« Febbraio 2007 | Main | Aprile 2007 »

29.03.07

Vinitaly time! (7) Il Cangrande a Massimo Di Cintio

logo-vinitaly.gif

Flash dal Vinitaly: i giornalisti dell'anno 41° della più importante manifestazione internazionale del vino sono due.

Insieme a Marzia Morganti Tempestini, un altro ottimo collega è stato insignito del premio "Cangrande", come "benemerito della vitivinicoltura italiana": Massimo Di Cintio.

Il riconoscimento è stato proposto dall'assessore all'agricoltura della Regione Abruzzo Marco Verticelli.

"Questo riconoscimento – spiega l’assessore – va all’importante lavoro svolto con dedizione negli ultimi quindici anni da Massimo Di Cintio per far conoscere in Italia e all’estero la nostra enogastronomia e il nostro territorio. Sappiamo che produrre qualità oggi non è più sufficiente, ma occorre far conoscere questa qualità attraverso la comunicazione.

Egli ha registrato puntualmente l’evoluzione dell’enologia regionale, a supporto delle aziende e della qualità sempre crescente dei vini abruzzesi, scrivendo sulle diverse testate ma anche diventando punto di riferimento per i giornalisti che si sono avvicinati alla nostra regione”.

Al suo decimo anno come responsabile della comunicazione dell’Abruzzo al Vinitaly e al Sol, Massimo da oltre 15 anni si occupa di comunicazione nel mondo del vino e dell’enogastronomia, collaborando con importanti riviste e case editrici italiane del settore (Il Sole 24 Ore, Gambero Rosso, Civiltà del Bere, Cucina&Vini, Slow Food, Spirito di Vino) e ha pubblicato – sia come autore, sia come collaboratore – circa 10 guide dedicate all’enogastronomia e al territorio abruzzese.

Considerato uno dei massimi esperti italiani di vini rosati, ha curato le prime tre pubblicazioni dedicate interamente a questa tipologia, ed è attualmente direttore responsabile della rivista Sommelier - Abruzzo e Molise, edita dall’Associazione Italiana Sommelier (Ais).

Inoltre è stato ed è consulente per la promozione e la comunicazione di enti ed istituzioni abruzzesi.

All'amico Massimo le nostre più cordiali congratulazioni: un premio più che meritato!

clap1.gif





28.03.07

Vinitaly time! (6) Premiata Marzia Morganti Tempestini

Marzia Morganti Tempestini, b.jpg

Organizzazione flessibile.
Oppure flessibilità organizzata.
A detta dei colleghi che girano il mondo - e, a differenza di tanti chiacchieroni, fiere e manifestazioni del vino se le fanno davvero tutte, dalla più grande alla più piccola - Vinitaly è al momento la manifestazione più importante in assoluto.

Più ricca, più incasinata, più partecipata, più glamour, più caciarona, più...
tutto quello che volete.
Non c'è confronto, non teme rivali.
Nel bene e nel male, ovviamente.

Il tutto per dire che venire al Vinitaly senza un minimo di preparazione (psicologico-mentale) e/o di organizzazione, può essere un'avventura, diciamo, "interessante".

Oppure una specie di suicidio, un vero incubo.

Pertanto, allo scopo di godere appieno di questa esperienza e portare a casa qualcosa di bello e di buono - fosse anche solo il ricordo di un incontro, una nuova conoscenza, un'idea, la scoperta di un vino o di un'azienda - vi rimando al noto consultatissimo Manuale delle G.M.E. (Giovani Marmotte Enofile).
Non per pigrizia, ma difficilmente avrei saputo stenderne uno migliore, altrettanto efficace e sintetico.

Ciò premesso, questo post d'inizio Vinitaly apre con la foto di una sorridente signora: Marzia Morganti Tempestini.
Una grande professionista dell'informazione e un'amica sempre disponibile (e comprensiva).
Bene, tra una cosa e l'altra, sarà finalmente di scena anche lei, al Vinitaly.

Giovedì 29 marzo alle 17 sarà insignita del prestigioso titolo di “Benemerito della vitivinicoltura italiana”.
La consegna della medaglia “Cangrande” avverrà presso il “Ristorante d'Autore” al primo piano del Palaexpo veronese (entrata centrocongressi Europa). Il riconoscimento viene assegnato su proposta dell’assessore all’Agricoltura della Regione Toscana Susanna Cenni.

Marzia vive e lavora a Prato e da almeno vent’anni si occupa di comunicazione nel mondo del vino e dell’enogastronomia, collaborando con testate e televisioni italiane ed estere (è stata anche consulente di Rai Uno).
Al suo attivo ha una ventina fra libri e guide enogastronomiche.

La sua passione per il vino e l’enogastronomia l’hanno portata ad impegnarsi nel mondo della comunicazione anche occupandosi di uffici stampa, svolgendo consulenza per aziende del settore enogastronomico, del turismo e dell’artigianato. Svolge attività di relatrice in convegni e di docente nei corsi dedicati alla promozione dei prodotti tipici, dell’agriturismo, della ristorazione e all’organizzazione e promozione di eventi.

E’ docente di “Turismo Enogastronomico” presso il corso di laurea in Scienze Enogastronomiche dell’Università degli studi di Parma ed è direttore responsabile della rivista “Il Sommelier della Toscana”, edito dall’AIS, di cui è socia onoraria, nonchè membro dell’associazione Donne del Vino.

Mi fa molto piacere poter dar spazio ai meriti di una collega. In una kermesse che prevede qualcosa come una sessantina di eventi al giorno dentro e fuori gli stand (se non di più), è un po' difficile scegliere quale mettere in evidenza e quale tralasciare.

