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Wine for dummies: evitare il pacco al supermercato, di Filippo Ronco

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Wine for dummies: evitare il pacco al supermercato

di Filippo Ronco

Diciamo che ti stai avvicinando al vino soltanto adesso, non ci capisci ancora nulla per la verità, non hai mai fatto un corso di alcun genere e resti affascinato quando il tuo amico di sempre al primo livello del corso ais, rotea il calice come se dovesse attivare una turbina idraulica. Quello che vuoi è soltanto riuscire ad andare al supermercato sotto casa e tornare a casa senza aver preso l'ennesimo clamoroso pacco che poi è il motivo per il quale la maggior parte di chi oggi pensa di saperne qualcosina ha iniziato ad informarsi, a girare e a provare. Qualche pacco lo prenderai per forza ma provo a darti qualche aiuto per limitare i danni.


Comprare vino al supermercato

L'offerta varia moltissimo da catena a catena, ce ne sono alcune come per esempio Esselunga, che offrono un'ottima scelta di vini, quasi come una piccola enoteca di provincia, altre ricche di insulse banalità con pochissime cose passabili e qualche perla che ti chiedi sempre come diavolo ci sia finita, altri ancora con cose tristi e imbevibili, generalmente i supermercati più piccoli e i discount a meno che non ti trovi in vacanza in qualche luogo vinicolo, magari in camping, dove non è difficile trovare vini del luogo e allora prova tutto, è una bella opportunità.


Il prezzo


In linea di massima la prima grossa scrematura la fai col prezzo. Diciamo che sotto i 3-4 euro converrebbe non puntare per ragioni di salute e che sopra i 12-15 conviene evitare perché allora tantovale andare in enoteca. Poi dipende dalla tipologia, uno spumante italiano con scritto sopra "metodo classico" che costa meno di 8-9 euro è difficile che valga la pena, così come uno Champagne sotto ai 12-15 euro. La linea visiva da tenere d'occhio comunque, guardando lo scaffale, è quella dritta di fronte a te e quella immediatamente superiore ma diciamo che in linea di massima la centrale è quella dove con un po' di attenzione di riesce a pescare qualcosa di decente tra i 5 e i 10 euro.


Etichette e denominazioni


Evita come la peste etichette sgargianti. Lo so, sono le prime che avresti messo nel carrello ma fidati per un momento. Vdt, Igt, Doc, Docg, non rappresentano una scala di valore su cui poter fare affidamento purtroppo. Puoi trovare un vino di Denominazione Origine Controllata e Garantita chiavica così come un Vino da Tavola più che discreto. Anzi, forse su tutta la scala sono proprio le Doc ad avere il terreno più scivoloso e dove è più facile prendere il pacco anche perchè ce ne sono tantissime, troppe. Purtroppo l'unica vera garanzia è il nome del produttore ma questo è un traguardo che ti porrai qualche anno più tardi. Insomma, lascia perdere la denominazione, Docg, Doc, Igt, Vdt, te lo dico a malincuore e vorrei fosse il contrario ma al momento non contano una cippa e tale apodittico assunto vale ancor di più tra le sbiadite "selezioni" da supermercato.

Dai un occhio allo scaffale e se lo stesso marchio lo vedi in tutte e tre le posizioni, magari anche in quella a due centimetri da terra, con le dame da 5 litri, bé, magari evita. Il vino in cartone non lo prendiamo in considerazione, d'accordo?


La zona

Sempre in linea di principio, tenderei ad evitare quelle regioni che producono #centomila miliardi di bottiglie di vino, che so, piemonte, toscana, veneto, sicilia, puglia, emilia romagna, per dire, dove il pacco è sempre dietro l'angolo. Certo, sono regioni dove probabilmente potresti bere molto bene e si, il lambrusco buono esiste, ma al supermercato di massa è il bacino dove è più facile prenderla nello stoppino, lascia perdere se non sai esattamente dove mettere le mani.

La regione più sicura è senza ombra di dubbio l'Alto Adige, quasi sempre. Ma direi che anche la Valle d'Aosta difficilmente riserva brutte sorprese. Tante altre regioni meriteranno la tua attenzione, ma questa è una guida di sopravvivenza, dobbiamo tirar dritto per il momento e puntare sul sicuro. (Non si incazzino gli iniziati, cominciamo a produrre qualità alta su tutto il territorio regionale e sarò ben lieto di rettificare o integrare).


Chi lo fa, chi ci mette l'uva?


Un dato interessante è "imbottigliato all'origine" se lo trovi scritto, non è che possa darti una garanzia di bontà assoluta ma è sempre meglio di un numero di imbottigliamento incomprensibile o di "imbottigliato da" senza "all'origine". Il codice a barre dietro la bottiglia non è IL male in sé ma generalmente può far pensare ad una produzione un po' più grande. Non che il supermercato sia il posto dove andare per vignaioli ma senza il codice a barre boh, meglio secondo me.


Marchi di gruppo

Cominciano anche a girare dei simbolini sul collo delle bottiglie o sull'etichetta (in francia troveresti un omino con il cesto dell'uva sulla schiena e sarà quello dei vignaioli indipendenti, uno simile lo trovi anche in italia. Non è che sia garanzia di niente ma almeno sai che l'azienda è di piccole o medie dimensioni e che coltiva in proprio tutta l'uva che vinifica, insomma, dovrebbe essere un prodotto un po' meno industriale e un po' più sano. Ma dipende.


