C'era da aspettarselo...
...che dopo la crisi del vino saremmo giunti a quella delle testate enogastronomiche. Eh già, siamo in troppi ed è tempo di scegliere, selezionare e archiviare nel dimenticatoio. Saremo noi ad essere cancellati dai vostri "preferiti" ?
Illuminante la news comparsa sul webmagazine "WineNews" di mercoledì 12 ottobre. L'allarme è stato lanciato dall'onorevole Claudio Franci (Ds), eletto nella circoscrizione di Siena, che chiede misure urgenti e invoca un monitoraggio sulla situazione dell'editoria specializzata. Probabilmente non c'era bisogno di un onorevole per rendersi conto dell'inevitabile down che la stampa enogastronomica - almeno una certa stampa - avrebbe prima o poi attraversato.
In effetti, è interessante e curioso il parallelo con la crisi del vino. Anche nel settore editoria infatti, così come nella produzione vitivinicola, chi ha basato la propria fortuna sull'onda del momento, chi si è buttato a capofitto, improvvisando, nel business editoriale del vino senza le adeguate competenze e spesso senza alcuna reale passione, mosso piuttosto da logiche di profitto cavalcando l'ormai spento filone modaiolo, sta cominciando a raccoglierne, com'era prevedibile, le drammatiche conseguenze.
Purtroppo l'incredibile macchinario mediatico che ha fatto del mondo enogastronomico un allegro cabaret di lustrini e paillettes comincia inevitabilmente ad annoiare il suo target di riferimento che, ormai mediamente più colto di cinque / dieci anni fa, raggiunge molto più facilmente il livello di saturazione con tutto ciò che non riesce ad offrirgli un livello qualitativo di contenuto / informazione più che elevato. Sta a vedere che il lettore si mette a scegliere ! Ma come osi lettore ! :-)
Le guide, loro malgrado, sono forse le principali testimoni di questa crescente disaffezione per l'informazione enogastronomica, disaffezione che da alcuni è seriamente avvertita. Uno scoramento che parte proprio da quei produttori che per anni, hanno atteso con ansia la consegna dell'agognato riconoscimento in qualsiasi sua forma. Adesso, con il proliferare dell'offerta mediatica - nel bene e nel male - e con la tendenza alla fruibilità completa e gratuita del sapere, tra filari e cantine sembra invece udirsi un bisbigliato "I don't care".
Ma le cose vanno così male da dover chiedere l'intervento del governo ?
Non so, io vedo almeno 21 (ventuno dico !) sponsor sulla sola homepage di "WineNews", vedo che il noto crostaceo sforna master da migliaia di euro a tutto spiano, rifà il look al suo stuolo di blog e contiene a fatica il brulicare giornaliero di migliaia di post che affollano il suo forum. Vedo questo e molto altro. Qualche perplessità mi par lecita. Tra l'altro, ci sono testate web - tra cui la nostra - il cui tasso di crescita annuale in termini di traffico è ormai a due cifre. Strano, più che a una crisi del settore vien da pensare ad una crisi del mezzo. Lo trovate plausibile ?
Forse la pubblicità non è ancora equamente suddivisa certo ma questo è un problema di ottusità mentale delle aziende sponsor che ancora investono in modo "antico", un po' a casaccio, solo dove stanno i nomi che contano dimenticando che in questo modo raggiungono sempre e solo il medesimo target di lettori quando ce ne sono molti altri che probabilmente non ritengono utili o - peggio - all'altezza.
A noi piace essere propositivi più che distruttivi. Così, per invogliare le aziende all'acquisto di pubblicità e ritenendo che non vi sia - almeno nel settore online - un adeguato livello di alfabetizzazione, anzichè vendergliela cerchiamo prima di spiegare loro cosa sia, attraverso la proposta di un corso online completamente gratuito che "infarina" via email i destinatari sulle possibilità d'investimento attraverso web ed email, riprendendo un poco la storia dell'advertising online e facendo il punto della situazione, dando suggerimenti pratici per promuoversi al meglio sfruttando le potenzialità di comunicazione della rete.
Forse sono all'antica ma credo che chi si fa il mazzo alla lunga la spunta sempre. Alla fine i migliori durano alla distanza e raccolgono i frutti che gli hanno sempre soffiato i furbi. Ottimismo quindi, e tanto lavoro.
Commenti
Filippo,
concordo in pieno con quanto detto da Te.
Purtroppo non ho il tempo materiale per illustrarti il mio punto di vista sulla stampa eno.gastro e, come ben sai, da circa due anni mi sono avvicinato al web di settore, scoprendo via via una possibilità di accedere ad una informazione ma, sopratutto, ad un confronto interattivo che apprezzo assai. Vedo in prospettiva, quindi, la possibilità di una integrazione ottimale tra quanto di buono potrà continuare a dare il cartaceo, quello ovviamente più serio e credibile e il mondo web, riservando a questo, oltre alla funzione informativa anche quella possibilità di confronto e verifica che non è possibile fare con i mezzi più tradizionali.
Tuttavia, in merito alla tua giusta osservazione sulla ripartizione degli investimenti pubblicitari mi viene il sospetto che, pur se è vero che molti potenziali investitori sono ancora legati a consuetudini precedenti, è pur vero che molti account via web non si distinguono per spiccata professionalità, un po' come accadde nella carta stampata quando, attorno alla metà degli anni '80, il mercato si espanse in modo esponenziale e, nel settore, si buttarono spesso cani e porci.
Mi interesserebbe molto avere, da parte tua, una maggiore focalizzazione di questo settore della pubblicità via web.
Ciao e grazie. Sararlo.
Postato da : sararlo | 15.10.05 07:16
Caro Giancarlo,
sollevi un problema di grande attualità e interesse. Io sono dell'idea che le responsabilità maggiori, l'inerzia, la paura, siano più da imputare ad un'arretratezza tra le fila dirigenziali dei vari uffici marketing aziendali piuttosto che tra chi la pubblicità la vende. Pensa che i primi sono ben disposti ad investire cifre anche considerevoli senza assolutamente avere cognizione di cosa gli renderà e del perché lo stanno facendo. Sono ancora pochissime le aziende che si affidano a soggetti professionali, magari in "outsourcing" se non hanno le copetenze necessarie in casa loro, i più preferiscono il fai da te e, su tutto, la pubblicità in base alla conoscenza ed al legame personale piuttosto che impostata su criteri di mero profitto. Se a loro piace così, che ci vuoi fare.
Poi, hai senz'altro ragione, esiste anche l'altra faccia della medaglia. Stupisce, tuttavia, che spesso gli "account" meno preparati siano proprio quelli di testate da cui ti aspetteresti il massimo della professionalità. Forse perché sono abituati a campare senza troppa fatica, sull'onda del successo mediatico che ruota loro intorno.
E' incredibile riscontrare invece il livello di preparazione che sta nella piccola - media azienda che, per emergere, non può far altro che puntare sulla qualità e sulla professionalità della propria offerta. Mi è capitato di lavorare gomito a gomito con ragazzi che frequentano ancora l'università che avrebbero molto ma molto da insegnare a tanti manager d'azienda col soldo pronto da buttare. Avremo modo, comunque, di parlare più approfonditamente di pubblicità online, anche perché è uno dei temi affrontati in questo blog. Ciao. Filippo.
Postato da : Filippo Ronco | 15.10.05 17:42