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La rinascita del Convento della SS. Annunciata del Monte Orfano in Franciacorta

DoveVia Monte Orfano, 11, Rovato (BS) - Convento della SS. Annunciata dei Servi di Maria

Quandoil 31 luglio 2018

di Mariella Belloni

MappaArticolo georeferenziato

Il Monastero di Rovato, che sorge sul Monte Orfano nella Franciacorta da oltre mezzo millennio, è da oggi sede della nuova Fondazione Moretti

La Fondazione Vittorio e Mariella Moretti, che rappresenta il coronamento di un’intensa attività svolta da Vittorio Moretti (e dalla Holding Terra Moretti realtà italiana di successo da sempre impegnata nella valorizzazione di questo paesaggio) per la cultura e l’arte, nasce dal profondo legame che unisce Vittorio Moretti e la sua famiglia alla Franciacorta, terra in cui affondano le proprie radici fin dal 1400 e in cui, a partire dal 1967, dà avvio alla propria attività imprenditoriale che, nei cinquant’anni successivi, va ad abbracciare i settori delle costruzioni, della vitivinicoltura e dell’accoglienza. A dare l’annuncio Vittorio Moretti, nel corso di un incontro svoltosi presso la suggestiva cornice del Monastero alla presenza del Sindaco di Rovato Alessandro Tiziano  Belotti  e con l'intervento, fra gli altri, di: Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e Terra Madre, prof. Attilio Scienza (Università degli Studi di Milano), Padre Lino Pacchin, Priore provinciale dell’Ordine Servi di Maria, Filippo Rolfi, Assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia, prof. Gabriele Archetti (Università Cattolica del S. Cuore di Milano, l’arch. Riccardo Blumer (Direttore dell’Accademia di Architettura di Mendrisio), Padre Ermes Ronchi, frate dell'Ordine dei Servi di Santa Maria.

La neonata Fondazione Vittorio e Mariella Moretti va in convento

“Il convento della SS. Annunciata dovrà essere un luogo di comunità: non una struttura turistica, ma un luogo nel quale anche le persone più umili, ma alla ricerca della verità, dovranno sentirsi a casa propria, indipendentemente dal fatto che siano credenti o no. Questa è una distinzione che oggi non ha più senso: siamo tutti impegnati in una sfida epocale che riguarda la nostra casa comune e che ha a che fare con il depauperamento dei suoli, i mari di plastica, il cambiamento climatico. E poi dovrà essere un luogo di dialogo per chi cerca la verità, uno spazio di confronto tra scienza e umanesimo, tra saperi tradizionali e saperi accademici. C’è sempre più bisogno di dialogo perché l’assenza di dialogo ha reso la politica un’arena insostenibile. Infine, dovrà essere un luogo in cui si possa apprezzare il bene comune, di cui sono espressione questo paesaggio, questo edificio, questi vigneti. Il bene comune non ha a che fare con il concetto di pubblico: è comune tutto ciò che condividiamo, che fa parte della nostra storia e della nostra comunità”. Questo il messaggio e al tempo stesso l’auspicio con cui Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e Terra Madre, ha concluso il convegno “Generare futuro partendo da nuovi paradigmi presso il Convento della SS. Annunciata. Un momento di riflessione e, al tempo stesso, di festa con cui si è voluto ufficialmente celebrare il passaggio di consegne tra l’Ordine dei Servi di Maria che dalla sua costituzione, a metà Quattrocento, ha occupato questo luogo-simbolo della Franciacorta e la famiglia Moretti, imprenditori nei settori delle costruzioni, del vino e dell’accoglienza, che dopo aver preso in affitto circa trent’anni or sono le vigne del convento, ora si prenderanno cura per i prossimi dieci anni anche del complesso conventuale. Un momento pubblico che è stato anche l’occasione per annunciare la costituzione della “Fondazione Vittorio e Mariella Moretti”, con l’obiettivo di promuovere i valori alla base dell’impegno familiare e imprenditoriale e quelli del territorio.