A quanti in questi giorni mi hanno inviato (centinaia di) mail d'invito a degustazioni-pranzi-cene-convegni-eventi vari e assortiti, il mio grazie più sincero.
Quando riusciranno (se riusciranno) a clonarmi verrò da tutti voi, giuro, nessuno escluso.
Fino ad allora, se mi volete bene, abbiate pietà: Vinitaly è per me un momento intensissimo di lavoro, essendo un'oscura cronista del vino (e non una celebre e ricercata opinion leader e critica enogastronomica) devo occuparmi innanzitutto di fatti, cifre, indagini, ricerche.

Perciò non offendetevi se, a dispetto di tutta la (mia) buona volontà, non troverò tempo/modo di passare dal vostro stand per assaggiare i vostri vini, ma andrò a seguire l'ennesimo convegno-tavola rotonda-talk show.

Lo stesso dicasi ai molti amici-conoscenti-colleghi che mi hanno chiesto un appuntamento: gli unici due riferimenti che posso darvi sono questo e questo; qui mi troverete di sicuro perchè mi hanno "incastrato" come moderatrice.

Buon Vinitaly a tutti e ricordate: la cattiva/buona notizia è che comincia giovedì 29 marzo.
La buona/cattiva notizia è che martedì 3 aprile sarà già un ricordo.





26.03.07

Vinitaly time! (4) Primi risultati del 15° Concorso Enologico

logo concorso vinitaly_home.gif

Una medaglia dell'altro mondo.
Per la prima volta, il Premio Speciale Gran Vinitaly 2007 va ad una cantina dell'emisfero australe, Wyndham Estate di Rowland Flat, che entra così nell’Albo d’oro del Concorso Enologico Internazionale. Il premio è un riconoscimento di grande prestigio, perché viene assegnato all’azienda che ha totalizzato il maggiore punteggio su due vini premiati con medaglia in gruppi diversi.

Dieci invece le aziende che grazie alla somma dei punteggi ottenuti con tre vini che hanno ricevuto la Gran Menzione hanno vinto il Premio Speciale Vinitaly.
Si tratta di: Vineland Estates Winery (Canada), Moravske Vinarske Bzene Sro (Rep.Ceca), Vina Luis Felipe Edwards Ltda (Cile: già vincitrice di altre ìmedaglie d'oro nelle passate edizioni), Champagne P & C Heidsieck (Francia), Divino Nordheim Main (Germania), Evangelos Tsantalis Sa (Grecia, produttrice tra l'altro di un ottimo Ouzo), Cantine Due Palme (Italia: una cantina cooperativa altre volte premiata), Sogevinus Fine Wines Sa (Portogallo), Miguel Torres Sa (Spagna), Provins Valais (Svizzera).

La 15^ edizione del Concorso Enologico, svoltosi dal 21 al 25 marzo, confermac così la tradizionale selettività della gara, avendo assegnato solo 105 medaglie su oltre 3.500 partecipanti provenienti da 30 Paesi diversi.

Rispetto alle passate edizioni, comunque, il numero dei premiati è stato maggiore, e questo deve essere visto con favore perché dimostra un innalzamento della qualità complessiva dei campioni sottoposti a giudizio.
La proclamazione dei vincitori verrà fatta il 29 marzo, in occasione dell’inaugurazione del 41° Vinitaly.




Vinitaly time! (3) Le iniziative delle aziende

cantine Berlucchi 3, b.jpg

In questi giorni di intensi preparativi per il Vinitaly, le caselle di posta - cartacea ed elettronica - dei giornalisti sono sottoposte ad un bombardamento di messaggi che non ha uguali nel resto dell'anno.

Molti di questi messaggi-inviti-solleciti finiscono, ahimè per loro e per chi li ha inviati, direttamente nel cestino (virtuale e reale), ma ogni tanto qualcuno attira l'attenzione del destinatario.

Perchè capita - a volte - che contenga una notizia. Piccola- piccola magari, ma curiosa, o quanto meno incoraggiante.

E' il caso dell'azienda franciacortina Berlucchi , che in occasione di Vinitaly prsenterà non un nuovo spumante ma... un blog.

Così infatti si legge sul comunicato aziendale:
"Visita virtuale a Vinitaly 2007: Berlucchi inaugura un blog, dedicato all’universo enologico e non, di Enosfera, durante i giorni della fiera del vino di Verona, in cui commentare gli eventi e le iniziative in diretta dalla manifestazione.

Il gruppo franciacortino permetterà ad esperti ed appassionati… rimasti a casa, di seguire quasi in diretta e di partecipare con il blog agli eventi Berlucchi grazie al sito www.berlucchi.it. , continuamente aggiornato nei giorni della manifestazione e aperto a tutti i blogger e curiosi enonauti virtuali.

“ L’idea di poter comunicare in diretta tutto quello che sta accadendo a Vinitaly a qualcuno che è molto distante, ci è sembrato bello e molto attuale, e ci permette di avere un contatto diretto anche con chi fisicamente non è presente sul posto - dice Cristina Ziliani, Responsabile Comunicazione di Berlucchi - Inoltre il blog ci consentirà anche di raccogliere opinioni e consigli da chi invece sarà passato a trovarci e poi sarà tornato a casa, creando uno scambio proficuo e molto sincero con gli amanti del buon bere presenti a Vinitaly. La possibilità di aggiornare continuamente il sito “sul posto” direttamente dallo stand dà un’idea anche a chi ancora non ci conosce, di “dare un’occhiata” alla realtà Berlucchi e a quella della fiera, con una modalità, quella del web, semplice, veloce e a portata di tutti”.

VinoPigro non può che plaudire all'iniziativa - il fatto che un'azienda apra un blog è sempre positivo - ma si auspica che non faccia la fine di tanti - passato il Vinitaly tutti a casa, blogger e lettori - e che sia solo l'inizio di un dialogo autentico, continuativo e trasparente...

(nella foto, cantina Berlucchi a Borgonato)





24.03.07

Vinitaly time! (2) Intervista al direttore generale Mantovani

vinitaly 06, b.jpg

Dopo l'istituzione operativa, l'operatività istituzionale.
Ovvero: dopo Luigi Castelletti, Giovanni Mantovani.

