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30.09.06

Monitorare l'andamento della vendemmia ?

Sembrava impossibile eppure funziona.
Certo, in modo molto artigianale, incompleto, superficiale ma il dato nuovo è la voce diretta del singolo produttore, della proprietà, spesso autoincensante - che è difficile non cadere nella trappola - ma spesso fedele trasposizione di un reale umano sentire. Sono già più di venti le aziende che hanno partecipato a questo esperimento, ciascuna con il proprio stile, chi più tecnico, chi più leggero, chi più forbito, chi sgrammaticato, chi con foto, chi senza ma è il bello di questo mosaico composto da infiniti dialetti, colori e vissuti. Uno spaccato che lascia spazio all'emozione vera della vendemmia e al cuore che ciascun singolo produttore mette in questo momento così decisivo dell'anno. Chi volesse leggere i primi commenti, può visitare l'apposita area dedicata alla vendemmia.

28.09.06

Non sono un blogger (avrebbe potuto essere : Squisito!)

Bello questo titolo alla usenet 1.0.
Ma sto già partendo male, un inizio così rischia di spiazzare i più. Allora diciamo che web 2.0 non è usenet ? Mmm, distantissimo da quello che vorrei dire. Devo necessariamente farla più lunga. Ho appena finito di leggere un post di Bonilli su Papero Giallo, relativo a premi e concorsi per foodblogger (anche wine per la verità) e, pensando all'acredine ed alla competitività che spesso si riscontra negli ambienti blogger (come è vero, per fortuna, anche il contrario), non ho potuto fare a meno di fare un parallelo con usenet, la buona vecchia bacheca messaggi, i newsgroup per farla breve e, se qualcuno non sapesse di cosa sto parlando, corra immediatamente ai ripari

Già perché usenet è forse il luogo della rete dove tutto resta come è sempre stato, dove tutto scorre senza che il tempo incida. Con i suoi litigi, alleanze, amicizie, incontri, scontri, usenet è ancora il luogo ideale dove comunicare, scambiare, condividere, vuoi per la comodità della struttura / lettura, vuoi per la totale libertà e non moderazione (salvo eccezioni) che la contraddistingue e mette tutti sullo stesso identico piano. Vuoi, ancora, per l'ottima esperienza personale che mi lega a IHV (acronimo di it.hobby.vino) dove ho maturato sincere amicizie.

Qualcosa di molto diverso e di difficile da comprendere per chi non la conosce, soprattutto nel suo spirito. Un luogo estremamente lontano dal mondo dei blog e dei blogger, in cui faccio fatica a riconoscermi ma con cui sto comunque cercando di confrontarmi. Intendiamoci, il mezzo sarebbe anche piacevole e la mia esperienza è positiva, ho molti amici anche nella blogosfera. Sono il contesto e il clima che si respora a non convincermi del tutto.

Il post di Bonilli, dicevo.
A un certo punto, tra i commenti, si solleva una polemica relativamente ai premi assegnati durante l'incontro tra blogger a Squisito! uno dei tanti incontri che hanno affollato la manifestazione organizzata dalla comunità di San Patrignano. Non mi soffermo sullo specifico dei premiati e delle candidature (di cui non posso evitare di sottolineare il mio totale accordo con l'assegnazione del premio come miglior blogger vino ad Aristide ed il mio totale stupore per la mancanza tra le nomination dei blog di ricette, del blog di Sigrid Verbert, Cavoletto di Bruxelles).

Ciò su cui invece vorrei fermare l'attenzione, sono due aspetti assolutamente interessanti. Da un lato la questione "credibilità ed utilità di un concorso per blog", dall'altro e ancora una volta, quella dell'estrema autoreferenzialità del mondo dei blogger. Questioni, si capisce, correlate l'una con l'altra.

Dice Bonilli sul suo blog : "credo che sia utile capire il valore di un premio-concorso prima di mettersi a urlare".

Mai letto nulla di più saggio. Non è il caso di snobbare a priori un premio ben fatto, ma che lo sia ! Quello che conta è il valore dello stesso, la serietà dell'organizzazione, come è composta la giuria, sulla base di quali presupposti si decide di assegnare un premio e quali competenze ha chi vota per assegnarlo, tutte cose penso abbastanza scontate ma che, all'occorrenza, spesso vengono dimenticate. Quel che fa più sorridere è vedere poi accapigliarsi i blogger per questo o quel motivo, quando, di fatto, basterebbe poco per comprendere quali premi abbiano e quali non abbiano un valore reale ed un concreto ritorno. C'ero caduto anch'io con i Foodies.

