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Produci, consuma, crepa, di Davide Cocco

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Home > Autori > Marketing > Schiscio è bello

Schiscio è bello

Produci, consuma, crepa

di Davide Cocco

Il corso di marketing, qualsiasi corso di marketing, inizia sempre dal solito noiosissimo punto: la definizione. Ne esistono millanta, quasi tutte convergenti. E allora fidiamoci del papà di schiere di markettari, Philip Kotler: ”il marketing è lo strumento per comprendere, creare, comunicare e distribuire valore”. Dopo la definizione si passa al contenuto, e quindi ti fanno imparare le famigerate 4P: Product, Placement, Promotion, Price, che dovrebbero essere le quattro leve che, utilizzate correttamente, dovrebbero permetterti di vendere di più.

In pratica ti dicono che per vendere devi avere il prodotto a posto, a un prezzo giusto, distribuito in maniera efficiente e farlo conoscere con un po’ di promozione. A scardinare questi dogmi ci ha pensato internet e quattro signori, che corrispondono al nome di Rick Levine, Christopher Locke, Doc Searls e David Weinberger, che nel 1999, iniziavano il loro Cluetrain Manifesto con la seguente tesi: “I mercati sono conversazioni”.

Capite? Il mercato non viene più visto come quel luogo, fisico o virtuale, in cui si incontrano la domanda e l’offerta, ma si trasforma in conversazioni fra esseri umani, che, per dirla con le loro parole, hanno un suono umano e si svolgono con voce umana. Una sorta di ribellione dal basso da parte di chi era stato considerato fino a quel momento solo “target”, “segmento demografico”, “consumatore”. Banalità, direte voi. Ma grande rivoluzione e lucida previsione 11 anni fa.

Tutto questo ha fatto sì, però, che fra gli imprenditori si generasse un po’ di confusione. Del tipo: è sufficiente che io mi inserisca nelle conversazioni per vendere di più. Anzi, pago qualcuno perché lo faccia per me. E gli imprenditori, soprattutto in questo periodo non molto felice per l’economia in genere, e per i consumi di vino in particolare, hanno fretta, vogliono risultati immediati e misurabili, tangibili. E tu vagli a spiegare che un valido modello di ROI per i social media non è ancora stato trovato e che la comunicazione è solo una parte di una strategia di marketing più ampia, che prevede di mettere mano ai meccanismi più nascosti dell’azienda, alla rete di vendita, ai canali distributivi, alla qualità del prodotto, al prezzo di vendita, alle attività promozionali, al materiale divulgativo, e via di seguito.

Cose che, normalmente, chi si occupa di comunicazione, non può e spesso non è capace di fare. E alla domanda: “quante bottiglie in più mi farai vendere?” non sa rispondere.

Letto 8625 voltePermalink[12] commenti

12 Commenti

Inserito da Magda Beverari

il 04 novembre 2010 alle 13:55
#1
Credo che le nuove forme di comunicazione necessitino di cultura, cultura di cui purtroppo i produttori e i commercianti, nonché talvolta i responsabili marketing scarseggiano spesso. Cultura che, a mio modesto parere, significa comprensione.
Per quanto riguarda il ROI nei social media e su internet, ne ho parlato sul mio blog (http://levinparfait.wordpress.com/2010/10/06/tracce-del-roi-nei-social-media-ultra-vincente-il-settore-vino/) e l'esempio é calzante, perché fa riferimento a Gary Vaynerchuk che ha fatto crescere le sue cifre d'affari da 4 a 50 milioni di dollari negli USA, premetto che il mercato statunitense é differente, e che bisogna amare il genere... ma agli italiani la creatività e lo spirito di adattamento non manca di certo ;)

Inserito da Davide Cocco

il 04 novembre 2010 alle 15:29
#2
Cara Magda,
avevo letto con interesse il tuo post sul ROI (l'ho anche salvato su delicious), ma ci sono ancora molti punti oscuri. Nel senso che i produttori vogliono dati: investo tot, vendo tot in più. Io non me la sento proprio di sbilanciarmi in questo senso.
Ciao.davide

Inserito da Filippo Ronco

il 04 novembre 2010 alle 15:32
#3
Suggerisco ad entrambi la lettura di questa illuminante presentazione su slideshare di Oliver Blanchard: http://www.slideshare.net/thebrandbuilder/olivier-blanchard-basics-of-social-media-roi

Fil.