Al quinto piano del palazzo dell'Ente Fiere di Verona, i rispettivi uffici sono quasi confinanti.
Con il primo abbiamo parlato delle strategie di fondo di Vinitaly e della Fiera, delle grandi questioni generali: con il secondo, che dal 1985 è direttore generale di Veronafiere e da poco ha assunto anche la vicepresidenza di A.E.F.I., (Associazione Esposizioni e Fiere Italiane, che rappresenta gli interessi del sistema fieristico nazionale presso Governo, Parlamento e Regioni) scendiamo nel dettaglio, e andiamo a scoprire ciò che caratterizza l'edizione 2007 di questa fondamentale manifestazione.

Direttore Mantovani, qual'è la novità principale del 41° Vinitaly?
"Una iniziativa rivolta in maniera specifica agli addetti ai lavori: Taste Italy.
Si tratta di un'area riservata, posta al 2° piano del Palaexpo, nella quale le aziende invitate potranno presentare a 5000 operatori esteri e giornalisti di settore selezionati da Vinitaly due vini: un “top product” e un “new product”. In questo modo si evitano dispersioni e si concentrano i canali di comunicazione tra azienda e operatore: da un lato si agevola l'operatore commerciale, permettendogli di ottimizzare i tempi della sua visita, dall'altro si da' all'azienda la possibilità d'incontrarlo”.

Chi è il visitatore-tipo di Vinitaly?
"Dalle nostre indagini risulta che ben il 63 per cento dei visitatori esteri sono operatori commerciali.
Più articolata invece la presenza italiana, dove c'è una presenza forte anche della ristorazione, dei wine bar, delle enoteche, perché in Italia abbiamo un sistema distributivo più complesso".

Grazie al nuovo sistema di pre-accrediti, la composizione dei visitatori negli ultimi anni è un po' cambiata. Ci sono stati cambiamenti anche nella durata della visita alla fiera?

"Sì; il 20 per cento delle persone si fermano due giornate, il 28 per cento 3 giornate, il 24 per cento si trattiene per più di 3 giornate. La riprova l'abbiamo anche dai risultati della ricerca svolta sugli espositori di Vinitaly 2006: ben il 97 per cento delle aziende ritengono che la fiera le abbia aiutate a stabilire nuovi contatti e il 93 per cento di esse ha detto di essere riuscita a concludere accordi commerciali. Un fatto che ci ha sorpreso".

Perchè?
"Perchè solitamente quando questo avviene le aziende non lo dichiarano mai! Inoltre, il 95 per cento delle aziende ritiene che Vinitaly l'abbia aiutata a capire le esigenze del mercato. Complessivamente, il 98,5 per cento si è detto soddisfatto dell'ultima edizione di Vinitaly.
Al punto che, nonostante il mercato del vino sia al momento abbastanza statico, il numero dei nostri espositori cresce ancora del 2,5%-3%”.

Torniamo all'edizione di quest'anno: altre novità?
"Sol, il Salone dell'olio, torna al centro di Vinitaly. Sarà un cuore-mostra, posta in un'area centrale del quartiere e non periferica. Durante tutta la manifestazione verranno realizzate una serie di iniziative che in qualche modo creano una connessione forte col Vinitaly”.

Quali saranno gli incontri e i convegni di maggior interesse?
"Quest'anno saranno presentati: una ricerca sul turismo del vino finalizzata a individuare tale settore da un punto di vista del business reale (sabato 31 marzo, h.10,30, Sala Argento);
- la Grande Distribuzione, con un focus sui nostri vini nella GDO estera (venerdì 30 marzo, ore: 11.00 - Sala Stampa - 2° Piano Palaexpo);
- la ricerca sulla presenza del vino estero in Italia, argomento abbastanza inedito e spinoso (venerdì 30 marzo, ore 10.00 - Centrocongressi Arena-Sala Bellini);
- la ricerca su chi è veramente il wine lover, che rappresenta il 5 per cento dei visitatori esteri di Vinitaly, e ben il 21 per cento di quelli italiani (sabato 31 marzo, ore: 14.30 - Centrocongressi Arena-Sala Puccini).
Ogni giorno poi si terrà un incontro finalizzato a mettere a fuoco un mercato preciso: USA, Cina, Messico, India...le tappe del Vinitaly Tour".

E poi qualcuno dice ancora che "è solo una fiera".
Vinitaly? hard to believe it's only business...




20.03.07

Vinitaly time! (1) Intervista al presidente Castelletti

Castelletti, b.jpg

Meno 9 al V-day.

La 41ª edizione di Vinitaly sta per aprire i battenti. Per chi, come me, lavora nel settore del vino (sia pure “solo” sul versante dell’informazione), l’allarme giallo è scattato già da alcune settimane, ma l'attività di preparazione si va sempre più intensificando con il passare delle ore.

E mentre in questi giorni si tiene il 15° Concorso enologico internazionale, VinoPigro è andato a scomodare le alte sfere dell'Ente Fiere di Verona, per farsi raccontare qualcosa del Vinitaly prossimo venturo.
Davanti al suo microfono, cordiale e disponibile come sempre, nientemeno che il presidente: Luigi Castelletti.

Chi è:
avvocato penalista ( con un master honoris causa in Logistica Integrata, assegnatogli dall’Università degli Studi di Verona), Luigi Castelletti è originario di Ferrara di Monte Baldo (VR), dove per vent’anni è stato consigliere comunale. Per due anni consigliere provinciale a Verona, dal 1996 al 2003 è stato presidente del Consorzio Zai.
Nel 2003 assume la presidenza di Veronafiere, in un momento non facile per l’ente, che usciva da un periodo di grande confusione progettuale e politica, e da un lungo commissionariamento.

