Eataly e VinoClic, parallelismo possibile ?

Eataly ha aperto i battenti.
Antonio ha avuto modo di sottolineare (qui, qui e qui) alcune perplessità in merito al progetto mettendo in evidenza, in particolare, come sia difficile immaginare una grande distribuzione organizzata che possa conciliare il tanto con il buono o meglio, l'autentico con il tanto. E' un tema importante che merita attenzione sia da parte dei produttori che da parte dei fruitori dei prodotti commercializzati attraverso questo sistema perché a rischiare, se le critiche fossero fondate, sarebbero proprio loro.
Aiutatemi a capire.
Per esempio, un prodotto che viene inserito in questo tipo di catena di vendita, dovrà essere immediatamente disponibile per tutte le sedi - oltre che per gli acquisti online - oppure alcuni prodotti saranno disponibili solo in alcuni negozi piuttosto che in altri fino al limite - da qui, forse, il payoff "gestire il limite" ? - di produzione ? Me lo chiedo perché nel primo caso sarebbe impossibile poter pensare che all'interno di questi quality store si possa concretamente trovare la stessa qualità che sta nel piccolo ma al contempo mi pare strano che Farinetti e Slowfood prestino il fianco a questo tipo di critica, del tutto scontata in un progetto del genere. Voglio dire : devono averci pensato bene prima, devono avere una risposta convincente a queste domande. No ?
Per esempio è ben possibile che ad essere commercializzato non sia il prodotto migliore in assoluto disponible ma il migliore tra quelli che possono permettersi una determinata quantità produttiva e possano nel contempo fregiarsi del riconoscimento di denominazione o qualità di volta in volta disponibile. Ho dato un'occhio ai prodotti disponibili nel reparto vini e mi sembra che la direzione sia quella. Potrebbe essere che i prodotti vengano distribuiti sulla catena in modo "random" e siano presenti a seconda della disponibilità, in un sistema che diventa possibile grazie alla molteplicità dei produttori più che alla molteplicità dei prodotti. Quindi la forza nel tutto, nel sistema dei piccoli, delle nicchie, un po' come funziona per i blog che da soli rappresentano piccole nicchie ma che uniti sono in grado di offrire una straordinaria mole di contenuti, fruitori, influenza, visibilità, addirittura vendibile come sto provando a fare con VinoClic. Il discorso non mi sembra diversissimo.
Proviamo a farlo questo parallelismo improbabile. La qualità dei contenuti (qualità del culatello, per esempio) di alcuni piccoli blog (produttori di culatello), non peggiora per il solo fatto che questi entrino a far parte di un network pubblicitario. Cambia invece la prospettiva nel momento in cui questi piccoli blog (produttori di culatello) si uniscano a sistema per la raccolta pubblicitaria (vendita nella gdo del prodotto). L'inserzionista (nel paragone, l'appassionato che compra da Eataly) avrebbe a che fare con un unico referente, VinoClic (Eataly), per poter acquistare di tutto e di più, spazi pubblicitari (leccornie) fino a ieri difficili da raggiungere a meno di incontrarli uno per uno, nel corso di lunghe peregrinazioni su internet (lungo viaggio fino alla terra di produzione).
La distribuzione del messaggio pubblicitario (prodotto gastronomico, nel nostro parallelo) si semplifica, diviene più accessibile per l'inserzionista (appassionato di cibi e vini che si rivolge a Eataly) ma gli spazi pubblicitari disponibili (i prodotti enogastronomici acquistabili) non aumentano in numero (produzione) per far fronte alla domanda poiché alla stessa VinoClic (Eataly), fa fronte anche in modo orizzontale, con la diversificazione della proposta, non solo in modo verticale. In un sistema di questo tipo diventa più importante il numero di siti e blog disponibili (produttori diversi) anziché il traffico generato (limite di produzione massima per conservare la qualità), perché la domanda di visibilità (richiesta di prodotti), viene spalmata su una molteplicità di canali diversi (produttori) soddisfandola orizzontalmente anziché verticalmente.
Proseguendo in questo azzardato parallelismo, potremmo dire che fisiologicamente la domanda aumenterà ma non essendo più disponibili spazi pubblicitari (prodotti) su quel determinato blog (produttore), le strade possibili saranno due :
- aumentare i prezzi per il singolo spazio pubblicitario (prodotto)
- mantenere invariati i prezzi diversificando ulteriormente l'offerta
In qualsiasi modo la si voglia guardare, sembra difficile poter dare addosso completamente a questo tipo di iniziativa, a meno che il punto di partenza della critica non sia di tipo ideologico dove il buono sta solo nel piccolo. Anche fosse così, cioè che i prodotti commercializzati da Eataly fossero una specie di "surrogato" o buona copia di quello che sarebbe disponibile attraverso una ricerca ancora più meticolosa come quella del piccolo selezionatore, dell'artigiano del gusto, mi pare che sia difficile non notare l'imponenza e l'ambizione di questo progetto che in un modo o nell'altro, come minimo, sposta il livello di qualità dei prodotti acquistabili al "supermercato" di una (o mezza) spanna verso l'alto. Meglio che niente ? Non so. Oppure è proprio questo che si contesta ? Ripeto, mi piacerebbe che qualcuno più ferrato di me in materia potesse darmi una mano a capire.
