Amarone della Valpolicella, la svolta del rigore?
E' estate, ma anzichè al mare, alla montagna o alle ferie in genere il pensiero dei produttori della Valpolicella è fisso altrove, sempre lì: alla prossima vendemmia.
La quale quest'anno si presenta - al momento - di una qualità superiore a quella del 2008, con quantità d'uva ridotte, grappoli spargoli e uve sanissime.
Condizioni ideali per mettere in appassimento un bel po' di quintali di prodotto.
Forse anche per questo il Consorzio di tutela della Valpolicella ha deciso di giocare d'anticipo: a scanso di tentazioni, ha chiesto alla Regione Veneto il permesso di portare dal 70% (il massimo concesso dal disciplinare di produzione) al 50% il quantitativo d'uve da mettere a riposo.
Una deroga al ribasso, dunque.
Meno uve a riposo significa non solo meno vini da uve appassite come l'Amarone della Valpolicella (e il suo collaterale minore Valpolicella Ripasso), ma anche maggior selezione delle uve, e un quantitativo delle medesime di maggior qualità lasciato agli altri vini della zona, come il Valpolicella d'annata e il Superiore (non ripassato).
Insomma, da una scelta a monte un po' più rigorosa tutti ne verrebbero a beneficiare.
"E' una decisione non facile ma lungimirante - ha detto il presidente del Consorzio, Luca Sartori - Ma allo stato attuale si presenta sotto ottimi auspici e ci permette di guardare avanti con responsabilità ed ottimismo pur in un momento di forte crisi internazionale".
Particolare interessante e affatto secondario, la decisione di abbassare i quantitativi di uve da mettere a riposo riguarderà tutti i produttori: aziende private e cantine sociali.
Queste ultime in particolare, sulle quali in genere si concentrano gli strali di chi le accusa di immettere sul mercato quantitativi industriali di Amarone della Valpolicella, in realtà non hanno mai messo in appassimento, mediamente, più del 20% delle loro uve.
Ciononostante, il consiglio di amministrazione del Consorzio proporrà loro un accordo scritto che le impegna ad accontentarsi di mettere a riposo un quantitativo pari a quello dello scorso anno.
Le premesse perchè l'iniziativa consortile vada a buon fine ci sono tutte; in Valpolicella sembra spirare un desiderio di maggior rigore.
Lo dimostra l'ultima iniziativa di una decina di aziende produttrici storiche di Amarone della Valpolicella, capitanate da Masi Agricola, che si sono perfino date un disciplinare di produzione un po' più severo (ma solo un po', eh!) dell'attuale.
Il tutto per difendere quella perla dell'enologia veronese che è l'Amarone della Valpolicella.
Una Ferrari che spesso, troppo spesso ultimamente, in giro si trova al prezzo di una Punto (e anche di seconda mano...).
Commenti
Notizia di portata storica, dovesse verificarsi quanto hai segnalato si aprirebbero le porte al nuovo mondo non legato agli sterotipi, comunque validi, della qualità o della quantità ma al nuovo pricipio della "consapevolezza".
Produrre bene, con la qualità tipica del terroir e con lo sguardo al mercato in quanto termometro non come divoratore di produzioni.
Ottimo passaggio del Consorzio, speriamo sia compreso veramente.
Postato da : StefanoFra | 02.07.09 22:45
Solo una domanda: ma perché tutti questi bellissimi propositi non sono stati tradotti in una modifica al disciplinare di produzione che dall'1 agosto prossimo sarà più difficile da realizzare?
a presto
g
Postato da : Giorgio dell'Orefice | 03.07.09 19:03
Perchè una modifica così radicale (e seria) non sarebbe MAI passata. E già la proposta del Consorzio sta incontrando le prime proteste di chi "non ci sta".
Postato da : Lizzy | 03.07.09 19:07
Ok, però di Ferrari ci sono 6000 pezzi l'anno per pochi "intimi", ma oggi di Ferrari (azienda) ce n'è solo una in tutto il mondo. Il resto del mondo dell'auto è andato in crisi pensando di poter vendere a prezzi Ferrari auto che non lo erano.
L'Amarone è un vino importante, OK, ma non potrà mai essere un Chateau Lafite.
Spiegassero i produttori ai loro lavoratori, oggi in cassa integrazione, perchè il vino che producono non si vende!!!...forse perchè è proprio raro e caro. Da consumatore personalmente scelgo oggi vini buoni ma meno cari (e ce ne sono)...chi spende oggi 50 euro per bere 750 ml di Amarone base (le riserve costano minimo il doppio) quando per mangiare in un buon ristorante (non trattoria) ne spendi 25/30 euro al massimo???
Spero che le mire di grandezza di queste aziende portino questo settore ad assomigliare sempre più a quello dell'auto...dove recentemente tutti abbiamo visto aziende come l'importantissima Chrysler essere comprata dalla meno importante, ma pur viva, vecchia italiana Fiat...che ricordiamocelo con Punto, 500 e Panda, qualche anno fa si è comprata anche la "rara e cara" Ferrari!
Postato da : MaxMelegatti | 08.07.09 15:02