Sotto la sua guida energica ed efficace, in questi anni Veronafiere ha ritrovato nuovo slancio, vinto sfide importanti, lanciato nuove rassegne di successo, stretto accordi strategicamente rilevanti e varato un Piano industriale di sviluppo e delle infrastrutture di tutto rispetto.

A lui, che quattro anni fa inaugurò il suo mandato in Veronafiere proprio con Vinitaly – concedendo a chi scrive l’onore della prima intervista in assoluto “da presidente” -, VinoPigro ha chiesto come si presenta Vinitaly 2007.

“Oltre ai servizi del Vinitaly Tour, credo che siano almeno quattro le nostre attuali linee-guida.
La prima: un’attività di sostegno alle nuove eccellenze emergenti, in modo che queste aumentino. Ovviamente siamo a disposizione di tutti, ma siamo particolarmente attenti a quelle aziende che si stanno sforzando di fare un salto di qualità.

La seconda: Vinitaly è una manifestazione con un suo carattere preciso, però noi tendiamo a inserirla in un discorso di filiera agroalimentare. C'è insomma una coerenza di fondo, che ci porta a offrire alle aziende clienti dei pacchetti di servizi, in modo che la loro partecipazione non sia a spot, ma rientri in una più ampia strategia di presenza nella stessa filiera agroalimentare.

La terza: i servizi. Sempre più tendiamo a fare noi anche gli allestimenti; per questo siamo entrati con una partecipazione (51%) in una società specializzata nel settore. Per offrire una cucitura sartoriale.

La quarta: dopo la positiva esperienza dello scorso anno, altre regioni seguiranno l’esempio del padiglione del Veneto…"

Parliamo della presenza del pubblico generico in Fiera. C’è chi preferirebbe un Vinitaly per soli operatori…
“La nostra non potrà mai essere una fiera per soli professionali. I nostri espositori sono oltre 4000 e abbracciano una fascia di tipologie molto ampia, all’interno della quale trovi il produttore che vorrebbe solo operatori, e quello che invece ha bisogno di sentire anche la vicinanza del pubblico generico. Il quale, non dimentichiamolo mai, fa parte del consumatore finale.

La virtù sta nel mezzo: una fiera troppo professionale accontenterebbe pochi soggetti e scontenterebbe tutti gli altri. E poi anche gli espositori di prima grandezza, se non vedono il pubblico, dicono che c’è qualcosa che non va.
Né troppo professionali, né troppo generalisti, dunque. Del resto, per chi viene solo per assaggiare un po’ di bicchieri, abbiamo iniziative come l’enoteca in Gran Guardia".

Chiuso il capitolo Miwine, potrebbe aprirsi un altro fronte di scontro tra fiere?
“C'è sempre da stare molto attenti. Adesso, per esempio, c'è la fiera di Roma che si sta muovendo.
Credo però che l'esperienza di MiWine abbia insegnato qualcosa: a noi, e a tutti quelli che vogliono capire la lezione, quindi anche a Roma".

Si spieghi meglio...

"Non c'è dubbio che una fiera del vino a Milano avesse un suo fascino: perchè è una città importante almeno quanto Roma, perchè il nuovo quartiere ha un suo appeal, perchè gode di grandi infrastrutture, eccetera.

Tutte cose che ha anche Roma.

Ma non c'è anche dubbio – e questa è la morale - che se una fiera (come Vinitaly) ha una sua tradizione, ed è collegata ad un territorio vocato che riesce a presidiare, è in grado di tener testa a chiunque. Al punto che chi vuole creare qualcosa di nuovo va incontro a straordinarie difficoltà.
Sul vino poi, avrebbe uno start up estremamente difficile. E’ un’avventura da cui si può uscire con le ossa rotte".

E alla Fiera di Verona, cosa ha insegnato l’esperienza di Milano?
“Che una fiera come Vinitaly va seguita, presidiata, inserita nella filiera agroalimentare, offrendo servizi su misura e investendo. Che non possiamo cullarci sugli allori.
Quindi: certo che stiamo attenti. A Roma ma anche a Napoli, o a chicchessia".

Questo è l’anno di Vinexpo. Ritiene possibili strategie di collaborazione tra fiere del vino?
“Noi non siamo chiusi a livello nazionale; a livello internazionale non ci diamo fastidio, abbiamo target diversi. Chi viene a Vinitaly in genere va anche a Bordeaux, e viceversa: sono scelte aziendali. In Italia invece è giusto che le singole iniziative del territorio abbiano il loro spazio: lo scontro non ha senso”.

Torniamo a Verona, e ai suoi eterni problemi di traffico, parcheggi, viabilità nei giorni di Vinitaly …
“Risolveremo anche i problemi esterni al quartiere fieristico. Non posso dire come, ma li risolveremo. E anche questo serve a dare un'idea di quello che oggi è diventato Vinitaly...”

Ovvero?
“Vent'anni fa la manifestazione era della Fiera e viveva all'interno del suo quartiere; adesso vive sempre più anche nella città.
E se belle manifestazioni vivono in una bella città, è inutile che ci sforziamo solo noi della Fiera a trovare le soluzioni ai problemi: tutti devono fare la loro parte. Solo così si avvia un percorso propositivo al quale ciascuno da il suo contributo”.

Punto.
E a capo.
Vinitaly è alle porte. Con un grande passato alle spalle e un interessante e promettente futuro davanti, per i prossimi quaranta o cinquant’anni. Almeno.





18.03.07

Pastoncino di lunedì 19 marzo

grappolo ovale1.jpg

Dal frigorifero delle news, ecco le ultime, la prima delle quali riguarda da vicino la nostra comunità di wine blogger: la categoria dei v-wb (vigneron- wine blogger) si è arricchita di una new entry.

Giorgio Mercandelli, titolare con la sorella Anna dell’azienda Sacrafamilia in Oltrepopavese, ha aperto il dialogo con internauti e assimilati. A lui il nostro più cordiale “benvenuto” e l’augurio più sincero di buon lavoro.
Sul blog e in azienda ovviamente, tra i suoi incredibili – meglio: biotici - vini.

