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Parole e volti intorno a un calice

Intervista a Rossella Bencini Tesi

di Alessandro Maurilli

MappaArticolo georeferenziato

In Toscana, dove produce vino nella zona di Carmignano (Prato), c'è chi la definisce la donna "biodinamica", che è un po' diverso dal concetto di bionico. Un po' anche bionica lo è invece davvero, Rossella Bencini Tesi, titolare della Fattoria di Bacchereto che dal 2002 porta avanti la produzione dei suoi vini con la "filosofia" (virgolettato d'obbligo giacché prima di tutto si tratta di una tecnica agronomica ben precisa, come la produttrice stessa tende a ribadire) della biodinamica. Interessanti, ma non sta a me dirlo, gli spunti che possono sorgere dalle risposte della produttrice che parla di un ritorno alle origini e di come, anche nella produzione di vino, l'osservazione sia fondamentale per garantire il giusto sviluppo di un grande prodotto. Il calice è pieno del profumato Carmignano Doc "Terre a Mano", prodotto dall'azienda. Rossella Bencini Tesi

Prima di cominciare a chiedere un po' di cose all'ospite di questo mese mi permetto di introdurre questa intervista con un breve passo di uno dei padri della biodinamica nel vino, Nicolas Joly, del quale Slow Food ha pubblicato il saggio "Il vino tra cielo e terra" da cui ho preso spunto per l'incontro di luglio con Rossella Bencini Tesi.

"...Le facili tecnologie tradiscono e allontanano il vino dalla sua identità profonda e originale e dalla capacità di evolversi nel tempo. Solo attraverso la loro rinuncia, la vite può tornare alla sua piena espressione che esalta l'intero potenziale di originalità del proprio vino".


D. Signora Bencini Tesi, come è diventata donna del vino?


R. Semplicemente ereditando l'azienda di mio nonno e poi di mio padre. Una bella fattoria che da sempre ha prodotto vino e olio e che prima della sua abolizione si basava sul sistema della mezzadria che terminò nel momento in cui mio padre prese in mano l'azienda negli anni '70. Da allora abbiamo sempre prodotto affidandoci alla nostra famiglia e al nostro impegno.


D. Per ereditare un'azienda agricola lei avrà dunque compiuto degli studi agronomici?

R. Tutt'altro. Non avrei mai pensato di ritrovarmi nel ruolo di "fattore" dell'azienda e così mi ero iscritta a giurisprudenza, in questo caso seguendo le orme di mio nonno e di mio padre che come prima professione erano uomini di legge. Poi però mi sono accorta che la campagna era quello che mi piaceva di più e così scelsi di intraprendere questa professione.


D. Lei produce vino secondo i principi della biodinamica. Come è arrivata a questo?

R. Non avendo competenze in materia agricola mi affidavo completamente all'agronomo e all'enologo, due persone esterne che mi prestavano consulenza. Loro dopo aver dato una fugace occhiata ai campi, mi scrivevano la ricetta dei trattamenti. Bombardamenti a base di chimica che oltre a lasciare cattivo odore costavano in termini economici, ma anche di qualità secondo me. Ecco allora che mi sono rivolta a un tecnico che da tempo aveva intrapreso in Toscana l'agricoltura biologica. Dopo avermi spiegato tutto gli chiesi invece di parlarmi dell'agricoltura biodinamica della quale avevo letto notizie frammentate. Mi rispose di stare alla larga da certi principi settari. Dissi grazie a rivederci.


D. E da quel momento l'avvicinamento al biodinamico.

R. Esatto. Siamo nel 2001 quando incontro per la prima volta Lello Anello, uno dei più attivi agronomi impegnati nel biodinamico in Italia. Fu subito una collaborazione che mi ha aperto la vista su questo mondo. In particolare mi ha colpito fin da subito il principio dell'osservazione. Per me che non sono un tecnico, con le conseguenti problematiche nell'avvicinarmi all'agricoltura, osservare le piante, il loro approccio al clima, al terreno e il loro comportamento, è stato subito una sorta di apprendimento di come funziona la vite.