Ma il nocciolo ruota tutto intorno alla seconda questione. L'autoreferenzialità dei blog e dei blogger, quell'enorme difetto - già connaturato in un sistema dove uno scrive e gli altri leggono - di parlarsi addosso, di dire quanto si è bravi, signori, eleganti, di dare botte di stile a tizio o a caio dimenticando nel contempo cosa esso sia, dando sfogo all'ego personale, non offrendo, in definitiva, nulla di buono o di utile a chi il blog lo legge. In teoria non ci sarebbe nulla di strano dacché il blog è un diario e, in quanto tale, lo scrivo per me, non per gli altri, come e quando mi pare. In realtà non è così, perché la maggior parte dei blog, questo incluso, difficilmente riescono a non ricalcare il modello giornalistico e sottolineo, ricalcare. E' raro trovare un blog che segua esattamente il modello del diario personale nonostante questo rappresenti forse il modello di maggior successo proprio perché svincolato dalla componente "chissà chi mi leggerà".

Autoreferenzialità, dicevo.
Prendi per esempio il convegno dei blogger, sempre a Squisito!. Poteva sembrare una riunione sindacale : tranne due o tre persone, gli altri 4 gatti erano *tutti* ma sottolineo *tutti* blogger. Giusto che i blogger ci fossero, ci mancherebbe, ma più autoreferenzialità di così si muore. E poi, una così scarsa presenza di pubblico, fa pensare no ? Il circuito o meglio, la sfera - della mia teoria delle "sfere" vi parlerlerò un'altra volta - è composto prevalentemente da blogger che si leggono e che si scrivono, che si rispondono a vicenda, che intervengono l'uno nel blog dell'altro per interesse sincero (quando va bene) o per aumentare la propria visibilità (quando va male). Pochi lettori esterni e, se ci sono, quasi sempre gli stessi, su tutti i blog. Eclatante, in tal senso, la scarsità di "commentatori diversi" che perfino sul blog del Gambero Rosso (che presumo avere grande traffico), stentano a manifestarsi. Curioso, davvero.

La prova più difficile a Squisito! (area blogger) forse è stata per Luigi Cremona che, nonostante meriti senz'altro rispetto per tutto quanto abbia fatto e continui a fare per il mondo enogastronomico, non credo fosse certo la persona più indicata per realizzare un evento sui blog dacché nulla ne sa per sua stessa ammissione e sia chiaro, con nessun intento polemico. Ci sarebbe allora da parlare della carta stampata e di come questa pur ripudiando il mezzo (blog), non disdegni in molti casi di provarlo e, per giunta, di ritagliarsi uno spazio da protagonista dispensando premi.

Sono mondi che si incontrano e che devono imparare a convivere e a conoscersi. I giornalisti professionisti perdendo magari un po' di quella spocchia che li contraddistingue quando si trovino a parlare di blog (guardandoli dall'alto al basso), i blogger improntando a maggiore umiltà i rapporti con la stampa, rapporti ai quali non solo non possono avere accesso privilegiato per mancanza di formazione specifica ma ai quali, soprattutto, non sono necessariamente tenuti, anzi.

Ma quanto c'è di questo mondo 2.0 che ancora non capiamo ? Non solo l'inutilità dell'ennesimo premio autoreferenziale per il mondo dei blog (quanto più utile ed attuale sarebbe un premio per le testate giornalistiche online - sono molte ormai - che hanno magari una storia alle spalle di 5, 6, o anche 10 anni). Quanto oscure sono le dinamiche che sottendono a certi mondi con i quali, a suon di sfioramenti, gli uni e gli altri entrano in confidenza ?

Vedi, alla fine avrei potuto parlare di Squisito! ma sono caduto nella trappola autoreferenziale, ho parlato di blog anch'io. Ma perché partecipare a Squisito! ? La retorica domanda, nel mio caso, riceve le seguenti risposte, il più sincere possibili :

  • per vedere come è organizzato l'evento e imparare qualcosa
  • per cercare di trasformare conoscenze in amicizie
  • per conoscere i miei nemici
  • per sentirmi rispondere da Massimo Bernardi che il modello economico di un blog è pur sempre basato sulla pubblicità
  • per cenare con Giampiero Nadali
  • per stare un poco insieme a mia moglie nonostante il lavoro

E allora ? Semplice, web 2.0 non è usenet.
Web 2.0 è per chi internet non lo conosce o per chi lo conosce benissimo. Purtroppo i due estremi convivono e tocca districarsi tra le inevitabili conseguenze. Per il momento, se potete, non chiamatemi blogger.

