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Il tafazzismo ligure

di Filippo Ronco

MappaArticolo georeferenziato

Ieri sera verso le dieci squilla il telefono, è Fausto De Andreis. Lo sento un po' affranto a dire il vero, ha appena appreso della notizia di esser stato fatto "rivedibile" con alcuni suoi vini da parte della commissione di assegnazione delle Doc di Savona. "Non gli è piaciuto il colore" sbuffa stanco dalla cornetta con un tono carico di così tanti significati che solo noi liguri sappiamo mettere in un accento. Io mi sto scaldando un latte e miele, come gli anziani, mentre lui inizia ad inanellarmi citazioni colte tratte da testi tecnici sui difetti olfattivi riconducibili al sentore di banana. Benché sia un po' stanco (ne vengo da un matrimonio) e non sia proprio in forma, lo ascolto con pazienza perché è un uomo che merita rispetto.

Fausto, che alle manifestazioni dove partecipa in genere ha il banchetto sempre preso d'assalto tanto da far spesso innervosire i suoi vicini di banco, è un uomo di una certa età, con una certa perizia e precisione non solo nel far vino (una vita prima, quando i computer erano ancora scatole molto grandi, lavorava sui circuiti elettronici, per dire). E' un patrimonio storico regionale, è IL pigato macerato sulle bucce, è la rivolta dello Spigau ma non vive di poesia e quelle 20.000 bottiglie l'anno che passano per la gdo hanno bisogno di quel bollino ormai del tutto inutile che guarda al colore del vino e non alla qualità dello stesso.

Siamo tutti indubbiamente sempre più dediti allo sport nazionale, in ogni ambito, quello del tamburellare forte sulle balle con oggetti contundenti.


[Foto credit: nonsolodivino]

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16 Commenti

Inserito da Alessandro Marra

il 27 maggio 2013 alle 15:37
#1
Ho grande stima di Fausto e dei suoi vini.
L'ultima volta che l'ho incontrato "al banchetto" - preso d'assalto come sempre, confermo! ;) - aveva raccontato un fatto analogo, se non ricordo male accaduto col vermentino 2005. O sbaglio?

Inserito da Andrea D'Ascanio

il 27 maggio 2013 alle 15:57
#2
"tafazzismo ligure" mi pare piuttosto riduttivo!
IMHO "Il pachidermico tafazzismo italico" renderebbe meglio l'idea.
Scherzi a parte, la burocrazia di questo povero paese riesce bene soltanto in una cosa... stroncare sul nascere qualsiasi buon proposito! :-/

Inserito da Mauro Bertocchi

il 27 maggio 2013 alle 16:12
#3
Non è solo "tafazzismo". Troppo spesso i membri delle commissioni sono in aperto conflitto di interesse.

Inserito da Luca Risso

il 27 maggio 2013 alle 16:55
#4
Fausto è uno zuccone, perché se decidi di vendere nella GDO (ed è una scelta) devi anche accettare di proporre un prodotto adatto a quel tipo di mercato, e lui sa bene come fare senza necessariamente far sapere il vino di banana.

Ciò detto queste commissioni fatte di scolaretti dell'AIS hanno oramai veramente mostrato di non capire (e valere) niente.
Luk

Inserito da Filippo Ronco

il 27 maggio 2013 alle 17:30
#5
Secondo me l'assunto che tu debba fare un vino diverso per la gdo o per compiacere un fantomatico gusto di mercato è totalmente sbagliato. La gdo glielo compra ogni anno e lui non ha mai cambiato il modo di fare il vino. Il problema non è con la gdo ma con la commissione di assegnazione della Doc. O meglio, il problema con la gdo è solo indiretto e si verifica solo nel caso in cui lui abbia un problema con tale certificazione.

Io mi preoccuperei molto di più se nella commissione ci fossero degustatori che fossero contemporaneamente concorrenti commerciali diretti o indiretti. Benché infatti la degustazione debba avvenire alla cieca, sarebbe meglio che questo tipo di conflitto non fosse proprio nemmeno ipotizzabile per esclusione d'ufficio di degustatori che abbiano un qualche tipo di conflitto d'interesse per attinenza o contiguità con il mondo produttivo. A questo punto ci vorrebbe però una commissione per la commissione e la cosa si complicherebbe non di poco :)

Come se ne esce?

Inserito da marco centofanti

il 27 maggio 2013 alle 21:36
#6
Vabbè, ma prima di parlare, qualcuno lo ha visto questo vino? E' conforme o meno al disciplinare?