Alcool, vini dolci e vini liquorosi


Poco o tanto? L'alcool non rappresenta mai un bene o un male in sé e tanto meno può aiutarci a capire se un vino è buono o cattivo. Ho bevuto dei Riesling a 7 gradi favolosi così come dei Gewutztraminer da 15 o degli Amarone da 16 che andavano giù come gazzosa (pochi). Dal momento che i produttori hanno uno 0,50 di margine nell'indicazione (il che vuol dire che un vino da 12,50 potrebbe essere in realtà di 12 o di 13) e considerato che più alcool, generalmente vuol dire più zuccheri svolti e forse qualcosina in più in struttura e sostanza, visto che difficilmente potrai riempirti il carrello di Riesling della Mosella a 7 gradi, ti direi di puntare su vini con grado alcolico indicato intorno ai 13 gradi ma è davvero un'indicazione di massima e secondaria e vale solo per bianchi e rossi in bottiglia normale, non per quelli che troverai in bottiglia più piccola di color giallo oro o ambrato che 99 su 100 saranno vini dolci.

Tra questi, evita se possibile quelli con scritto "vino liquoroso" e prova ad orientarti su un passito naturale, li riconosci perchè NON hanno la fascetta a strisce bianche e viola sul collo della bottiglia. L'unico vino che puo icomprare ad occhi chiusi con questa fascetta è il Porto. Magari evita il Sandeman che è una delle etichette più commerciali, specie sui prodotti base, e buttati su un Dow's o su un Niepoort o un Fonseca o un Grahm's. Se sui porto leggi Vintage, sarà difficile bere male ma sono vini da fine pasto o "meditazione", non è che ci puoi pasteggiare, oddio puoi anche, vedi tu.

Ecco magari un bianco molto alcolico (13-14 gradi) tende a convincermi di più di un rosso a 11 gradi ma siamo sulla congettura spinta.


Il corpo

Corposo o non corposo? Un bel dilemma intercettare il corpo di un vino dall'esterno. Tra denominazioni, vitigni e regioni si rischia davvero di perdersi. Diciamo che un rosso in genere tende ad avere un tenore alcolico più alto di un bianco (parlo di vini secchi, quindi non dolci) o di un rosato (ma anche qui, mille eccezioni).

Un vino del sud con un alto tenore alcolico (diciamo dai 13 gradi in su) me lo aspetterei di una certa struttura, con un buon corpo, un vino di basso grado e molto poco colorato probabilmente più esile. Ma sono indicazioni di massima. Puoi sempre alzare la bottiglia e puntarla verso una fonte di luce, se ci vedi molto bene attraverso tenderei a pensare che non abbia un grandissimo corpo, se proprio attraverso non ci vedi, sarà sicuramente un vino "ricco", se non altro, di polifenoli che male non fanno :)


Denominazioni famose

Barolo, Brunello di Montalcino, Amarone della Valpolicella, Sagrantino di Montefalco, Montepulciano d'Abruzzo... lasciali stare per il momento. Di solito difficile bere malissimo, anche se per comprare vini di questo genere ti consiglierei di fare un po' di gavetta prima e di andare in enoteca poi, dove potrai trovare una selezione molto più ampia, produttori spesso più piccoli e di nicchia e dove la conservazione in linea di principio dovrebbe poter godere di maggior riguardo.


L'invecchiamento


Ah, l'annata.
Non è che un vino deve essere dell'anno scorso se no è vecchio. Ci sono vini bianchi da 10-20 anni grandissimi (difficile trovarli al supermercato) e rossi di altrettanta soddisfazione. Ma direi che per il momento possiamo limitarci a vini di 1-2 anni.


Vitigni


Vitigni salvagente, così come denominazioni, non ce ne sono. Purtroppo come divevo prima, dovrai sperimentare parecchio, cercando di evitare pacchi il più possibile sino a trovare il tipo di vino che ti convince di più. In genere puoi fidarti bene dei vitigni scritti in tedesco dell'alto adige: "blauburgunder", "lagrein", "gewurztraminer" ma poi dipende tutto dai gusti. Ecco il gewurztraminer è un buon vino da iniziazione, molto molto aromatico, direi il più aromatico che abbiano in Italia insieme alla Lacrima di Morro d'Alba (nelle marche) dalle sensazioni forti, grande frutto, didattici. Potresti proporli però alla tua donna al primo appuntamento con risultati che possono variare dal pugno secco in faccia all'amplesso seduta stante. Eviterei un impegnativo nebbiolo ma anche un aglianico se sei alle prime armi.

Poi, dopo un po' di esperienza e qualche pacco (spero il minor numero possibile), passerai all'enoteca, che oltre ad essere un ambiente molto più rilassante è decisamente molto più divertente del supermercato.

Ci arriveremo.

Letto 8270 voltePermalink[2] commenti

2 Commenti

Inserito da Enzo Zappalà

il 08 settembre 2011 alle 08:38
#1
ottimo Fil!

Inserito da Bernardo Camboni

il 24 ottobre 2011 alle 22:19
#2
Fil

Avevo letto questo post una decina di gg addietro.
Mi è tornato alla mente questa sera aprendo la cassetta della posta. In una delle tante pubblicità di negozi, supermercati etc... trovo un'appetitosa offerta: Montepulciano d'Abruzzo DOC 1,09euris, ed udite udite Brunello di Montalcino DOCG 11,89euris.
Che abbiano dissequestrato qualche partita dei taroccati del 2008 ?
Qualcosa non quadra. O nelle enoteche finora ci hanno dissanguato maldestramente o effetto crisi??

Filippo pensaci tu (mi viene in mente la pubblicità di tanti anni fa del Gigante buono alle prese con le scorribande di Jo Condor)

bernardo


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Filippo Ronco

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Laureato alla Facoltà di Giurisprudenza di Genova nel 2003, ho fatto pratica legale in uno studio per circa 2 anni ma non ho mai provato a dare...

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