Commenti
Caro Fil,
immagina che io sia una casalinga qualunque. Che legge e ascolta un po' tutto ma distrattamente, perchè non ha tempo/voglia di approfondire. Sai cosa può capire dell'operazione Eatitaly? che ci troverà il famoso culatello di zibello a 2,50 euro l'etto anzichè 25 (sparo due cifre assolutamente a caso, sia chiaro). Il che mi pare abbastanza improbabile.
E sai perchè? perchè ho frequentato un po' Unieuro. E ho scoperto che non era affatto più conveniente di altri, anzi.
E la qualità - in questo caso, prodotti e marche - erano esattamente gli stessi che potevo trovare presso altri store di settore. Ergo, dopo le prime visite ho smesso di andarci, non mi conveniva comprare lì. Se applicheranno la stessa filosofia anche a questa nuova avventura, è facile preconizzare un semi-fallimento a medio-breve termine. Oppure una mediocritas (non aurea) commerciale che li inserirà, di diritto, nel mazzo dei super-iper senza particolari attrattive...
E non credo che basterà l'imprimatur di SF a salvarli.
Premesso ciò, aspetto di farne esperienza diretta. Nella mia città, però, dove sembra che sbarcheranno (forse).
L.
Postato da : Lizzy | 29.01.07 09:18
Filippo, c'e' un salto nell'analogia che fai fra prodotti di nicchia enogastronomica e blog-comunicazione. Ci sono stato a pensare un po', stimolato proprio da questa sensazione di scarroccio che ho provato leggendo le tue considerazioni, per altro molto lucide. Il salto mi pare il seguente: il fruitore dei prodotti che cercano (o di quelli che non cercano) sbocco in iniziative di distribuzione grossa o grosso-piccola, e' e resta sempre il solito: e' chi cerca sto famoso raro culatello, per fare un esempio. Nel caso della comunicazione dei blog non e' cosi' chiaro e scontato. Inizialmente c'e' il solito utente orfano di conoscenza (e, btw, e' lo stesso potenziale fruitore-cercatore di quel culatello: e' passato da cercare solo il veroculatello a cercare anche e previamente la comunicazione sul/del veroculatello, che diviene la veracomunicazione del culatello). Da questo momento in poi inizia per la comunicazione in cerca di inserzionisti/sponsor, una fase in cui si sovrappongono due target. Al prodotto in cerca di fruitori si accavalla (per lo meno) un altro "bene". A quel punto cio' che e' in cerca di mercato non e' piu' il culatello (o la comunicazione sul culatello, nell'analogia), il quale culatello (e la quale comunicazione su di esso) ha gia' trovato la sua nicchia di fruitori piu' o meno fedeli. Ora chi "cerca" mercato sono proprio i fruitori di quel prodotto (e di quella comunicazione sul prodotto) di nicchia, e lo sono a loro insaputa chiaramente. E' la nicchia stessa a essere in procinto di essere venduta a un acquirente (senza saperlo perche' in genere chi e' oggetto di questo tipo di compravendita tende a neppure avvedersi del fatto che tale compravendita abbia luogo). La ricerca di inserzionisti e' la ricerca di clienti interessati a comprarsi il pool di quei fruitori di comunicazione. Il mercato che si instaura, la stessa merce oggetto di compravendita, sono in realta' oggetti diversi da prima: ora sono i fruitori che diventano oggetto di fruizione da parte di altri.
Postato da : Filippo Cintolesi | 29.01.07 16:17
@ Elisabetta
Non credo che un progetto come quello di Eataly possa essere paragonabile - anche nei prezzi al pubblico - alle economie di scala di altre GDO. Almeno, io da consumatore mi aspetterei di dover pagare di più, visto che lì so che trovo prodotti diversi rispetto a quelli che trovo nella normale GDO. Certo, non mi aspetterei i prezzi della rosticceria sotto casa ma certo neppure quelli della coop. Se fosse quello che immagino io - il che è tutto da verificare - sarebbe un posto dove trovo cose molto buone o almeno più buone rispetto alla gdo normale, che pago meno rispetto alla rosticceria ma di più rispetto al prodotto analogo - ma diverso - della normale gdo.
@ Filippo Cintolesi
Forse non ci siamo capiti del tutto. Almeno, io sono certo di non aver seguito del tutto il tuo ragionamento. Semplifico comque ciò che volevo dire con questo post, riportandoti una considerazione che ho inserito a commento di un post di Fiorenzo Sartore.
Quello che mi chiedo è : e se il sistema si basasse non sulla quantità (molta) di prodotto disponibile da uno stesso produttore ma sulla quantità (poca)di prodotti disponibili da un numero straordinariamente elevato di produttori diversi ? Cioè, pescando il culatello da tutti quelli che lo fanno e non dal migliore purché sia culatello vero ? Non potrebbe essere questo un modello sostenibile ? (e non è una domanda retorica).