27.09.06

Fruttato, corposo, leggero

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Leggo questa curiosa notizia via Marketing del Vino, dell'amica e collaboratrice Slawka Scarso. Il primo impatto è scetticismo allo stato puro, è inutile, anche se ce la metti tutta, se nella vita ti occupi di vino, dopo un po' sviluppi una sorta di anticorpo per difenderti dalla moltitudine di stupidaggini che quotidianamente si leggi e vedi nel settore.

Questa trovata di marketing di GIV è veramente kitch, certo, l'immagine del vino alla GDO continua a non guadagnarci. Nel contempo, tutavia, mi rendo conto che l'idea di porre una "F" di fruttato, una "C" di corposo ed una "L" di leggero su questa linea di vini di fascia bassa - a 2 euro e poco più al supermercato - forse potrebbe in qualche modo offrire un primo minimo rudimento a coloro che si avvicinano agli scaffali del vino con quella soggezione che è tipica di coloro che sono alle prime armi. Chissà se l'azienda terrà presente questo aspetto "formazione", chissà se ci sarà un minimo di criterio nell'apposizione di questo FCL layout.

22.09.06

La migliore vendemmia

vendemmia.jpg

Siamo alle solite, non passa anno che non si riceva questo o quel comunicato che proclami la migliore vendemmia del secolo. Intendiamoci magari il 2006 lo sarà davvero una delle migliori annate dalla notte dei tempi ma più che affidarci alla voce dei più, qui a TigullioVino.it, vorremmo avere il polso della situazione direttamente dai produttori. Mission impossible, appena finito di darvi mazzate che non usate il piccì. Cià, vi metto alla prova dandovi addirittura due possibilità : potete lasciare i vostri commenti tecnici direttamente qui sul blog indicando per quale azienda scrivete, oppure mandare tutto a rubriche@tigulliovino.it, includendo anche una foto, se vi va. Tutto il materiale raccolto verrà pubblicato online nell'area di TigullioVino.it dedicata alla vendemmia. Ce la facciamo ? Proviamo.


[Nella foto, un momento della vendemmia 2005 presso l'azienda Antolini...ma allora funziona ?!]

21.09.06

Ristoratori, in guardia

Alcuni mesi fa, a marzo mi pare di ricordare, Claudio Sadler dell'omonimo ristorante di Milano, scriveva una lettera accorata ai colleghi ristoratori, mettendoli in guardia da una coppia di truffatori che dopo aver mangiato e bevuto inventavano scuse per non saldare il conto.

Dalla lettera di Sadler, ripubblicata sulla newsletter Identità Golose di Paolo Marchi, qualche estratto :

"Verso le ore 20.30 si sono presentati un uomo e una donna (lui alto circa un metro e ottanta, brizzolato, occhi verdi, mascella pronunciata , 55 anni circa; lei mora, alta e magra, sui 45 anni) con regolare prenotazione, dicendo di dover mangiare abbastanza velocemente in quanto avrebbero avuto un impegno a metà serata...omissis...farà credere di essere un medico/psicologo.

Dopo aver consultato il menù per un po' di tempo richiedono di fare alcune domande allo chef intrattenendolo a lungo, ma alla fine decidono per un assaggio di più piatti. La storia si ripete per la scelta del vino, dove si dilungheranno in chiacchiere, lasciando intendere di essere degli appassionati e faranno ogni sorta di richiesta al sommelier e al personale, lasciando così che il tempo scorra...mangiano lentamente e spesso escono per fumare o si alzano per andare ai servizi o per parlottare con il personale...mangiando, bevendo, fumando e facendo mille complimenti, il ristorante si svuota e loro decidono, rimasti soli, di chiedere se possono portare via una bottiglia di vino e, finalmente, di avere il conto.

Purtroppo la carta (UBS svizzera) non funziona e il cliente si dichiara imbarazzatissimo, mortificato e un po' sorpreso, in quanto la carta era stata utilizzata durante la giornata e funzionava. Comunque...(omissis) hanno riservato già per il lunedì successivo, perciò lasciando copia della carta di identità e numero di telefono (che tra l'altro troviamo anche sul timbro datoci per la ricevuta intestata e dal quale hanno chiamato per prenotare), promettono di saldare tutto la settimana seguente.

