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Siamo pochi, autoreferenziali ed elitari

Inutile illudersi.
Continuiamo pure a cercare soluzioni all'invasione dei barbari nel mondo del vino ma a ben guardare non c'è poi molto da fare. Noi, quelli che perdono 5 minuti ad annusare un calice, quelli che vogliono sapere da dove viene questo vino e quanta solforosa, quelli che s'invaghiscono di un produttore, di una storia, di un territorio, quelli che credono che i trucioli son peggio della peste, quelli che la mente l'avrebbero anche aperta, quelli che non vanno avanti a preconcetti, quelli che hanno tempo e voglia da perdere intorno al mondo del vino che vale e quelli che coltivano - sempre più sommessamente - il desiderio di farlo conoscere, rappresentano purtroppo uno sparuto gruppo di eletti (o di sfigati ?) capaci di creare imbarazzi non appena si trovino fuori del loro ambiente, quelli che, al contempo, sono tenuti in gran considerazione, che vengono continuamente interpellati come se fossero dei guru ma poi stanno sui coglioni a mezzo mondo perché guardano - certo, forse troppo - a questo e a quello anziché adeguarsi alla massa.
La massa...proprio quella dovremmo cominciare a guardare più da vicino noi, parlando meno autoreferenzialmente, sapendo già chi ci legge, chi è d'accordo e chi no, cercando di immedesimarci e di capire che il mondo del vino, quello vero, dei grandi numeri, è là fuori e sta tra il vino in bric e il barricone a tutti i costi. Cominciando ad osservarlo con un poco più di attenzione forse riusciremo a fare un'informazione enogastronomica meno elitaria e più popolare. Ma lo so, è come violentarsi.

Commenti

posso partecipare alla festa?

Vi dò il mio appoggio morale, non è molto ma come dite voi, meglio che niente.
Ciao Luciano

Però Filippo, la soluzione del problema sta nel non considerarlo un problema. Perché mai vuoi combattere i barbari. I barbari non si possono combattere, i barbari sono inevitabili e persino necessari all'evoluzione e trasformazione del mondo. E' questa pretesa di immobilità, peraltro smentita dai fatti, si assaggino vini di 15 anni di distanza e si vedrà che la differenza non sta solo nell'età, di adetti/appassionati del mondo del vino, che secondo me è innaturale. Il vino evolve perché evolvono i gusti, cambiano le persone. Forse questa pretesa è quella che rende il vino un po speciale, la pretesa di essere un qualcosa di ancorato alla terra e alle tradizioni, e che ci dia l'illusione che qualcosa rimane fedele a se stesso. Ma è, per l'appunto, un illusione. E' un prodotto agricolo, questo sì che fa la differenza rispetto alle bibite industriali, però è anche un prodotto popolare, se non si considerano quelle centinaia di etichette che rappresentano una frazione minima del prodotto vino. E immaginarsi che il Tavernello, in fondo, non sia vino, è alla fin fine un errore grossolano. Perché anche quello è vino, ed ha una sua dignità, in quanto rappresenta lo sbocco commerciale del lavoro di migliaia di persone e della produzione di molte migliaia di ettari di vigna.
Ben vengano i "nerds" del vino, quando sono portati da passione genuina, e non si vogliono mettere in cattedra ad ogni costo (spesso persino facendo lezioni "tecniche" ai produttori). Ma sopratutto ricordiamoci che il vino è un prodotto, non è una missione di vita (se non per chi ci deve, volente o no, campare), e che un po più di spensieratezza nel viverlo non guasterebbe.

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