per chi vuole approfondire, questo è il suo sito.
Obiettivamente, i gioielli che propone sono eleganti, originali e realizzati con materiali preziosi - oro, argento, pietre preziose -.

Per una volta perciò, possiamo ben dire che questa ennesima dimostrazione della fortuna del nome dell'Amarone nel mondo è all'altezza del pregio del modello originale.




10.02.10

"Rosecco"

Zaia fra Muggeo (sn) e Alonzi (dx)-1.jpg

Venire copiati è uno dei prezzi del successo.


E un Prosecco rosé è proprio quello che ci mancava.

"La smisurata fantasia degli agropirati stava per colpire uno degli importanti motori dell'industria vinicola della penisola: il Prosecco.
Giocando sull'assonanza dei nomi e sui colori delle etichette per trarre in inganno i consumatori, questa volta stavano per finire sulle tavole inglesi 14.400 bottiglie di Rosecco
".

Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia commenta l'operazione portata a termine dai funzionari dell'ICQRF di Conegliano che hanno proceduto al sequestro di 14.400 bottiglie di vino denominato "Rosecco - vino spumante Brut - Rosé", prodotto e imbottigliato da una ditta del trevigiano e destinato al mercato inglese.

"Questo - ha concluso il Ministro - è un tentativo maldestro di infangare i nostri marchi all'estero. Infatti le bottiglie erano in partenza per la Gran Bretagna e nell'etichetta era riportato con caratteri molti evidenti il termine "Rosecco", che richiama in modo palese la denominazione d'origine Prosecco".




05.02.10

Territori a confronto, ovvero: esiste nei nostri vini uno stile Italia?

territori a confronto.jpg

Esiste uno stile Italia?

Pur nella diversità di stili produttivi e territori, si può dire che i vini italiani parlino tutti la stessa lingua?

Questa domanda è stata al centro di una bella degustazione organizzata di recente a Villa Quaranta: "Territori a confronto".

Una due-giorni per scoprire territori italiani a grande vocazione vinicola nell'espressione di cinque diverse realtà: Piemonte, Veneto, Toscana, Umbria, Sicilia.

Una mini verticale con le annate dal 2004 e 2006 per scoprire le evoluzioni nella storia delle aziende protagoniste del piccolo evento, ovvero:

Az.Giacomo Fenocchio (Bussia - Monforte d'Alba);
Tommasi Viticoltori (Pedemonte di Valpolicella - Verona: i padroni di casa);
Az.Boscarelli (Cervognano di Montepulciano);
Tabarrini (Montefalco - Perugia);
Pietro Beconcini (San Miniato - Pisa);
Girolamo Russo (Passopisciaro - Etna - Catania).

Barolo, Amarone, Sagrantino di Montefalco, Etna Rosso, Nobile di Montepulciano, Tempranillo: obiettivamente, al di la' del fatto che si trattava in tutti i casi di signori vini,, esemplari della loro tipologia, ci è sembrato che in comune avessero poco.

Salvo, forse, il fatto di parlare tutti una lingua: quella della propria terra d'origine.

Una cadenza piemontese inconfondibile nel caso del Barolo Bussia, ma anche un evidente accento toscano nel Tempranillo, forse il caso più curioso e interessante di acculturazione viticola (chissà se si può dire) di questa degustazione, una marcata cadenza veronese per l'Amarone....Eccetera.

E' nella varietà che si può intravvedere lo stile nazionale?

Il confronto - organizzato dal collega giornalista Riccardo Gabriele con la complicità divertita e l'ospitalità della famiglia Tommasi - si è rivelato comunque simpaticamente istruttivo: alla degustazione erano presenti giornalisti del settore italiani ed esteri, ed è stato interessante constatare come spesso anche tra gente scafata del mestiere i pareri, le sensibilità, le opinioni non collimano, a prescindere dalla qualità (in questo caso indiscussa) dei vini: dimostrazione, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che quella della degustazione è un'arte, per di più personale (e quindi opinabile).

Dei vini assaggiati nelle diverse annate mi limito a citare quelli che sono piaciuti di più a me (e non è detto che siano gli stessi che sono piaciuti agli altri colleghi).

Fenocchio, Barolo Bussia 2004: @@@@
Boscarelli, Nobile di Montepulciano 2005: @@@@
Russo, Etna Rosso Doc San Lorenzo 2005: @@@@
Tabarrini, Sagrantino di Montefalco 2003: @@@@@
Tommasi Amarone della Valpolicella 2004: @@@@
Beconcini, Igt Toscana Rosso Vigna alle Nicchie 2004: @@@@
Lo stesso vino, annata 2006: @@@@@

Al di la' del carattere di ciascuno, tutti i vini assaggiati (e bevuti, sia a pranzo che a cena) mostrano di condividere una certa tendenza alla bevibilità, all'equilibrio e all'eleganza, che non sempre raggiungono a causa della giovane età (lo stesso Barolo del 2004 è praticamente un infante).

E tutti appaiono un po' vittime del fattore B.
"B" come bottiglia.
Che spesso viene aperta anzitempo.

Perchè sempre più spesso non vengono rispettati i tempi dell'affinamento in vetro: il mercato incalza, vuole vini pronti subito.

Ma "subito", con tipologie come l'Amarone o il Barolo, il Sagrantino o il Nobile, è un termine che andrebbe cancellato dal vocabolario.

Si possono provare ad accorciare i tempi lavorando sodo in campagna e in cantina, e a volte si riesce nell'intento - almeno in parte.
Senonchè la prospettiva di una vita lunga e serena rischia di uscirne compromessa.

E questo sarà bene che i produttori di certi vini si abituino a metterlo in conto.

L'Amarone della Valpolicella, per esempio...