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L'arte del cibo nel Medioevo, di Linda Dell'Amico

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L'alterego del cibo

L'arte del cibo nel Medioevo

di Linda Dell'Amico

..…..Un giorno in cielo, fuochi di Bengala
la pace ritornò ma il Re del mondo, ci tiene prigioniero il cuore.
Nei vestiti bianchi a ruota….echi delle danze Sufi…….
da Il Re del mondo (1979)
Franco Battiato


In tutta l'Europa nel Medioevo, i prodotti per l'alimentazione provenivano dagli orti e dai campi coltivati intorno ai villaggi, altri alimenti venivano raccolti dai boschi e nelle foreste ad esempio radici, funghi, frutti selvatici…
La carne che scarseggiava divenne sinonimo di abbondanza e di prosperità, i pochi animali domestici erano essenziali per aiutare i contadini a svolgere i lavori nei campi. Solo la vita monastica bandisce la carne, l'idea della privazione del cibo e di un regime alimentare sorvegliato sta alla base della concezione di vita monastica diffusa nel Medioevo: in tutte le regole, da Benedetto a Giovanni Cassiano, il tema del cibo ricorre costantemente e risulta di fondamentale importanza. Se l'abbondanza di cibo è simbolo del potere delle armi, il digiuno diviene sinonimo di spiritualità e misticismo.

Una delle immagini tipiche del Medioevo è il momento del banchetto ed il cibo preferito dai nobili in antitesi con la vita spirituale, erano le carni arrostite, piatto prediletto da Carlo Magno(1) tanto che soffriva di gotta. Amava così tanto questo genere di alimento, che neppure negli ultimi anni di vita, pur ammalato, ascoltava i consigli dei suoi medici che lo esortavano ad alleggerire la dieta. Attraverso la storia si comprende che si mangiavano molte carni bianche (capponi, oche, galline, polli) e rosse (manzo e maiale), ma soprattutto selvaggina come cervi e cinghiali. La caccia infatti era una delle attività primarie dei nobili poiché la guerra era il loro mestiere e guai se qualche popolano uccideva un capo di grossa selvaggina, poteva essere punito con il taglio della mano e l'accecamento!

Si mangiavano inoltre poche verdure, frutta e legumi: piatto consueto era la zuppa di verdure di stagione mescolata ai legumi, facili da essiccare e ricchi di proteine ma sconsigliate dai medici perché poco digeribili. Il miele era l'unico dolcificante conosciuto e per cuocere i cibi si usava soprattutto la bollitura che utilizzava molte spezie come ad esempio il pepe, carissimo che era vero e proprio oro usato anche come merce di scambio.

(1) Salsa "afrodisiaca" dell'epoca di Carlo Magno: l'Agliata di noci. "Con quelle secche se ne fa una buona salsa che agliata si appella perciò che in farla vi va d'aglio molto. Prima si pigliano i più sani e i più bianchi spicchi delle noci e quella quantità che l'uom vuole, e si pestano in un mortaio di pietra nello quale sian pestati due tre spicchi d'aglio. Si prendon poscia molliche di pane duro bagnato nel brodo di carne e si uniscono. Il tutto ben pestato si liquefa con ancora brodo e si aggiunge pepe franto. S'usa di mangiar tal salsa calda con la carne di porco o ancora di coprirne i piatti di maccaroni".

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Linda Dell'Amico, laureata nel 1999 a Genova in Scienze dell'educazione, con esperienza biennale nel settore psichiatrico. Attualmente Responsabile...

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