Francamente a me importa nulla delle DOC e dell'onore dei membri della commissione di assaggio, ma se aderisci a un disciplinare e il tuo prodotto non collima con le indicazioni dello stesso, ma pare normale che non possa uscire con il bollino... Sarebbe serio da parte della commissione accettare tutto?

Se (giustamente) te ne sbatti di queste cose, fai come tanti che escono dal consorzio e imbottigli quello che ti pare, oppure ti sbatti per far accettare modifiche al disciplinare.

Se poi il colore è a norma ha ragione lui, ma credo si possa fare ricorso, o sbaglio?

Inserito da Luca Risso

il 28 maggio 2013 alle 10:46
#7
Se questa volta non è passato diversamente dalle altre volte allora bisogna ritenere che fosse diverso. Non discuto la correttezza formale della commissione. E se era diverso non è detto che sarebbe stato apprezzato dalla GDO come ritieni. Un 10% ipotetico di rimasto sullo scaffale su 20000 bocce sono sempre 2000 pezzi. Dove ragionano i numeri o ti adegui o cambi mestiere.

Ma Fausto ha davvero bisogno della GDO?

Luk

Inserito da fausto de andreis

il 29 maggio 2013 alle 01:09
#8
un po di precisazioni non guastano in questo mondo di pressapochisti.
il prodotto venduto nella gdo è prodotto come tutti i miei vini ,fino al 2010 una settimana di fermentazione sulle bucce . cambiata la ragione sociale ,perche ho dovuto rilevare l'azienda visto che i miei ex soci lavolevano chiudere,la vinificazione e passata dai 7 ai 15 giorni.
Contrariamente a cosa ne pensa Luk il mio prodotto non ha nessun problema di vendita nelle gdo dove normalmente è venduto ,a 8 € .anzi nonostante la crisi i quantitativi di vino venduto sono sempre stati in crescendo nel tempo.
Il problema e un’altra cosa siamo passati dalle 6000 bott nel 2003 alle 21000 nel 2011 sempre nella stessa gdo, la gdo ti piazza il vino negli scaffali ed il rapporto prezzo qualità fa la sua parte ,naturalmente incide l’etichetta ed eventuali azioni promozionali, ma alla lunga se hai la qualità riesci a fidelizzare i clienti nonostante una etichetta per niente accattivante.
Le note dolenti che mi indispettiscono sono altre, la commissione ignorando il disciplinare ed inseguendo la moda ha condizionato i produttori ad produrre vini distanti anni luce da quello che era il vino che ha ispirato il disciplinare stesso.
Siamo arrivati al punto che i produttori devono indurre nel vino i requisiti che la commisione ha adottato come requisiti tipici , requisiti che sono in antitesi a quelli del disciplinare stesso. Siamo passati da un vino salato fortemente caratteriale varietale tipico ad un vino morbido ,piacione ruffiano con profumi esasperati di frutta esotica , e sotto sotto dalla beva pesante
Naturalmente tutto questo serve a chi a come obbiettivo la produzione di vini facili a prodursi e riprodurre per mercati dove il prodotto deve essere standardizzato, e a chi fa consulenze .
il vino non è questo il vino deve essere emozioni.
Per chi avesse dei dubbi basta aprire una una bottiglia di pigato e la degusti verificandone la corrispondenza al disciplinare in vigore, molto difficilmente ne troverà la corrispondenza.
Per assurdo è stato adottato come profumo varietale per il pigato il profumo di banana ,faccio presente che il profumo di banana secondo il manuale Hoepli ENOLOGIA di Colette Navarre a pag 232 cap 6.3.2 classifica il profumo di banana nei profumi amilici inserendolo tra i difetti odorosi fra l’odore di ridotta e il gusto di tappo.
Premesso che il mio vino si riconosce molto facilmente, che la commissione legge i parametri delle analisi chimiche prima della degustazione cosa in netto contrasto con l’art 13 della legge 2003 che permette ai commissari di prendere visione delle analisi chimiche a degustazione avvenuta ,che nella commissione in questione era presente un mio diretto concorrente in una gdo ,che a volte a pensar male si indovina. potrei passare su tutto, qualora la commissione emettesse qualche giudizio di non conformità per i vini che sanno di banana.
La cosa più umiliante per chi ha sempre cercato di salvaguardare la tipicità dei nostri vini e vedere che gli strumenti che dovebbero aiutarti ti sono usati contro. da chi si è impossessato della doc e produce un vino distante chilometri dal disciplinare.



Inserito da marco centofanti

il 29 maggio 2013 alle 10:15
#9
Senza alcuna volontà di polemica, ma solo per capire meglio, cerco di riassumere e precisare i contorni della faccenda per come li ho capiti:

Filippo scrive che la commissione ha fatto rivedibile il vino in quanto non piaceva il colore.

