Bello questo titolo alla usenet 1.0.
Ma sto già partendo male, un inizio così rischia di spiazzare i più. Allora diciamo che web 2.0 non è usenet ? Mmm, distantissimo da quello che vorrei dire. Devo necessariamente farla più lunga. Ho appena finito di leggere un post di Bonilli su Papero Giallo, relativo a premi e concorsi per foodblogger (anche wine per la verità) e, pensando all'acredine ed alla competitività che spesso si riscontra negli ambienti blogger (come è vero, per fortuna, anche il contrario), non ho potuto fare a meno di fare un parallelo con usenet, la buona vecchia bacheca messaggi, i newsgroup per farla breve e, se qualcuno non sapesse di cosa sto parlando, corra immediatamente ai ripari
Già perché usenet è forse il luogo della rete dove tutto resta come è sempre stato, dove tutto scorre senza che il tempo incida. Con i suoi litigi, alleanze, amicizie, incontri, scontri, usenet è ancora il luogo ideale dove comunicare, scambiare, condividere, vuoi per la comodità della struttura / lettura, vuoi per la totale libertà e non moderazione (salvo eccezioni) che la contraddistingue e mette tutti sullo stesso identico piano. Vuoi, ancora, per l'ottima esperienza personale che mi lega a IHV (acronimo di it.hobby.vino) dove ho maturato sincere amicizie.
Qualcosa di molto diverso e di difficile da comprendere per chi non la conosce, soprattutto nel suo spirito. Un luogo estremamente lontano dal mondo dei blog e dei blogger, in cui faccio fatica a riconoscermi ma con cui sto comunque cercando di confrontarmi. Intendiamoci, il mezzo sarebbe anche piacevole e la mia esperienza è positiva, ho molti amici anche nella blogosfera. Sono il contesto e il clima che si respora a non convincermi del tutto.
Il post di Bonilli, dicevo.
A un certo punto, tra i commenti, si solleva una polemica relativamente ai premi assegnati durante l'incontro tra blogger a Squisito! uno dei tanti incontri che hanno affollato la manifestazione organizzata dalla comunità di San Patrignano. Non mi soffermo sullo specifico dei premiati e delle candidature (di cui non posso evitare di sottolineare il mio totale accordo con l'assegnazione del premio come miglior blogger vino ad Aristide ed il mio totale stupore per la mancanza tra le nomination dei blog di ricette, del blog di Sigrid Verbert, Cavoletto di Bruxelles).
Ciò su cui invece vorrei fermare l'attenzione, sono due aspetti assolutamente interessanti. Da un lato la questione "credibilità ed utilità di un concorso per blog", dall'altro e ancora una volta, quella dell'estrema autoreferenzialità del mondo dei blogger. Questioni, si capisce, correlate l'una con l'altra.
Dice Bonilli sul suo blog : "credo che sia utile capire il valore di un premio-concorso prima di mettersi a urlare".
Mai letto nulla di più saggio. Non è il caso di snobbare a priori un premio ben fatto, ma che lo sia ! Quello che conta è il valore dello stesso, la serietà dell'organizzazione, come è composta la giuria, sulla base di quali presupposti si decide di assegnare un premio e quali competenze ha chi vota per assegnarlo, tutte cose penso abbastanza scontate ma che, all'occorrenza, spesso vengono dimenticate. Quel che fa più sorridere è vedere poi accapigliarsi i blogger per questo o quel motivo, quando, di fatto, basterebbe poco per comprendere quali premi abbiano e quali non abbiano un valore reale ed un concreto ritorno. C'ero caduto anch'io con i Foodies.