Tranne la bottiglia che portano via dopo che, senza alcuna problema, la signora l’ha pagata in contanti. Vista l'ora tarda e sfiniti dalla strana coppia e dalle loro parole, accettiamo seppur poco convinti. Il giorno seguente...(omissis)...controlliamo su internet i dati dell'azienda e il nominativo del cliente a cui abbiamo intestato la ricevuta e iniziamo a capire che i conti non tornano. Controllando meglio la carta di identità...(omissis)... la foto é semplicemente pinzata e senza timbro...(omissis)...telefono, naturalmente (omissis)...staccato e il lunedì seguente i signori non si sono presentati."


Ho recuperato questa mail perché di recente si sono verificati casi analoghi in altri ristoranti italiani e, recentissimamente, presso due ristoratori amici liguri : Vino e Cucina dal 1999 di Chiavari e l'Antica Trattoria dei Mosto di Ne. Entrambi i ristoratori sono ovviamente a disposizione per darvi ogni dettaglio sullo svolgimento della serata e per scambiare particolari e dettagli relativi alla truffa subita.

Non so dirvi se si tratti della medesima coppia di Sadler, quello che è certo è che una coppia che si comporta e agisce in modo del tutto analogo al copione raccontato dal ristoratore di Milano, ha truffato questi due amici ristoratori liguri di recente. Non so neppure dirvi se il nome con cui prenotano, Brun o Massobrio (!) è effettivamente il loro nome o un nome di fantasia ma in concreto è quello che hanno utilizzato per la prenotazione, almeno nel ristorante Vino e Cucina.

La cosa che colpisce la persona normale è che, messi di fronte all'evidenza dal ristoratore che già sapeva della possibile truffa, non hanno battuto ciglio, senza minimamente mostrare disappunto o cadere dalle nuvole. In nessuno dei due casi sono stati chiamati i carabinieri, vuoi per l'ora tarda, vuoi per il desiderio di chiudere comunque una parentesi spiacevole nel più breve tempo possibile. Spero che questa segnalazione possa in qualche modo contribuire a mettere in guardia il maggior numero possibile di ristoratori che magari potranno anche accordarsi per *chiedere spiegazioni*, tutti insieme, ai due truffatori.

19.09.06

Una concessionaria di pubblicità per il Wine & Food che vive online

VinoClic - Wine & Food Adv Network

L'acqua calda, dice.
L'ennesima concessionaria di pubblicità.
Non proprio. Sono circa 10 anni che vivo sulla rete e quasi 7 che cerco di condurre, facendo del mio meglio, questa bellissima avventura chiamata TigullioVino.it.
Anni durante i quali ho avuto la possibilità di conoscere ed utilizzare le diverse forme di comunicazione che la rete mette a disposizione e in cui, insieme a tutti gli amici e collaboratori, mi sono confrontato con il mondo del Wine & Food, un settore molto arretrato dal punto di vista tecnologico, anche con riferimento alle aziende più importanti e blasonate della filiera. Negli ultimi anni si è mosso qualcosa, c'è anzi un incredibile potenziale di sviluppo per il mercato online in questo settore ma è indubbio che la pubblicità online, mentre in altre aree cresceva a balzelli di due cifre, nel wine & food restava ferma o poco più.

Uno dei motivi che hanno contribuito alla "non partenza" del mercato della pubblicità online nel nostro settore, è senz'altro costituito dall'estrema frammentarietà dell'offerta editoriale in rete, quello splendido quanto minuscolo - ai fini della pubblicità - microcosmo di testate, testatine e blog che ogni giorno appassiona migliaia e migliaia di lettori ma che, da solo, non è in grado di offrire un'adeguata risposta alle esigenze dell'inserzionista.

Per fare un esempio, un'azienda che volesse essere presente su tutte o buona parte delle testate e dei blog wine & food, non avrebbe altra strada se non quella di bussare, porta a porta, a ciascuna di esse, verificando singole condizioni e modalità di vendita della pubblicità per ciascuna realtà. Un lavoro improbo, anche per il più tenace dei marketer che comunque si scontrerebbe con misure, prezzi, spazi e modalità di vendita ogni volta differenti con ovvio aggravio di costi e di tempo nella pianificazione.