De Andreis scrive:
"la commissione ignorando il disciplinare ed inseguendo la moda ha condizionato i produttori ad produrre vini distanti anni luce da quello che era il vino che ha ispirato il disciplinare stesso. Siamo arrivati al punto che i produttori devono indurre nel vino i requisiti che la commisione ha adottato come requisiti tipici , requisiti che sono in antitesi a quelli del disciplinare stesso. Siamo passati da un vino salato fortemente caratteriale varietale tipico ad un vino morbido ,piacione ruffiano con profumi esasperati di frutta esotica"

Il disciplinare (che, mea culpa, non avevo mai letto e che sono andato a recuperare) recita:
"colore: giallo paglierino più o meno carico;
odore: intenso, caratteristico, leggermente aromatico;
sapore: asciutto, pieno, lievemente amarognolo mandorlato"

Alla luce di quanto sopra, rinnovo la mia domanda iniziale: il vino fatto rivedibile era di colore rispondente ai requisiti del disciplinare?

E se il problema riguarda il colore, cosa c'entra il profumo di banana? Immagino che De Andreis intenda dire qualcosa del tipo "Hanno bocciato il mio perché un po' troppo carico di colore, e poi fanno passare tutti gli altri, che sanno di banana".
Se è così, mi sembrano due problemi distinti, da affrontare separatamente, e oltretutto il disciplinare mi pare più stringente nella parte dei colore che nei profumi.

Soprattutto, mi pare di capire che De Andreis non abbia più fiducia nella commissione (il concorrente, le metodologie ecc.).
Ignoro i meccanismi di vendita nella GDO, ma tra gli appassionati credo valga di più fare un vino personale (come sicuramente è quello di De Andreis) rispetto al poter apporre un bollino su un prodotto dozzinale, e mi pare che lo stesso De Andreis la pensi allo stesso modo:
"il rapporto prezzo qualità fa la sua parte ,naturalmente incide l’etichetta ed eventuali azioni promozionali, ma alla lunga se hai la qualità riesci a fidelizzare i clienti nonostante una etichetta per niente accattivante."

A questo punto mi domando se forse non converrebbe fare come altri hanno fatto: dare un segnale forte uscendo dalla denominazione (magari trovando altri produttori che la pensano allo stesso modo), stimolando un dibattito e una revisione delle metodologie di approvazione.

Inserito da Filippo Ronco

il 29 maggio 2013 alle 10:31
#10
E' la prima soluzione che ho indicato a Fausto Marco, del resto l'aveva già fatto anni fa con il famoso Spigau Crociata proprio per le medesime ragioni ma l'obiezione è stata che la gdo il vino senza la doc non lo prende e purtroppo non si vive di sola gloria. in estrema sintesi, naturalmente.

Inserito da marco centofanti

il 29 maggio 2013 alle 10:55
#11
Lo capisco Filippo, ed è comprensibile sia la GDO (che vuole il prodotto col "bollino"), sia il produttore che si trova all'improvviso senza una fonte di reddito immagino rilevante.

Ma gli altri produttori cosa dicono?
Se la metodologia di selezione è così deficitaria, immagino che De Andreis non sia il solo a lamentarsene.

Inserito da Enzo Zappalà

il 29 maggio 2013 alle 11:33
#12
il vero problema delle commissioni è che non seguono assolutamente il disciplinare scritto, ma un disciplinare ormai diventato di "moda" anche se solo nelle loro menti imbottite di luoghi comuni. Ormai vale l'equazione pigato = banana, come è confermato dalle mille e una guide del settore che insistono su visioni del tutto modaiole. Le guide, probabilmente, nemmeno conoscono i disciplinari e nemmeno sanno cosa sia un pigato.Ma i pigato DEVONO essere bananosi se no... E le commissioni seguono la corrente sperando di mostrarsi preparati ed efficienti. Non è solo la politica che è marcia in Italia...

Chi vuole divertirsi, vada a leggere il pezzo che avevo scritto tempo fa sulla cichitina...

A questo punto, se lo spigau piace a tantissimi ed è un vero pigato perchè non mandare al diavolo pubblicamente i commissari impreparati e modaioli? E' l'unico vero aiuto per fausto: solidarietà! E nessuna paura di uscire allo scoperto. Basta assaggiare il vino e valutare le sue caratteristiche. ma dopo, bisogna "sputt...are" chi non capisce niente e occupa posizioni di ridicolo prestigio.

Io, comunque, mi sono già scottato abbastanza con gli etilometri... ma Fausto sa che avrà sempre un aiuto disineteressato e completo.