Altro nuovo ingresso, quello del Consorzio Tutela Vini Soave. Si tratti o no di un “effetto collaterale” del nostro recente incontro, sta di fatto che i ragazzi del Consorzio – direttore in testa – hanno aperto il loro “salotto” a questo indirizzo.

E’ la prima volta che un ente volontario, investito della responsabilità dell’erga omnes, preposto alla tutela e promozione dei vini di una zona enologicamente di prima grandezza come quella del Soave, accetta di scendere in un'arena popolata da dissacranti ed esigentissimi consumatori, enofili ed eno-flippati, critici in pectore e de facto, sempre disposti a mettersi in discussione, a prenderle ma anche a darle (metaforicamente parlando).

E' un coraggio che fa onore al Consorzio e al suo staff, e che dovrebbe far riflettere parecchi.
Produttori in primis.

Chi invece sta passando dai... commenti ai post, è Filippo Cintolesi, produttore e frequentatore di blog e dintorni. Su Tigulliovino si sta esercitando a fare il wine-blogger sul serio. Buon allenamento!

Ed ora qualche news dal mondo (cosiddetto) reale:

Da una ricerca realizzata da IWSR emerge che i sudditi della regina Elisabetta entro il 2010 spenderanno in vino più di qualsiasi altro cittadino europeo. Dai portafogli britannici usciranno 5,5 miliardi di sterline e la Gran Bretagna sarà il primo mercato vinicolo del Vecchio continente.
Fra il 2001 e il 2005 le vendite di vino al dettaglio sono cresciute del 25% raggiungendo quota 4,9 miliardi.
Due i fattori che porteranno a questi risultati: un maggiore consumo di vino e un aumento del prezzo medio a bottiglia, che in generale è superiore alla maggior parte dei paesi europei. Il consumo di vino dovrebbe crescere del 3,7% fra il 2001 e il 2010, cioè 3,5 volte più rapidamente che a livello mondiale.
In generale, però, gli inglesi continueranno a bere meno vino di francesi, italiani, statunitensi e tedeschi.

Giovedì 29 marzo alle 8 partirà dalla Stazione ferroviaria di Verona Porta Nuova la corsa inaugurale del Treno del Vino, che proseguirà fino a Desenzano del Garda. Alle 10 il rientro alla base, accolti dagli amici del Vinitaly e in tempo per l’apertura ufficiale della Fiera 2007.

Il Treno – un’idea, anzi un sogno realizzato dell’enologo Roberto Cipresso, come si legge anche nel libro “Il Romanzo del Vino” – sarà composto da 4 carrozze arredate con i colori del vino: vi prenderanno posto il Ministro delle Politiche Agricole Paolo De Castro, il presidente dell’Associazione Città del Vino Valentino Valentini e almeno una settantina di sindaci in festa per il ventennale dell’associazione.
Con loro anche molti chef della JRE Italia (Jeunes restaurateurs d’Europe), numerosi sommeliers e i giornalisti accreditati.
A fare gli onori di…carrozza ci sarà ovviamente Roberto Cipresso, insieme a Giovanni Negri e Fabio Leccisotti, con la regista Lina Wertmuller e il giornalista Gad Lerner, testimonial dell’evento.

Dopo questo primo viaggio, il Treno tornerà nella sua tratta originaria e da sabato 16 Giugno, con partenza tutti i week end da Siena (una volta al mese anche da Roma), attraverserà la Val d’Orcia fino alla Stazione di Montalcino.

Associazione Le Donne del Vino: anche per il triennio 2007-20010 la produttrice Pia Donata Berlucchi è stata confermata Presidente.
Accanto a lei opereranno quali vice-presidenti M. Cristina Ascheri e Chiara Lungarotti.

A loro e a tutte le consigliere, le nostre felicitazioni e gli auguri per un buon proseguimento di lavoro.




15.03.07

Assoenologi Veneto Occidentale: nuovo direttivo

Giuseppe Martelli, Giancarlo Prevarin, Daniele Accordini, Paolo Menapace,Aldo Lorenzoni, Luigino Bertolazzi 2 b.jpg
(da sin.: G.Martelli, G.Prevarin, D.Accordini, P.Menapace. A.Lorenzoni, L.Bertolazzi)

Sarà un quadrumvirato tutto veronese a guidare la sezione Veneto Occidentale di Assoenologi per i prossimi tre anni.

Accanto a Daniele Accordini, produttore nella Valpolicella Classica e direttore della Cantina di Negrar, riconfermato presidente, e a Luigino Bertolazzi (vicepresidente), enologo presso la Cantina di Soave, alla testa del piccolo esercito di circa 250 enologi – tanti gli iscritti a questa sezione – si pongono anche Aldo Lorenzoni, direttore di ben tre Consorzi di tutela (Soave, Lessini Durello, Arcole) in qualità di vicepresidente, e Paolo Menapace, presidente della Strada del Vino Soave, con vesti di segretario.

Una vera macchina da guerra quella uscita dall’ultima assemblea di sezione, alla quale hanno partecipato anche il direttore generale di Assoenologi, Giuseppe Martelli, e il vicepresidente nazionale Giancarlo Prevarin: perché il quartetto in questione è composto da persone estremamente attive ed efficaci, che hanno già dimostrato in più occasioni di saper organizzare e promuovere iniziative di formazione di sicuro interesse, oltre a incontri tecnici di livello anche internazionale, scambi culturali e viaggi-studio.

Uno dei punti fermi dell’operato di Daniele Accordini è infatti l’importanza dell’aggiornamento professionale e della formazione permanente dell’enologo: “Porteremo avanti tutte le iniziative già collaudate negli scorsi anni – ci ha assicurato – Sono molto contento del nuovo direttivo, perché credo che darà finalmente una svolta di qualità alla nostra sezione”.