“Questa fondazione vuole essere in primo luogo un gesto d’amore e di gratitudine verso la nostra terra, la Franciacorta, dove con Mariella abbiamo creato la nostra famiglia e dove abbiamo avuto modo di realizzare tante iniziative e tanti progetti imprenditoriali. - ha affermato in apertura Vittorio Moretti - Ho sempre creduto nella Franciacorta, nel suo valore e nelle sue potenzialità straordinarie. E ho sempre lavorato perché potesse esprimere tutte le sue risorse. Quindi la Fondazione avrà proprio tra i suoi obiettivi principali la promozione dei valori che costituiscono l’identità della Franciacorta e che la rendono così unica e inconfondibile. Ma la Fondazione Vittorio e Mariella Moretti vuole anche essere l’espressione matura, e orientata al domani, di quell’amore per la vita che ci ha sempre accompagnato e che abbiamo voluto trasmettere alle nostre figlie. Un amore e una passione che ci ha portato a dar vita a molti progetti e molte iniziative, sempre ricercando la bellezza, con uno sguardo proiettato al futuro. Infine la Fondazione vuole essere un’opportunità per fare cultura a 360 gradi, occupandoci di arte, storia, architettura, vino. Lamicizia con padre Sebastiano e Gianni Brera ci ha portato, dagli anni Novanta, a prenderci cura delle vigne, fino ad allora coltivate dai Servi di Maria. Oggi, con la firma della convenzione decennale, amplieremo il nostro impegno verso il convento, valorizzandone le cantine. Sarà garantita la vocazione religiosa, ma anche la valorizzazione di un gioiello architettonico che è luogo simbolo del nostro territorio. Il tutto con un’attenzione particolare ai giovani”.

Un impegno di grande respiro, che avrà proprio nel convento della SS. Annunciata il suo fulcro. Ed è stata anche questa scelta ad aver spinto l’Ordine dei Servi di Maria a privilegiare tra le diverse proposte avute proprio quella della famiglia Moretti: L’Ordine che custodiva il convento della SS. Annunciata fin dal 1963, dopo esserne stato il fondatore nel 1449, si è trovato negli ultimi tempi nelle note difficoltà degli Ordini religiosi oggi in Italia: scarsità di vocazioni e conseguente invecchiamento dei frati con diminuzione progressiva del loro numero, senza prospettive a breve termine di una ripresa di quelle forze che li caratterizzavano fino ad almeno 30 anni fa. – ha spiegato Padre Lino Pacchin, Priore provinciale dell’Ordine - Anche in futuro i Servi di Maria, pur in numero ridotto e con forze limitate, desiderano continuare una presenza che si caratterizzi per il servizio liturgico ben curato e per una funzione ispirazionale che comunichi la spiritualità dell’accoglienza e del servizio, affidando la gestione organizzativa e funzionale dell’intero stabile a Terra Moretti, che si è impegnata a valorizzarne le caratteristiche spirituali e artistiche ereditate dal passato, ma è anche intenzionata a una gestione dell’intero edificio secondo un progetto sostenibile e funzionale”.

Un progetto nella Franciacorta e per la Franciacorta: così il Sindaco di Rovato, Alessandro Tiziano Belotti, ha sottolineato il valore dell’iniziativa di cui è protagonista il gruppo di Vittorio Moretti e che, proprio per la volontà espressa di costituire una opportunità concreta di promozione e valorizzazione per tutto il territorio, è considerata un modello di collaborazione pubblico/privato innovativo e capace di fare scuola. “Un modello virtuoso e un investimento di prospettiva per tutta la Franciacorta” l’ha definito l’Assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia Filippo Rolfi, che ha sottolineato come si inserisca perfettamente nel solco di quei valori che hanno reso la Franciacorta una realtà unica: “la distintività del prodotto e la sostenibilità del metodo, hanno fatto crescere un turismo legato al vino che vuole far vivere un’esperienza di cui siano protagonisti la storia e i valori di un territorio”.

