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Peperoncino o katu, di Linda Dell'Amico

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L'alterego del cibo

Peperoncino o katu

di Linda Dell'Amico

Non c'é nulla nel mondo che,
in condizioni e situazioni appropriate,
non abbia utilizzo terapeutico.
- Charaka Samhita, Sutrasthana, XXVI, 12 -


Il più grande gastrosofo francese, Brillat Savarin nel suo trattato sulla Fisiologia del gusto afferma che il più delle volte certi alimenti creano il clima giusto ma "non si tratta di afrodisiaci positivi; diciamo solo che, in certe circostanze, essi possono rendere le donne più tenere e comprensive e gli uomini più amabili". La scelta può cadere su cibi prelibati legati ad ambienti e a situazioni rari e confertevoli oppure su cibi, che per la loro somiglianza con gli organi sessuali, creano una facile suggestione psicologica, come nel caso del peperoncino ad esempio.

Secondo una ricerca inglese, esiste un'ormone detto VIP (vasoactive intestinal polypeptide) implicato nella chiusura delle comunicazioni arterovenose, fenomeno all'origine della tumescenza dei tessuti erettili: in altre parole, è forse il VIP che provoca l'erezione nell'uomo e gli analoghi fenomeni nella donna. Quando l'organismo aumenta la sua produzione di VIP, il risultato è una dilatazione dei vasi periferici (si diventa rossi in faccia), la circolazione del sangue ed i battiti cardiaci aumentano così come aumenta la frequenza del respiro. Così, pepe e peperoncino provocano la vasodilatazione nella zona lombosacrale che comprende anche gli organi genitali, tutte reazioni collegate all'eccitazione sessuale.

Il peperoncino piccante era usato come alimento fin dai tempi antichissimi: dalla testimonianza di reperti archeologici sappiamo che era conosciuto in Messico 9.000 anni fa e già nel 5.500 a.C. era presente in quelle zone come pianta coltivata. Il primo a parlarne fu Cristoforo Colombo nel suo diario descrivendo l’isola di Hispanola nel 1493 e molto probabilmente le isole caraibiche furono la zona originaria di tutte le varietà di peperoncino diversificate dopo la colonizzazione delle Americhe.

Lo psicologo Paul Rozin ritiene che il mangiare peperoncini rappresenti un esempio di "rischio limitato", come le montagne russe, dove sensazioni estreme come paura e dolore possono arrecare piacere poiché si sa che non sono effettivamente pericolose. Se usato sul corpo, all’esterno, ha un effetto revulsivo, cioè dilata i capillari e riscalda agendo quindi come vasodilatatore. Poi è ricco di vitamina E, la vitamina “della fecondità e della potenza sessuale", un cibo afrodisiaco. In Cina il peperoncino rosso viene normalmente utilizzato contro la depressione, soprattutto quando questa si accoppia all'inappetenza. Non sono da meno in India dove la medicina ayurvedica sostiene che il peperoncino "stimola lo spirito e il sangue"!

Il peperoncino appartiene alla famiglia delle Solanacee e le piante che ne fanno parte sono tutte "ad alcaloidi" che hanno, chi più chi meno, effetti particolari sul sistema nervoso dell'uomo. Oltre ad essere «strana», la famiglia delle Solanacee è molto numerosa: comprende 85 generi e almeno 2.200 specie. Uno degli 85 generi è il capsicum al quale appartiene il peperoncino rosso piccante.

Il nome latino capsicum deriva da capsa, scatola, per la particolare forma del frutto che ricorda proprio una scatola con dentro i semi; oppure dal greco kapto che significa mordere, con evidente riferimento al piccante che «morde» la lingua quando si mangia. Nel genere del capsicum la specie più importante è il capsicum annuum al quale appartengono tutti i peperoncini che conosciamo.

Un consiglio: per placare l'eventuale bruciore troppo intenso alla bocca, bere un po' di latte o yogurt. Lo stesso vale se, imprudentemente, lavorate dei peperoncini a mani nude: il bruciore si attenua immergendo le mani nel latte.

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Linda Dell'Amico, laureata nel 1999 a Genova in Scienze dell'educazione, con esperienza biennale nel settore psichiatrico. Attualmente Responsabile...

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