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Valpolicella Ripasso, vino "schizofrenico"?

marogne azzurre, blog.jpg

Mi è sempre difficile parlare della Valpolicella del vino.
Non solo perché ci vivo, e perché qui vivono e lavorano molti miei amici, produttori ed enologi, ma anche perché – proprio a causa di ciò – temo di conoscere la zona e i suoi prodotti meglio di altri. Pregi, difetti, entusiasmi e paranoie compresi.

Su www.winesurf.it dell’ottimo Carlo Macchi – già curatore della Guida ai Vinibuoni d’Italia – si parla del Valpolicella Superiore Ripasso, una tipologia che – giuridicamente parlando – fino a poco tempo fa non esisteva nemmeno, ed ora è in attesa di venir riconosciuta a tutti gli effetti. Attualmente, la Camera di Commercio di Verona detiene i marchi “Ripasso” e “vini di Ripasso” ceduti dalla Masi Agricola di Gargagnago di Valpolicella a conclusione di una decennale vertenza che ha visto l’azienda presieduta da Sandro Boscaini contrapposta al Consorzio Tutela Vini Valpolicella e all’azienda Allegrini (per i particolari sull’annosa vicenda, v.qui).

Lo stesso Consorzio ha poi avanzato al Ministero competente la richiesta d’inserire il Ripasso - che al momento conta una sessantina di etichette - nel disciplinare di produzione del Valpolicella, e siamo in attesa di vedere se la richiesta verrà o meno accolta. Ciò premesso, ci sono alcune cose su cui, in materia di Valpolicella più o meno ripassato, vorrei riflettere, prendendo spunto dal pezzo (non firmato, ahimè) di winesurf.

Cito: “Chi vuole bere Valpolicella ha tre possibilità: Un vino fresco da bere giovane (Valpolicella) uno più strutturato da poter maturare per diversi anni (Superiore) ed un prodotto “diverso”, ottenuto “ripassando” il Superiore (di solito) sulle vinacce dell’Amarone o del Recioto”. In realtà, il primo è un vino a forte rischio d’estinzione. Ci sono aziende – piccoline, per carità – che hanno già scelto di non produrlo più, altre (un po’ più dimensionate) che stanno pensando di fare altrettanto, o di ridurne i quantitativi.
Perché, di fatto, tantissima uva viene destinata alla produzione del Superiore e dell’Amarone, sulle cui vinacce il Valpolicella verrà poi “ripassato”. Il motivo di questo fatto è facilmente intuibile. Intanto però al Valpolicella "fresco" restano le briciole.
Meno grave la situazione del Valpolicella Superiore “semplice”: se ne produce molto, però…

Infine, il Ripasso. Qui andiamo alla grande: le tendenza di vendita (soprattutto all’estero, dove finiscono gran parte dei vini della Valpolicella) e di consumo sono in crescita. Il baby Amarone, o il Super Valpolicella, come lo chiamano fuori dai patri confini, piace un sacco: ai danesi, agli inglesi, ai canadesi, ai giapponesi, ai norvegesi…
Costa meno dell’Amarone e “fa lo stesso effetto”. Il che vuol dire che è colorato, potente, alcolico come l’Amarone. E’ anche profumato, elegante, bevibile, tipico? Bah, insomma. Dipende. Dalle annate e dai produttori.

Personalmente, sono rimasta delusa dagli assaggi fatti per la guida Vinibuoni d’Italia, e con me il mio panel test. E’ vero che le annate che avevamo in degustazione erano precedenti a quelle da 4-5 stelle pubblicate su winesurf, ma, riguardando la scheda-lavoro, mi accorgo di aver dato tanti 2…e persino qualche 0 tondo tondo (molto pochi, per fortuna). Nei casi migliori, il voto arrivava a 3 stelle. Annata difficile il 2002, non c’è dubbio. I vini, Amarone e Recioto compresi, ne hanno risentito parecchio.

Volete che vi dica che sono tutti passabili- buoni-ottimi? Se vi fa piacere ve lo dico. Però non è vero.

Ed ora qualche domanda: perché i produttori della Valpolicella non tornano ad investire e a credere di più sul Valpolicella fresco – vino per altro ancora molto amato da tanti consumatori, e più dei suoi “fratelli maggiori” soggetto alle più forti pressioni della concorrenza sui mercati esteri - ?
Quest’anno saranno oltre 200 mila i quintali di uve messe a riposo, su ca 600 mila q. di produzione totale. Praticamente un terzo. Si può ancora parlare di selezione delle uve per vini come l'Amarone e il Recioto?
Infine – domanda maligna devil.gif
– perché le uve da Amarone e Recioto consegnate fresche in cassa, secondo la Borsa merci di Verona spuntano al kg, (dati del 23 ottobre), prezzi mediamente più alti se provengono dalla zona Doc piuttosto che da quella classica?