Inserito da Danilo Bruzzone

il 29 maggio 2013 alle 13:58
#13
Una Premessa: non ho pretese di essere obiettivo, anche in virtù del rapporto di stima ed amicizia che mi lega con Fausto.
Ma mi permetto comunque di fare le mie esternazioni.
L'argomento è complesso e semplice allo stesso tempo, dipende da che punto di vista lo si vuole affrontare...mi sembra evidente che sia in gioco la Credibilità e Affidabilità delle Commissioni....

Ho una lunga militanza nell'ONAV (iscritto a Genova ma frequento da molti anni anche Savona), ho una più che ventennale frequentazione di Cantine, Manifestazioni e Corsi di vario genere e livello, una trentennale esperienza di Docente di Sala-Bar nella Scuola Alberghiera, quindi "Valuto" e Giudico" per mestiere, e so quanto sia dibattuto il tema dell'OBIETTIVITA' in qualunque tipo di test, esame o altra verifica..
Nell'ambito del vino mi reputo un appassionato che non avrà mai la pretesa di "Insegnare" ad un produttore come si fa il vino, e nel mio rapporto con il vino privilegio le componenti emozionali e culturali.

Da Onavista "penso" che in Commissione seguiranno il Principio "che un vino si valuta nel momento in cui si assaggia", effettuando l'analisi organolettica dei vari campioni alla cieca, compitando quindi la scheda in base all'esperienza personale e alle comparazioni con un qualche riferimento che spero non sia solo il recente disciplinare...riporto quindi stralcio dall'ultima pubblicazione:


DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DEL VINO A D.O.C.
“RIVIERA LIGURE DI PONENTE”
Approvato con DPR 31.03.1988 G.U. 25 - 31.01.1989
Modificato con DM 16.09.2003 G.U. 223 - 25.09.2003
Modificato con D.M. 25.10.2011 G.U. 260 - 08.11.2011
Modificato con DM 30.11.2011 Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Sezione Qualità e Sicurezza Vini DOP e IGP

“Riviera Ligure di Ponente” - Pigato:
colore: giallo paglierino più o meno intenso;
odore: intenso, caratteristico, leggermente aromatico;
sapore: asciutto, pieno, lievemente amarognolo, mandorlato;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.

“Riviera Ligure di Ponente” - Pigato superiore:
colore: giallo paglierino più o meno intenso;
odore: intenso, caratteristico, leggermente aromatico;
sapore: asciutto, pieno, mandorlato, persistente;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 13,00% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 19,0 g/l.


preferirei pensare che abbiano in mente uno dei leggendari articoli di Virgilio Pronzati "L'Aureo Pigato", dove il Pigato è descritto come segue:

L'aureo Pigato

Caratteristiche organolettiche
Colore: giallo paglierino più o meno intenso. Limpido.
Odore: ampio, intenso, più o meno persistente, fine, fruttato, con sentori di pesca ed albicocca matura, miele, salvia sclarea e, lievi, di fiori e muschio.
Sapore: secco ma morbido, delicatamente caldo, sufficientemente fresco, sapido, pieno, continuo, con tipico e gradevole fondo amarognolo.

Spero inoltre che il principio non sia solo quello di "promuovere" prodotti che "riproducono" un vino Standarizzato, in modo da non uscire fuori dalle scarne note del disciplinare...

Peccato che molti produttori, stiano intensificano negli ultimi anni la produzione di Pigati, che ricercano una crescente permanenza sulle bucce, in modo da ottenere almeno una etichetta, nella loro gamma, che si diversifichi dal prodotto/Pigato "Standard"..che ottempera a un Disciplinare non da tutti condiviso e magari ossequia i "gusti" di una Commissione che valuta la "riproduzione di uno Standard" e non la produzione (compreso il processo di vinificazione), di un qualcosa di unico e non
ripetibile da una vendemmia all'altra...

Sull'opinione diffusa sulle Commissioni, basta poi pensare ai molti amici produttori di altre regioni (Piemonte, Toscana, Veneto..), se si parla appunto di Commissioni, quando non esprimono palesemente le loro perplessità, "scrollano" garbatamente ma
eloquentemente la testa..

Mi assumo ovviamente la responsabilità di quanto scrivo, e non nascondo che conosco e frequento persone che fanno parte di Commissioni, ed evidentemente non sono sempre "allineato" con loro.

Per chi avesse dei dubbi sulle mie opinioni, aggiungo che sono anche pienamente d'accordo con quanto dice l'amico Enzo Zappalà...

