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Back office

Be good !

di Filippo Ronco

Nel rispondere ad un abitante di vinix con riferimento ad alcuni interrogativi che si poneva nell'affrontare la vendita online dei propri vini, ho colto l'occasione per approfondire un tema a me molto caro. Un concetto ovvio ai tempi della rete, anche se spesso sono proprio le cose più ovvie a passare inosservate. Meglio ribadire. La domanda era: "come posso acquisire la fiducia delle persone interessate al mio vino ?" (e bada, la risposta potrebbe essere la stessa per qualsiasi altro tipo di prodotto o servizio): meritandolo.

Internet impone rapporti trasparenti, verità, questo penso sia un dato acquisito: se vuoi lavorare online, devi giocare a carte scoperte. Se vuoi guadagnare la fiducia delle persone o addirittura riuscire a vendergli il tuo prodotto / servizio questo spesso non è neppure sufficiente, occorre anche che il tuo prodotto sia buono o il tuo servizio sia di qualità, serva a qualcosa, sia "remarkable" per usare una parola cara al vocabolario di Seth Godin.

Una regola non scritta ma terribilmente reale e spietata che non lascia spazio all'improvvisazione o alla mediocrità che vengono immediatamente smascherate per finire poi rapidamente nell'oblio. Qualcosa che nella vita di tutti i giorni ancora non siamo abituati a vedere, sono ancora moltissime le imprese che riescono a fare "affari", anche per lunghi periodi, magari ai limiti del disservizio (nei casi migliori) o dell'illegalità e della truffa (nei peggiori), facendola franca o addirittura prosperando !

Tutto questo in rete è fortunatamente molto più difficile grazie all'immediatezza con la quale circolano le informazioni e soprattutto grazie alla conversazione costante e globale alla quale tutto e tutti sono soggetti, anche chi, per avventura, volesse tenersi lontano dalla rete non è del tutto immune: la rete parla di te anche se non vuoi. Conversazione globale che rende inevitabilmente tutto più trasparente, che cerca, prova, dice e soprattutto condivide, senza filtri di alcun tipo. Ho idea - e un po' speranza - che gli effetti di tutto ciò, in linea teorica, possano portare le aziende e i loro prodotti e servizi a migliorarsi e, nel lungo periodo, a creare un mondo parallelo, migliore e più pulito rispetto a quello a cui siamo abituati. Due mondi, quello on e quello offline, sicuramente sempre meno slegati ed anzi connessi e reciprocamente influenzati, sia pur muovendosi ciascuno a velocità del tutto differente.


Cosa deve fare allora un'azienda per poter ambire a risultati online ?

Sicuramente deve giustificare con i fatti la propria rimarchevolezza adoperandosi, giorno per giorno, per la costruzione della propria reputazione online. In secondo luogo deve meritare tale reputazione attraverso la produzione o l'offerta di beni o servizi rimarchevoli che nella maggior parte dei casi saranno tali grazie alla loro qualità o utilità ma che potranno esserlo anche per la semplice capacità di innestare un passaparola positivo, innescare la conversazione, far parlare di sé.


Bisognerebbe cercare di essere "unici"


Chi non fa qualità - di qualsiasi campo si tratti, vino o altro - non dovrebbe neppure prendere in considerazione la rete come campo d'azione. L'offerta di prodotti o servizi competitivi è straordinariamente ampia e senza barriere (posso acquistare potenzialmente qualsiasi cosa da chiunque, dovunque e in qualsiasi momento), le rendite di posizione in rete non esistono e, ove esistenti, vengono democraticamente azzerate (un esempio eclatante sono i grandi dell'editoria del food & beverage che da intoccabili offline, si sono spesso ritrovati a rivedere i propri assetti, le proprie strategie ed il proprio stesso valore intrinseco una volta sbarcati su internet) dallo stesso sistema.