Da qui, la necessità di offrire la possibilità all'inserzionista di avere un referente unico per molti editori e poter così raggiungere con poche operazioni una moltepicità di utenze differenti. VinoClic (operativo dal prossimo 2 ottobre) è la risposta a questa necessità : un centro di consulenza e pianificazione per l'innovazione tecnologica dell'azienda che desidera sfruttare al meglio le potenzialità della rete e gli innumerevoli strumenti di comunicazione e interazione che essa offre. Per farlo, VinoClic ha scelto un target preciso, quello del Wine & Food nella cui espansione crede fortemente e nel quale ha maturato conoscenze specifiche in qualità di editore specializzato.

Il cuore di VinoClic è il network di editori.
Un gruppo scelto di siti e di blog dedicati al settore Wine & Food, in costante crescita.


Gli obiettivi :

1) Creare nuove opportunità di business per i publisher del network dei quali VinoClic conosce a fondo esigenze e problematiche grazie alla sua esperienza come editore;

2) Dare visibilità agli inserzionisti che ci affidano la loro comunicazione online, attraverso un network selezionato di publisher del settore Wine & Food.


Ma VinoClic sarà una concessionaria diversa non solo per la specificità del settore a cui si rivolge ma anche per le modalità di approccio verso clienti e publisher del network. Da un lato, infatti, il desiderio è di spiegare prima di vendere. Lo vedrete non appena il sito sarà pronto (2 ottobre), sarà ricco di approfondimenti e schede per capire come funziona e a cosa serve questo o quello strumento. Dall'altro lato, quello degli editori, è nostra volontà coinvolgerli il più possibile nelle decisioni e nelle strategie del network in un assetto che privilegi la collaborazione e non si limiti solo alla vendita ma sia anzi propulsivo per progetti specifici e meritevoli.

In quest'ottica, abbiamo creato un blog apposito - VinoClic Adv Blog - una palestra o - per dirla all'americana, un'eWorkplace : un ambiente di lavoro interattivo, attivo fin d'ora.

18.09.06

Chips free

Chips Free

Chips free, semplice, immediato.
Senza trucioli, di qualsiasi forma e foggia.
Questo, in sostanza, l'oggetto dell'autocertificazione protagonista dell'iniziativa Chips Free, nata da un'idea di Giampiero Nadali di Aristide e poi sviluppata online, dal basso, con l'aiuto e la collaborazione di molti altri.
E' uno dei tanti esempi di quanto possa nascere ed evolvere da operazioni di "web collaborativo" che altro non è che cooperazione tra persone, spesso e volentieri senza alcun fine di lucro o senza che il fine di lucro rivesta un aspetto primario nell'operazione.

Ma come funziona ? Semplice.
Tutte quelle aziende che producono vini senza l'utilizzo di trucioli, hanno da oggi la possibilità di renderlo noto in altra forma, via web, attraverso un'autocertificazione scritta. E' anche possibile limitare l'autocertificazione ad alcuni vini soltanto della produzione, in modo che anche le aziende che fanno uso di trucioli su alcuni vini, possano segnalare al consumatore gli altri su cui i trucioli non hanno alcuna interazione.

Tutte le autocertificazioni verranno raccolte e archiviate e rese pubbliche attraverso uno specifico sito web di imminente attivazione. Inizialmente si tratterà di un semplice elenco. In seguito abbiamo intenzione di rendere l'elenco ed il sito che lo ospiterà completamente dinamici per un miglior utilizzo da parte dei lettori / consumatori.


Per partecipare a Chipsfree, è necessario :

1) scaricare (.doc - .pdf) il modulo di autocertificazione
2) stamparlo, compilarlo e firmarlo ove richiesto
3) rispedirlo, via fax, allo 06 233 220 684

Riceverete una conferma non appena inseriti in archivio.

14.09.06

Alta Langa, com'è andata

Eccomi di ritorno dalla presentazione di "Alta Langa, le bollicine made in Piemonte", evento organizzato dal Consorzio di Tutela Alta Langa presso la piacevole cornice di Villa d'Amelia, curato resort nei pressi di Benevello (CN). Lo ammetto, sono partito piuttosto prevenuto : bella l'idea, un metodo classico d'eccellenza in Piemonte ma tutto in mano a sette case storiche della produzione spumantistica di Langa fra cui colossi come Gancia, Fontanafredda, Martini & Rossi.

