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Rosanna Santonocito, Sole 24 Ore e il #poernano, di Pamela Guerra

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La cassetta degli attrezzi

Rosanna Santonocito, Sole 24 Ore e il #poernano

di Pamela Guerra

Lunedì nero per l'account de "Il sole 24 ore" @24job, deputato alla diffusione di "notizie disinteressate e non rimasticate su lavoro carriere e formazione", gestito da Rosanna Santonocito, giornalista del Sole. 

Il fatto: lunedì la giornalista, con l'account twitter @24job, twitta un messaggio infelice che da il via ad una serie di botta e risposta con diversi followers (persone che seguono il suo profilo twitter), che continua per buona parte della giornata. In uno dei suoi tweet la Santonocito, a corto di argomenti tira in ballo perfino il nostro premio nobel Dario Fo con il "poer nano" di Mistero Buffo (termine che, in milanese, significa povero piccolo) e che viene subito utilizzato come hashtag (etichetta #poernano) per l'intera vicenda; manco a dirlo, l'hashtag entra in breve tempo nei trending-topic di twitter (cioè nella lista degli argomenti più dibattutti del giorno in Italia) e alla fine della giornata, dopo decine di migliaia di tweet a sostegno degli utenti sbeffeggiati, il Sole (dal suo account principale, @sole24ore) si scusa con questo tweet: "#poernano Siamo dispiaciuti di un episodio irrispettoso, la nostra storia dimostra il contrario. Trarremo insegnamenti utili".

Al di là delle sterili polemiche, l'episodio ci dona qualche utile insegnamento e rientrerà, a buon diritto, tra le case history sull'utilizzo dei Social Media.

Tutto nasce da un tweet di @dariopagnoni che nel segnalare un argomento considerato d'interesse anche per il bacino di utenza "lavoro" mette in copia @24job con il classico meccanismo della "mention" (menzionare qualcuno nel proprio tweet premettendo appunto "@" e il nome utente menzionato). La giornalista, stizzita, replica subito seccamente: "questo account non e' una bacheca per promuovere iniziative o blog di qualsiasi genere chi lo fa viene bloccato grazie" e tronca netto: "sul mio account valuto io cosa è interessante e cosa e opportuno segnalare e secondo me non lo é".

Già in questi semplici scambi, emerge come la Santonocito non abbia assolutamente chiaro il funzionamento di twitter oltre che dimostrare scarsa propensione ad un confronto sereno, il minimo che ci si aspetterebbe da chi per lavoro gestisce una comunità online. Su Twitter non esiste alcuna bacheca, naturalmente è ben possibile trasferire o "embeddare" tweet, cioè esportare una conversazione o una serie di tweet di un certo account o di un certo hashtag su un sito specifico ma di certo non è possibile limitare o modificare la dinamica di funzionamento del social network che vede proprio nella "mention" (nel citare qualcuno) il meccanismo principe di propagazione delle informazioni. In questo senso, lamentarsi per un'ipotetica invasione di campo per essere stati menzionati da qualcun altro appare lunare.




Primo insegnamento

Se non conosci le regole, rischi di fare pasticci. Se all'umiltà anteponi l'arroganza vai senz'altro incontro a terremoti. Scrivere un messaggio con menzione (quel @ significa che state contattando, menzionando, citando quel tal profilo) vuol dire semplicemente che state nominando - tramite la citazione del suo account twitter - una persona, una testata o un'azienda per segnalare qualcosa oppure per un contatto diretto. Non significa assolutamente che i “follower” (coloro che seguono) del profilo menzionato leggano quel determinato messaggio. Un account twitter non funziona come una pagina su Facebook: non esiste una 'bacheca' condivisa, ma una timeline sulla quale scorrono i tweet (RT compresi) degli utenti che io decido di seguire. Prima di utilizzare qualunque strumento è sempre bene acquisirne le nozioni di base ed impararne la terminologia.

La cosa tracima quando la giornalista sbotta: "@GiancarloRHagni grazie della lezioncina impartita dall'alto dei tuoi 700 follower, meno di un decimo dei miei che sono così ignorante".


Secondo insegnamento


Per utilizzare i social network prima di tutto devi saper conversare, devi saper accettare le critiche, devi rispondere con i giusti toni. Ma soprattutto, devi sempre ricordarti di essere umile perché, lì in mezzo, tra i tanti followers, c'è sempre qualcuno che ne sa più di te, è una certezza. Qualcuno che ne sa più di comunicazione, più di social media, più di vino, più di marketing, più di moda, più di cibo, più di qualsiasi cosa in cui pensi di essere competente.