Vige una sorta di democrazia economica universale positiva che premia il buono e giusto e che non guarda più tanto al chi ma soprattutto al cosa, al come, al perché. E non basta neppure fare c.d. qualità. In alcuni campi, come per esempio il vino, dove la competizione in alto è molto molto forte, occorre presisporre tutte le risorse di storia, tradizione e/o unicità / rimarchevolezza a disposizione - se si hanno - per differenziarsi dalla massa ed essere così meritevoli di attenzione e fiducia da parte delle persone.


Be Good !


Come se ciò non bastasse, tutti gli sforzi profusi non bastano comunque a garantire nulla. L'ho detto poco sopra: in rete le rendite di posizione non esistono o se esistono vengono presto azzerate dallo stesso sistema. Non solo. Basta anche un solo errore per compromettere - certo, non irreversibilmente - il lavoro di anni. Le conversazioni in rete volano e rapidamente si intersecano con la vita offline attraverso le parole delle persone ed è questo il motivo per cui un fallimento online può rapidamente tradursi in un fallimento offline. Unico rimedio, fare qualità, essere "rilevanti", meritare la fiducia dei nostri destinatari.

Il noto "don't be evil" di Google, lo storico motto che ha ispirato e fatto da modello a tante persone e imprese negli ultimi anni offrendo una direzione ed una filosofia di sviluppo sembra non essere sufficiente o meglio, non rispecchiare appieno le dinamiche selettive della rete. Forse al tempo del web 2.0 andrebbe sostituito con un più impegnativo (da rispettare) "be good" con ovvie implicazioni non solo sul non fare ma sul fare in positivo da parte di ognuno che voglia ricoprire un ruolo "remarkable" online. Insomma, su le maniche, come al solito.

Votalo come post dell'anno
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7 Commenti

Inserito da Gianpaolo Paglia

il 08 marzo 2009 alle 19:59
#1
Bel post, del tutto condivisibile Filippo.
Non c'e' molto da aggiungere, posso semmai portare la mia esperienza personale che forse puo' essere utile per altri. Nel mio caso tenere un blog mi ha insegnato come parlare e come interloquire con i lettori, che nel mio caso sono quasi sicuramente anche appassionati di vino. A forza di provare e riprovare ho capito quali sono le cose che interessano e quali sono i modi in cui presentarle. Provo a scriverle di seguito per aiutarmi a fissarle in mente:
-se sei una azienda di vino, chi ti visita si aspetta che tu parli di quello che fai. Nessuno ti impedisce di parlare d'altro ogni tanto, anzi fa bene, ma il tuo soggetto e' il vino.
-nessuno e' interessato a sentirti parlare con la stessa prosa di un depliant pubblicitario. Tu li leggi? No, e allora perche' dovrebbero gli altri?
-c'e' solo una cosa migliore che puoi fare oltre al parlare di vino, renderlo disponibile. Il che non vuol dire regalarlo a chi te lo chiede, ma trovare strade perche' chi ti legge abbia la possibilita' se lo vuole di passare dalla parola al liquido. In fin dei conti si puo' parlare di un vino, ma e' meglio berlo no? E allora rendilo disponibile sul tuo sito, a pagamento va benissimo, e se qualche volta vuoi premiare i tuoi lettori con qualche bottiglia, saranno soldi spesi bene.
-non aver paura delle critiche negative. Nulla e' perfetto, i tuoi vini non piaceranno mai al 100% delle persone ogni volta che li fai assaggiare. Ma nessuno si aspetta questo, e tutti sono disposti a darti una chance di migliorare. Ah, se ti fanno delle critiche ripetute, poniti con onesta' davanti alla domanda: e se avessero ragione loro? E fanne tesoro, una critica onesta e' piu' preziosa di un complimento.
-sii onesto il piu' possibile, perche' se sei come me il rischio di dimenticarti le picole bugie che hai detto puo' essere piu' pericoloso della verita'. Se non sei disposto a parlare onestamente e apertamente di una cosa, e questo puo' succedere a tutti, non ne parlare. Nessuno si aspetta che tu parli di tutto, parla di quello che ti senti disposto, e affronta le critiche come una parte fondamentale della discussione tra umani.
-buttati senza paura, la gente positiva e' in maggior numero di quella negativa.
Alla fine senza volerlo e' diventato una specia di lista di comandamenti. Nessuna pretesa di insegnare nulla, ma come dicono dalle mie parti (ehm): it works for me!

