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L'inevitabile confusione

Qualche giorno fa, prendendo a pretesto lo "sfruttamento" della costellazione di eventi "naturali" paralleli a Vinitaly che pur mettendosi in antitesi con la kermesse veronese ne sfruttano, di fatto, l'ampia visibilità ed il richiamo di visitatori ed operatori da tutta Italia e dall'estero, segnalavo come, probabilmente, il moltiplicarsi delle voci del "partito biodinamico" non fosse un granché utile alla solidità del movimento, sottolineando anzi come la frammentarietà dei diversi accorpamenti non potesse che riflettersi in un'inevitabile confusione per il consumatore.

Dal tenore del commento di un'azienda biodinamica toscana - presente anche al nostro meeting del 19 giugno - pare addirittura che questa confusione regni anche tra i produttori stessi che, di fronte al moltiplicarsi dei micromovimenti, a scapito del macromovimento naturale e biodinamico, sembrano doversi destreggiare a fatica tra l'uno e l'altro. Ribadisco, non sarebbe forse meglio l'unione d'intenti sotto poche ma condivise regole comuni ?


AIUTO!
Era inevitabile cadere in questa discussione: ma che dobbiamo fare?
Dunque, noi facciamo vini da agricoltura biodinamica dal 1997 e allora il massimo che potevamo ottenere era: beh...non male per essere biologico! Infatti il vino biologico è stato saltato a piè pari, forse troppo identificato con le mele rachitiche dei mercatini d'un tempo e quindi guardato con molta diffidenza.

POI è arrivato il vino biodinamico di Nicolas Joly, che ha spiegato al popolo assetato di novità come si fa a fare il vino naturale, ha pubblicato un grazioso librino e ha fatto il botto: tutti a parlare di vino biodinamico, la scintilla è scoccata. Ma quante persone sanno veramente cosa vuol dire coltivare con metodo biodinamico? Qual è il significato di una scelta di questo tipo? Ma lasciando da parte la filosofia, direi che siamo caduti tutti nel trappolone.

Nel trappolone di quelli che "io lo fo meglio di te" "io ci metto 2 gr di SO" di meno" "io invece vado in vgna col cavallo" e via sparando...certo, anche noi siamo orgogliosi di avere 18 di SO2 sul vino finito, ma in che casino ci stiamo infilando? Ad aprile saremo anche noi a Verona, non più a Vinitaly (che ci stiamo a fare?) ma saremo presenti a Critical Wine e a Villa Mattarana, il bello è che a Villa Favorita ci sarà Maule coi suoi Vini Veri, poi c'è Vin nature, poi c'è Velier, poi c'è Renaissance, poi c'è Vins de Vignerons, poi c'è Triple A.... io mi rifiuto di capire quali siano gli scismi e le alleanze all'interno di queste costellazioni, penso che vada tutto a scapito della buona pratica agricola a cui ci siamo dedicati, della sanità mentale del consumatore (e anche nostra) e della nostra credibilità (neretto aggiunto ndr) che in questo bailamme finisce per assomigliare più ad un'operazione di marketing che a un vero desiderio di comunicare le nostre esperienze e cercare il giusto riconoscimento per un lavoro portato avanti seriamente. Questa impalcatura inevitabilmente ci ricadrà addosso e ci faremo tutti molto male; ma che dobbiamo fare? Boh... intanto andiamo avanti così, preparando bende e cerotti!


Da segnalare, per correttezza d'informazione, che nell'articolo precedente si faceva riferimento a Fattoria Cerreto Libri come azienda senza bandiera (in positivo) nel senso che, da quanto da me direttamente appreso attraverso contatti diretti con i signori Baldini Libri, si poteva desumere che l'azienda camminasse da sola sotto il cielo, senza la necessità di schierarsi per questo o per quello schieramento. Di fatto, apprendo con questo commento odierno dell'amico Andrea Zanfei (compagno di Valentina Baldini Libri), che l'azienda aderirà invece ad una o più manifestazioni tra quelle del macromovimento biodinamico. Scelta per nulla deprecabile, ci mancherebbe, che tuttavia annulla le mie precedenti considerazioni.

Commenti

Eh già, anche noi aderiremo infatti, nel tentativo di ritrovarci tra quei compagni che vorrebbero stare insieme per scambiare realmente le proprie esperienze e guadagnarsi un posto al sole, dopo essere stati per anni oscurati dai baroni della barrique ad ogni costo e del supertuscany. Abbiamo tutti voglia di sentirci riconosciuti perchè ci abbiamo creduto, e per questo è veramente doloroso assistere a certi immusonimenti che separano, anzi, dovremmo avere imparata la lezione del "divide et impera". Se non lavoriamo insieme, si rischia di restituire unicamente un'immagine narcisistica, inutile e controproducente. E non è un discorso di bandiera, ma di pensiero libero. Grazie alla redazione per questo spazio di confronto che ci aiuta a snebbiarci le idee, noi per primi. Un saluto a tutti.

Una proposta agli amici "bio" di ogni colore: finitela con le riserve!! Da convinta sostenitrice del settore vi dico che tutti questi distinguo fanno più male che bene. Già il consumatore-tipo fatica a capire la differenza tra Doc e Igt, figuriamoci tra vino "vero", "biologico", "biodinamico"...insomma, fatelo come vi pare, 'sto vino! basta che lo facciate bene. Poi, ma solo poi, spiegate pure come l'avete fatto...
Lizzy

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