Sono più pregiate le uve (e quindi, si potrebbe pensare, sono migliori i vini) della Valpantena, val d’Illasi, val di Mezzane e Tramigna che quelle della Valpolicella “storica”?

Schizofrenica Valpolicella. A volte, non la capiscono nemmeno i suoi abitanti.

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Commenti

Ho l'impressione che il mercato del vino si stia bisecando. Da una parte tavernello e co. e dall'altra i vini importanti. Mi sembra una tendenza abbastanza naturale, e non vedo perché un buon Valpolicella DOC d'annata non possa essere commercializzato in tetrabrik on Bag-in-box ad un prezzo ovviamente competitivo. Se si vende il Castellino perché non il Valpolicella? Se il problema è il disciplinare bisogna buttare via quello!

Temo però che con il giocattolino del ripasso si sia trovato un ottimo sistema per nobilitare le uve del Valpolicella "normale" (alte rese ecc. ecc.) e vendere il prodotto al prezzo di un "Superiore"...

Luk

Luk, anche il Valpolicella "normale" sarebbe un vino splendido, se lo facessero come Dio comanda. Già Veronelli tuonava contro le rese alte, in anni in cui il Ripasso lo facevano solo la Masi e pochi altri. Certo che finchè continuano a destinare le uve migliori all'Amarone, il Valpolicella "semplice" non potrà reggere la concorrenza di vini analoghi, presenti sul mercato a prezzi inferiori.
Circa il ripasso, come tutte le tecniche nobilita una materia prima già buona-ottima; ma se così non è, amplifica i difetti del vino di partenza. A me non interessa bere colore + alcol e basta, ad un vino come il Valpolicella Sup.Ripasso chiedo molto di più.

Anch'io mi sono chiesto il perchè di questi prezzi per le uva atte a produrre amarone..
Sarà che nell'est c'è meno uva messa a riposo e per la legge della domanda e dell'offerta il prezzo sale?

Per il valpolicella "base": è poco remunerativo: e quindi non viene considerato..
Quando al vinitaly ti viene un importatore o un distributore e vuole darti 1,5 euro a bottiglia, e produci 1,000/10,000/30,000 bottiglie, decidi di venderlo in cisterna !!!(in mezz'ora di fatica te ne liberi)
Carlo

@Carlo: il Valpolicella-base è poco remunerativo perchè fa pena - e quindi gli si da il prezzo che vale - o fa pena perchè è poco remunerativo??

Circa i prezzi delle uve, è vero che all'est ne mettono meno a riposo, ma è altrettanto vero che all'ovest...ci speculano.
Triste ma vero.

é poco remunerativo perchè nel mercato mondiale (dove si fanno i numeri) si confronta (solo) con vini "comuni" e "normali" che possono essere venduti con bassi prezzi. Così si dice!!
Ma credo che sia vero.
Cosa intendi "ma è altrettanto vero che all'ovest...ci speculano"?
Carlo.

Intendo dire nè più nè meno quello che scrissi su L'Arena qualche settimana fa; e cioè che la corsa all'Amarone e al Ripasso porta molti produttori che fanno numeri importanti - siano essi imbottigliatori, industriali o altro - a tirare sul prezzo delle uve, in modo da spuntare margini di guadagno maggiori.
Semplice, no? E questo non sono solo io a dirlo, ma gli stessi protagonisti...

Lizzy
secondo te cosa può spingere un consumatore a bere un Bardolino anzichè un Valpolicella d'annata o
viceversa visto che in teoria sono fatti con le stesse uve????

Interessante, Lizzy (e Carlo, ciao)...ecco perche' all'estero o almeno in America il Valpolicella non ha buona fama...le migliori uve vanno a fare l'Amarone, il Recioto, e questi vini accostano meglio il gusto americano...ma come dice Carlo, il costo che risulta e' troppo alto.

Or have I misunderstood this part of the argument?