D. In cosa consiste il principio dell'osservazione?

R. In realtà è la base della biodinamica. Noi osserviamo le viti di giorno in giorno per capire come comportarci. E' come se fossero nostre figlie che dobbiamo accudire, difendere dal clima e quindi dalle fitopatologie. Il tutto senza l'utilizzo di sostanze chimiche, il che significa attraverso azioni naturali che creino in loro gli "anticorpi" per una difesa spontanea.


D. Fare un vino "biodinamico" che cosa significa?

R. Per me che lo faccio significa molte cose, a partire da un avvicinamento alla terra particolare, che forse nell'agricoltura convenzionale ha un senso diverso. Nella biodinamica non esiste un rapporto di dominio della terra da parte dell'uomo, ma una sorta di convivenza con quelle che sono le caratteristiche di questa.


D. Alla fine il prodotto ne risente di questo?

R. Il prodotto nasce dalla terra e deve sentire quello che il terreno ha. Ecco perché ogni anno, a seconda del clima, della stagione, il vino può essere diverso. Ha certo dei connotati che permangono nel tempo, ma ogni stagione, ogni annata, il mio vino prende i profumi che la terra offre.


D. Nella critica del vino molti assaggiatori denunciano lo squilibrio dei vini biodinamici. Da produttrice cosa risponde?

R. Certo proprio per quanto si diceva prima, e cioè che il vino biodinamico dipende in larga parte dall'apporto della terra e quindi dalle variabili del clima, è più facile trovare un vino prodotto con sistemi biologici o biodinamici che abbia qualche "difetto" se così vogliamo chiamarli, ma è qui che subentra anche un nuovo approccio con il consumatore.


D. Di cosa sta parlando?

R. Chi sceglie un vino biodinamico sa bene che non si troverà con una bottiglia di vino costruito in cantina, o frutto di trattamenti alla pianta in grado da mantenere l'uva perfetta o quasi. E' qui che nasce un aspetto importante della nostra "filosofia" e cioè fornire un prodotto naturale. Chi compra un vino dei nostri cerca questo principalmente.


D. E il mercato come reagisce in generale alle vostre produzioni?

R. Chiaramente il mercato tradizionale, intendo i canali di distribuzione, preferisce andare sul sicuro con un prodotto "costruito". Per questo noi abbiamo un rapporto diretto con i nostri clienti. Io per esempio mi servo di alcune persone che mi aiutano a promuovere il vino in ristoranti ed enoteche che sono specializzate, ma prima di tutto che credono nel nostro modo di produrre il vino. E' solo così che possiamo continuare a fare un prodotto libero da vincoli con le mode del momento.


D. Inoltre da qualche anno in Italia si è creata una vera e propria rete di produttori biodinamici. Lei ne fa parte. Di cosa si tratta in particolare?

R. Si tratta di un gruppo di circa venti produttori di tutta Italia (anche se il numero è in crescita) che condivide la tecnica di produzione secondo il metodo della biodinamica. Dal momento che non esistono dei veri e propri schemi da seguire in questa tecnica agronomica ci incontriamo spesso, magari a turno nelle nostre aziende, con la finalità di scambiare esperienze in campo per capire in effetti quali siano le scelte del momento, ma anche il tipo di interventi migliori per ottenere un prodotto di maggiore salubrità e qualità. Inoltre col tempo non nascondo che si diventa tutti amici e quindi è anche un'occasione per socializzare, per stare insieme e magari per passare un po' di ore in sana compagnia.


D. Cosa bolle nel suo tino in questo momento?

R. Sicuramente tante idee e progetti. In particolare la voglia di far conoscere a più persone possibile il nostro metodo di lavoro. Produttori, ma anche a consumatori, al fine di avvicinarli ai nostri prodotti con delle convinzioni diverse dai tanti luoghi comuni che ruotano intorno al biologico e al biodinamico.

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Alessandro Maurilli è nato nel 1980 in un piccolo paese della provincia di Arezzo, nel cuore della Valdichiana. Dopo aver frequentato gli studi...

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