Inserito da Filippo Ronco

il 11 marzo 2009 alle 13:03
#2
Grazie Gianpaolo per la tua integrazione.
Ciao, Fil.

Inserito da Tomaso Armento

il 11 marzo 2009 alle 17:36
#3
Ciao, credo che la frase di Fil " tutti gli sforzi profusi non bastano comunque a garantire nulla" sia un ottimo concentrato per il web 2.0 che lo contrappone al reale dove si vive di rendita di posizione costruita sull'asimmetria informativa.

Io su Vinix sto piano piano dicendo come la penso su molti aspetti del mondo del vino e contrariamente a quanto pensassi applica davvero il principio di Gianpaolo: "buttati senza paura, la gente positiva e' in maggior numero di quella negativa".

Innegabile che sia faticoso in termini di energie, ma almeno in rete mi sembra davvero di avere "una possibilità".....ora sto applicando un altro principio di Gianpaolo, consigliato anche da Fil: fai assaggiare il tuo vino in rete.....devo ammettere mi sento come sulle montagne russe....ma che ce voi fà, Vivere o Morire!

Inserito da Filippo Ronco

il 11 marzo 2009 alle 20:11
#4
Tutto bene Tomaso, non qualificherei mai però l'offline come "vita reale" in questo modo contrapponendolo all'online quale "non reale". Sia online che offline sono entrambe realtà concretissime appartenenti al reale. Capito questo, capito tutto imho.

Ciao, Fil.

Inserito da Tomaso Armento

il 12 marzo 2009 alle 12:52
#5
Parole monche: io intendevo reale, come "materiale tangibile" che si contrappone a intangibile, immateriale non come irreale ma come livello ulteriore del primo.

Riflettevo, tra l'altro, circa il fatto che pur essendo diverso il mondo intangibile -alcuni sensi sono necessariamente tagliati fuori (per il momento) - comunque permette di trasmettere quella parte che nel mondo tangibile spesso non arriva: chi sei, come fai quello che fai e perchè.....e soprattutto, grazie al 2.0, non più come monologo autoreferenziato!

Inserito da Alessandra Rossi

il 22 giugno 2009 alle 11:15
#6
Quindi, sintetizzando in 1 parola, la differenza eclatante tra questo modo di impostare il marketing, rispetto a quello che si è esercitato in passato (e che purtroppo si applica anche oggi, vedi lo SPAM che siamo costretti a subire), è l'ASCOLTO.
Dal quale consegue il *permission marketing* di cui ha scritto profusamente il già citato Seth Godin.
Lo si legge a chiare lettere nel commento di Gianpaolo Paglia: "Tenere un blog mi ha insegnato come parlare con i lettori .... a forza di provare e riprovare ho capito cosa interessa loro".
E' questa la FATICA alla quale la maggior parte delle aziende, ancora oggi, non se la sente di affrontare, quella di ascoltare, imparare e cambiare, se e dove necessario.
Il "monologo autoreferenziato", come giustamente lo definisce Tomaso, non è semplicemente sconsigliabile, al giorno d'oggi è assolutamente deleterio.

Inserito da Tomaso Armento

il 04 dicembre 2009 alle 16:20
#7
Un piccolo contributo alla discussione, interessanti anche alcuni commenti

http://tinyurl.com/yj4cffx

ciao
p.s. ho votato Be good come post dell'anno...

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Laureato alla Facoltà di Giurisprudenza di Genova nel 2003, ho fatto pratica legale in uno studio per circa 2 anni ma non ho mai provato a dare...

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