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La paura del prezzo

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Capita, con una certa frequenza, che alcune aziende prenotate per l'invio campionatura vini a TigullioVino.it per la degustazione e la recensione (colgo l'occasione per ricordare a tutte le aziende in attesa della pubblicazione dei risultati che questa avverrà nei primi giorni del 2009 in occasione del lancio del nuovo sito), richiedano che i prezzi franco cantina applicati alla ristorazione non vengano pubblicati. E' una richiesta che nell'ottica di trasparenza che da sempre contraddistingue l'operato di TigullioVino.it non può trovare soddisfazione. E' nostra prassi infatti, da sempre, richiedere all'azienda il prezzo dei propri vini alla ristorazione per indicarlo così all'interno delle nostre schede, ricavando anche da questo il prezzo medio in enoteca (che noi otteniamo aggiungendo il 45% circa di ricarico sul prezzo di origine più l'iva). Credo che questo genere di remora sia sintomatico di un modo di fare commercio e, peggio, di relazionarsi con i propri clienti che personalmente considero vecchio. Siamo nell'era della conversazione globale, del rapporto alla pari con il cliente, della trasparenza. Comprendo che i molteplici rapporti commerciali con altrettanti interlocutori complichino le cose e talvolta impongano una certa riservatezza sul punto ma credo al contempo che il bene più prezioso che il produttore di vino dovrebbe ricercare oggi (come ieri) sia rappresentato dalla fedeltà e dalla fiducia del proprio potenziale cliente. Fedeltà e fiducia che certamente non può essere ottenuta interponendo barriere di questo tipo. Vogliamo smetterla di avere paura ? Paura di cosa poi ?

Commenti

Condivido le tue affermazioni, Fil, tutta la filiera è, in questo senso, in difetto
Mai come in questo periodo di reali difficoltà economiche/commerciali il costo di un prodotto diventa essenziale nella valutazione dello stesso.
La "guerra dei listini" non porta mai benefici a chi la pratica.....
Ma il prezzo non l'unica cosa che il produttore tende a nascondere:fatte le debite eccezioni quanti pubblicano sul loro sito dove poter trovare i vini proposti?
Ma come, si spendono fior di quattrini in promozione e poi non si mette in condizione il cliente finale di reperire con facilità sul territorio le botttiglie?
E quando si chiedono loro le motivazioni di tutto questo si hanno risposte disarmanti:" i clienti sono gelosi fra loro...." " diamo un vantaggio competitivo alla concorrenza...."
Senza parole!
Ciao
Giuliano



da produttrice sostengo totalmente questo punto di vista.
è lecito, onesto e professinale mettere i potenziali clienti o anche solo i curiosi nella possibilità di farsi un'idea dei prezzi.
certo poi bisgonerebbe non fermarsi lì ma approfondire e capire, assaggaire e parlare davvero tra produttore e rivenditore o agente o consumatore finale.
tenersi tutto per sè non giova nè al comparto produttivo nè alla vendita.
ovviamente la "colpa" non sta mai da una parte sola...
elena

Il tutto è nato da alcune considerazioni fatte a cena una sera tra amici (alcuni di questi ristoratori) che a mio avviso hanno il terrore che l'avventore possa notare discrepanza tra il prezzo praticato in cantina e quello praticato in enoteca o al ristorante.

Ora, a me pare evidente che vi sia un ricarico da parte di chi, col suo lavoro, contribuisce a far circolare un prodotto e non ci vedo nulla di male quando questo (non sempre), viene fatto anche a modo, senza approfittarsene. Niente da fare, i ristoratori sono certi che i loro clienti si rivolterebbero di fronte ad un evenienza di questo tipo. Figuriamoci un'azienda che propone i propri vini a prezzo di cantina al ristorante ospitante in occasione di una singola serata oppure il prezzo sorgente indicato in etichetta, sacrilegio.

Io capisco, capisco, capisco tutti e tutto. Almeno mi sforzo di capire. Ma non potremmo ribaltare il punto di vista ? Cliente, seduto a tavola, legge il prezzo sorgente della bottiglia e vede che il ricarico applicato, rispetto ad un altro ristorante è inferiore del 50%. Non guadagnerebbe in immagine questo ristoratore onesto ?

La paura, mi viene detto, è verso tutti coloro che non hanno alcuna conoscenza delle dinamiche del settore e si limiterebbero a urlare allo scandalo con (per es.) 10 euro dichiarati in etichetta come prezzo sorgente o anche semplicemente letto su un sito o appreso in occasione di una visita in cantina) e il prezzo di 16/17 euro applicato in enoteca (da asporto) o di 20/25 euro al ristorante. Come se ne viene fuori ?

Filippo.

Non se ne viene fuori....
Credo che il problema sia, sopratutto, culturale e della percezione che abbiamo del valore aggiunto apportato dal lavoro altrui.
A questo aggiungi che il ricavo(prezzo di vendita-costo prodotto) viene spesso confuso con il guadagno (ricavo-spese, tasse, etc..).
Siamo un paese di molte partite IVA ma con una visione assai poco sana del commercio.....
@ l'ultima tua affermazione è sacrosanta e continuamente disattesa....

sorry

dopo la coccinella ho saltato il nome di Elena...

"...fatte le debite eccezioni quanti pubblicano sul loro sito dove poter trovare i vini proposti?"
Io lo faccio, proprio perche' voglio che la gente lo trovi. E faccio anche di piu', spezzo un tabu' e vendo il mio vino sul mio sito online, con tanto di prezzi con ricarico da enoteca (dichiarato).
Questo tanto per dire che alla trasparenza ci tengo.
Pero' non sono d'accordo quando, come dice Filippo, grazie al prezzo sorgente applicato all'etichetta, il cliente potrebbe distiguere tra il ristoratore onesto e quello disonesto. Questo perche' secondo me non e' giusto in linea di principio definire un ricarico disonesto, semmai potra' essere eccessivo per un certo ristorante (e magari giustificabile in un altro). La scelta dei ricarichi da applicare fa parte di quella liberta' di mercato che mai vorrei vedere limitare. Sta a me cliente decidere se voglio spendere 5 o 10 euro per un caffe' seduto in un bar suggestivo oppure li ritengo eccessivi.
Sto comunque meditando di mettere il mio listino prezzi per la ristorazione online, tanto i concorrenti lo conoscono benissimo, cosi' come io conosco i loro.

a proposito di trasparenza Filippo, c'e' una cosa che proprio odio ed e' la moderazione dei commenti, oltretutto nei tuoi blog il commento sparisce e non si capisce se lo ha preso o no.
E levala, vala', che se qualcuno spamma fai sempre in tempo a eliminarlo.

Ciao Gianpaolo, non so di cosa parli perché qui di moderazione proprio neanche l'ombra.

Ciao, Fil.

Comunque, lasciami uscire dalle briglie di questi cavolo di cms costretti con il mio nuovo super tgv, vedrai che figata.

Ciao, Fil.

allora c'e' un gap abbastanza lungo tra il commento e la sua pubblicazione.
buon lavoro sul nuovo tigulliovino!

Ancora no Paolo, il commento viene pubblicato all'istante in automatico come ti dicevo, il problema è di caching. Tu prova, quando hai inserito un commento e poi non lo vedi, a cliccare su "refresh" nel tuo browser. Vedrai il tuo commento magicamente comparire. Comunque, sul nuovo tgv, tutte queste cianfrusaglie simil 2.0 spariranno per far posto ad un cms che non è né movable type, né wordpress è filpress ;-)

Ciao, Fil.

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