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Angolo economico

Arrivano i cinesi

di Marco Baccaglio

MappaArticolo georeferenziato

E’ una notizia di questi giorni: le esportazioni di Bordeaux in Cina sono state superiori a quelle in Germania e in Inghilterra. Questa e’ una vera notizia, perche’ per i produttori di vino la Cina e’ sempre stata considerata una opportunita’ matematicamente incredibile (miliardi di persone moltiplicato anche soltanto un litro di vino all’anno valgono numerose volte la dimensione del mercato italiano) ma praticamente molto difficile da sfruttare. Dove sta il problema? La cultura. I cinesi hanno una cultura cosi’ diversa dalla nostra che riuscire a capire quando e’ il momento di entrare in questo mercato e’ molto difficile.

Capire i modelli di consumo e’ praticamente impossibile: a quanto riportano diversi giornali, i cinesi amano bere i grandi vini rossi europei (di Bordeaux in particolare) con il ghiaccio. Passiamo avanti.

Il problema di “quando succede” qualcosa in Cina e’ piuttosto serio. Un piccolo parallelo: Luxottica, che ha oltre 5000 negozi di ottica nel mondo e’ entrata in Cina da ormai 4-5 anni. I suoi 240 negozi continuano a perdere soldi anche se sono potenzialmente molto interessanti, perche’ i margini unitari che l’azienda realizza (cioe’ il profitto derivanti dalla vendita di un paio di occhiali) sono cosi’ elevati che per far andare un negozio in pareggio basta vendere due o tre paia. Quindi, per ora si perde soldi “felicemente”, perche’ quando i Cinesi cominceranno ad acculturarsi circa la necessita’ di vederci bene o di proteggersi dal sole, questi negozi saranno estremamente profittevoli.

E questo e’ quello che capita nel mondo del vino.
Quest’anno una parte piuttosto significativa dei grandi vini di Bordeaux sara’ comprato dai Cinesi. Alcuni prodotti sono stati venduti ancora prima del classico “primeur” a valori incredibili, si parla di 18.000 euro per cassa, oggi diventati 23.000, per l’annata 2009. 1500 euro a bottiglia. Ora capisco perche’ il mio fornitore di fiducia mi ha presentato una lista di primeur senza i premier cru di Bordeaux: i valori sono ben superiori al precedente record dell’annata 2006, in cui i primeur sfondarono la soglia dei 500 euro la bottiglia e i vini apparirono nei listini a circa 1000 euro.

Potete ben immaginare che i produttori dei grandi vini di Bordeaux si stiano fregando le mani: i margini della loro attivita’ si stanno incrementando in modo esponenziale: il loro prodotto ha nuovi consumatori, sono tanti (potenzialmente tantissimi) e hanno molti soldi. E sulla questione del ghiaccio… beh, si puo’ anche soprassedere! Quello che sta succedendo al Bordeaux, sta in parte succedendo anche ai vini italiani che godono di un forte incremento delle esportazioni in Cina, pur partendo da livelli molto modesti.

Questo e’ quello che succede a dei prodotti che hanno un livello di offerta fisso (ettari moltiplicato resa) e un livello di domanda potenzialmente illmitato, soprattutto se confrontato con quello dell’offerta. Mi spiego: di bottiglie di Chateau Margaux se ne producono forse 150-200mila. Ci sono anche altre tenute nella zona di Margaux, ma sicuramente di Chateau Margaux si fanno quelle e basta. Questo significa che se ci sono 150 milioni di persone nel mondo che vogliono una bottiglia all’anno, siamo nella situazione ben delinata da Gianni Morandi “uno su mille ce la fa”. L’asta e’ aperta, il prezzo lo fanno i compratori strappandosi di mano le bottiglie a prezzi che piu’ nulla hanno a che fare con il concetto di costo di produzione o prezzo origine.

E gli altri 999? Loro devono accontentarsi degli altri vini di Bordeaux. E anche questi salgono di prezzo. Credo che quest’anno, per la prima volta, il nostro amico Parker che catechizza le folle sulla bonta’ di questi vini, sia stato meno importante dei cinesi. Detto questo, un vino come Lynch Bages che in primeur poteva costare 30-40 euro la bottiglia passa oggi a 100 euro. Lo volete? Dovete superare i cinesi…

Lo stesso capitera’, c’e’ da aspettarselo, con gli Champagne, anche se in questo caso stiamo parlando di 250-300 milioni di bottiglie. Anche lo Champagne, pero’, subira’ (o beneficera’, direi) dell’invasione cinese, che da puri fornitori di beni si trasformano in imitatori dello stile occidentale. Proprio qui sta la chiave di lettura: questi comportamenti indicano il desiderio dei cinesi “ricchi” di accedere ai medesimi prodotti che sono uno status symbol in Europa.

Ci sono vini italiani che sono in queste condizioni? Certamente si, ma molto resta da fare. Anche per il vino italiano e’ una grande opportunita. Cosa e’ necessario per far si che si materializzi? E' necessario creare marchi e per creare un marchi e’ necessario investire per anni (vedi Luxottica): allo sforzo dei produttori e’ necessario combinare l’azione degli enti che governano il vino italiano e di quelli che si occupano di promuovere il prodotti del nostro paese all’estero. E’ ora di muoversi, il Bordeaux e’ decollato. A quando tocchera’ al Barolo e al Brunello?

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Marco Baccaglio

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Analista finanziario dal 1996 e sommelier dal 2001. A settembre 2006 lancia un blog di analisi numeriche relative al vino, I numeri del vino. Il blog...

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