..ed inoltre sono uno scudiero di Fausto, nel sostenerlo alla mescita durante gli "assalti - arrembaggi" al suo banco di degustazione nelle varie manifestazioni..

arrivederci a Tigullio Terroir










Inserito da fausto de andreis

il 29 maggio 2013 alle 18:29
#14
Ad integrare il mio precedente post , e per rispondere ai quesiti che vi siete posti
il colore del vino come potrete constatare a terroir vino è ampiamente nei canoni del disciplinare , molte persone che lo hanno assaggiato dalla vasca a vinidamare hanno fatto i complinenti per il colore oltre che al gusto.
Per'altro non sono piu di primo pelo e me ne guardo bene di presentare vini diffettati ho facilmente attaccabili. conoscendo il metro della commissione.
Gli altri produttori si lamentano quando vengono toccati ma sono casi totalmente differenti dal mio .
Nessuno dei miei colleghi ha mai sollevato la questione se la commissione giudica secono disciplinare o secondo uno standa che man mano si è evoluto, inseguendo la moda
e la disponibilita di nuovi correttivi , arrivando ad avere stereotipato oggi un vino in antitesi al pigato che a suo tempo ha dato lo spunto per la doc.

Inserito da Luca Risso

il 30 maggio 2013 alle 20:45
#15
@Fausto
Per precisione io non ho detto che hai avuto problemi nella GDO, ma che forse (e lo confermi dicendo di essere passato da 7 a 15 gg di macerazione) il vino era effettivamente diverso dal solito, e quindi avrebbe potuto potenzialmente averne.

Noi tutti amiamo i tuoi vini, come sai bene, ma consentimi di domandarti perché ti vai a cercare questi incidenti in un settore (la GDO) dove mediamente di vino si capisce pure poco.

Luk

Inserito da fausto de andreis

il 31 maggio 2013 alle 02:04
#16
@Luk
A 65 anni ho rilevato l'azienda perche i miei soci la volevano chiudere , ti posso garantire che non l'ho fatto a fine di lucro , ma perche avevo incominciato un lavoro e lo volevo finire,
quando presenti un vino alla commissione, doc lo presenti fine a se stesso affiche la commissione certifichi che il vino rispecchia il disciplinare.
il disciplinare dice che requisiti fisico chimici ed organolettici deve avere il vino per poter essere riconosciuto come vino doc
il mio vino li rispecchia in toto ed è sul mercato il vino il piu vicino a quello chea suo tempo aveva ispirato la doc , i fermenti sono autoctoni e non vi sono sensazioni indotte , ne fisicamente ne chimicamente.
ho cercato fissare nei miei vini il terroir e credo di esserci riuscito.
purtroppo la commissione in primo tempo con l'intento di indirizzare e migliorare la produzione dei vini savonesi ha sposato la via più facile , cosa che in primo tempo poteva andare bene . perche la qualità dei vini anche se standartizzata, mediamente è migliorata , poi con l'avvento dei lieviti selezionati si e passato a produrre vini che di varietale hanno poco ho nulla sono simili a tanti altri magari anche più buoni ma dal prezzo molto più basso .questo è successo perche il metro di giudizio della commissione man mano nel tempo si e spostato ed ora è agli antipodi di quello che dovrebbe essere , in poche parole la commissione a adottato il profumo di banana come il profumo varietale del pigato profumo indotto da lieviti selezionati , e che secondo il manuale hoepli di enologia dovrebbe essere motivo di bocciatura perche considerato difetto odoroso essendo un profumo amilico
non avrei nessun problema a produrre i vini che piacciono alla commissione ma questo sarebbe in netto contrasto con il mio pensiero ,
non vedo perche devo rinunciare a produrre il mio vino che penso sia l’ espressione del territorio del vitigno e del disciplinare stesso, perche i commissari non sono in grado di giudicare oggettivamente secondo il disciplinare, ma soggettivamente.
La commissione incomincerà ad essere credibile ai miei occhi il giorno che incomincerà a bocciare i vini che sanno di banana.
Se poi rimangono dei dubbi , basta degustare un vino bananalizzato e contestualmente leggersi il disciplinare cercando le corrispondenze .

La gdo di qualità tipo esselunga non bisogna sottovalutarla sia per le etichette che per la tipologia dei consumatori, che sono più attenti di quanto non sembra soprattutto se le bottiglie costano 8 euro. Ed è mio avviso un efficacissimo mezzo di diffusione.

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Filippo Ronco

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Laureato alla Facoltà di Giurisprudenza di Genova nel 2003, ho fatto pratica legale in uno studio per circa 2 anni ma non ho mai provato a dare...

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