E' un po' quella GDQ di cui avevo scritto mesi fa, anche se è quello che è nei miei sogni, non tanto quello che è Eataly, che non conosco da vicino :
http://www.tigulliovino.it/blog/2006/04/gdq_grande_distribuzione_quali.html
Postato da : Filippo Ronco | 31.01.07 02:03
Ribadisco la mia: non è che ci sia (così tanto) bisogno di posti dove comprare prodotti di nicchia. Mi pare che vengano proposti un po dappertutto e anche in internet (ma anche dal pizzicagnolo sotto casa).
Quello di cui ci sarebbe bisogno, e di cui è difficile fare a meno onestamente (se lavori e hai dei figli e poco tempo), è la grande distribuzione che funziona davvero, quella che offre servizi ai milioni di consumatori. Tipo Tesco in Inghilterra, che in 10 anni si è imposta a forza di servizi, non fi marketing o genialate di qualche cervellone, ma di servizi ai clienti. E su questo ha trascinato tutti gli altri.
In Italia abbiamo questo? Non mi risulta. Si possono comprare 5 paia di calze da bambino per 1 euro? Puoi fare la spesa quando vuoi? Trovi gentilezza e cortesia?
Trovo molto italiano trovare risposte per bisogni che non abbiamo e avere servizi essenziali che non funzionano.
Postato da : Gianpaolo | 31.01.07 18:54
@Gianpaolo, provo (da madre di famiglia e consumatrice) a rispondere alle tue ultime domande:
1) Forse. Ogni tanto, cioè non sempre.
2) Raramente e non dappertutto in Italia.
3) NO!!
Sigh.
L
Postato da : Lizzy | 01.02.07 12:15
Abbiate pazienza , ma fino ad ora ho letto parecchie inesattezze (a parer mio) sul problema Qualità-Quantità , grande distribuzione ecc. sia su questo blog che su quello di Bonilli.
Cercherò di essere breve ,sono un piccolo produttore della provincia di Cuneo , fino ad una decina di anni fa producevo es. 70 (faccio numeri a caso) , con il passare degli anni e qualche apparizione al Salone del Gusto (ebbene si) sono riuscito a far conoscere ed apprezzare il mio prodotto non solo in Piemonte ,ora la mia produzione è arrivata a 100 e qui si ferma perché andare oltre vorrebbe dire meno qualità ,su questo non ci sono discussioni. Se ora i miei prodotti li distribuisco in 10 (sempre a caso) piccoli punti vendita e ad ognuno vendo 10 pz., con il mio ingresso in Eataly , NON CAMBIA ASSOLUTAMENTE NULLA in fatto di produzione, rimane e rimarrà 100.Cambierà la distribuzione , mi pare banale, perché onestamente mi sento molto più “sputtanato” a vedere un mio prodotto venduto , magari in qualche piccolo famoso negozio di Milano , a 16 ,quando da me è stato comprato a 10 ,che non vederlo venduto a Eataly a 12 o 13 : il mio margine non cambia. Ripeto , cambierà il modo di distribuire , probabilmente ad alcuni negozi (specialmente quelli a cui alludevo prima) invece di dare 10 darò soltanto più 8.E quando il prodotto è finito , rimarranno gli scaffali vuoti .Punto. Forse non lo sapete ma esiste anche una possibilità di alternanza di piccoli produttori inoltre è certo che quando apriranno altri centri Eataly es. Milano, Genova ecc. NON troverete il mio prodotto ma altri di produttori locali. Forse gestire il limite vuol dire proprio questo o sbaglio? Ovviamente i disonesti esistono ovunque ma sarà il mercato ad escluderli , su questo non ci piove, perché il consumatore ,oggi ,è molto informato e sa scegliere , non c’è slogans che tenga.
Spero di non aver fatto troppa confusione con i numeri , ma la realtà è questa.
Ciao a tutti
D’OC
Postato da : D'OC | 13.02.07 12:04
Caro D'Oc, mi pare tu non abbia letto o non abbia capito per nulla il mio post. Io sto dicendo esattamente la stessa cosa che dici tu. Tanti produttori anziché tanti prodotti. E' più chiaro adesso ?
Postato da : Filippo Ronco | 13.02.07 19:54
@ Filippo
Hai ragione , ma non mi riferivo tanto al tuo post(che ho capito perfettamente)quanto a quelli di altri e soprattutto anche su altri blog (Tombolini e Bonilli),scusatemi se ho fatto un "copia-incolla".
Postato da : D'OC | 14.02.07 08:05
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Postato da : qiphv ysge | 10.06.08 22:50
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Postato da : school | 11.06.08 14:59
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Postato da : accessorio | 14.06.08 23:50
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Postato da : the | 16.06.08 04:52
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Postato da : Massimo | 12.09.08 00:53