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Kill your idols, di Davide Cocco

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Schiscio è bello

Kill your idols

di Davide Cocco

Tempo fa scrissi su twitter: “No guru. No miti. No eroi. Kill your idols”. Era il 22 giugno e la mia voleva essere una provocazione, un modo per fare riflettere. Ma conteneva e continua a contenere un fondo di verità.
Tempo addietro, quando Arianna lanciò, sempre su twitter, la domanda su chi fossero i guru dell’enogastronomia sul web in Italia non ebbi dubbi nel risponderle: “nessuno”. Perché solo l’idea che ci siano delle persone che dettino la via alle altre su internet mi pare un ossimoro. Il web è, per l’appunto, una rete, fatta di maglie, di nodi, tutti sullo stesso piano. Una sorta di socialismo 2.0, come era ben riportato da un articolo del numero di maggio di Wired, in cui tutti, finalmente possono stare sullo stesso piano.
Troppi ormai tentano di diffondere il verbo on-line. Troppi si arrampicano su cattedre che non gli spettano, senza accorgersi che esagerano (e qui la citazione ci sta tutta). Internet è il regno dell’user generated content (contenuto generato dall’utente), ma ormai cominciano a valere le regole degli altri media, con assunzioni di potere, colpi di stato, effetti speciali e colpi a sorpresa.
A soffrirne è, sopratutto, il contenuto. Che troppe volte viene svuotato del suo senso per imporre una supremazia che non esiste, e che non può esistere. E il messaggio si trasforma in propaganda, e il contenuto diventa mezzo. La notizia viene utilizzata per promuovere il personal branding di colui che la riporta.
In questo modo il giornalista, il blogger, il comunicatore in genere viene meno a quello che dovrebbe essere il suo ruolo principe: riportare la notizia.

Letto 13648 voltePermalink[10] commenti

10 Commenti

Inserito da Filippo Ronco

il 21 luglio 2010 alle 16:47
#1
Nel dare il benvenuto a Davide come nuovo autore di TigullioVino, vorrei fare di questo suo post un manifesto, un mantra, un bagno d'umiltà nel quale immergersi regolarmente, diciamo almeno una volta al mese, per stare sempre con i piedi ben saldi per terra. Sono fermamente convinto di tutto quanto hai scritto. Sarebbe illogico pensare che non ci fossero flussi catalizzatori, nodi, più o meno ampi e in grado di veicolare informazioni e contatti in modo più o meno grande ma il punto è che l'unica vera moneta online è la tua faccia, quello che sei e che fai e come lo fai.


Fil.

Inserito da Luca Risso

il 22 luglio 2010 alle 07:07
#2
Tutto bello, tutto vero,tutto giusto, fino a che non subentra il fattore "grano".
Come è logico, come è storico, e anche giusto in fin dei conti, è il fattore "grano" che spariglia il socialismo, anche 2.0
Più internet srà importante/strategico, e più grano circolerà. Quindi non mi farei troppe illusioni.
Luk

Inserito da Filippo Ronco

il 22 luglio 2010 alle 09:41
#3
A me comunque più che i centri di potere che sono solitamente temporanei ed effimeri, spaventano di più i grandi catalizzatori come facebook per esempio, che se da un lato ha avuto il grande merito di portare sulla rete l'utente meno smaliziato, dall'altro sta diventando un fagocitatore di persone e tempo in modo quasi preoccupante. Temo che alcuni giovani c.d. nativi digitali (ma avrebbero bisogno di un corso di ripasso sulle puntate precedenti), immaginino addirittura che internet, più o meno, sia faceboo, twitter e foursquare, senza considerare più di tanto tutto il resto (che è ancora il grosso della rete). Ecco, questo si, mi spaventa.


Fil.

Inserito da Luca Risso

il 22 luglio 2010 alle 10:19
#4
@Fil
guarda che è una tendenza generale, mi pare figlia dei telefonini. FB è quello che è perché è in prtaica una rappresentazione dell'intera rete. Tutto è gestibile da lì. Se ci fai caso negli smartphone il browser è un concetto poco usato. Ci sono i widget e le app, che ti fanno fare le stesse cose ma in un ambiente "gestito".
La mia webmail yahoo è diventata in pratica un social network con link a tutto il possibile, e così pure quella di Libero.
Si tende in pratica a guidare il traffico e a mantenere i flussi bene imbrigliati negli ambiti economici di riferimento.
Il grano amici miei, il grano....
Luk