Lo scambio degenera poi con la Santonocito che non sapendo più che pesci prendere avendo ormai evidentemente perso il controllo della situazione, si abbandona agli insulti gratuiti (in tutto questo si noti come le persone attaccate abbiano invece mantenuto un atteggiamento dapprima molto più costruttivo e poi comunque formalmente corretto):

@nittwitaly citazione del teatro di dario fo troppo alta per il contesto mi rendo conto
(non vantarti mai, non usare mai quello che sai o pensi di sapere per far emergere la reale o presunta inconsistenza del tuo interlocutore, ricorda che sei in un social network, non ti legge solo l'interlocutore, ti leggono - come minimo - tutti i tuoi follower e più sono più dovresti porre attenzione!).

@IlSimposioDB #sconvolta io dall' #asilonido divertitevi da soli nel girello e attenti a non ingoiare il ciuccio
(anziché fare ammenda e marcia indetro, rincara la dose, preparandosi all'onda finale che la sommergerà).

@nittwitaly grazie ai follower anche per la lezione sull'art 21 della costituzione faccio qs mestiere da decenni e ne avevo proprio bisogno
(Vedi sopra, non auto-incensarti mai, anche se avessi titolo per poterlo fare, sottolineare i tuoi galloni non può far altro che affossare la tua reputazione, chi vale non ha certo bisogno di ribadirlo).

@nittwitaly no no sei ignorante! Studia informati leggi vai a teatro e al cinema viaggia e soprattutto pensa con la tua testa!
(insultare è davvero la peggior via che puoi fare in pubblico, anche avessi ragione, passeresti subito dalla parte del torto e qui avevi pure torto!).

 

E se ne va 'sbattendo la porta': "Da ore sono bersaglio di insulti di un gruppetto di rozzi e apprendo che avere molti follower e' una colpa ok divertitevi ciao a tutti".


Terzo insegnamento

Twitter è uno strumento potentissimo. Non è soltanto un social network ma una vera cassa di risonanza di quanto accade nel mondo. Ultimo esempio, in ordine cronologico, l'uragano Sandy. Grazie al meccanismo dei retweet (da re-tweet, ritwittare, sigla RT, cioè ripubblicare quanto detto da qualcun altro aggiungendo o meno proprie note), bastano pochi minuti perché un pensiero, una parola, una notizia, una immagine, vengano diffusi ad un pubblico molto ampio; non è possibile, sui social network, controllare la diffusione di un contenuto condiviso e, proprio per questo, è sempre bene ponderare cosa, e con quale tono, scrivere.


Quarto insegnamento


Se non sei dotato di buon senso e di auto controllo, rischi di fare figuracce. A maggior ragione se l'account che gestisci non è il tuo personale - in questo caso l'attenzione dovrebbe essere dobbia mettendo in gioco non solo la tua reputazione ma anche quella della testata per cui lavori, tenete presente che il sole 24 ore organizza corsi di marketing e social media e una cosa di questo tipo ne ha sicuramente danneggiato l'immagine - ma quello di un'azienda o di un prodotto. Anche se l'azienda è la tua o se parli in prima persona (anche il personal brand è importante).

Sei tu che dai voce ad un altro che in te ha riposto grande fiducia; con una responsabilità come questa bisogna muoversi con grande cautela. In fin dei conti non credo che "Il sole" subirà danni eccessivi di immagine e reputazione per questo episodio perché la sua sua autorevolezza è frutto di anni di duro lavoro, di una storia. Sta di fatto, però, che da lunedì, dentro e fuori la Rete si parla del Sole anche in merito a questo 'fattaccio' e "Il Sole" ha dovuto portare ufficiali scuse per l'accaduto.


[Foto credit: coachingtime.it]

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9 Commenti

Inserito da Luigi Bellucci

il 01 novembre 2012 alle 23:15
#1
Bello, Pamela. Brava!

Inserito da Enzo Zappalà

il 03 novembre 2012 alle 11:49
#2
l'articolo è sicuramente bello, cara Pamela, tuttavia è possibile che non si sia più capaci di scrivere in italiano? Sono proprio necessarie tutte quelle parole inglesi e/o inglesizzate? Se questo è ciò che impone internet sarebbe meglio riflettere a fondo...
Forza, cerchiamo di ricordarci che siamo figli di Dante...e non di Apple!!!!

Inserito da Filippo Ronco

il 03 novembre 2012 alle 12:38
#3
Enzo viviamo in un mondo globale dove alcune parole inglesi sono ormai di uso comune nel parlato (e nello scritto, soprattutto tecnico) quotidiano. Ci sono parole come per esempio "retweet" che non possono essere tradotte se non con una circonlocuzione che a tratti potrebbe essere ancora più difficile da digerire. Se c'è qualcuno dei termini che hai trovato nell'articolo che non ti sono chiari, siamo qui apposta per spiegarli in dettaglio, molto volentieri, basta chiedere.

Un caro saluto, Fil.