Gli assaggi hanno mostrato un prodotto che deve ancora pienamente acquisire una propria identità. Tra i calici più interessanti sicuramente l'Alta Langa Metodo Classico dell'azienda Barbero 1891, il Vigna Gatinera di Fontanafredda, forse il più preciso tra i vini degustati. Però... Però non è andata tanto male. Sinceramente mi aspettavo che si trattasse unicamente di un evento promozionale, senza alcuna prospettiva seria di qualità. In realtà di promozionale c'era solo l'organizzazione, assolutamente perfetta e curata in ogni minimo dettaglio, dall'accoglienza alla cucina, dal servizio alla musica.

Si perché il progetto Alta Langa sembra invece poggiare su basi solide ed avere obiettivi chiari. Da un lato, 15 anni di sperimentazione continua sul territorio per valutare le migliori zone per la produzione di Chardonnay e Pinot Nero e collocarsi quindi su livelli altimetrici di produzione intorno ai 250 - 300 metri, poi la Doc, nuova nuova, del 2002, rivista nel 2004 con l'aggiunta dell'obbligo di indicazione dell'annata e ben 30 mesi di sosta minima sui lieviti. Ma soprattutto un obiettivo concreto, un grande vino da dessert il Piemonte lo aveva già, mancava uno spumante secco da portare sulle tavole della miglior ristorazione locale, alternativo a produzioni spumantistiche già affermate ma di altre zone (Franciacorta, Trento, Champagne).

Durante la serata ho avuto modo di parlare con uno dei fratelli Bava, per la cantina Cocchi e con lo stesso Presidente del Consorzio di Tutela Alta Langa (del quale perdonatemi, non ho appuntato il nome). Ho voluto chiedere ad entrambi se l'operazione Alta Langa, in concreto, si limitasse ad una - sia pur lecita - semplice promozione di prodotto per spostare determinata produzione esistente sotto una nuova più promossa denominazione / marchio (non è forse divenuta anche un marchio, per esempio, l'ormai nota Franciacorta ?), o se si trattasse, piuttosto, di un progetto di maggior ambizione, volto alla proposta di un prodotto effettivamente nuovo e diverso, appositamente studiato per un consumatore più evoluto.

Certo, la denominazione è agli inizi così come i suoi prodotti (pensate che la riserva di Gancia sarà disponibile sul mercato solo dal marzo del 2007) ma due dati fanno propendere per questa seconda ipotesi. Da un lato il Presidente del Consorzio mi ha spiegato che il prodotto non sarà destinato alla GDO - esce appositamente senza il codice a barre in etichetta - dall'altro la considerazione che forse più di ogni altra mi ha convinto : il potenziale di produzione. Al momento si producono circa 350.000 bottiglie di Alta Langa, produzione "minima" ed insufficiente per essere destinata ad un mercato di massa e così, parrebbe, si vorrebbe proseguire. Obiettivo, un prodotto di eccellenza.

I contra.
Resta da capire se per esempio la Doc riuscirà ad attrarre anche altri produttori o se l'Alta Langa, per una ragione o per l'altra, resterà in "gestione" ai 7 soci fondatori (Barbero 1891, Fontanafredda, Gancia F.lli, Giulio Cocchi, Martini & Rossi, Tosti, Vigne Regali) ancora per lungo tempo. Da rilevare inoltre, che quasi tutta la produzione Alta Langa si basa su uve acquistate e che non esistono al momento micro o medie produzioni facenti parte della denominazione. Unica azienda a produrre direttamente - in parte - anche le uve, è la Gancia.

Da riassaggiare tutti tra qualche anno, per vedere in concreto se le aspettative troveranno riscontri. Nell'attesa, torno al mio Brut di Giacosa e ringrazio le bravissime ragazze della WellCom per l'organizzazione eccellente.