È il tema del “genius loci” sviluppato nel suo intervento dal prof. Attilio Scienza (Università degli Studi di Milano) che ha evidenziato il ruolo del Convento quale “luogo fisico nel quale fare sintesi tra le molte contrapposizioni da cui oggi la società è attraversata e arrivare alla verità” e quello della Fondazione come “luogo privilegiato per la creazione del pensiero critico su tematiche trasversali e interdisciplinari legate alle applicazioni delle innovazioni in tutti i campi dell’operare umano”. E se il prof. Gabriele Archetti (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) ha tratteggiato il percorso storico e artistico del convento e il ruolo da esso svolto nei secoli per la comunità di Rovato e della Franciacorta, l’arch. Riccardo Blumer (Direttore dell’Accademia di Architettura di Mendrisio) ha sviluppato una riflessione sul rapporto tra l’architettura, il sacro e il paesaggio, sottolineando il valore dell’“homo faber”.

“Ciò che accade oggi qui, per merito di Terra Moretti e dei Servi di Maria, ci offre un paradigma innovativo di come affrontare uno dei temi con cui oggi la Chiesa si trova a doversi misurare: il riuso dei beni ecclesiastici. - ha affermato Padre Ermes Ronchi - E qui è stata scelta la strada non dell’alienazione del bene, ma della sua restituzione al territorio attraverso la visione, l’intelligenza e la forza di una fondazione che si è posta l’obiettivo di prendersi cura del bello e fare cultura. E questa è un’opera di carità”.

Il Monte Orfano e il Convento della SS. Annunciata: un rapporto di affetto che si rinnova e che si consolida

La storia che lega Vittorio Moretti e la sua famiglia al Convento della SS. Annunciata del Monte Orfano, a Rovato, è una storia che risale alla fine degli anni Ottanta. L’amicizia di Vittorio Moretti con l’allora priore del convento, Padre Sebastiano, e il convinto parere di Gianni Brera sono le ragioni che portano Vittorio Moretti a proporre all’Ordine dei Servi di Maria di prendersi cura dei vigneti che si snodano sui terrazzamenti attorno al convento stesso e che, un tempo, coltivati dai padri, rischiavano di non poter essere più lavorate per la mancanza di manodopera. Fu allora che  Bellavista venne prescelta dai frati per far rinascere una vigna unica e irripetibile di 5,45 ettari le cui tracce risalgono all’inizio del millennio.

Insieme all’enologo Mattia Vezzola e con il determinante contributo di Attilio Scienza, venne condotto con uno studio di zonazione, con l’obiettivo di esaltare le potenzialità dei vigneti. Si procedette alla selezione massale per valutare il patrimonio genetico dei vigneti di Chardonnay allevati a pergola, individuando 3 biotipi di Chardonnay aromatici. Per i nuovi impianti Chardonnay allevati a guyot e cordone speronato si integrò la variabilità genotipica esistente, ottenuta con la selezione massale, con altri 6 cloni. La tecnologia di lavorazione seguita volle sempre salvaguardare l’integrità e la naturalità del frutto. Dalla selezione di queste uve, raccolte a mano a piena e perfetta maturazione, da allora viene ottenuto con pigiatura soffice un mosto che viene messo a fermentare per 12 mesi in piccole botti di rovere e quindi a riposare per un altro anno in bottiglia. E’ questo il “Bianco Vigna Convento della SS. Annunciata”, armonico ed elegante dal colore giallo paglierino leggermente carico, con lucenti sfumature verdognole. Profumo ampio e invitante di frutta matura, rosa antica, geranio, albicocca e ananas. Importante e sorprendente la sensazione di mineralità e suadente il ricordo di vaniglia che lascia un’impronta fresca e vibrante sul palato, regalando un finale sorprendente. Un vino bianco di grande personalità.