Il mondo del vino cambia velocemente, e se si vuole restare in pista occorre adeguarsi alla sua velocità: informarsi, aggiornarsi, far propri i risultati di ricerche e studi, aprendosi alla conoscenza e al confronto con realtà vecchie e nuove per poi filtrare queste esperienze alla luce della propria sensibilità ed esperienza, pronti a tradurre e adattare gli eventuali insegnamenti allo specifico della propria azienda.

Un altro chiodo fisso di Daniele – condiviso anche dai colleghi, tutti e tre eccellenti comunicatori – è la comunicazione del vino: la quale, a suo dire, deve essere portata avanti soprattutto dagli enologi stessi.

I giornalisti, i comunicatori di professione, vengono dopo.

“E’ vero, comunicare non è facile, anche perché significa mettersi in discussione ogni volta - ammette - La comunicazione non è certo nel DNA di noi enologi; non abbiamo mai pensato che comunicare il vino facesse parte del loro lavoro.
Invece è proprio così: dobbiamo essere noi a raccontare il vino.
Noi che lo facciamo.
Nessuno lo conosce meglio di noi.
Se lasciamo che sia sempre qualcun altro a comunicarlo, questi, per quanto bravo sia, non riuscirà mai a trasmetterlo fino in fondo".

Infine, la socializzazione: per Daniele Accordini, giocatore di rugby (imbattibile nel famoso "terzo tempo" delle partite...) e da sempre attivo volontario nella promozione del suo territorio, "fare squadra" è una necessità.

Perchè l'entusiasmo e la curiosità dei neo-enologi, uniti all''esperienza delle vecchie volpi del mestiere, sono l'ossigeno della categoria. Per questo, tutte le iniziative della sezione sono improntate ad ottenere il maggior coinvolgimento attivo possibile degli interessati. Per imparare ma anche per divertirsi insieme.

Perchè dietro ogni grande vino, c'è sempre un enologo bravo : competente sì, ma soprattutto motivato e appassionato.

Al nuovo direttivo, i colleghi giornalisti dell'Argav di Veneto, Trentino e Alto Adige (di cui sono soci Aldo Lorenzoni e la sottoscritta) porgono le loro più sentite e soddisfatte felicitazioni, insieme all'augurio di un proficuo lavoro a favore dello sviluppo e della visibilità di tutto il comparto vitienologico italiano.

Buon lavoro, ragazzi!
thumbsup.gif




13.03.07

Giuseppe Meregalli, pensieri e parole di un protagonista del mondo del vino

Leone, Meregalli, b.jpg

Dici Meregalli e subito pensi ai più bei nomi del panorama enologico italiano e internazionale: dal Sassicaia allo Champagne Bollinger, ma anche il Molino di Grace, La Cappuccina, Carole Bouquet: le tre ultime acquisizioni nel pacchetto proposte.
Da commerciante a gruppo leader nella distribuzione di vini e spiriti, quella di Giuseppe Meregalli è l’esperienza significativa di un uomo che il vino (e il suo mondo) lo conosce e lo frequenta da una vita.
E soprattutto l’ha capito.

Aristide e io siamo andati a trovarlo nella sua sede di Monza, per fare quattro chiacchiere a ruota libera.
Di quella conversazione informale vi propongo alcuni passaggi stimolanti.

A suo avviso, quando avvenne la prima importante svolta nel mondo del vino italiano?
“Nel 1963, quando venne introdotta la legge sulle Doc. La seconda svolta invece è del 1986: l’anno dello scandalo del metanolo”.

Perché?
“Tagliò i consumi e risvegliò le coscienze dei consumatori. E nei produttori provocò uno scatto d’orgoglio, una reazione che li portò a ricercare con più determinazione la qualità”.

La sua è la quarta generazione di commercianti del vino: si sente erede di una tradizione familiare importante?

“Ho molto rispetto per mio padre, per mio nonno, per chi mi ha preceduto in questo lavoro e per chi in genere lascia in eredità un mestiere, quando addirittura un patrimonio immobiliare.
Però con il lavoro, con il mondo di oggi non hanno niente a che fare”.

Qual’era la sua idea, quando ha cominciato a operare in questo settore?

“Volevo fare come i negociants francesi: fare filiera con il produttore. Tutt’oggi la filiera a Bordeaux è molto forte: è un sistema che segna un po’ il passo, ma funziona ancora.”

Dal 1986 ad oggi: un bel salto temporale, no? Cos’è cambiato, nel mondo del vino?

“Tutto. E’ cambiato il mondo. In quello del vino è entrata molta gente che non ne possedeva la cultura, però aveva girato il mondo e fatto i soldi. E queste persone hanno stravolto i costi, perché hanno cominciato ad assumere consulenti con ingaggi da calciatori, solo per il gusto di dire all’amico ‘hai visto che io ho preso il premio e tu no?’.
Poi si sono accorti che cominciavano a perdere troppi soldi… che le loro aziende non andavano più bene come prima…. Che le banche li pressavano…E hanno cominciato a svendere, a distruggere.
La finanza nel vino? Una buona cosa. Ma anche con numerosi risvolti negativi”.

Qual è la più grande fortuna dei nostri vini all’estero?
“L’Italia”.

E i nostri peggiori nemici?
“Gli italiani stessi”.

Si spieghi meglio.
“In Italia il marketing del vino non esiste. Il Nuovo Mondo ha marketing e comunicazione. Noi non abbiamo nessuna di queste due cose”.

Cosa ritiene che manchi di più all’interno della filiera del vino? Il marketing o la comunicazione?
“Lo scambio culturale. Quando bisogna assumere una persona per un ruolo dirigenziale, chi si azzarda a prendere qualcuno che non sia del settore del vino?”

Sig.Meregalli, cos’è il vino per Lei?
“Un bene di lusso. C’è il vino quotidiano e il vino di lusso. E’ come il vestito delle sfilate di Valentino: so che lo indosserò mai e forse nemmeno lo comprerò, però mi fa piacere sapere che esiste”.

