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Una parola dal suono saporito: frittata !

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Frittata…viene il nodo alla gola evocando tanta bontà!
La mente è rapita dalla nostalgia e spuntano ricordi lontani, quando mangiare pietanze parche rientrava nella quotidianità senza l’ausilio di superflui tecnicismi. Frittata è una parola dal suono saporito che conquista sin dall’iniziale pronuncia. Piatto avulso dai gossip culinari è stata compagna di pranzi e merende di parecchi golosi, mentre, i suoi profumi, hanno sedotto e poi conquistato migliaia di indifese narici! Tanto piacere imprigionato in poche uova, sale, pepe e il prezioso aiuto di una forchetta indispensabile a mescolare il giallo composto, realizzando quella “quasi-torta” battezzata all’anagrafe culinaria come frittata.

In gastronomia risponde all’appello con infinite ricette e, quasi sicuramente, non basterebbe una sola antologia dedicata al gusto per contenerle tutte! Gli ingredienti con cui è imbastita contemplano con certezza il meglio dell’arco culinario. Talvolta prezzemolo, aglio o cipolla, ma anche pancetta, salame, gamberetti, patate e pasta (soprattutto al sud). Proseguendo la sfiziosa carrellata, eccola arricchita da verdi spinaci, croccanti verdure e dolci piselli. Sembrerebbe una giocosa filastrocca per bimbi inappetenti e invece è una sequenza di una delle ricette più confortanti del lungo e articolato sentiero gastronomico.

Le sue origini appartengono alla cucina popolare, quando era piatto unico per braccianti e operai dediti a lavori pesanti. Con il trascorre del tempo e l’arrivo delle prime gite fuori porta - durante gli anni del boom economico - la frittata diventò ospite fissa di chiassosi bivacchi consumati beatamente sui prati. In ogni regione d’Italia ha un’etichetta differente che la caratterizza. Mentre in Veneto è la ridondante fortaja o fortàgia (consumata in particolare nel Veneto Orientale durante la gita fuori porta nel giorno di S. Marco), in Friuli è la secca e decisa fritae. In terra di Romagna e nell’Emilia è appellata fartéda o fritéda.

Non passa inosservata nemmeno nel milanese, dove è chiamata fertada! E certamente avrà nomi e definizioni colorite in altre regioni e località! Ma la frittata è così versatile e pratica che oltre ad evadere dalle tavole ed essere ospite gradita di spuntini al sacco è addirittura comparsa televisiva e persino cinematografica! Appare infatti in numerose pellicole per dimostrare le prodezze di cuochi nel tentativo di girarla o come presenza del tutto occasionale.

Confezionarla è semplicissimo: sbattete le uova ma non troppo, salatele e pepatele. Nel frattempo, scaldate con un po’ di olio una robusta padella e incorporate il composto senza alcuna esitazione! Per girarla, non emulate i grandi chef, ma aiutatevi con un provvidenziale coperchio! Doratela da ambo le parti e poi servitela ancora fumante. Sappiate però che “la nostra” è ottima anche consumata fredda e appetitosa persino il giorno dopo! E allora, cosa chiedere di più ad un piatto?

Che vino con la frittata? Certamente dipenderà dal tipo e dagli ingredienti usati, quindi se di verdure, pasta, formaggio, salumi o pesce. In linea generale, con le dovute accortezze un bianco importante, dal bouquet aromatico, potrebbe andar bene. Per esempio un Colli Orientali del Friuli Pinot Grigio, un Arneis, un Frascati Superiore, un Orvieto o un Oltrepò Pavese Riesling renderanno magnifica la vostra degustazione.


Ricetta: frittata con cipolle

Per due persone: serviranno 4 uova, 1 cipolla, parmigiano grattugiato, olio, sale, pepe, mezzo bicchiere di latte. In una coppa di vetro, sbattere le uova con l’aiuto di una forchetta o di un frustino. Tagliare la cipolla in julienne e farla appassire nell’olio. Per stufarla meglio, aggiungere un po’di acqua tiepida. Una volta stufata unire al composto di uova. Salare, pepare, incorporare il latte, il parmigiano e mescolare bene. Scaldare lo stesso tegame dove è stata rosolata la cipolla e aggiungere ancora un po’ di olio. Appena sarà a temperatura unire il composto e cucinare il tutto. Una volta che la frittata avrà preso colore girarla sull’altro lato con l’ausilio di un coperchio. Servirla con una spruzzata di parmigiano e pepe appena macinato. Come decorazioni, largo ad estro e fantasia, a piacere. Ottima anche fredda o per farcire un sandwich.


Il libro: manuale degli Abbinamenti
armonie del gusto e sottili contrasti fra vino e cibo

Un libro che ogni appassionato del gusto e degli abbinamenti dovrebbe possedere o quantomeno leggere. Manuale degli Abbinamenti - armonie del gusto e sottili contrasti fra vino e cibo - titolo e sottotitolo di un’opera che si presenta completa e dettagliata in ogni capitolo. L’autore è Giuseppe Vaccarini sommelier professionista dal 1972. S’inizia con il concetto di abbinamento che non è certamente un’occasionale deduzione, ma un’arte concettuale e tecnica efficace con cui esaltare il sapore di ogni piatto, rendendo magnifico l’evento gustativo. Altro aspetto che si evince sfogliando il libro, è la passione dell’autore, quasi una continua linea armonica che coinvolge il lettore sino all’ultima pagina. Volume di 240 pagine, editore Giunti, ultima pubblicazione anno 2008, collana atlanti illustrati medi. Giuseppe Vaccarini firma con questo lavoro abbinamenti efficaci. Al lettore il compito di sperimentarli e poi apprezzarli.


Il proverbio


Meglio un uovo oggi che una gallina domani…


[Foto credit: kitchenconnaisseur.com]

Letto 7927 voltePermalink[1] commenti

1 Commenti

Inserito da Filippo Ronco

il 28 marzo 2009 alle 17:58
#1
Mi scuso ma per un problema tecnico che ci ha obbligato a ricaricare il backup del database di tigulliovino ci siamo persi i commenti di questo post. Mi scuso con tutti coloro che avevano commentato.

Filippo.

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