Inserito da Davide Cocco

il 04 novembre 2010 alle 15:55
#4
Letto, Fil.
Ma resto del mio parere. La comunicazione funziona se anche tutto il resto è a posto. C'è poco da fare.
Ciao.davide

Inserito da Filippo Ronco

il 04 novembre 2010 alle 16:51
#5
Bè ma quella è la base, certo.

Fil.

Inserito da Davide Cocco

il 04 novembre 2010 alle 17:01
#6
Non sempre, non sempre :)
Ciao.davide

Inserito da Filippo Ronco

il 04 novembre 2010 alle 17:05
#7
Dico che è la base di partenza sulla quale costruire un discorso sui social media (o anche altrove). Oggi non c'è più spazio per la mediocrità perchè la rete ci mette a nudo.

Fil.

Inserito da Magda Beverari

il 04 novembre 2010 alle 21:30
#8
Letto ;) è fatta molto bene... è vero che è una buona base, ma è vero che come dice Davide tutto il resto deve essere a posto, e non sempre è cosi.
Io non sono cosi ottimista sulla questione della mediocrità... la mediocrità c'è e ci sarà sempre :(

Comunque ho ancora tantissime cose da imparare ;)

a presto ciao
Magda

Inserito da Filippo Ronco

il 04 novembre 2010 alle 23:58
#9
La mediocrità c'è, sono d'accordo. Sono meno d'accordo che ci sarà sempre se è vero che il mondo tende complessivamente a migliorarsi. Dico che non c'è più spazio, almeno in rete, per la mediocrità e ce n'è sempre meno anche al di fuori della rete. Il passaparola, la rete, le persone pretendono trasparenza. La trasparenza sta alla base della reputazione, trasparenza e reputazione sono il cardine su cui deve poggiare la qualità del servizio / prodotto. Con queste carte in regola, si più giocare, senza si è tagliati fuori.

Fil.

Inserito da Luca Risso

il 05 novembre 2010 alle 06:45
#10
Non è certo la mia piastrella, ma si può dire che nel marketing tradizionale da una parte c'era l'azienda/prodotto e dalla'altra come essa/o veniva "dipinto" (vedi mulino bianco) mentre nella rete da una parte c'è L'azienda/prodotto e dall'altra anche, così come inevitabilmente è realmente, svelato da tutti quelli che avendo voce la usano?
Luk

Inserito da Davide Cocco

il 05 novembre 2010 alle 07:06
#11
Un poì incasinato, ma, se ho capito bene, direi che sì, si può dire :)
Ciao.davide

Inserito da Pamela Guerra

il 05 novembre 2010 alle 20:11
#12
Ciao,
La comunicazione è uno strumento del marketing (sempre cit. Kotler); se il mktg cambia perchè si passa da target a prosumer, cambia anche la comunicazione. Ma se le basi non sono solide,si confonde il marketing col commercio, anche la comunicazione non può dare il meglio di sè.E' un sistema nel quale cambia tutto se una sola delle variabili cambia.
La mediocrità e la sciatteria, risulteranno più evidenti grazie alla necessità di trasperenza di cui si nutre il web, ma continueranno ad esistere perché viviamo in un contesto sociale che si nutre di questo.
Se non ho frainteso il post di Davide, la questione che vuole evidenziare è che chi si occupa di comunicazione non sa dirti quante bottiglie in più venderai, perché non è quello il suo compito.
L'altra è che si banalizzano le attività tramite il web e si attribuisce loro obiettivi che non hanno.

Pamela

@Fil, grazie del consiglio di lettura: me l'ero perso!

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