Inserito da Filippo Ronco

il 22 luglio 2010 alle 10:37
#5
E' appunto questa tendenza di imbrigliare il traffico che mi spaventa. Intendiamoci, tutti in rete cerchiamo di imbrigliare traffico, almeno, tutti quelli che si occupano di editoria o altro basato *anche* su traffico. Un conto però è essere totalizzanti, un conto è proporre contenuti di qualità che rischiano di essere fagocitati da un tutto unico e omnicomprensivo perdendo la loro specificità e l'appartenenza ad un'idea editoriale. Mi sono sempre chiesto se il ritorno in termini di traffico che si ottiene buttando un feed su FB è più produttivo rispetto al danno che si ottiene in termini di dispersione del brand e dell'ambiente editoriale. Ma non faccio altro che dire che la discussione è diffusa, che non conta dove scrivi ma cosa scrivi, quindi devo anche cercare di essere coerente con quello che dico. Certo, è sempre più difficile creare un'attività interessante ed autosostenibile in rete alternativa - con le debite proporzioni - a questi grandi centri catalizzatori di traffico. FB se ci pensi, non ha alcuna identità ne ha milioni, tutte diverse ma nessuna gli appartiene, è un contenitore, un "mezzo" appunto che ha fatto del mezzo il business. Ma sto andando ampiamente OT.

Nel post Davide parla piuttosto di persone e delle possibili derive che talune di queste prendono una volta che sono investiti di un certo potere o di una certa notorietà per rivendicare il grande pregio della rete, di tutto saper appiattire o democraticizzare, di dare una chance uguale a tutti coloro che la vogliano cogliere, di essere potenzialmente auto-distillante.

Ciao, Fil.

Inserito da Stefano Caffarri

il 23 luglio 2010 alle 09:06
#6
provo a dividere due ambiti: daun lato un'ossrvazione di tipo accademico, dall'altra una di tipo pratico.
dal punto di vista accademico è tutto un fiorire di analisi sull'influenza delle voci: sulla pilotabilità delle opinioni e dei comportamenti dell'utenza. Della plagiabilità, in ultima analisi della capacità di continuare l'epopea del war-marketing con latri mezzi, magari ancor più subdoli e semisepolti sotto varie mani di frufrù.
dal punto di vista pratico fino a quando tutto il nostro rimestare muoverà pochi centesimi al giorno, restiamo nell'affollata categoria dei masturbatori di grilli. per ora il vero problema delle iniziative d'affari su internet è come fare zero nel conto economico, figuriamoci numeri neri.

Inserito da Filippo Ronco

il 23 luglio 2010 alle 10:13
#7
E' un po' un cane che si morde la coda però Stefano. Te lo dico per esperienza diretta: se vuoi restare estraneo alle repliche dell'epopea war-marketing rimestate e declinate in versione digitale, se cerchi di fare tutte cose dal basso e per bene, trasparenti, veramente sociali, dimentica il soldo. Se dimentichi il soldo, resti fuori dai giochi di potere. Può essere una scelta ed è effettivamente quella che io da tanti anni provo a percorrere, con mille difficoltà perché a fine mese comunque anche io devo pagare le bollette.

Idealmente, penso che sia possibile passare dalla categoria "masturbatore di grilli" a qualcosa di meglio senza per questo rinnegare sé stessi e i propri credo. Forse è ingenuo ma sono sempre stato convinto che si debba provare a produrre reale valore per evitare di "vendere" ed essere invece "cercati".

Sono molto complesse le dinamiche che si generano quando mondi che lavorano alla vecchia maniera si calano e si confondono tra operatori di nuova generazione con idee e modelli completamente diversi. Ne avevo scritto anche qui di giochi di poteri, in travasi di establishment: http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=5141

E' molto interessante questo tema, mi piacerebbe che davide con la sua solita distaccata razionalità, ci desse una mano a razionalizzare i pensieri che stanno venendo fuori per poter eventualmente proseguire il discorso, anche in modo più allargato se possibile.


Fil.

Inserito da Tomaso Armento

il 23 luglio 2010 alle 12:46
#8
Masturbatore di grilli, bella! Proprio un peccato non aver fatto due chiacchiere a Genova, spero davvero ci sia un altra occasione.
Ritornando a tema, credo che si debba capire chi guadagna parlando e chi guadagna vendendo. Per essere cercati bisogna semplicemente essere veri e non cercare di guadagnare da quello che stai facendo, stai pur certo che se sei interessante prima o poi ti fai il tuo spazio. L'importante è non doverci campare, altrimenti la logica cambia.

Inserito da Silvano Bottaro

il 23 luglio 2010 alle 13:25
#9
“No guru. No miti. No eroi. Kill your idols” questa poi è bellissima. :)

Inserito da Davide Cocco

il 23 luglio 2010 alle 14:59
#10
Applico la mia "solita distaccata razionalità" per riportare che:
1. siamo ampiamente OT :)
2. non penso ci sia nessuno, nessuno i portali più frequentati, che campa solo con internet
3. non c'è ancora un modello che misuri il ROI degli investimenti on-line
4. i "guru" di internet si guadagnano da vivere con un lavoro off-line
5. moriremo tutti

Ciao.davide

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