Dai terrazzamenti con esposizione completamente a sud proviene invece il vino rosso di nicchia “Zuanne”, un Merlot dedicato a Gianni Brera che ha individuato le 480 barbatelle di Padre Sebastiano chiedendo a Vittorio Moretti di farne un vino per pochi amici.

Con la firma della convenzione decennale con l’Ordine dei Servi di Maria per la presa in carico del convento, dove avrà sede istituzionale la Fondazione Vittorio e Mariella Moretti, Vittorio Moretti consolida ulteriormente questo suo legame personale e familiare con il Convento della SS. Annunciata e con la comunità locale che si riconosce in questo monumento-simbolo della Franciacorta.

La Fondazione Vittorio e Marcella Moretti si propone finalità culturali attraverso iniziative di studio, formazione e informazione per diffondere e promuovere il patrimonio di valori che da sempre ha segnato il loro percorso di impresa e famiglia, trovando nella Franciacorta il primo concreto contesto applicativo.

Un gioiello di arte e architettura fa capolino alle pendici del monte simbolo della Franciacorta

Per chi vive in Franciacorta, il Monte Orfano riveste un valore, anche simbolico importantissimo.

Questo rilievo prealpino, che emerge dalla pianura al margine sud-occidentale della Franciacorta e ha un’altezza che varia da quota 260 a quota 450m s.l.m., segna il confine meridionale della Franciacorta. Fu proprio la presenza del Monte Orfamo, dalla conformazione conglomeratica costituita da roccia sedimentaria ed elementi arrotondati, a costruire una barriera allo scioglimento del ghiacciaio del Monte Tonale a determinare la nascita delle colline della Franciacorta e del lago di Iseo. Ancora oggi il Monte Orfano svolge questa funzione di barriera che assicura un microclima unico in Franciacorta ed impedisce l’afflusso di nebbie e correnti calde dalla Pianura Padana.

Fin dall’antichità il Monte Orfano fu anche un osservatorio naturale privilegiato dall’ampia visuale, percorso da sentieri e collegamenti sia lungo i due versanti che in cresta e reso fertile dalla ricchezza dei corsi d’acqua e dalla natura stessa del terreno.

Il convento della SS. Annunciata è un complesso che si suddivide in chiesa, convento e chiostro. Il convento, al quale si accede attraverso una loggia quattrocentesca, si sviluppa su due piani attorno ad un chiostro rettangolare. Il chiostro si articola su due piani, quello inferiore con ventidue colonne in pietra e quello superiore con quindici colonne con capitelli dorici. La chiesa, posizionata a nord, ha il portale di accesso sormontato da lunetta con affresco del secolo XVIII.

Il complesso conventuale, identificabile anche grazie alla lunga struttura a logge che lo caratterizza, nasce nel 1449 grazie ad una concessione del comune di Rovato ai frati Servi di Maria. Nel 1452 si insedia la prima comunità monastica che, tra il 1464 e il 1498, porta a compimento i lavori di costruzione del chiostro e della chiesa che viene consacrata nel 1507. Tra il 1535 e il 1540 Girolamo Romanino affresca le lunette absidali con la scena dell’Annunciazione, completando le decorazioni pittoriche già realizzate alla fine del Quattrocento. Nel 1630, anno della peste manzoniana, il monastero viene utilizzato come lazzaretto e per questo vengono in seguito imbiancate le pareti e coperti gli affreschi, ritrovati durante i restauri novecenteschi.

Risalgono al 1642 gli ampi loggiati del lato meridionale del complesso, che da allora costituiscono l’elemento architettonico di maggiore identificazione del stito. Dopo la soppressione del 1772, il convento viene acquistato da un privato e adibito a collegio. Nel 1762 viene murata la parte superiore del chiostro e vengono aperte finestre al posto delle arcate, che vengono ripristinate durante i restauri novecenteschi solo nel lato meridionale. Nel 1870 il convento viene venduto ad una società per azioni e poi affittato a diverse famiglie che vi abitano fino al 1960, quando i Padri lo acquistano e lo restaurano riportandolo all’originaria destinazione d’uso.

 

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