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Il vino all'acido

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Ricordate il famigerato vino al metanolo della seconda metà degli anni '80, origine e causa di 19 morti avvelenati (e di altre 15 persone colpite da cecità)?

Ebbene, nel Terzo Millennio gira "roba" più forte.

Il vino all'acido cloridrico, per esempio. Con aggiunte di solforico.

La notizia è di queste ore: da nostre informazioni, gli uomini del Corpo Forestale dello Stato ( e dell'ICQ) di Verona hanno arrestato Bruno Castagna di Veronella (VR) e sequestrato un ingente quantitativo di una mistura - spacciata per "vino" - composta in parte da mosto (50 per cento), e per il restante da acqua, zucchero e dagli acidi suddetti.

E' opinione degli investigatori - ma le indagini sono ancora in corso e quindi il condizionale è d'obbligo - che il tutto venisse poi venduto sfuso come "vino da tavola" "bianco" e "rosso" a imbottigliatori che lo destinavano a supermercati italiani.

Maggiori dettagli nelle prossime ore.

Commenti

fategli bere il loro stesso prodotto

Sentito oggi al tg. Allarmante.

Acido solforico?
Hai presente quando gli anglosassoni dicono "crispy acidity and minerality"?
:-)
Luk

appunto, quella dell'acido solforico non è mica una novità. e neanche sul nostro continente.

armin

Nè l'uso dell'acido cloridrico nè quello del solforico sono una novità, nel processo di winemaking (già immagino le facce dei consumatori quando questi ingredienti finiranno in etichetta...). Ma i quantitativi sequestrati (decine di chilogrammi) sì. Usare a badilate questi acidi per accelerare il processo di inversione dello zucchero non penso sia una pratica particolarmente consigliata (e legale)...

Ah, dimenticavo! il sedicente produttore in oggetto si dilettava di vino al metanolo, negli anni che furono...evidentemente, quando si nasce sofisticatori poi non si riesce a fare altro.

Che tristezza e che pochi scrupoli nei confronti dei consumatori. Una società il cui emblema è il danaro! Ha ragione il Prof. Umberto Galimberti.

"Aqua et igni interdicere", vietare l'uso dell'acqua e del fuoco, indispensabili alla vita quotidiana, equivaleva per i Romani a condannare all'esilio. Non chiediamo tanto, ma che a certi signori (penso anche ad una famigerata dinastia di sofisticatori in Gambellara da mezzo secolo agli onori, si fa per dire, delle cronache) sia interdetto in perpetuo l'occuparsi di vino mi pare la minima e doverosa cautela a salvaguardia della pubblica salute.

In effetti a "quei" sofisticatori è stato proibito di continuare a trafficare nel vino...ma siccome di qualcosa devono pur vivere, ecco che ricorrono a parenti, amici &affini...e il giochetto continua. Sono i produttori che devono ribellarsi a questo andazzo, le forze dell'ordine fanno quello che possono, con i mezzi che possono. Sempre troppo poco.

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