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Territori a confronto, ovvero: esiste nei nostri vini uno stile Italia?

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Esiste uno stile Italia?

Pur nella diversità di stili produttivi e territori, si può dire che i vini italiani parlino tutti la stessa lingua?

Questa domanda è stata al centro di una bella degustazione organizzata di recente a Villa Quaranta: "Territori a confronto".

Una due-giorni per scoprire territori italiani a grande vocazione vinicola nell'espressione di cinque diverse realtà: Piemonte, Veneto, Toscana, Umbria, Sicilia.

Una mini verticale con le annate dal 2004 e 2006 per scoprire le evoluzioni nella storia delle aziende protagoniste del piccolo evento, ovvero:

Az.Giacomo Fenocchio (Bussia - Monforte d'Alba);
Tommasi Viticoltori (Pedemonte di Valpolicella - Verona: i padroni di casa);
Az.Boscarelli (Cervognano di Montepulciano);
Tabarrini (Montefalco - Perugia);
Pietro Beconcini (San Miniato - Pisa);
Girolamo Russo (Passopisciaro - Etna - Catania).

Barolo, Amarone, Sagrantino di Montefalco, Etna Rosso, Nobile di Montepulciano, Tempranillo: obiettivamente, al di la' del fatto che si trattava in tutti i casi di signori vini,, esemplari della loro tipologia, ci è sembrato che in comune avessero poco.

Salvo, forse, il fatto di parlare tutti una lingua: quella della propria terra d'origine.

Una cadenza piemontese inconfondibile nel caso del Barolo Bussia, ma anche un evidente accento toscano nel Tempranillo, forse il caso più curioso e interessante di acculturazione viticola (chissà se si può dire) di questa degustazione, una marcata cadenza veronese per l'Amarone....Eccetera.

E' nella varietà che si può intravvedere lo stile nazionale?

Il confronto - organizzato dal collega giornalista Riccardo Gabriele con la complicità divertita e l'ospitalità della famiglia Tommasi - si è rivelato comunque simpaticamente istruttivo: alla degustazione erano presenti giornalisti del settore italiani ed esteri, ed è stato interessante constatare come spesso anche tra gente scafata del mestiere i pareri, le sensibilità, le opinioni non collimano, a prescindere dalla qualità (in questo caso indiscussa) dei vini: dimostrazione, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che quella della degustazione è un'arte, per di più personale (e quindi opinabile).

Dei vini assaggiati nelle diverse annate mi limito a citare quelli che sono piaciuti di più a me (e non è detto che siano gli stessi che sono piaciuti agli altri colleghi).

Fenocchio, Barolo Bussia 2004: @@@@
Boscarelli, Nobile di Montepulciano 2005: @@@@
Russo, Etna Rosso Doc San Lorenzo 2005: @@@@
Tabarrini, Sagrantino di Montefalco 2003: @@@@@
Tommasi Amarone della Valpolicella 2004: @@@@
Beconcini, Igt Toscana Rosso Vigna alle Nicchie 2004: @@@@
Lo stesso vino, annata 2006: @@@@@

Al di la' del carattere di ciascuno, tutti i vini assaggiati (e bevuti, sia a pranzo che a cena) mostrano di condividere una certa tendenza alla bevibilità, all'equilibrio e all'eleganza, che non sempre raggiungono a causa della giovane età (lo stesso Barolo del 2004 è praticamente un infante).

E tutti appaiono un po' vittime del fattore B.
"B" come bottiglia.
Che spesso viene aperta anzitempo.

Perchè sempre più spesso non vengono rispettati i tempi dell'affinamento in vetro: il mercato incalza, vuole vini pronti subito.

Ma "subito", con tipologie come l'Amarone o il Barolo, il Sagrantino o il Nobile, è un termine che andrebbe cancellato dal vocabolario.

Si possono provare ad accorciare i tempi lavorando sodo in campagna e in cantina, e a volte si riesce nell'intento - almeno in parte.
Senonchè la prospettiva di una vita lunga e serena rischia di uscirne compromessa.

E questo sarà bene che i produttori di certi vini si abituino a metterlo in conto.

L'Amarone della Valpolicella, per esempio...

Commenti

Uno stile Italia? Spero proprio di no, accidenti! Vorrei uno stile terroir.

mmmmhh......non mi convince, in questo caso bisogna dire che è meglio l'Italia rimanga il paese dei cento (mille) campanili ....anche nella cucina, soprattutto nel vino.

Infatti. Non è detto che rispondere negativamente a una domanda sia un fatto altrettanto negativo. In questo caso, si è ipotizzato che, FORSE, è possibile parlare di uno "stile Italia" nel vino solo nella sua grande variabilità di vitigni e territori.

Virgilio e Dante, il Colosseo e il Barocco di Noto,Venezia e i sassi di Matera . Questa è l'Italia . E così è per il vino .Ogni angolo una scoperta . Una ricchezza non facile da comunicare nelle culture dove il vino non è consuetudine , ma che fantastico patrimonio.E' Italia! o no? O ,no?

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