Cos’è il lusso, allora…

“Il lusso è qualcosa che fai per te. Se porto una certa camicia è perché mi fa star bene, non perché è firmata o costosa. Quella è ostentazione. Il lusso non è per tutti, è per pochi”.

Il lusso è ricchezza?

“No! Per molti il lusso è il superfluo: in realtà è solo quello che mi fa star bene… C’è gente di lusso che vive con 1000 euro al mese”

Esistono i vini di lusso?

“Certo. Ma non ce ne sono abbastanza. Perché un vino così dev’essere sì una produzione limitata, ma non introvabile. Il Sassicaia è un vino di lusso: poi il mercato l’ha fatto diventare anche costoso. Nel mondo ci sarà qualche decina di milioni di neo-ricchi, e appena 5-8 milioni di vini di lusso.
E qui l’Italia ha perso la sua grande occasione”.

In che senso?

“Nel momento in cui dovevamo dare qualità, abbiamo dato quantità. Ci siamo fatti belli delle nostre esportazioni in USA e Germania, dicendo che avevamo battuto la Francia: ma sono solo due paesi. Il mercato è ancora in mano ai francesi, perché in ogni angolo del mondo tu vada, una bottiglia di vino francese la trovi sempre. Di vino italiano no. Se esportiamo in Gran Bretagna, sono solo private label: e in Germania, hard discount. Il grande handicap del vino è che richiede troppi investimenti. Nel settore delle auto investi milioni in previsione di guadagnare miliardi, nel vino investi miliardi e non sai se prenderai milioni”.

Com’è cambiato il consumatore?

“Se guardiamo alla fascia giovanile è cambiato moltissimo. E’ un consumatore che se ne frega delle scuole di sommelier, dei corsi, delle guide…è aperto a tutte le novità. Un vino che gli piace lo riprende, altrimenti lo lascia. Gira per i ristoranti perché è cittadino del mondo, e col vino fa altrettanto. Questo è uno stimolo a migliorarsi , ma anche un rischio… e una grande opportunità”.

Chi è il consumatore di vino di oggi?
“Quello di oggi – e di domani – è un consumatore disposto a spendere. Non beve più vino tutti i giorni, è finito il tempo del vino-alimento. Oggi è il momento del vino-piacere.
E questo ti porta a cambiare in continuazione”.

Qual è la vostra politica dei prezzi delle bottiglie?
“Ai nostri clienti suggeriamo noi i prezzi da applicare, che sono già comprensivi di un ricarico del 35%. Se poi qualcuno sceglie di vendere ad un prezzo ancora maggiore, rischia di porsi fuori mercato, perché in giro ci sarà sempre qualche suo collega che invece applica il prezzo che noi gli suggeriamo.
Non è facile far digerire questa strategia, né agli enotecari né ai produttori, perché tutti vogliono sentirsi liberi di fare i prezzi che vogliono.

E’ il nostro problema: non abbiamo saputo vendere la qualità se non aumentando il prezzo”.

Semplicità, spirito imprenditoriale, schiettezza, serenità, disponibilità al dialogo e al confronto: senza prosopopea, o la pretesa d'insegnare chissà cosa a chissà chi.
Chiarezza di idee e lungimiranza.

Forse non sarà un vero e proprio negociant...
ma chissà quanti francesi ce lo invidiano, un personaggio come Giuseppe Meregalli.




09.03.07

Consorzio Lessini Durello: Bottaro nuovo presidente

ANDREA BOTTARO.jpg

Andrea Bottaro, direttore generale della Cantina di Montecchia di Crosara (VR) è il nuovo presidente del Consorzio di Tutela Lessini Durello (della Doc Monti Lessini).
Così si è espresso il Consiglio di Amministrazione del Consorzio recentemente riunitosi per le votazioni.

Bottaro sostituisce Giovanni Pranovi della Cantina Colli Vicentini; il suo incarico durerà tre anni (rinnovabili).
Al suo fianco, due vicepresidenti: Enrico Marcato, dell’omonima azienda agricola, e Teresa Spina, presidente della Cantina Colli Vicentini.

Già direttore della cantina vicentina Beato Bartolomeo di Breganze, da un paio d'anni Andrea è alla guida della Cantina di Montecchia, una realtà cooperativa nata nel 1960, con vigneti che si estendono dalla val d'Alpone (estremo est veronese) alle prime pendici dei Monti Lessini (Vestenanova).
Nella produzione del Durello, inteso soprattutto come originale spumante da uva autoctona durella , la Cantina di Montecchia ha sempre rappresentato un importante punto di riferimento, ma anche l'azione comunicativa non è mai stata trascurata, d'accordo anche col Consorzio di Tutela.

Quanto al riconoscimento della denominazione d'origine, compie vent'anni giusto quest'anno, ed è quindi tempo di rimettere mano al disciplinare di produzione per dargli una rinfrescata, e soprattutto fargli recepire gli esiti del lungo lavoro di zonazione viticola, realizzato con Veneto Agricoltura.

Nel frattempo, al neo-presidente ho chiesto quali sono a suo avviso le cose più urgenti da fare, per il Durello e il suo mondo:
"La prima cosa è dare allo spumante Lessini Durello ancora maggior carattere e riconoscibilità nelle sue due versioni (metodo charmat e metodo classico, ndr.)" ha detto.
"La seconda cosa da fare, è renderlo più accessibile al grande pubblico. Il che significa che dobbiamo entrare nel canale moderno.
E’ inutile darsi tanto da fare sul fronte della promozione e della comunicazione, se poi il vino non si trova, in giro.
Per questo dobbiamo migliorare la sua diffusione nel mercato”.