@Terry: you have understood all perfectly! E' proprio come hai detto. Se il Valpolicella-base fosse fatto meglio, ne venderebbero di più e anche a prezzi più equi, degni della fama della zona di produzione.
@Susy; è vero che Bardolino e Valpolicella sono fatti con le stesse uve, ma le rese da disciplinare (per quel che possono valere...) sono un po' superiori per il Bardolino (130 q/ha anzichè 120! - e se non ricordo male...). Circa il motivo per cui uno sceglierebbe un Bardolino piuttosto di un Valpolicella, a mio avviso intervengono vari motivi:
- il fascino che lega il Bardolino al lago di Garda e tutto quel che ne segue in termini d'immaginario collettivo;
- il fatto che il Bardolino è un vino più...."light", fruttato, rispetto al Valpolicella (i terreni morenici su cui crescono le uve del Bardolino conferiscono loro caratteristiche leggermente diverse, più, passatemi il termine, "soavi").
Tutto questo in teoria, ovviamente. Perchè in pratica, tali motivi vengono clamorosamente vanificati da quel fatale - e ingiustificato - complesso d'inferiorità del Bardolino stesso, che l'ha portato negli anni a cercare di imitare sempre più il Valpolicella, soprattutto il Superiore. Con esiti disastrosi. Credo che se i produttori potessero fare il Bardolino Ripassato, e dichiararlo in etichetta, non ci pensererebbero un secondo.
Per questo, alla fine, uno sceglie di bere un Valpolicella fresco...per quanto deludente sia, rischia di essere sempre migliore del fratello Bardolino.
Io però quando posso...espatrio. E bevo Franconia e Marzemino!

Lizzy:

Hai azzecato nelle tue osservazioni! Pero, sicuramente peggio della moda verso il "ripasso" e' la cabernetizzazione del Valpolicella (sia con uve della famiglia cabernet, che con uve tipo: syrah, primitivo, e oso a dirlo? oseleta).

Non si vede in etichetta, per lo sento troppo spesso al' olfatto e sul' palato! Vini troppo scuri e troppo duri; No! ai steroidi per fare Valpolicella...

Marco

Bentornato, avvocato Raimondi! Grazie per il tuo commento. E' vero: c'è ancora molto, troppo cabernet sauvignon (e merlot!) nel Valpolicella. Il fatto è che questi vigneti ormai esistono, bisogna raccogliere le uve e...da qualche parte devono pur finire!
Diverso il discorso dell'oseleta: è un vitigno autoctono della Valpolicella, come la corvina e la rondinella, e quindi ci può stare...senza esagerare, però. I vini di sola oseleta sono infatti piuttosto "strong", mentre il Valpolicella è un vino "gentile"...! Insomma, l'uvaggio è: corvina, corvinone, rondinella. Io metterei ancora anche la molinara, ma la stanno estirpando ovunque.
Un errore gravissimo. E sapete perchè? non tanto perchè da' sapidità al vino.
Quanto perchè funge la "collante" tra le altre uve. Che con il tempo tendono a separarsi, a evolversi autonomamente e quindi a squilibrare il vino...

Lizzy:

Allora Viva la Molinara!

Mi ricordo pure un' altra uva (Pelara/Dindarella) che si usava in piccole percentuali nella Valpolicella; nel' 1981 in visita con il mio padre, in gita per la Valpolicella, siamo finiti nella cantina Allegrini; il vecchio e simpaticissimo Giovanni Allegrini (il quale ancora si arrampicava sulle botti enormi per rubare assaggi dei suoi vini) mi regalo' una bottiglia di "Pelara" 1980 vinificato in purezza. Il vino era un' vero gioello, leggero di colore (quasi rosato) fragrante, e come dici tu: sapido. L'etichetta (che ho conservato fin' ora) lo descrive come "..antichissimo e pregiatissimo vigneto" pero' non ne sento piu' parlare di questa uva; c'e' qualcuno che lo coltiva ancora e che lo aggiunge al' Valpolicella, o che lo vinifica da se'? Mi pare che l'azienda Allegrini da anni non lo produce piu'.

Sono avvocato solo durante i giorni di lavoro; chiamami Marco!

Un' saluto da Chicago,
Marco

La Pelara qualcuno la usa ancora in piccole percentuali, che io sappia l'unica imbottigliata in purezza è prodotta dai fratelli Fornaser (Azienda Monte Faustino) in quel di Bure.

Aggiungerei alla discussione sul Valpolicella Superiore che oltre al Ripasso in alcuni casi si procede ad un appassimento più o meno parziale delle uve, ingenerando ancora più confusione su quello che ci si debba ragionevolmente aspettare da un Valpolicella Superiore.

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