11.09.06

Alta Langa Doc Metodo Classico

Domani sera sarò in quel di Benevello per la presentazione di "Alta Langa Doc Metodo Classico". Il biglietto d'invito, la presentazione, la location (Villa d'Amelia) e lo chef (Cesare Giaccone) selezionato per l'occasione, fanno ben sperare.
Il comunicato recita :

"Per molti anni tutte le più importanti case spumantistiche della regione, riunite nell'associazione Case Storiche Piemontesi, hanno lavorato, con ricerche e sperimentazioni, per dare origine ad uno spumante brut ottenuto secondo il classico metodo della spumantizzazione in bottiglia, con l'apporto di sole uve pinot nero e chardonnay di origine piemontese. Queste sperimentazioni hanno portato oggi alla produzione del brut Alta Langa Doc, a dimostrazione che i versanti più freschi e collocati nella fascia altimetrica fino sopra i 250 m sul livello del mare sono adatti a produrre uve da spumante di particolare qualità e prestigio. L'identificazione con il territorio di origine è stata considerata una valenza ideale per contraddistinguere uno spumante che nasce in alta collina e che punta chiaramente ai livelli più elevati di qualità e gradevolezza".

In particolare, sono curioso di vedere se aziende di sicura tradizione che nel contempo ricoprono un ruolo da protagoniste della GDO, abbiano intenzione di creare qualcosa di realmente nuovo, presentando un metodo classico di nicchia appositamente studiato per questa Doc oppure, più semplicemente, intendano riportare sotto un nuovo nome quanto già stanno facendo egregiamente da numerosi anni sotto i rispettivi marchi. E ancora, saranno coinvolte - se interessate a partecipare - anche le piccole produzioni di qualità ?

A queste e ad altre domande, tenterò di avere una risposta domani sera.
Nel frattempo, vado ad aprire una bottiglia dello splendido Blanc de Noir di Bruno Giacosa.

08.09.06

Editori online e modello economico sostenibile

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Alcuni giorni fa Bonilli su Papero Giallo, a proposito di stampa cartacea e contenuti online, sosteneva : "Insomma, sembra che il futuro sia della Rete. Però fin'ora la Rete è quasi sempre gratis? Che modello economico è?".
A quanto pare, il modello della rete.
Ho ripensato agli ultimi 7 anni trascorsi su Tigullio Vino ed ho fatto mente locale sul modello economico seguito. Certo, l'attività non si limita a quella editoriale, ci occupiamo di moltissime altre cose, offriamo servizi, curiamo archivi open source, senza copyright attraverso i contributi diretti dei lettori ma, sostanzialmente, il modello si basa su contenuto gratuito , traffico e vendita di pubblicità all'inserzionista.

E' dura perché nel nostro settore, quello del Wine & Food, da un lato ci si scontra quotidianamente con una certa arretratezza delle aziende relativamente ai budget da destinare alla comunicazione e all'advertising (che vanno ancora per la gran parte ai media tradizionali) e questo accade principalmente per via di una mancanza di formazione specifica delle aziende stesse. Dall'altro lato, anche gli inserzionisti più all'avanguardia, incontrano un'estrema frammentarietà dell'offerta editoriale, restando privi di punti di riferimento validi sui quali puntare.

I modelli possibili per un'editoria online professionale sono almeno tre :

1) Modello del Contenuto a pagamento.
Esperienze più e meno recenti, hanno mostrato come un modello di questo tipo sulla rete non "tiri". Un esempio eclatante è il Secolo XIX che da quando ha messo l'accesso online a pagamento ha perso l'ottimo traffico che era stato in grado di creare. Chiunque altro vi abbia provato, anche nello specifico settore Wine & Food, è rimasto bruciato. Il problema di base, per questo modello, è che l'informazione generica o comunque non estremamente specializzata e di nicchia è facilmente reperibile. Se non trovo più una cosa gratis qui, vado a cercarla là.

2) Modello del contenuto base free e del contenuto ultraspecializzato a pagamento.
E' un modello relativamente nuovo ma sembra riscuotere maggior successo, specialmente in particolari settori già maturi. Con contenuto specializzato non intendo tuttavia il semplice contenuto "di settore", bensì approfondimenti tecnici, notizie e dati molto difficili da reperire in rete. Uno dei settori in cui questo modello sembra esprimersi al meglio, è quello delle informazioni finanziarie specializzate. Sia all'estero che in Italia, molti professionisti pagano per avere informazioni di questo genere. E' un modello ancora in embrione sulla rete ma che potrà svilupparsi concretamente in futuro.