Ma il nocciolo ruota tutto intorno alla seconda questione. L'autoreferenzialità dei blog e dei blogger, quell'enorme difetto - già connaturato in un sistema dove uno scrive e gli altri leggono - di parlarsi addosso, di dire quanto si è bravi, signori, eleganti, di dare botte di stile a tizio o a caio dimenticando nel contempo cosa esso sia, dando sfogo all'ego personale, non offrendo, in definitiva, nulla di buono o di utile a chi il blog lo legge. In teoria non ci sarebbe nulla di strano dacché il blog è un diario e, in quanto tale, lo scrivo per me, non per gli altri, come e quando mi pare. In realtà non è così, perché la maggior parte dei blog, questo incluso, difficilmente riescono a non ricalcare il modello giornalistico e sottolineo, ricalcare. E' raro trovare un blog che segua esattamente il modello del diario personale nonostante questo rappresenti forse il modello di maggior successo proprio perché svincolato dalla componente "chissà chi mi leggerà".
Autoreferenzialità, dicevo.
Prendi per esempio il convegno dei blogger, sempre a Squisito!. Poteva sembrare una riunione sindacale : tranne due o tre persone, gli altri 4 gatti erano *tutti* ma sottolineo *tutti* blogger. Giusto che i blogger ci fossero, ci mancherebbe, ma più autoreferenzialità di così si muore. E poi, una così scarsa presenza di pubblico, fa pensare no ? Il circuito o meglio, la sfera - della mia teoria delle "sfere" vi parlerlerò un'altra volta - è composto prevalentemente da blogger che si leggono e che si scrivono, che si rispondono a vicenda, che intervengono l'uno nel blog dell'altro per interesse sincero (quando va bene) o per aumentare la propria visibilità (quando va male). Pochi lettori esterni e, se ci sono, quasi sempre gli stessi, su tutti i blog. Eclatante, in tal senso, la scarsità di "commentatori diversi" che perfino sul blog del Gambero Rosso (che presumo avere grande traffico), stentano a manifestarsi. Curioso, davvero.
La prova più difficile a Squisito! (area blogger) forse è stata per Luigi Cremona che, nonostante meriti senz'altro rispetto per tutto quanto abbia fatto e continui a fare per il mondo enogastronomico, non credo fosse certo la persona più indicata per realizzare un evento sui blog dacché nulla ne sa per sua stessa ammissione e sia chiaro, con nessun intento polemico. Ci sarebbe allora da parlare della carta stampata e di come questa pur ripudiando il mezzo (blog), non disdegni in molti casi di provarlo e, per giunta, di ritagliarsi uno spazio da protagonista dispensando premi.
Sono mondi che si incontrano e che devono imparare a convivere e a conoscersi. I giornalisti professionisti perdendo magari un po' di quella spocchia che li contraddistingue quando si trovino a parlare di blog (guardandoli dall'alto al basso), i blogger improntando a maggiore umiltà i rapporti con la stampa, rapporti ai quali non solo non possono avere accesso privilegiato per mancanza di formazione specifica ma ai quali, soprattutto, non sono necessariamente tenuti, anzi.
Ma quanto c'è di questo mondo 2.0 che ancora non capiamo ? Non solo l'inutilità dell'ennesimo premio autoreferenziale per il mondo dei blog (quanto più utile ed attuale sarebbe un premio per le testate giornalistiche online - sono molte ormai - che hanno magari una storia alle spalle di 5, 6, o anche 10 anni). Quanto oscure sono le dinamiche che sottendono a certi mondi con i quali, a suon di sfioramenti, gli uni e gli altri entrano in confidenza ?
Vedi, alla fine avrei potuto parlare di Squisito! ma sono caduto nella trappola autoreferenziale, ho parlato di blog anch'io. Ma perché partecipare a Squisito! ? La retorica domanda, nel mio caso, riceve le seguenti risposte, il più sincere possibili :
- per vedere come è organizzato l'evento e imparare qualcosa
- per cercare di trasformare conoscenze in amicizie
- per conoscere i miei nemici
- per sentirmi rispondere da Massimo Bernardi che il modello economico di un blog è pur sempre basato sulla pubblicità
- per cenare con Giampiero Nadali
- per stare un poco insieme a mia moglie nonostante il lavoro
E allora ? Semplice, web 2.0 non è usenet.
Web 2.0 è per chi internet non lo conosce o per chi lo conosce benissimo. Purtroppo i due estremi convivono e tocca districarsi tra le inevitabili conseguenze. Per il momento, se potete, non chiamatemi blogger.