Il Durello insomma va proposto con più decisione, e non solo sulle tavole veronesi e vicentine, ma su tutte le tavole. Perchè è uno spumante diverso da tutti gli altri, con un rapporto q/p vincente.
Per questo, anche secondo il neo-eletto, va continuata l'azione di informazione che il Consorzio porta avanti con la sua partecipazione a eventi e fiere, e con le iniziative che coinvolgono direttamente il mondo della comunicazione enoagstronomica e turistica.
Come il “Durello and friends”, il tradizionale incontro nella zona di produzione riservato alla stampa di settore, il premio giornalistico e le attività di taglio culturale, quali l’abbinamento del Durello con la Carmen di Bizet, all’interno dell’iniziativa estiva Anteprima Opera

Al Vinitaly di quest'anno, il Durello sarà in assaggio tra gli spumanti selezionati da Slow Food; inoltre il Consorzio di Tutela Vino Lessini Durello metterà in degustazione le preziose bollicine allo stand della Casa del Vino, Pad. 5 G 4 – 7.

Andrea Bottaro inizia insomma il suo triennio da presidente del Consorzio del Durello con un bel pacchetto d'impegni: a lui i nostri migliori auguri.

Conoscendone la serietà, l'umiltà e la passione, non c'è dubbio che saprà fare un ottimo lavoro.

thumbsup.gif




07.03.07

WWW, il vino nei blog

blog_corporate.gif

In principio fu il sito web.
Oggi è il momento dei blog (soprattutto. Ma non solo).
Il mondo dell’informazione si evolve, amplia i propri orizzonti tecnici e moltiplica le possibilità di espressione/comunicazione, alle quali possono accedere, se lo vogliono, tutti i campi dell’umano agire.

Anche il mondo del vino.

“World wine web – Il vino nel mondo dei blog” è stato appunto il tema di un incontro-confronto tra operatori dell’uno e dell’altro settore, tenutosi presso la Casa del Vino di Soave e organizzato dallo stesso Consorzio di Tutela vini Soave, da sempre particolarmente attento e sensibile agli aspetti anche comunicativi del proprio ruolo.
Al punto che, giusto per restare in tema, gli inviti ai produttori sono stati diramati solo per posta elettronica. Programma ed esperienze li trovate qui. Unica defezione, dovuta a impedimenti dell’ultimo momento, quella di Franco Ziliani.

Come già riportato in altre autorevoli sedi (qui e qui), non si è trattato né di una conferenza né di un convegno: l’arena dei blogger è quella della gente normale, il rapporto che si cerca sempre d’instaurare è da pari a pari.

Le cattedre non ci si addicono. Non ancora, almeno.

La conversazione a più voci è stata condotta e orchestrata dal collega giornalista Nicolò Regazzoni, attento osservatore di Internet e dintorni e già autore di un esauriente servizio sul mondo dei w&f blog di cui abbiamo parlato a suo tempo.

Gli inviti a partecipare non sono caduti nel vuoto: la sala della Casa del Vino era affollata di giovani operatori della filiera e appassionati.
Molteplici perciò gli spunti di discussione e riflessione emersi.

Qui ne riporterò alcuni con il relativo autore: una sorta di estratto secco di quello che si è detto.
Con l’augurio che questa sia solo la prima di una serie di altre “conversazioni”, da promuovere e tenere anche in altre sedi e occasioni, tutte volte ad approfondire il tema.

Perché, come sostiene Gianpaolo Paglia, “Il blog fa bene all’azienda”.

“Si calcola che attualmente siano 60 milioni i blog attivi; presto diventeranno 100 milioni. Perché tanto successo? Perché il blog sfrutta la caratteristica più importante di Internet: l’interattività. Non solo: si è capito che la tecnologia può essere uno strumento anche caldo, in grado cioè di trasmettere emozioni.
Per questo un blog ben riuscito è quello che comunica la personalità dello scrivente.
E non è escluso che proprio i blog aiutino a far nascere anche un nuovo linguaggio del vino” (N.Regazzoni)

“Tutto nasce dalla passione: nel 1999 volevamo semplicemente raccontare le zone di produzione di Valpolicella e Soave. Oggi il nostro è un sito di e-commerce di vino con un trend di crescita annuo del 30%” (G.Gechele)

“Olio Vino Peperoncino è nato come club, una palestra di iniziative e idee. Oggi è un portale di enogastronomia e il sito web di una cooperativa” (F.Turri) .

“E’ interessante comunicare ciò che si sa fare. Una cosa per me scontatissima come la vendemmia, raccontata sul blog giorno per giorno ha avuto un successo clamoroso. La gente ama sentirsi raccontare il vino da chi lo fa. Il passaggio successivo è stato una sorta di web 2.0 applicato al vino: il coinvolgimento dei lettori in decisioni aziendali, come la scelta di un’etichetta o del taglio di un vino. La risposta è stata altissima. Si comincia con l’intento di dire qualcosa di se’ e della propria azienda, e si finisce per apprendere molto di più di quello che si comunica. Per questo, considerata anche la semplicità d’uso di un blog, ogni giorno mi domando perché la rete non sia piena di blog di produttori di vino…” (G.Paglia)

“Per noi la comunicazione aziendale non può andar disgiunta da quella del territorio: per questo nella nostra wine letter diamo spazio anche ad altre iniziative, e alle manifestazioni. Il feed back ci viene dagli eventi che pubblicizziamo: le persone vengono perché lo leggono sul nostro sito, ci cercano e si presentano. E dalla conoscenza virtuale si passa a quella reale” (M.Mariotti)

“Perché un’azienda dovrebbe aprire un blog? Perché in tempi di globalizzazione che tutto omogeneizza vince chi riesce a distinguersi in mezzo a milioni di uguali. Inoltre il blog è un importante strumento di disintermediazione; i più grandi venditori sono quelli che riescono a instaurare un contatto diretto con i loro clienti. Il blog permette proprio questo: di entrare in contatto con le persone, stabilendo un rapporto di trasparenza e di apertura al confronto” (G.Nadali).