3) Modello del contenuto free basato sulla pubblicità.
E' la terza via, quella che personalmente ho scelto per TigullioVino.it e per tutto il suo network di siti e di blog : contenuto gratuito a fronte di introiti generati dal traffico/pubblicità. La condizione base per poter generare traffico è avere molto contenuto gratuito. Con molto traffico si può quindi sperare di divenire "appetibili" per questo o quello sponsor ma non basta. Se la "partita" inizialmente si giocava sulla semplice quantità e gratuità del contenuto, oggi ruolo fondamentale riveste anche la qualità del contenuto. Solo in questo modo i grandi player come i quotidiani online (si pensi a Repubblica.it tra quelli di maggior successo) ed i piccoli e medi editori settoriali, potranno sperare di restare a galla nel grande calderone dell'editoria online, questi ultimi unendosi in gruppi settorialmente ben identificabili.


Proprio in questo senso, TigullioVino.it, di comune accordo con numerosi siti e blog del settore Wine & Food, sta lavorando ad una nuova interessante iniziativa che ha l'intento di presentarsi compatta al mondo degli inserizionisti del settore. Ve ne parlerò più avanti, non appena saremo pronti a partire (non molto per la verità).

02.09.06

Il gusto cambia semplicemente o evolve ?

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Pensavo agli orientamenti del gusto di qualche anno fa quando andavano per la maggiore - almeno verso un certo tipo di mercato - quelle spremute di comodino che adesso, fortunatamente, pare incontrare sempre meno di frequente. Oggi il gusto sembra spostarsi verso vini più eleganti, più piacevoli, meno alcolici ma pur sempre intensi, persistenti, emozionali. Da diverse parti si dice sia cambiato il gusto.
Ma il gusto - mi chiedo - è come la moda che cambia restando fedele ai suoi corsi e ricorsi oppure è qualcosa che evolve senza soluzione di continuità e in meglio ?

Il dibattito sull'arretratezza tecnologica nel mondo del vino anche su Marketing Routes

arretratezza.jpg

Vi ricordate quando parlammo di arretratezza tecnologica nel settore del Wine & Food ? A distanza di qualche tempo dalla pubblicazione, l'articolo è stato ripreso da uno dei migliori - a mio avviso - blog di comunicazione e marketing online. Marketing routes il suo nome, una delle mie soste obbligate giornaliere ed una lettura decisamente istruttiva per molti.
Ve lo segnalo perché in fondo al post potete leggere nuovi interessanti commenti.

Informazione trash

Pamela Prati ha festeggiato ferragosto tuffandosi in duecento chili di nutella. Vi risparmio la foto.

01.09.06

Fare sistema paga

Mosaico Piacentino è uno dei più recenti esempi di cosa voglia dire fare sistema. Cinque capaci produttori uniti, oltre che dalla zona geografica di appartenenza, da una comune passione per il lavoro di vignaioli e dalla voglia di far bene. Una scelta coraggiosa e un'opportunità per crescere e presentarsi sul mercato con un soggetto autonomo, slegato dalle singole realtà aziendali ma unito, nel contempo, a tutte attraverso un filo rosso di visioni ed intenti.

Fare sistema paga ? Sembra di si.
E' un discorso, quello del sistema, che rende possibile duplicare l'efficacia commerciale di un'azienda che non deve più affrontare il mercato da sola ma ha gli strumenti per farlo in gruppo, magari attraverso l'attività di un nuovo soggetto come, in questo caso, mosaico piacentino. Un'idea efficace anche per promuovere più marchi con un unico marchio o logo e per suddividere le spese di comunicazione e promozione i cui benefici poi ricadranno su tutti. Se poi alla base c'è la qualità - come nel caso di mosaico piacentino - il progetto non potrà che avere una buona riuscita, è indubbio.

Lo stesso, in altra ottica e con risvolti ed investimenti ben più ampi, è quello che è accaduto con il fenomeno Franciacorta. Certo, c'è ancora molto da lavorare dal punto di vista della qualità complessiva ma chi avrebbe mai pensato che, anche il passante qualsiasi, alla domanda "cos'é un Franciacorta" avrebbe saputo rispondere correttamente ? Interessante anche l'ambizioso progetto "Alta Langa", un discorso non facile, per un metodo classico di qualità in Piemonte, regione più nota al grande pubblico per i suoi grandi rossi che per i suoi pur pregevoli e freschissimi bianchi.

Quindi, se all'idea, al progetto di base, si affianca la qualità e la rigida selezione dei partecipanti, una precisa visione ed un'affinità d'intenti che trovi riscontro in un costante e tenace lavoro per perseguirli al meglio, ogni attività basata sul fare sistema alla lunga è in grado di produrre risultati di rilievo.

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