Inserito da Enzo Zappalà

il 03 novembre 2012 alle 14:22
#4
mi spiace caro Fil... Io conosco l'inglese e non ho problemi a tradurre parole come:

followers, mention, hashtag, trending-topic, case history, embeddare (terribile!!!)

followers : coloro che seguono, ossia a seconda del caso: lettori, proseliti,e molte altre parole che in italiano, al contrario dell'inglese, possiamo vantare.

mention: menzione

hashtag : etichetta

trending-topic : argomento seguito, che fa tendenza, ecc.

embeddare: da "embed", incastrare, inserire, e verbi simili in italiano... da cui : inserito, incastrato, adattato, ecc., ecc.

history case: caso storico (anche sbagliato l'inglese oltretutto...)

Non mi sembrano assolutamente "parole inglesi che sono ormai di uso comune nel parlato" (nel parlato di chi? tecnico di che cosa? Forse che i "giornalisti" non dovrebbero usare il linguaggio più comprensibile alla gente normale? O parlano solo tra loro?)

Inoltre NON sono assolutamente parole che non potrebbero essere tradotte in italiano senza alcun spreco di parole, come ti ho dimostrato.

No, non voglio conoscerne il significato, ti ringrazio... Dico solo che, soprattutto per chi dovrebbe "insegnare" o "riferire" al pubblico, l'uso di un linguaggio meno strambo (non lo è solo per pochissimi addetti ai lavori) sarebbe più che desiderabile...

Facciamo in modo di perdere la solita e penosa sudditanza psicologica e verbale verso l'inglese... Oppure è solo perchè fa fine e non impegna?

Oltretutto pamela è una cara amica che mi sembra sappia molto bene l'italiano, ricchissimo di parole, molto di più che l'inglese...

E poi ci lamentiamo se gli studenti non sanno più fare un tema... Poveri noi!

twittatevi pure, io preferisco parlare, scrivere, puntualizzare, rispondere, domandare, ecc., ecc...

Inserito da Filippo Ronco

il 03 novembre 2012 alle 14:45
#5
Enzo da un certo punto di vista sono d'accordo sul fatto che ogni termine vada spiegato però è anche vero che una rubrica ha un suo sviluppo logico dove nei post, pardon, negli articoli anteriori magari (ma è una certezza) è stato spiegato il significato di ogni termine che ora viene riutilizzato senza ulteriori spiegazioni. E' un po' come in quei testi dove a un certo punto si spiega un termine o un acronimo e dove poi nel prosieguo lo si da per scontato senza rispiegarlo ogni volta.

Pamela aggiungerà eventualmente quello che avrà da aggiungere ma segnalo solo che facciamo del nostro meglio per portare informazioni utili ai nostri lettori in vari campi e discipline, tra le quali appunto quello della comunicazione online e dei social media (perdonami ancora, degli strumenti di comunicazione sociali), per cui benvenga ogni critica costruttiva purché non finalizzata alla pura polemica.


Ciao, Fil.

Inserito da Filippo Ronco

il 03 novembre 2012 alle 15:01
#6
Ho provveduto anche a rileggere approfonditamente il pezzo di Pamela e ad integrare laddove necessario, ulteriori specifiche, spiegazioni e traduzioni. Spero che ora sia di maggior gradimento anche per il nostro esigente amico, Enzo Zappalà.

Inserito da Enzo Zappalà

il 03 novembre 2012 alle 15:25
#7
caro Fil,
io non pretendo alcuna variazione e non voglio fare alcuna polemica (non partire sempre prevenuto nei miei confronti!). Ho solo fatto presente un problema che è ormai molto comune tra i media e che ha investito la scuola con i risultati poco piacevoli che tutti conosciamo. Ben venga il linguaggio tecnico (sai quanto ne ho usato io nel mio lavoro), ma che non sia portato all'eccesso e soprattutto che non deprima il nostro caro e magnifico e ricco italiano. D'altra parte, questo sito non è diretto solo agli addetti ai lavori, ma a un pubblico ben più ampio. Proprio per questo è quasi obbligatorio non stimolare i più giovani, che già sono incapaci di scrivere un tema, a peggiorare ancora di più le loro limitate conoscenze linguistiche...
Come giornalista dovresti essere pienamente d'accordo con me!

Ciaoooooo e brava Pamela!!

Inserito da Filippo Ronco

il 03 novembre 2012 alle 15:31
#8
Siamo d'accordo sul principio certo.
Per precisione però e per non arrogarci qualifiche che non ci spettano, né io né Pamela siamo giornalisti ma manovali della comunicazione.

Ciao, Fil.

Inserito da Pamela Guerra

il 04 novembre 2012 alle 22:48
#9
Al di là della terminologia che, gioco forza, richiede molti vocaboli inglesi per poter utilizzare un linguaggio comune, mi premeva condividere questo episodio come esempio perché ci aiuta a capire che chiunque può incappare in un errore; sui SN è difficile che scappi inosservato e, soprattutto, è ben poco tollerata la non ammissione di fronte all'evidenza dei fatti.
Pamela

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